Miur condannato a risarcire 7 docenti precari con 280000 € 06/23/12
da TMNews – Codacons: gli insegnanti milanesi si vedevano rinnovare di continuo i contratti a tempo determinato Roma, 23 giu. – Nuova vittoria in favore dei precari. Il ministero dell’Istruzione ...
da TMNews – Codacons: gli insegnanti milanesi si vedevano rinnovare di continuo i contratti a tempo determinato
Roma, 23 giu. – Nuova vittoria in favore dei precari. Il ministero dell’Istruzione è stato condannato dal tribunale di Milano, sezione Lavoro, a risarcire con una somma complessiva di circa 280.000 euro sette insegnanti precari, assistiti dal Codacons, che rende nota la notizia, per la condizione di precariato in cui gli stessi hanno dovuto svolgere per anni il proprio lavoro.
La vicenda è iniziata pochi mesi fa, quando il Codacons ha lanciato i ricorsi collettivi contro il dicastero dell’istruzione in favore di docenti e personale scolastico che, in sfregio delle norme vigenti, si vedevano rinnovare i contratti a tempo determinato, e quindi prolungare ingiustamente la loro vita professionale all’interno del limbo del precariato. Il ricorso partito dinanzi al tribunale di Milano per conto di sette insegnanti milanesi ha visto il successo dell’azione legale proposta dall’associazione e il riconoscimento dei diritti dei lavoratori.
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Questa è la meglio gioventù del nostro tempo, la gioventù detiene in Europa il primato come Neet, l’acronimo inglese in cui si ingabbia una generazione a cui non viene riconosciuto quel che già fa o che non può più studiare, lavorare, che non ha mai avuto l’opportunità di contribuire al cambiamento del proprio Paese, mentre la disoccupazione giovanile sfiora il 36%.
[/caption] La precarietà non è un’emergenza del mercato del lavoro, è il più grande attacco alla democrazia italiana degli ultimi decenni. La precarietà significa essere costretti a sopravvivere e si manifesta nella fotografia del diritto allo studio negato, delle scuole che crollano, dell’aumento delle tasse all’università, dell’impossibilità di scioperare o dire no di fronte a un sopruso sul lavoro, di non poter amare la nostra compagna o il nostro compagno, di pagare un affitto o comprarsi una lavatrice ed essere indipendenti, così come lo sono i giovani nel resto d’Europa.




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