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Restano le 18 ore ma i tagli continuano 11/12/12

Domenica 11 novembre, la commissione “bilancio, tesoro e programmazione” della Camera ha approvato l’emendamento sull’art. 3 e precisamente sul comma 42, che fino ad ieri prevedeva l’innalzamento dell’orario dei docenti ...


Domenica 11 novembre, la commissione “bilancio, tesoro e programmazione” della Camera ha approvato l’emendamento sull’art. 3 e precisamente sul comma 42, che fino ad ieri prevedeva l’innalzamento dell’orario dei docenti dalle 18 alle 24 ore. Un articolo che, se non fosse stato emendato, avrebbe prodotto un nuovo licenziamento di circa 30 mila precari della scuola. Ma, come si sapeva sin dall’inizio della discussione, i saldi del provvedimento sono rimasti rimasti invariati, con tagli mirati che rispettano i dettami della spending review.

Ecco come:

  • 1,8 milioni dal taglio dei distacchi sindacali e dei comandi dei docenti del personale scolastico al ministero e ad altri enti;
  • 6 milioni dalla dismissione immobile di piazzale Kennedy, a Roma, utilizzato come sede del ministero dell’Università prima dell’accorpamento con il ministero dell’Istruzione;
  • 20 milioni dai tagli per i bandi dei fondi First e Trin;
  • 30 milioni di tagli sul progetto Smart City nel centro nord;
  • 47,5 milioni dal fondo per il miglioramento dell’offerta formativa “senza pregiudicare l’offerta”;

Altri soldi (circa 8o milioni) vengono recuperati da un fondo alimentato nel passato dagli accantonamenti di risorse raccolte con vecchi tagli. 183 milioni di euro che, per il 2013, invece che venir recuperati dall’aumento dell’orario dei docenti, sono stati recuperati con tagli lineari. Con tale emendamento verranno recuperati anche i i 172 milioni per il 2014 e 236 per il 2015.

Da quanto dice il Ministro Profumo, sulla scuola è stata trovata una soluzione che a saldi invariati “ci consente di non toccare i servizi agli studenti e gli orari dei docenti” e di “porre le basi una nuova gestione della scuola e una maggiore attenzione per una scuola moderna”. Le scuole di tutto il paese non dovrebbero essere tanto sicure di questo. Difatti una delle principali fonti di risparmio, come abbiamo già riportato, deriverebbero dal Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa, e specificatamente dalle economie del FIS (Fondo dell’Istituzione Scolastica). Fino allo scorso anno, le risorse del FIS, che in parte non venivano assegnate per il sempre minor numero di precari che avrebbero dovuto svolgere le attività integrative, venivano ridistribuite alle scuole. Quest’anno, invece, sono servite per rispettare i vincoli della spending review. Per chiarezza: i fondi per l’anno corrente non dovrebbero subire un taglio rispetto a quanto già previsto (anche se per la prima volta dopo parecchi decenni il Ministero non ha ancora comunicato l’entità dei finanziamenti per l’anno 2012/2013 lasciando le scuole sull’orlo del default) ed è per questo che si dice, con ipocrisia, che non verrà toccata l’offerta formativa. Invece non è così. Le risorse restanti dai Fondi di Istituto eccedenti, del quale il budget è unicamente proveniente dal MIUR, sarebbero potuti tornare nelle scuole per poter essere inseriti nel Fondo per l’anno successivo e dunque sarebbero serviti. Tutti finanziamenti utili per istituire corsi di recupero, per il rispetto del POF (Piano Offerta Formativa), per progetti aggiuntivi, progetti specifici per le aree a rischio e per i progetti del DPR 10/10/96 n.567. Quest’ultimo rappresenta uno dei pochi strumenti in mano agli studenti per poter presentare progetti, per avere aule autogestite, per tenere le scuole aperte il pomeriggio, per corsi di approfondimento; insomma, tutela la democrazia e la partecipazione degli studenti nelle scuole, anche attribuendo un forte potere al Comitato Studentesco, e contribuisce ad arricchire l’offerta formativa delle nostre scuole.

Niente di nuovo sotto il cielo dunque. Per l’ennesima volta si dequalifica la scuola pubblica sotto la retorica delle “spese” da tagliare. Sappiamo bene che ci sarebbero tante altre spese inutili sulle quali fare “cassa”, come le quelle militari che non diminuiscono (è emblematico l’aumento dei finanziamenti per i cacciabombardieri F35) o tutte le eccedenze della politica. Se proprio si vuole risparmiare su spese inutili, perché non imporre di usare i software open source nelle Pubbliche Amministrazioni?

Non vogliamo più sentir parlare di “sacrifici” e “revisioni”. Abbiamo capito da molto tempo che sono soltanto degli slogan utilizzati come viatico per proseguire senza remore lo smantellamento della scuola pubblica e del welfare in generale. Ci dicono che non c’è alternativa, che la via giusta è quella dell’austerità, ma il malessere sociale è sotto gli occhi di tutti. Dalle piazze del 14 novembre chiederemo e costruiremo dal basso un’altra politica, un altro tipo di società. Saremo in piazza perché pensiamo che dalla crisi si possa uscire solamente investendo sulle scuole e sulle università, perché pensiamo che non debbano più essere un mezzo per continuare a riprodurre le disuguaglianze sociali e le storture del presente, ma debbano rappresentare il laboratorio per ripensare il modello di sviluppo. Solo con il rifinanziamento di scuole e di università, solo con un nuovo modello di welfare che garantisca l’autonomia sociale dell’individuo, si potrà costruire dai luoghi della formazione un’alternativa non più rimandabile.


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