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Perchè in piazza il 7 Ottobre? 09/14/11

Ecco la nostra piattaforma per la mobilitazione del 7 Ottobre.   “Ora i conti li fate con noi!” Dopo un Autunno di lotte e una Primavera di vittorie, l’Estate ci ...


Ecco la nostra piattaforma per la mobilitazione del 7 Ottobre.

 

“Ora i conti li fate con noi!”

Dopo un Autunno di lotte e una Primavera di vittorie, l’Estate ci ha consegnato uno scenario di crisi che fa sprofondare sempre di più l’attuale sistema economico. I mercati che da decenni hanno preso il controllo dell’economia reale, hanno creato speculazione su speculazioni. La crisi ha messo in evidenza l’ingiustizia di un sistema che usa le ricchezze reali per i propri profitti e per creare diseguaglianze. Il peso della finanza è otto volte quello dell’economia reale, di quello che viene prodotto in tutto il mondo realmente. Questo dato rappresenta il segno indelebile di  sistema malato che cancella diritti, privatizza i beni comuni, distrugge scuola ed università per sfruttare la popolazione, accumulare ricchezza e creare ingiustizie sociali profondissime. La crisi diventa quindi una scusa dei mercati per imporre ai governi a utilizzare i soldi dei cittadini, le risorse destinate a scuola ed università, i diritti universali e i beni comuni  per finanziare un circuito di  speculazione.  La manovra del Governo italiano va proprio in questa direzione: rinuncia di tassare i poteri forti preferendo far pagare i costi della crisi a chi non li ha prodotti ovvero gli studenti, i lavoratori e le fasce deboli di questo Paese. Una manovra iniqua che cancella i diritti dei lavoratori, che annulla il risultato del referendum (dimostrando che il voto di 27 milioni di italiani non è servito a difendere i beni comuni da un governo che ha cancellato la parola democrazia dalla vita politica e civile dell’Italia), che non mette un solo euro sul diritto allo studio, poche briciole sull’edilizia scolastica, e mantiene i tagli fatti negli ultimi anni sull’offerta formativa delle scuole. Il mix tra incapacità governativa, attacco ai diritti e imposizione da parte dell’Europa di una manovra lacrime e sangue produrrà nel Paese una vera e propria macelleria sociale.

 

Rilanciare il movimento studentesco oltre i confini dell’Italia.

La scorsa stagione di movimento ci ha visto protagonisti e promotori di una serie ininterrotta di lotte sociali. La mobilitazione studentesca si è estesa dall’autunno alla primavera ed ha portato in piazza migliaia di studenti che hanno rivendicato il diritto di scelta del proprio futuro partendo da scuola e università e generalizzando la lotta su tematiche sociali; dalla precarietà, ai beni comuni, ponendo al centro del dibattito politico la questione generazionale come questione sociale. Bisogna costruire un’opposizione sociale forte e larga e il movimento studentesco è una componente di questa opposizione. Serve costruire un movimento sociale ampio capace di unirsi alle mobilitazioni europee e internazionali. La crisi del resto non è un fenomeno solo italiano e come in Italia anche nel resto d’Europa, con forme diverse, questa generazione ha provato a prendere parola, a costruire un’opposizione sociale alla crisi e alle politiche dei governi che cancellano diritti, welfare e lavoro per salvare banche e poteri forti. Dalla Grecia alla Spagna, passando per l’Inghilterra si sono viste mobilitazioni sociali di forte radicalità e intensità. Fuori dall’Europa, le rivolte del Maghreb hanno portato alla caduta di diversi dittatori, mentre gli stati occidentali hanno preferito fare guerre, per vanificare le ribellioni e prendere fette di interessi e di risorse naturali, come il caso della Libia. Il movimento studentesco cileno ci ha insegnato una forte capacità di allargamento nelle scuole e nelle università, che ha portato allo sciopero generale di 48 ore e al blocco del Paese. Si diffonde così in tutto il mondo, in forme e contenuti diversi la necessità di contrastare chi vuole ridurre questa generazione alla precarietà.

