genova non è finita 07/07/12
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Si sono svolte nello scorso fine settimana le elezioni presidenziali in Messico. Si trattava di elezioni importanti per il futuro del paese, che paga oggi decenni di malgoverno. La guerra al narcotraffico, lanciata dallo scorso governo, lungi dall'essere stata incisiva, porta con sè un bilancio spaventoso: 65.000 morti in 5 anni, decine di migliaia di sfollati, sequestrati, torturati e ridotti in schiavitù dai cartelli dei narcos. La corruzione continua ad essere dilagante, come dimostra il fatto che il 75% delle amministrazioni locali sia collusa con organizzazioni criminali. Le disuguaglianze sociali, già molto alte, continuano a crescere, arrivando alla situazione attuale in cui il 10% più ricco ha un reddito 26 volte superiore al 10% più povero. A ciò si sommano gravi violazioni dei diritti umani da parte della polizia e dello Stato.
In questo quadro sconsolante nasce il movimento dei giovani messicani #yosoy132, che prende il nome da una protesta inscenata da 131 studenti durante l'incontro con un candidato alle presidenziali (Enrique Peña Nieto, vincitore delle elezioni) presso l'università Iberoamericana di Città del Messico. #yosoy132 ha seguito tutta la campagna elettorale, provando a porre fortemente i problemi reali del paese ai candidati: corruzione, violazioni dei diritti umani, disuguaglianze sociali, criminalità. In seguito a questo protagonismo, i militanti di #yosoy132 hanno ricevuto minacce, tentativi di infiltrazione e di delegittimazione di ogni genere. Ciò nonostante hanno continuato la l
oro azione documentando e denunciando tantissimi casi di brogli elettorali, intimidazione, violazione della legge elettorale e della costituzione. Il movimento #yosoy132 non era il solo ad essere preoccupato per il regolare svolgimento delle elezioni: alcune settimane fa è stato pubblicato un appello firmato da oltre 600 organizzazioni messicane che promettevano una massiccia mobilitazione in caso di brogli elettorali, alla luce di ciò che era già successo nei turni elettorali precedenti, nei prossimi giorni il comitato promotore si riunire per decidere come agire.
Quando lo spoglio era ancora al 18% Enrique Peña Nieto è stato dichiarato vincitore, una vittoria che il movimento ha da subito considerata illegittima a causa
dei brogli, che, dato il poco scarto tra i due candidati principali potrebbero essere stati decisivi. Inoltre sia Peña Nieto sia il suo partito non possono dare garanzia a chi chiede un Messico migliore. Il Partido Rivolucionario Institucional ha sicuramente grosse responsabilità sulla situazione attuale del Messico, avendo governato ininterrottamente dal 1929 al 2000, inoltre lo stesso Peña Nieto ha un passato preoccupante. Nel 2006, durante il suo mandato di governatore dell'Estado del Mexico, si è reso responsabile di grosse violazioni dei diritti umani nella città di Atenco, che è stata teatro di una violenta azione repressiva da parte della polizia, la cui gravità è anche st
Ieri il movimento #yosoy132, che nei giorni passati ha protestato di fronte all'Istituto Federale Elettorale, ha trovato una prima risposta nella decisione dell'IFE di ricontare il 54% delle schede. Occorrerà vedere se il riconteggio sarà una misura sufficiente a garantire la volontà popolare degli elettori e delle elettrici messicane, dato l'elevato numero di segnalazioni che denunciano la compravendita di voti (secondo l'antagonista di Peña Nieto si tratterrebbe addirittura di milioni di voti), le minacce agli elettori e altre gravi violazioni.ata riconosciuta anche dalla Commissione Nazionale per i Diritti Umani. Alla conferenza all'università Iberoamericana Peña Nieto ha rivendicato la sua responsabilità nella repressione di Atenco.
Il Messico sta vivendo giorni straordinariamente importanti: se i brogli non sono una novità negli appuntamenti elettorali del paese, nuova è sicuramente l'attenzione con cui la società civile sta seguendo il processo. E nel creare questo novità il movimento #yosoy132 è stato senza dubbio fondamentale.
