AVELLINO – Il Welfare non è un lusso! Vogliamo Reddito!

L’ Italia non è un paese per giovani. La totale mancanza di incentivi per gli studenti, l’ incredibile carenza delle borse di studio, di forme di reddito di formazione diretto ed indiretto sono un inequivocabile segnale di quanto questo paese tenga alla cultura e all’ istruzione, è infatti dall’ inizio degli anni ’90 che i saperi stanno vivendo un processo di privatizzazione e di mercificazione e la nostra nazione risulta l’ ultima nell’ UE per investimenti su cultura ed istruzione. C’è bisogno di un cambiamento, c’è la necessità di porre la cultura come centrale all’ interno del dibattito politico: non solo nazionale, ma anche cittadino. Siamo fermamente convinti infatti che solamente con la cultura si può abbattere la crisi: non è un caso che tutti i paesi in crisi non compiono forti investimenti per l’istruzione: si tratta di una visione politico-economica poco lungimirante per il bene del paese e che si abbina ad una visione elitaria del sapere. Come l’Italia anche Avellino non è una città per giovani, la situazione della nostra città infatti è fortemente rappresentativa della nostra nazione: la mancanza di spazi di aggregazione, l’ impossibilità di momenti di confronto, la non curanza di un’amministrazione che negli ultimi anni ha trasformato la nostra città in un cantiere in costruzione, senza considerare esigenze degli studenti e ignorando ogni tipo di politica sociale. Il fenomeno dei cervelli in fuga non riguarda solo l’ Italia in generale, ma è particolarmente evidente ad Avellino, dove manca totalmente un pezzo generazionale che ha abbandonato la città dopo aver concluso gli studi, senza aver avuto alcuna possibilità di essere utile per la nostra città e di mettere le sue conoscenze a disposizione di essa. Da alcuni anni viviamo nel nostro territorio e nel nostro paese una grave crisi economica che nasce nel mondo della finanza e sta colpendo con forza l’economia reale. I tassi di disoccupazione, soprattutto giovanile, ci indicano una situazione drammatica in cui il gap tra ricchi e poveri si fa sempre più crescente, con la naturale conseguenza che il numero dei primi diminuisce inversamente ai loro profitti e il numero dei secondi aumenta inversamente ai loro redditi. La distribuzione delle ricchezze appare così una mera utopia se si pensa ad una precarizzazione strutturale del mondo del lavoro aggravata dall’incapacità da parte dei governi di offrire risposte adeguate alle nuove esigenze di welfare, che rimane sempre più bloccato in un’ottica familista e laburista. Questa situazione, accompagnata nel nostro paese dal sistematico impoverimento del sistema scolastico e universitario, lascia indietro migliaia di giovani (soprattutto nel Mezzogiorno) costretti troppe volte ad abbandonare le proprie città ed il loro Paese in cerca di migliore fortuna. L’istruzione e la formazione permanente restano, in questo contesto, le uniche risposte in grado di resistere agli attuali paradigmi produttivi e in quanto tali vanno incentivate e finanziate a tutti i livelli. Viviamo infatti in un sistema economico nel quale la conoscenza è centrale per lo sviluppo e la produzione immateriale ha molto più valore rispetto a quella materiale. Lo smantellamento del welfare si è accompagnato al venire meno del legame tra crescita della produttività materiale e crescita del potere d’ acquisto. Tale esito è frutto del peso crescente della conoscenza come fattore di accumulazione e tutto ciò è accompagnato da una condizione di precarietà generalizzata che si traduce in una filosofia comportamentale individualista. Bisogna anche per questo introdurre nella nostra città l’ idea di una remunerazione per i soggetti in formazione: per scardinare un processo di individualizzazione dello Stato Sociale. L’ idea di un reddito per gli studenti non è da vedere nell’ ottica di un intervento assistenziale, come se fosse un sussidio, bensì deve basarsi sul concetto di “remunerazione” o meglio “riconoscimento” del lavoro svolto. Gli studenti non devono essere più visti come soggetti che solamente in seguito riusciranno a produrre utile per la società, ma come parte attiva della stessa per