 

Generalizzare la lotta, costruire continuità e radicalità.

Bisogna quindi costruire continuità con il movimento studentesco dell’anno scorso, tanto sul piano dell’innovazione, tanto sul piano dei contenuti, della radicalità e della generalità con cui si è costruito nelle scuole e nelle università. Siamo stati capaci di imporre tanto nelle scuole, quanto nel Paese un dibattito nuovo, che non ha avuto nulla a che fare con veline e nipotine del Premier, ma che ha parlato dei problemi reali del Paese, dalla mancanza di risorse per il diritto allo studio, all’attacco al lavoro, alla difesa dei beni comuni. Tutto ciò grazie alla capacità di orientare il consenso tra la popolazione e mantenendo allo stesso tempo forte radicalità nelle nostre lotte; dall’occupazione simbolica dei monumenti, con l’idea di riprendersi non sono solo le scuole e le università, ma tutto ciò che nel nostro Paese è stato derubata, violentata e abbandonata da una politica incapace di rappresentare il popolo, alla radicalità delle giornate di Novembre e Dicembre, assediando i palazzi del potere ormai svuotati di senso da una crisi democratica che non ha precedenti nella storia repubblicana, bloccando le stazioni e le strade, dando vita a giornate straordinarie di partecipazione e conflitto, come il 14 Dicembre;  Ripartiamo da queste giornate ad alta intensità dell’anno scorso per rilanciare con il 7 Ottobre una giornata di mobilitazione che sappia ricostruire temi, pratiche e contenuti in grado di cambiare le nostre scuole, il Paese e l’Europa. Sappiamo che bisogna costruire nelle scuole un movimento che sappia guardare tanto al cambiamento dei luoghi della formazione e all’opposizione radicale al modello di privatizzazione delle scuole, ma anche alla generalità dell’attacco che stiamo subendo assieme ai lavoratori e ai cittadini. La vittoria del referendum ci lancia la sfida importantissima: quella di conquistare terreni di vittoria nuovi nel Paese. Solo costruendo dei fronti ampi possiamo vincere contro le politiche di questo governo e di quelli che verranno.

 

La distruzione della scuola pubblica avanza.

Dall’insediamento del Governo Berlusconi, nel 2008, le studentesse e gli studenti, i docenti e il personale Ata, in particolare i precari della scuola, non hanno avuto un attimo di tregua. L’attacco frontale del Governo ha avuto una forma inedita rispetto a quella dei Governi precedenti. Nelle passate legislature, dalla Moratti fino a Fioroni, si proponeva un modello di scuola che limitava i diritti degli studenti, che li selezionava in percorsi sempre più accentuati di serie A (licei), di serie B (tecnici e professionali) e quelli di serie Z (formazione professionale), delineando un modello legato alla competizioni e alle aziende.I tagli, quasi 8 miliardi in 3 anni non sono solo una semplice cifra, ma un progetto politico chiaro: dequalificare tutto il comparto pubblico della formazione per valorizzare i percorsi di formazione privata. Tutto ciò ovviamente in linea con i processi di mercificazione e privatizzazione del sapere che in Europa portano all’aumento delle tasse, alla distruzione di scuole e università pubbliche.

 

Quali conseguenze nelle scuole, dopo due anni di tagli?

