Uds Caserta: No all’obbligatorietà dei contributi scolastici 02/18/12
Nella più grande crisi dell’ultimo secolo, aumentano quotidianamente le famiglie in difficoltà economiche e molti istituti superiori della città di Caserta hanno deciso di far pesare i tagli all’istruzione pubblica ...
Nella più grande crisi dell’ultimo secolo, aumentano quotidianamente le famiglie in difficoltà economiche e molti istituti superiori della città di Caserta hanno deciso di far pesare i tagli all’istruzione pubblica causati dalla Riforma Gelmini sulle famiglie obbligando le stesse a pagare il contributo scolastico (di natura volontario ai sensi della L. 40/2007). Il contributo diventa sempre più alto arrivando fino a 200 euro, gravando sempre più sui bilanci familiari.
Particolare è il caso dell’istituto professionale Enrico Mattei, dove il preside ha deciso addirittura di inviare dei “solleciti” per posta per fare pressioni sulle famiglie che a causa delle difficoltà economiche avevano deciso di non pagare il contributo, alle proteste delle famiglie il DSGA ha addirittura proposto una rateizzazione del contributo ironizzando sulla fattibilità del pagamento. Ciò che è successo è gravissimo. Non solo le famiglie sono in difficoltà economiche ma vengono messe anche in difficoltà morale: moltissimi i genitori preoccupati.
L’Unione degli Studenti di Caserta, siccome il problema è frequente in moltissimi istituti della Campania ha deciso di fare ricorso all’Ufficio Scolastico Regionale sottolineando che essendo il contributo di natura volontaria sono inammissibili le continue pressioni sulle famiglie.
Unione degli Studenti di Caserta
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Questa è la meglio gioventù del nostro tempo, la gioventù detiene in Europa il primato come Neet, l’acronimo inglese in cui si ingabbia una generazione a cui non viene riconosciuto quel che già fa o che non può più studiare, lavorare, che non ha mai avuto l’opportunità di contribuire al cambiamento del proprio Paese, mentre la disoccupazione giovanile sfiora il 36%.
[/caption] La precarietà non è un’emergenza del mercato del lavoro, è il più grande attacco alla democrazia italiana degli ultimi decenni. La precarietà significa essere costretti a sopravvivere e si manifesta nella fotografia del diritto allo studio negato, delle scuole che crollano, dell’aumento delle tasse all’università, dell’impossibilità di scioperare o dire no di fronte a un sopruso sul lavoro, di non poter amare la nostra compagna o il nostro compagno, di pagare un affitto o comprarsi una lavatrice ed essere indipendenti, così come lo sono i giovani nel resto d’Europa.