l’ incredibile valore che la conoscenza ha all’interno dei processi produttivi. Occorre ripensare un welfare locale che metta al centro vecchi e nuovi diritti, riconosca e tuteli i “soggetti in formazione” e le loro istanze per una delle fasce della popolazione locale su cui nessuna istituzione investe né riconosce come soggetto di diritti di tipo economico e sociale. Rivendichiamo forme di reddito diretto e indiretto per i soggetti in formazione, per permettere loro un’ emancipazione individuale e collettiva, per permettere loro l’acquisto di libri, di film, di biglietti per cinema, teatro e musei: l’accesso a qualunque tipo di sapere indispensabile alla nostra formazione. Riteniamo che tale sforzo possa avere una grande rilevanza a livello sociale riavvicinando la nostra generazione a tutto ciò è cultura andandone così a potenziarne il valore. Non accettiamo la visione dell’istruzione ristretta nelle mura degli edifici scolastici ma riteniamo che la formazione passi anche in quei luoghi e in quelle discipline che vengono spesso escluse o messe da parte nelle nostre scuole. Siamo convinti ad aver diritto ad accedere a un sapere che non è solo quello scolastico e di potervi accedere per altre strade, abbiamo diritto a ricercare, approfondire ed ampliare quello che è oggetto dei nostri studi e non possiamo ritenere che tale diritto venga posseduto solo da coloro che se lo possono permettere. L’acquisto o la visione di materiale cinematografico non può continuare ad essere un evento raro che interessa la minoranza di noi studentesse e studenti, ma può e deve diventare una pratica comune di crescita culturale e non deve sottostare a logiche economiche e di orari che inevitabilmente li vanno ad escludere. È proprio per questo che da molto tempo l’ UdS Avellino sta avviando una campagna per sensibilizzare la cittadinanza su questo tema, con la carta dello studente, che rappresenta una forma di reddito indiretto per tutti gli studenti, ma questo non può bastare: ottenere un reddito per i soggetti in formazione diretto significa svincolare lo studente dalla situazione economica della sua famiglia, ma soprattutto la vera differenza sta nella libertà del soggetto in formazione di poter scegliere in totale autonomia il proprio percorso culturale, rompendo le barriere nelle quali ormai è rinchiuso il sapere: si tratta di abbandonare finalmente una concezione fordista di welfare fortemente lavorista e familista. Siamo fermamente convinti per questo che la mancanza di alternative per i giovani, l’ assenza di spazi di aggregazione, l’ inaccessibilità della cultura nella nostra città debbano essere temi centrali delle politiche che metterà in campo la prossima amministrazione e che il reddito per i soggetti in formazione possa essere un grande strumento per creare un’ alternativa ad Avellino. Speriamo di non sentire più i temi di una campagna elettorale distante dai giovani e dalle proprie necessità, siamo stanchi di amministrazioni che riducono il loro compito alla gestione del bilancio e alla costruzione di strade. Crediamo che ci sia l’ opportunità finalmente di un forte cambiamento di rotta rispetto a quella che è stata una classe dirigente avellinese sempre troppo distante dalle esigenze della città. La nostra generazione infatti viene associata facilmente all’indifferenza, ma noi riteniamo che tale status sia derivato dalla mancanza in questi anni di suddetti investimenti, di una politica, ma anche di persone, che hanno deciso di puntare su di loro fuori dalle logiche del profitto. Diciamo questo poiché noi stessi facciamo parte di tale generazione e siamo pronti a metterci in gioco per la nostra città: per cambiare la città e non essere costretti a cambiare città.  Siamo sicuri che un libero e diversificato accesso ai saperi sia un nodo cruciale che la nostra città deve affrontare e siamo sicuri che proprio da qui passi la sua crescita, consapevoli che tale scel
ta possa farla diventare un esempio per l’intero paese e che possa diventare il motore propulsore di questo processo di cambiamento che ponga al centro parole chiavi come scuola, formazione, cultura e saperi.

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