Le conseguenze nelle scuole hanno una ripercussione quotidiana sulla pelle degli studenti e dei docenti. A pagarne sono i precari, ma anche gli studenti. I migliaia di docenti precari, infatti, costretti a bassi salari e ad una continua interruzione della continuità didattica; non riescono a costruire  Nel frattempo si moltiplicano le classi pollaio, con oltre 40 studenti per aula e una scarsissima possibilità di seguire gli studenti. L’assenza poi di fondi per il diritto allo studio sta provocando sempre di più, soprattutto al Sud, ma anche in regioni come il Veneto, un tasso elevatissimo di dispersione scolastica, soprattutto nei tecnici e professionali legati maggiormente al fenomeno degli studenti migranti. L’assenza di politiche reali per gli studenti che hanno un reddito basso e vivono una condizione sociale e culturale difficile provoca l’abbandono dalle aule con conseguente aumento di braccia per il lavoro nero, le criminalità organizzate, il precariato oppure alla disoccupazione diffusa. Nel frattempo tagliano le risorse al diritto allo studio togliendo la possibilità a centinaia di migliaia di studenti di accedere al sapere. E si permettono anche di parlarci di merito! Il mancato investimento, poi, in strutture scolastiche a norma di legge dequalifica ulteriormente le nostre scuole, senza palestre, laboratori, con aule troppo strette e strutture igieniche inesistenti o inadeguate per il numero degli studenti. La riduzione infine delle ore laboratoriali negli istituti tecnici e professionali provoca un ulteriore svuotamento di valore e di qualifica che questi istituti dovrebbero garantire agli studenti.

 

Repressione e lezione frontale

La scuola secondo il progetto della Gelmini, non è più il luogo composto da una comunità scolastica con diritti e doveri che compartecipa alla costruzione della scuola, ma è il luogo ottocentesco della trasmissione delle nozioni, dell’ubbidienza a prescindere al docente, all’assenza di diritti. Non si concepisce, infatti, ogni forma di dissenso e pertanto deve essere repressa. E’ questo lo schema che presidi, sempre più manager delle scuole aziende, hanno cercato di applicare contro il diritto al dissenso che gli studenti hanno manifestato in questo autunno, partendo dal voto di condotta e dal conteggio del limite delle 50 assenze con i giorni di autogestione o occupazioni, giornate in cui gli studenti erano presenti nelle scuole svolgendo attività alternative a quelle tipiche della scuola.

La repressione del dissenso è lo strumento politico per reprimere le mobilitazioni, ma anche per formare studentesse e studenti senza spina dorsale, incuranti dei propri diritti, pronti a farsi schiacciare in prima battuta dall’autoritarismo dei presidi e in seconda battuta dai padroni nei luoghi del lavoro.

 

Mobilitarsi è necessario per costruire l’alternativa: l’AltraRiforma

Abbiamo dimostrato lo scorso anno che siamo capaci di cambiare la scuola, costruendo lotte e conquiste dal basso in grado di trasformare radicalmente la scuola italiana. L’AltraRiforma ha rappresentato questo progetto, fatto di battaglie e di idee nate e costruite nelle mobilitazioni di questi anni. Pensiamo che il prossimo Autunno sia necessario rilanciare questo progetto ponendo come centrali questi temi:

 

Risorse alla scuola pubblica.

Pretendiamo l’immediato ritiro dei tagli e investimenti per la stabilizzazione dei precari, per il diritto allo studio, l’edilizia scolastica e l’offerta formativa, partendo da un fondo per il protagonismo studentesco. Bisognerà tagliare le spese militari, tassare le rendite, togliere i fondi alle scuole paritarie, investire i soldi dell’evasione fiscale nell’istruzione. In questa manovra non si vede un soldo per la scuola pubblica. Non si può continuare a guardare il collasso della scuola.

Diritto allo Studio

Riteniamo necessaria una legge ”quadro” nazionale sul diritto allo studio, una legge che abbia la capacità di inquadrare un unico modello di diritto allo studio, che parta da borse di studio per gli studenti con redditi bassi e medio bassi, gratuità dei trasporti per tutti, comodato d’uso sui libri di testo, agevolazioni sui consumi culturali. Una legge non basta. Occorre aumentare i fondi sul diritto allo studio per rendere reali queste leggi che spesso restano carta morta.

Nelle REGIONI quest’anno daremo battaglie per finanziare e realizzare allo stesso tempo leggi regionali che garantiscano il libero accesso ai sapere alle studentesse e agli studenti.

