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140 mln per digitalizzazione: fondi irrisori e selezione tramite gli Invalsi. I progetti PON accrescono le disuguaglianze! 10/23/15

Oggi si sta tenendo al MIUR la presentazione del nuovo Pon Scuola alla presenza del Ministro Stefania Giannini. Dal 22 ottobre al 30 novembre sarà possibile per le scuole partecipare ...


Oggi si sta tenendo al MIUR la presentazione del nuovo Pon Scuola alla presenza del Ministro Stefania Giannini. Dal 22 ottobre al 30 novembre sarà possibile per le scuole partecipare all’avviso di cui alla nota prot. 12810 del 15 ottobre 2015, sempre nell’ambito del Programma Operativo Nazionale “Per la Scuola competenze e ambienti per l’apprendimento”. Il bando ha come obiettivo quello di finanziare progetti volti alla creazione e al potenziamento di ambienti digitali. Le risorse disponibili sono complessivamente pari a 140 milioni di euro, e ogni scuola potrà ricevere massimo 24 mila euro. Le scuole del I e II ciclo hanno tempo fino al prossimo 30 novembre per presentare i loro progetti che potranno riguardare:

1. Spazi alternativi per l’apprendimento: ambienti in genere più grandi delle aule per accogliere attività diversificate, più classi, gruppi di classi (verticali, aperti, ecc.), in plenaria, per piccoli gruppi, con arredi e tecnologie per la fruizione individuale e collettiva, che permettano la rimodulazione continua degli spazi in coerenza con l’attività didattica prescelta. Uno spazio simile che può essere finalizzato anche alla formazione dei docenti, interna alla scuola o sul territorio; il documento invita pertanto alla realizzazione di attività di apprendimento laboratoriale, soprattutto per gli studenti a rischio dispersione, utilizzando la flipped classroom (classe capovolta), il debate, il teal.
2. Laboratori mobili: dispositivi e strumenti mobili (per varie discipline, esperienze laboratoriali, scientifiche, umanistiche, linguistiche, digitali e non) in carrelli e box mobili, a disposizione di tutta la scuola, che possono trasformare un’aula “normale” in uno spazio multimediale e di interazione; l’aula si trasforma così in uno spazio in grado di proporre una varietà di configurazioni: dai modelli più tradizionali al lavoro in gruppi;
3. Aule ‘aumentate’ dalla tecnologia: un numero congruo di aule tradizionali arricchite con dotazioni per la fruizione collettiva e individuale del web e di contenuti, per l’interazione di aggregazioni diverse in gruppi di apprendimento, in collegamento wired o wireless, per una integrazione quotidiana del digitale nella didattica.

Per supportare le scuole nella fase di progettazione, il MIUR ha messo a disposizione un servizio di help desk. Il bando è rivolto alle scuole statati, dall’infanzia al secondo ciclo, delle seguenti regioni: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto.

C’è sicuramente il bisogno di sviluppare le infrastrutture scolastiche, favorendo l’adozione di approcci didattici innovativi, anche attraverso il sostegno all’accesso a nuove tecnologie, ma questi obiettivi hanno bisogno di un sostanzioso piano di investimenti che faccia fronte all’annoso problema del digitale divide. In questi ultimi vent’anni si è proceduto soltanto con interventi spot e oggi, il più grande piano di digitalizzazione della scuola, «scuol@2.0», è un palese fallimento: le scuole all’altezza delle sfide digitali mondiali sono in Italia 38 su 8.519. I progetti dei fondi PON non danno una reale risposta alla complessità di problemi da risolvere, e oltretutto legittimano di fatto le disuguaglianze territoriali. E’ inaccettabile che tra i criteri di selezione spuntino i test INVALSI, con le loro inutili rilevazioni rispetto al disagio di apprendimento e alla condizione socio-economica della famiglia d’origine degli studenti. Altrettanto inaccettabile è che, considerata l’impossibilità di far fronte attraverso i fondi FESR alla mancanza di connettività internet, tra i criteri risultino il livello di copertura di rete e la connessione internet. La creazione di ambienti digitali sarà a favore, dunque, delle scuole già avanzate rispetto alla copertura della rete.

Bisognerebbe individuare delle risorse certe per un vero piano di digitalizzazione scolastica, non bastano i 30 milioni di euro all’anno (90 milioni nel 2015) individuati nella legge 107 dal Governo. Il vero problema è l’accesso alla connettività, ossia il garantire a tutte le componenti della scuola, eguali opportunità di fruizione minima di strumenti e infrastrutture essenziali pubbliche, come i PC, senza delegare tale possibilità alla proprietà privata di questi ultimi. L’ idea che le scuole debbano affidarsi alla loro capacità di attirare delle risorse tramite progetti è malata: difatti, tra le varie problematiche, non vi è alcun modo di evitare che la scrittura dei progetti possa essere partecipata anche dalle ditte esterne interessate alla partecipazione alla gara. Questi sono i rischi che si corrono quando le scuole sono costrette a trasformarsi in progettifici in assenza di cospicue risorse statali.

UNIONE DEGLI STUDENTI


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