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Studenti per il referendum contro La Buona Scuola. Apriamo una primavera di diritti, per una scuola di tutti e per tutti! 03/03/16

La scuola pubblica italiana sta soffrendo: per l’inesistenza di un piano di investimenti, per l’assenza del diritto allo studio, per una situazione dell’edilizia scolastica che giorno dopo giorno si fa ...


La scuola pubblica italiana sta soffrendo: per l’inesistenza di un piano di investimenti, per l’assenza del diritto allo studio, per una situazione dell’edilizia scolastica che giorno dopo giorno si fa sempre più tragica e per tanti altri motivi che ben conosciamo, che fanno parte della nostra quotidianità. Ma sopratutto soffre perché è vittima di una riforma ingiusta, la legge 107, che non soltanto non ha risposto ai bisogni cronici della scuola italiana, ma che sta imponendo un modello di scuola padronale, con un dirigente che decide tutto in forma diretta e indiretta, succube dei privati, palestra di precarietà per docenti e studenti, in cui le diseguaglianze attraverso lo school bonus vengono legittimate anziché abbattute, in cui scuola privata e scuola pubblica vengono messe in concorrenza falsata, salvo poi concedere nuove agevolazioni a favore di quest’ultima.

Noi non siamo mai stati conservatori, come ci ha voluto dipingere il Governo: negli ultimi mesi abbiamo fatto delle proposte concrete contenute ne l’Altra Scuola, documento frutto delle mobilitazioni studentesche. Chiediamo di partire da 7 priorità: un nuovo diritto allo studio col fine di raggiungere la piena gratuità dell’istruzione; un’alternanza scuola-lavoro finanziata e qualificata; finanziamenti per il rilancio della scuola pubblica; una riforma della valutazione in chiave democratica; investimenti sostanziosi sull’edilizia scolastica; un ripensamento radicale dell’autonomia scolastica; una riforma dei cicli scolastici, dei programmi e della didattica. Non ci hanno voluto ascoltare, preferendo i consigli di Confindustria e dei poteri forti.

Eppure, nonostante l’approvazione della legge 107, in questi ultimi mesi le scuole hanno dimostrato di essere ancora una volta indomabili. Da Nord a Sud del Paese si sono moltiplicate forme di boicottaggio dei comitati di valutazione, assemblee e coordinamenti in grado di opporre alla ristrutturazione neoliberale, autoritaria e centralistica delle valide alternative, cortei e iniziative – prevalentemente studentesche – in grado di palesare ancora una volta il vero significato della parola “democrazia”. La più bella lezione che ci lascia il movimento della e per la scuola pubblica è proprio questa: quando un governo, a maggior ragione se non legittimato dal voto popolare, impone delle leggi, allora è giusto lottare per cancellarle e imporre una visione alternativa di società. Per questo il Governo non ci ha sconfitto, poiché non ha fatto i conti con l’ostinazione e il forte consenso raccolto da chi in questi ultimi anni ha lottato contro l’aziendalizzazione della scuola pubblica, contro le devastazioni ambientali, contro la precarizzazione del lavoro e la ristrutturazione istituzionale in chiave verticistica.

Ora è giunto il momento di unire le forze, organizzando un’irruzione della maggioranza invisibile che i vari governi che si sono succeduti hanno provato a schiacciare in questi ultimi anni. Vogliamo avviare un processo costituente politico e sociale di ricomposizione nell’era della frammentazione, considerando le lotte come uno strumento imprescindibile per affermare i nostri bisogni, rivendicando e praticando l’uguaglianza nei luoghi che attualmente riproducono disuguaglianze, combattendo le logiche autoritarie e costruendo un’altra scuola e un’altra società dal basso. E’ il momento di entrare in scena, tutti assieme, per decidere sulla scuola pubblica e sul futuro del Paese. Per questo, un inedito arco di forze sociali, che vede in campo per ora sindacati e associazioni di studenti e genitori, ha deciso di promuovere un referendum contro parti della legge 107, contro la Buona Scuola che di “buono” non ha nulla.