Certamente la lista dei condannati vede l'ingombrante assenza di Gianni De Gennaro, capo della Polizia all'epoca e attualmente sottosegretario, che è stato assolto, nonostante le sue responsabilità sull'episodio della Diaz e in generale sulle giornate di Genova siano pesanti ed evidenti.
Ora che la giustizia ha fatto il suo corso, è necessario che anche la politica dia alcune risposte chiare. Dalla sentenza emerge che i vertici della polizia italiana sono stati coinvolti in un episodio che Amnesty International ha definito “la più grave sospensione dei diritti democratici dopo la Seconda Guerra Mondiale”. È evidente che lo Stato italiano deve ora rispondere di questa cosa. In primo luogo è necessario che lo Stato chieda scusa alle vittime, per ciò che è successo in quei giorni, per gli arresti e la detenzione a Bolzaneto che molti e molte hanno subito in aggiunta alla carneficina della Diaz, ma anche per le promozioni di cui tutti e 25 i condannati hanno beneficiato in questi anni, promozioni che sono state come un insulto quo
tidiano per chi ha vissuto quei giorni e per tutti e tutte coloro che vivono nel nostro paese. È necessario che chi ha favorito, pianificato o appoggiato la gestione “dell'ordine pubblico” e tutti coloro che hanno cercato di deviare le indagini in questi anni paghino e che coloro che sono coinvolti nelle vicende di Genova non ricoprano più incarichi pubblici, a partire da De Gennaro. E soprattutto è necessaria una riflessione pubblica sulla necessità di un processo reale di democratizzazione delle forze dell'ordine, su come lo stato esercita il monopolio legale della forza nel nostro paese e su come dovrebbe invece esercitarlo, alla luce dei fatti di Genova e di tanti altri episodi (dai casi di Aldovandri e Cucchi alla violenza nelle carceri, alla repressione di cui sono spesso stati oggetto i movimenti sociali negli ultimi anni, a partire dal Movimento NO TAV).
In questi giorni si sta mettendo la parola fine sulle vicende giudiziarie relative a ciò che è avvenuto a Genova nel luglio 2001, per una curiosa coincidenza tra pochi giorni si concluderà anche il processo a carico dei manifestanti, che vede purtroppo pene assai più pesanti sulla testa degli imputati, nonostante la sproporzione tra la gravità dei comportamenti (su questo ricordiamo a chi ancora non la conoscesse la campagna 10x100). Però una volta messa la parola fine ai processi Genova non deve finire. Esattamente come ogni giorno lottiamo portando avanti gli stessi ideali di chi scese in piazza in quei giorni, così dobbiamo ricordare cos'è successo in quei giorni: la repressione nelle strade, Carlo Giuliani, la Diaz, Bolzaneto. E soprattutto dobbiamo lottare contro gli atteggiamenti autoritari e la repressione che in questi giorni si sono espressi con tutta la loro forza e che spesso riaffiorano nelle nostre città.
retedellaconoscenza.it
campagna G8 Genova 2001 NON È FINITA - 10 X 100
AGGIORNAMENTO - 7 luglio 2012
Veniamo a conoscenza, dalle notizie apparse oggi a mezzo stampa sulla spending review, di una serie di informazione confuse: il governo, dopo le oltre 7 ore di Consiglio dei Ministri, pare aver modificato almeno in parte la prima bozza di testo. Come studentesse e studenti siamo preoccupati per la situazione di scuola e università, pretendiamo chiarezza dal ministro dopo il vergognoso comunicato apparso ieri sul sito del Miur malgrado sembri che i tagli di 200 milioni al FFO siano stati cancellati, non riteniamo questo sufficiente rispetto alla gravosa situazione in cui versa l'università italiana. ll FFO previsto per il 2013 è di 6,45 miliardi, pesantemente ridotto a seguito dei tagli della Gelmini con la legge 133 rispetto ai 7,4 mld del 2009. I fondi attuali non saranno mai sufficienti per garantire il regolare svolgimento dei corsi e delle attività. Inoltre, per quanto il ministro cerchi di giustificare il trasferimento alle scuole e alle università private mostrando come rispetto agli anni precedenti si tratti di una diminuzione della spesa, non ci riteniamo soddisfatti. Infatti crediamo sia indispensabile garantire l'adeguato funzionamento