 

Edilizia Scolastica.

Le nostre scuole cadono a pezzi. La politica è responsabile di troppe morti bianche, nonché di un numero elevatissimo di infortuni nelle scuole. Chiediamo un fondo di 5 anni straordinario di 14 miliardi di euro per mettere a norma le scuole del Paese.

 

Valutato non schedato!

Intendiamo smontare il sistema di valutazione come giudizio o sentenza. Vogliamo essere valutati e non schedati! Per fare ciò è necessario creare un sistema che parta dalla valutazione della scuola e del docente da parte dello studente. Lo studente valuta e si autovaluta e non è solo quindi valutato. La valutazione poi non deve essere fatta esclusivamente sulla base delle nozioni imparate e trasmesse, ma sulla capacità di rielaborare e sul metodo di studio. Ogni mese lo studente e il docente si confronteranno singolarmente sulle mancanze di questo genere. Vogliamo quindi dismettere il sistema del colloquio scuola famiglia ogni 3-4 mesi dove i docenti si lamentano delle mancanze degli studenti e prima intervenire sulle carenze.

Chiediamo inoltre l’immediato ritiro del limite di 50 assenze e del voto di condotta, veri e proprio strumenti di repressione e autoritarismo.

 

Didattica alternativa

Pensiamo di dover ripartire da una nuova didattica per costruire una formazione di qualità. E’ impensabile pensare che nel 2011 le conoscenze possano soltanto essere trasmesse tramite il semplice approccio frontale che favorisce la distrazione degli studenti nelle lezioni che durano ore, senza alcun tipo di pausa. Bisogna favorire invece un apprendimento partecipato, attivo e dunque più soddisfacente. Ciò è possibile solo utilizzando metodi differenti di didattica e creando un modello diverso di insegnamento.

 

Statuto per le studentesse e gli studenti in stages.

L’anno scorso all’Istituto Bergese di Genova abbiamo ottenuto il primo statuto delle studentesse e degli studenti in stages. Una grande vittoria contro lo sfruttamento che ogni giorno gli studenti vivono nei percorsi di alternanza scuola-lavoro. Dobbiamo quindi moltiplicare nelle scuole gli statuti degli studenti in stages per migliorare le condizioni con cui ci si forma negli istituti tecnici e professionali. è necessario uno statuto che tuteli gli studenti sui luoghi del lavoro, che rimborsi trasporti, che verifichi la gratuità degli stages.

 

Referendum e Commissioni paritetiche

Bisogna implementare la possibilità degli studenti di pesare nelle decisioni all’interno delle scuole. Per questo riteniamo necessario lo strumento del referendum, previsto già dallo statuto, nel caso in cui non ci siano decisioni ampiamente condivise tra studenti e componente docenti nei consigli d’istituto. In questo caso dobbiamo richiedere la consultazione di tutta la comunità scolastica come strumento reale di democrazia per far esprimere tutti sulle istanze che si sono presentate. Le commissioni paritetiche, di pari numero tra studenti e docenti, avranno il ruolo invece di ragionare e redigere assieme il piano dell’offerta formativa in modo da riuscire ad incidere con tutte le nostre proposte nella formazione e nell’apprendimento di tutti i giorni.

 

“Ora fate i conti con Noi!”

Il 7 Ottobre riempiremo le piazze d’Italia, daremo battaglia sin da subito a chi vuole distruggere la scuola, i nostri diritti e la nostra vita. Saremo capaci di riprenderci questo tempo che ci è stato rubato, capaci di lottare ancora, convinti che è possibile cambiare e che saremo noi a determinare questo cambiamento.

Non ci fermeranno i palazzi vuoti del governo, ormai pieni solo di corruzione e autoritarismo: Vogliamo aprire una stagione non solo di lotte, ma di vittorie. In questo tempo di crisi e precarietà noi possiamo vincere e riprenderci tutto. Vinceremo le nostre lotte nei territori e nelle città, contando ogni passo fino all’infinito.


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