Questionario sugli Stage 2011 11/08/11
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Sostiene questo Paese con idee, desideri, progetti, volontariato, azioni concrete, scopre nuovi mondi e inventa il futuro eppure è sempre disoccupata, in cerca di lavoro, precaria, senza stipendio.
Studia per dare il meglio di sé e migliorare le vite di tutti e di tutte, ma una volta laureata è costretta ad andarsene. E’ composta di giovani donne che vivono in un Paese ancora a misura di vecchi modelli maschili, giovani donne che non trovano alcuna opportunità. Produce ricchezza e non ha niente in cambio: i giovani operai perdono il lavoro; i piccoli imprenditori sono costretti a chiudere l’attività. Lavora ma in nero e sul lavoro rischia la propria vita e a volte la perde, perché non ci sono tutele e perché allo Stato e alle imprese spesso non interessa investire in sicurezza. L’arricchiscono ragazzi nati in Italia da genitori immigrati in Italia e che non sanno se in futuro saranno riconosciuti italiani.
Questa è la meglio gioventù del nostro tempo, la gioventù detiene in Europa il primato come Neet, l’acronimo inglese in cui si ingabbia una generazione a cui non viene riconosciuto quel che già fa o che non può più studiare, lavorare, che non ha mai avuto l’opportunità di contribuire al cambiamento del proprio Paese, mentre la disoccupazione giovanile sfiora il 36%.
In nome di questa generazione il Governo Monti propone una riforma sbagliata, una truffa per tutti e in primo luogo per i giovani. In nome di questa generazione le politiche di austerity del Governo e della BCE cancellano il futuro di tutti, perpetuando lo stesso modello che ha alimentato le disuguaglianze, che ci ha condotto alla crisi economica e al fallimento di un intero continente.
Il disegno di legge sul mercato del lavoro presentato dal governo non risponde ai problemi principali che affliggono la vita di una generazione intera:
Le tante promesse del Governo non sono state mantenute, così i giovani sono diventati il pretesto per precarizzare chi ha ancora un contratto stabile, altro che tutelare i precari!
Si è cercato, in questi anni, di dividere i padri dai figli, le madri dalle figlie, i “garantiti” dai “non-garantiti”. Noi pensiamo che ci siano oggi, come ieri, i ricchi e i poveri, chi vive di sfruttamento e speculazione e chi vive di lavoro. Per questo vogliamo mobilitarci assieme ai nostri padri e alle nostri madri, perché vogliamo unire due generazioni nella difesa dei diritti e nella lotta contro la precarietà, perché non è vero che non c’è alternativa alla disperazione attuale. I suicidi di questi giorni ci parlano di questo: quando si parla di “salva Italia” bisognerebbe pensare a quelle vite spezzate e alle tante solitudini che la precarietà e le disuguaglianze hanno creato.
[caption id="" align="alignleft" width="595" caption="diffondi l'immagine sui social network"]
[/caption] La precarietà non è un’emergenza del mercato del lavoro, è il più grande attacco alla democrazia italiana degli ultimi decenni. La precarietà significa essere costretti a sopravvivere e si manifesta nella fotografia del diritto allo studio negato, delle scuole che crollano, dell’aumento delle tasse all’università, dell’impossibilità di scioperare o dire no di fronte a un sopruso sul lavoro, di non poter amare la nostra compagna o il nostro compagno, di pagare un affitto o comprarsi una lavatrice ed essere indipendenti, così come lo sono i giovani nel resto d’Europa.
Per noi la precarietà è il messaggio che da vent’anni una classe dirigente ci trasmette: andatevene. Noi vogliamo restare, cambiare le nostre vite e dare un presente al nostro Paese. Vogliamo poter dire che il nostro problema è la precarietà e l’impossibilità di costruirci un futuro. Ancora prima del posto fisso e dell’articolo 18, ci interessa costruire un paradigma diverso, un altro modello di sviluppo e un welfare diverso, che ricomponga le sue basi sui principali diritti di cittadinanza.
Abbiamo proposte migliori di quelle del Governo. Noi chiediamo di investire su Università e Ricerca, di riconvertire ecologicamente il nostro sistema industriale per creare buoni e nuovi posti di lavoro. Chiediamo un modello di welfare universale, finanziato dalla fiscalità generale e da una patrimoniale che colpisca chi finora non ha mai pagato la crisi: rendite parassitarie, profitti finanziari, grandi capitali. Un welfare che si faccia promotore e fattore di crescita, personale prima che economica, e insieme garanzia di diritti e tutele. Chiediamo che venga bandita sul serio la truffa della precarie
tà. Ad un lavoro stabile deve corrispondere un contratto stabile e i diritti fondamentali devono essere estesi a tutte le forme di lavoro: l’equo compenso, il diritto universale alla maternità/paternità e alla malattia, i diritti sindacali, il diritto ad una pensione dignitosa, la continuità di reddito nei periodi di non lavoro, la formazione continua. Chiediamo infine un reddito minimo, fatto di sussidi e servizi, per garantire la dignità della vita e del lavoro com’è in tutti i paesi europei (e come definito nella risoluzione del Parlamento europeo 2010/2039, approvata – a larghissima maggioranza – il 20 ottobre 2010). E’ necessaria una grande mobilitazione contro la precarietà, per il reddito, per i saperi e per l’estensione dei diritti e delle tutele: per un Paese diverso e per una nuova idea di cittadinanza, fuori e dentro il lavoro. L’alternativa è il cambiamento, non il mantenimento di pochi diritti e o la versione soft ma non meno triste della precarietà. Vogliamo un altro Paese e un’altra politica. E vogliamo dirlo noi, non lasciamo più che siano altri a farlo.