del sistema di istruzione pubblica, oggi pesante tagliato nei suoi trasferimenti e crediamo che scuole o atenei privati non debbano ricevere fondi dal sistema pubblico. Per quanto sia positivo lo stanziamento di 90 milioni sul fondo per il diritto allo studio esso rischia di essere uno specchietto per le allodole rispetto alle necessità reali del diritto allo studio nel nostro paese, infatti, malgrado questo trasferimento, per l'anno prossimo a bilancio sono ad oggi presenti 103 milioni (compresi i 90 assegnati dalla spending review), mentre l'anno scorso eravamo a 170 milioni e nel 2009 a 246 milioni, cifre che comunque non hanno mai consentito la copertura totale delle borse di studio. Riteniamo sbagliato che il ministero cerchi di coprire questi mancati investimenti dello stato sul welfare studentesco con gli aumenti delle tasse regionali che saranno in vigore dal prossimo anno e andranno a finanziare il diritto allo studio. Rifiutiamo questi tagli mascherati pensiamo che per uscire dalla crisi sia necessario per il paese investire nella conoscenza e non cercare in ogni modo di tagliare gli investimenti sui saperi. Crediamo che il ministro debba chiarire immediatamente le sue scelte in materia di finanziamento a scuola e università e ribadiamo che contro qualsiasi taglio alla spesa pubblica e al sistema della formazione saremo sempre in piazza.
I test standard elaborati dall'INVALSI che il Maggio scorso sono stati al centro di un'accesa polemica e di aperta contestazione da parte di studenti e docenti, nei prossimi anni sostituiranno la Terza Prova interdisciplinare; lo aveva ipotizzato già Fioroni, lo aveva proclamato l'ex ministro Gelmini, la notizia ricompare minacciosa in questi giorni sulle testate dei principali giornali, mentre quasi 500mila studenti sono impegnati nelle prove della Maturità e centinaia di "cavie volontarie" stanno sostenendo già quest'anno dei quizzoni sperimentali targati INVALSI.
"Si continuano ad ignorare le esigenze e le problematicità di chi vive la scuola ogni giorno e ha il diritto di decidere qualè il futuro della scuola, anche in materia di didattica e valutazione, temi su cui tutte le riforme recenti e non della scuola non hanno fatto nè ragionato nè investito. L'INVALSI la chiama oggettività e invoca la costruzione di una vera "cultura della valutazione", ciò che in realtà si vuole mascherare è l'invasività con cui i test INVALSI, piazzati oramai in tutti i cicli della formazione, impoveriscono la didattica e promuovono una sterile cultura della competizione" dichiara Carmen Guarino, responsabile nazionale didattica e valutazione dell'Unione degli Studenti.
Gli effetti che l'introduzione dei test standard alla fine del primo ciclo sono sotto gli occhi di tutti e sono deleteri; vengono spacciati per valutazione del " sistema scuola" ma in realtà fin dalla loro prima introduzione essi sono stati integrati a pieno titolo nella votazione finale degli studenti, ponendo le classi di fronte all'obbligo di adottare, per tutti e 3 gli anni delle scuole medie, un modello di didattica e di valutazione standard e calato dall'altro, che, sbilanciato sulle competenze e sull'acquisizione di pacchetti di nozioni mnemoniche, si è rivelato fallimentare in tutti i Paesi che prima di noi hanno adottato i quiz standardizzati .
"La paura di essere valutati non c'entra! - continua Carmen Guarino per l'UdS - Se la valutazione non fosse concepita come una sentenza inspiegabile e insindacabile, se non ci fosse una volontà di schedare confusamente gli studenti e le scuole, in momenti di passaggio importanti nella carriera scolastica di ognuno, non ci sarebbe nessuna paura ma costruttività. Costruttiva è infatti la valutazione che, come scriviamo nell'Altrariforma, il progetto di riforma della scuola scritto dagli studenti in questi anni di mobilitazione, considera i punti di partenza e quelli d'arrivo, tutta la gamma di competenze,conoscenze e abilità social, costruttivo è il voto che si costruisce consapevolmente e in cooperazione col docente e la classe".
UNIONE DEGLI STUDENTI
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