Nei prossimi giorni quattro quesiti verrano depositati in Cassazione da parte del Comitato Promotore e ad aprile inizierà la raccolta delle firme per poter andare al voto nella primavera del 2017. I quesiti andranno ad attaccare i seguenti punti, forse i più pericolosi della legge 107:

  1. School bonus. Si chiederà di cancellare un beneficio di fatto riservato alle scuole private, che inoltre accrescerebbe anche le disuguaglianze tra le scuole pubbliche: le erogazioni liberali non dovranno più essere riservate alle singole scuole, ma all’intero sistema scolastico. Non possiamo accettare che si accresca la divisione tra scuole di serie A e scuole di serie B, come non possiamo accettare che si privatizzi ulteriormente l’istruzione;
  2. Poteri del dirigente scolastico: si prova ad abrogare la chiamata diretta degli insegnanti da parte del dirigente scolastico sugli ambiti territoriali per incarichi solo triennali. Nella scuola pubblica non può esserci spazio per clientelismi e competizione.
  3. Alternanza scuola-lavoro: si vuole abrogare l’obbligo di 200 ore nei licei e 400 ore nei tecnico-professionali, lasciando le scuole libere di organizzare tali attività come hanno sempre fatto, al fine di impedire che gli studenti possano affrontare, come già stiamo rilevando, dei percorsi di alternanza dequalificati, senza reali tutele, non attinenti al percorso di studi e soprattutto eccessivamente invasivi per l’assurdità delle ore imposte;
  4. Premi ai docenti: si vuole abrogare la possibilità del dirigente Scolastico di attribuire dei premi ai docenti, ripristinando le funzioni precedenti del comitato di valutazione secondo il T.U. (Dl 297/94), salvaguardando al contempo il fondo per la valorizzazione dei docenti, demandandolo dunque alla contrattazione d’istituto. Non è questo il modello di valutazione che ci interessa: alla punizione e ai premi preferiamo la cooperazione, il dialogo e la definizione dal basso di strategie di miglioramento condivise.

Abbiamo definito questi quattro quesiti per cambiare stagione: è il momento di aprire una primavera democratica di contestazione e creazione, per restituire la parola al popolo e ai suoi bisogni. Il referendum contro la legge 107 pertanto sarà accompagnato da altri referendum: uno per fermare gli incentivi alla privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici locali; uno per cambiare le politiche ambientali, a partire dallo stop definitivo alle trivellazioni petrolifere in terra e in mare; uno contro la riforma del lavoro del Governo Renzi, il Jobs act, che verrà promosso dalla CGIL. Pensiamo dunque ad una nuova stagione di referendum sociali, naturale compimento del percorso di mobilitazione capillare e diffuso per il SI al referendum contro le trivellazioni che si terrà il 17 aprile e del referendum per il NO alla controriforma costituzionale promossa dal Governo che si terrà ad ottobre. Di questo parleremo nell’assemblea nazionale promossa a Roma il 13 marzo dalle varie forze che oggi compongono  l’arco dei referendum sociali. Crediamo sia necessario immaginare la tornata referendaria non soltanto affiancata da un nuovo piano di mobilitazione diffusa, ma anche accompagnata da un piano di proposte alternative a partire da: la Carta dei diritti universali del Lavoro promossa dalla Cgil, la carta dei diritti e dei principi del lavoro autonomo e indipendente promossa dalla coalizione 27f, la legge d’iniziativa popolare sul diritto allo studio universitario presentata da Link, la battaglia per il reddito di dignità promossa da Libera, le nostre  idee per un’Altra Scuola. Esiste la possibilità di mettere a sistema referendum, mobilitazione e proposte alternative; una possibilità da non sprecare ma da incentivare, a partire dai territori, promuovendo larghe coalizioni sociali. Per questo ci impegneremo per la scrittura di una nuova legge per la scuola pubblica, in base alle numerose idee e proposte raccolte negli ultimi anni in autogestioni, assemblee ed occupazioni.