Scendiamo in piazza il 16 giugno. Per riprenderci il nostro Paese. Noi, la meglio gioventù del nostro tempo precario.
La Rete della Conoscenza esprime solidarietà e vicinanza agli studenti del movimento messicano #YoSoy132 e a tutte le realtà che lottano quotidianamente per creare un Messico migliore, in cui non ci sia spazio per la criminalità organizzata, la corruzione, la concentrazione del potere economico e le disuguaglianze sociali.
Lo scorso 11 maggio, durante un incontro con un candidato alle imminenti elezioni presidenziali all'Università Ibero, gli 131 studenti che avevano potuto partecipare all'iniziativa hanno contestato pacificamente ma duramente il candidato. Dopo gli attacchi e le strumentalizzazioni che questi hanno subito, nasce un movimento che non a caso si chiama #yosoy132.
#yosoy132 vuole esprimere la voce degli studenti e delle studentesse delle scuole e delle università, ma anche quello di coloro che non hanno potuto studiare a causa delle disuguaglianze sociali molto forti che dilaniano il paese. La necessità di un cambiamento in Messico è evidente: la "guerra al narcotraffico" ha causato negli ultimi 5 anni 65.000 morti, decine di migliaia di sfollati, sequestrati, torturati e ridotti in schiavitù dai cartelli dei narcotrafficanti, la corruzione continua ad essere dilagante (il 75% di enti locali compromessi con organizzazioni criminali), l'informazione non è libera come dimostrano i più di 100 giornalisti uccisi negli ultimi anni, il divario tra ricchi e poveri continua ad aumentare.
Le grandi manifestazioni di questi giorni uniscono una generazione che non accetta di continuare a tacere di fronte ai problemi che attanagliano il Paese e che non sembrano essere presi in considerazione dall'agenda elettorale.
Gli studenti e le studentesse della Rete della Conoscenza si sentono vicini e solidali con gli studenti e le studentesse di #yosoy132, chiediamo che sia garantita la loro libertà di esprimersi e di manifestare nonostante le minacce e gli attacchi che hanno subito.
Gli studenti della Provincia di Brindisi, riuniti in assemblea nonostante la fine della scuola, scrivono una lettera al Ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, e al Ministro con delega alle Politiche Giovanili, Andrea Riccardi. «è un appello per non dimenticarsi di noi e di quanto accaduto a Melissa» dice Martina Carpani, Presidente della Consulta della Provincia di Brindisi «nonostante l'estate vogliamo continuare a discutere ed a riflettere su quanto accaduto e su come concretizzare le parole che nelle ultime settimane abbiamo pronunciato a partire dalla manifestazione 'IO NON HO PAURA'. Vogliamo portare nelle scuole e nelle città le nostre idee per costruire percorsi di legalità a partire da un nuovo modo di partecipare ed essere cittadini.» E per farlo, come scrivono nella lettera, c'è bisogno di nuovi strumenti messi a disposizione agli studenti ed ai giovani che li rendano protagonisti. «è necessario pensare ad un rinnovamento della scuola e del territorio che parta dalla partecipazione di tutti. Noi vogliamo fare la nostra parte» dice Francesca Rossi, Coordinatrice dell'Unione Degli Studenti Brindisi “Ed è fondamentale che questo percorso nasca da noi studenti, ci coinvolga. La scuola deve essere riqualificata come presidio di legalità. Tutto questo, ovviamente, parte da una idea di scuola in cui si discute, si forma la coscienza critica, si insegna la partecipazione, di una scuola che sentiamo a nostra misura". Aggiunge Gabriele Gazzaneo, vice presidente della Consulta degli Studenti: «Abbiamo bisogno, quindi, che siano ristrutturati i fondi del DPR 567 alle scuole per promuovere dal basso progetti di legalità e cittadinanza, per tenere le scuole aperte ed allontanare i giovani dalla criminalità. Necessitiamo di un nuovo modo di intendere la progettazione giovanile e di nuovi spazi di espressione in cui incontrarsi, fare dibattiti, essere punto di riferimento per il territorio».
Parte da Brindisi, per non dimenticare Melissa e quanto accaduto, un appello alla cittadinanza per cambiare la società, unire il tessuto sociale, lottare insieme contro la cultura della violenza di ogni genere. Un appello che nasce, come scrivono i ragazzi, dall'amore e da un rinnovato senso di appartenenza per la scuola e per il territorio brindisino.
Ed il messaggio ha davvero una portata nazionale, come spiega Roberto Campanelli, dell'esecutivo nazionale dell'Unione Degli Studenti: «La lettera degli studenti di Brindisi, arriva proprio a pochi giorni dalla presentazione in Parlamento del nuovo disegno di legge sulla scuola. Esso, però, va nella direzione opposta rispetto alla richiesta di partecipazione espressa dai ragazzi. Si ledono i diritti di assemblea e rappresentanza delegandoli ai singoli Consigli dell'Autonomia, un facsimile del consiglio di istituto, che però comprende anche i privati. Bisognerebbe capire quanto la scuola sia centrale per l'educazione alla partecipazione sociale ed alla cittadinanza».
> Leggi anche la lettera che gli studenti di Brindisi hanno inviato ai ministri
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