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Per un’altra formazione tecnica e professionale: costruire un’opportunità formativa, liberarsi dallo sfruttamento 03/01/15

C’è solo un accordo tra scuole o Ministero e aziende o gruppi professionali o accordi tra regioni e gruppi professionali per la terza Area.. I percorsi di alternanza sono tuttora ...


C’è solo un accordo tra scuole o Ministero e aziende o gruppi professionali o accordi tra regioni e gruppi professionali per la terza Area..

I percorsi di alternanza sono tuttora una sperimentazione sancita dal Decreto 77/05. Il Pacchetto Treu ha dato la possibilità di fare questi stage fuori dal periodo di apertura delle scuole con i Tirocini Estivi. La legge 30/03 specifica che l’unica differenza con gli altri tirocini è la possibilità di una remunerazione chiamata “borsa di lavoro” che non può superare il 600€ al mese

In questi mesi l’istruzione tecnica professionale si è trovata nuovamente al centro del dibattito pubblico, soprattutto da quando è stata presentata la buona scuola che pone al centro della sua azione una netta riorganizzazione del sistema di formazione professionale con alcune novità che sono già state introdotte con l’art. 8 bis della L. 128/13 che istituisce il cosiddetto apprendistato sperimentale al IV e V anno. Questa proposta di legge non fa altro che porsi in continuità con quello che era stato l’abbozzo di riorganizzazione messo in pratica dall’allora ministra Gelmini che andava a dividere ancor più i percorsi d’istruzione di serie A e di serie B e asserviva le scuole al volere delle aziende.

Troppe volte l’istruzione tecnica e professionale è stata considerata il serbatoio da dove le aziende potessero prelevare manodopera con basse competenze a basso prezzo: con l’apprendistato sperimentale e le altre proposte contenute ne La Buona Scuola questo concezione sbagliata verrà istituzionalizzata.

É necessario pensare una riforma complessiva del modello di istruzione tecnica professionale in Italia, che non sia l’ennesimo progetto calato dall’alto da qualsivoglia governo ma che parta dalle singole scuole, dagli studenti e dai docenti e che viva di un percorso di partecipazione attivo e reale e non fintamente democratico.

Per ragionare di istruzione tecnica e professionale é necessario partire da quel 43.3% di disoccupazione giovanile e da quel 24% di NEET  presente in Italia, da quei giovani ogni giorno vengono sfruttati nelle esperienze di alternanza scuola lavoro e di apprendistato sperimentale.

Non è più sopportabile vedere dei libri creati appositamente per gli istituti tecnici professionali che assomigliano a sussidiari delle scuole elementari.

È necessario un netto miglioramento nell’insegnamento delle materie non professionalizzanti in modo che chiunque frequenti una di queste scuole possa accedere a percorsi di istruzione superiore senza alcuna limitazione. Bisogna fornire alle scuole dei laboratori realmente funzionanti in modo che gli studenti non apprendano solamente lezioni teoriche ma gli vengano date anche delle competenze per quanto concerne il saper fare. È quanto mai fondamentale approvare lo statuto delle studentesse e degli studenti in alternanza scuola lavoro, il cui iter é ormai fermo da troppi anni, per far si che questa esperienza sia realmente formativa per gli studenti e non sia l’ennesimo esempio di manodopera a basso prezzo. Un obiettivo importante da raggiungere è aumentare i fondi destinati all’asl che oramai riescono a coprire solo pochi studenti per classi provocando evidenti storture come la scelta in base al merito degli studenti che parteciperanno al progetto.

E’ necessario altresì fare in modo che gli studenti non facciano percorsi di alternanza scuola lavoro in aziende che devastano i territori e inquinano. Non sarebbe forse meglio che l’apprendistato si svolgesse, dove possibile, presso associazioni senza scopo di lucro? O in cooperative che lavorano nei beni confiscati alle mafie?

Per un’altra istruzione tecnica professionale cosa serve?

 

  • Aumento dei fondi dedicati all’Alternanza Scuola Lavoro in modo che sia accessibile a tutte le studentesse e gli studenti senza criteri di merito.
  • Introduzione di uno statuto delle studentesse e degli studenti in alternanza scuola lavoro che garantisca il diritto ad un’esperienza di qualità, realmente educativa, coperta dalle giuste protezione assicurative e gratuita.
  • Una commissione composta da docenti e studenti che si occupi di vagliare le aziende dove si effettua l’alternanza scuola lavoro.
  • Prediligere lo svolgimento dell’alternanza scuola lavoro in associazioni senza scopo di lucro e in cooperative sociali.
  • Estendere l’alternanza scuola lavoro ai licei e non più solamente agli istituti tecnici professionali.
  • Un fondo destinato alla costruzione di nuovi laboratori e alla messa a norma di legge di quelli esistenti.
  • Nuovi programmi che mettano al centro l’insegnamento delle materie professionalizzanti non solo a livello teorico ma anche pratico.
  • Nuovi programmi per le materie professionalizzanti che non siano semplificati e che consentano di accedere all’alta formazione (università) senza risultarne penalizzate.
  • Inserire l’insegnamento di lingue straniere correlato all’indirizzo della scuola.
  • Abolizione del diritto-dovere sostituito dall’obbligo scolastico;
  • Abolizione di ogni forma di apprendistato per gli studenti che non abbiano compiuto i 18 anni.

 


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