Come accennavamo non possiamo pensare però che bastino i referendum per riscattare anni di soprusi e ingiustizie. La campagna referendaria dovrà viaggiare di pari passo ad un moltiplicarsi delle lotte, scuola per scuola, città per città. Per questo pensiamo che in ogni scuola si debba discutere di come praticare sin da subito un modello alternativo a quello della legge 107, utilizzando gli strumenti, gli OdG e le buone pratiche consigliati dal Manuale della Scuola Ribelle, lottando per un’alternativa di valutazione con la campagna Nessuno ci può giudicare, denunciando le condizioni dell’edilizia scolastica con la campagna “Sicuri da Morire”, attivandosi affinché i percorsi di alternanza scuola-lavoro non diventino occasioni di sfruttamento e lavoro gratuito. Occorrerà dunque sfruttare i banchetti di raccolta delle firme per parlare della scuola che si ribella ogni giorno, del perché si boicotteranno anche quest’anno i test Invalsi o ad esempio dell’importanza di aver ottenuto un’aula autogestita nella propria scuola. La campagna referendaria sarà quindi un’importante occasione per far comprendere che la scuola è di tutti e per tutti, non soltanto per gli addetti ai lavori. Una scuola al centro del territorio, che nonostante abbia subito per anni un attacco devastante al suo ruolo pubblico, mantiene ancora tutte le potenzialità per essere fucina di cambiamento e liberazione individuale e collettiva. Solo così si comprenderà pienamente il senso del referendum contro la legge 107: esso non potrà mai essere la panacea di tutti i mali, nè lo strumento di qualche partito per ridurlo ad ariete di punta contro il Governo Renzi; esso invece sarà un utile strumento per rispondere ai nostri bisogni, per praticare la democrazia e parlare al Paese della necessità di una scuola democratica, inclusiva, di tutti e per tutti.

I referendum sociali, combinati alle tante lotte che continueremo a promuovere in tutto il Paese, a partire dal prossimo appuntamento del referendum contro le trivelle del 17 aprile, rappresentano un’opportunità per disegnare tutti assieme i contorni di una nuova democrazia partecipata. La democrazia non è un feticcio, non è il voto ogni 5 anni. La democrazia è presenza costante, affermazione della volontà collettiva in ogni Consiglio d’Istituto, in ogni assemblea, in ogni drammatico sgombero di occupazione abitativa, in ogni lotta contro la devastazione dei territorio e in tanto altro. La politica, invece, parafrasando Foa, non è soltanto governo della gente, ma aiutare la gente a governarsi da sè. E’ proprio questa la scommessa dei prossimi mesi: occuparci del bene comune, dando fiducia ai nostri saperi e alla nostra voglia di cambiamento, praticando la democrazia senza subire più le decisioni dall’alto. Da aprile riempiremo le nostre scuole e città di banchetti di raccolta firme per poter presentare i quesiti, accompagnandoli con iniziative, cortei e assemblee di confronto aperte a tutta la cittadinanza. Raccoglieremo tutte le firme, da quelle per la scuola pubblica a quelle per i beni comuni, per la tutela dell’ambiente e dei territori, per i diritti del lavoro, per una nuova legge d’iniziativa popolare sul diritto allo studio universitario.

Stiamo attraversando tempi difficili: il progetto europeo svanisce con l’erizione dei muri alle frontiere, vi è una preoccupante avanzata delle destre xenofobe e fasciste, le politiche economiche continuano a garantire i privilegi accanendosi contro i deboli, la povertà e le disuguaglianze si accrescono. I governi di mezzi Europa sono complici ed esecutori delle peggiori politiche antidemocratiche e autoritarie dal dopoguerra ad oggi. Il caso italiano ne è un emblema, con le riforme imposte l’ultimo anno. Non possiamo consegnare il nostro futuro alle decisioni di una casta economico-politica che risponde agli interessi dei pochi che mangiano sulle nostre spalle, sui saperi e sul lavoro della maggioranza che mantiene la testa bassa perché divisa, sfiduciata, senza prospettive. Vogliamo un Paese e un’Europa per tutte e tutti, diritti, lavoro, reddito e istruzione. Noi studenti torniamo prepotentemente in campo per conquistare il nostro futuro, che è il futuro del Paese e dell’Europa intera. Per questo facciamo appello a tutta la cittadinanza: organizziamoci ed entriamo in scena, reclamando il potere di decidere sulle nostre vite, sul nostro lavoro, sui nostri studi. Stanno provando a recidere tutti i fiori, ma non fermeranno mai la nostra primavera.

Vuoi aprire un comitato locale nella tua città per prepararti alla raccolta delle firme? Contattaci scrivendo a o chiamando ai tuoi responsabili territoriali di riferimento.


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