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FERRARA – Preside agli studenti: “basta vestirvi da straccioni”. La risposta degli studenti 12/27/15

Donato Selleri, preside del liceo Roiti di Ferrara, in una lettera indirizzata ai genitori dei suoi studenti, aveva scritto: “Basta mandare i vostri figli a scuola vestiti come accattoni o ...


Donato Selleri, preside del liceo Roiti di Ferrara, in una lettera indirizzata ai genitori dei suoi studenti, aveva scritto: “Basta mandare i vostri figli a scuola vestiti come accattoni o spaventapasseri, con pantaloni che due anni fa non avreste ritenuto degni neppure del cassonetto della Caritas”. La mail, indirizzata ai rappresentanti di classe e pubblicata anche sul sito della scuola, ha suscitato tante reazioni. Ecco la risposta dell’UdS Ferrara:

“Egregio signor Selleri, in qualità di studenti, sentendoci direttamente presi in causa dalle sue affermazioni nei giorni scorsi, vorremo porle qualche riflessione e qualche punto interrogativo.
Non entreremo nella polemica “decoro sì, decoro no” perché riteniamo sia fuorviante rispetto invece ad altri contenuti e passaggi più importanti e critici, da lei espressi nella sua lettera.
Quando lei parla di una scuola vista come “luogo di formazione ed educazione”, ci chiediamo quali siano i principi fondamentali che secondo lei essa dovrebbe insegnare.
Dalle sue parole si nota come la sua idea di scuola sia esclusiva, elitaria, discriminatoria e classista.
Nella sua lettera, non si limita a denigrare gli studenti in base al loro abbigliamento (“non potete consentire loro di venire a scuola con pantaloni che fino ad un paio di anni fa vi sareste rifiutati di conferire ai cassonetti della Caritas”) ma addirittura incita a una divisione netta tra chi frequenta scuole di ghetto e chi frequenta scuole d’elite che “devono formare la futura classe dirigente”.
Un ragazzo, costretto a vestire abbigliamenti della Caritas in quanto il livello salariale della famiglia non gli permette un vestiario “più decoroso”, non potrebbe frequentare quindi la sua scuola?
La cooperazione, l’uguaglianza e la solidarietà sono principi essenziali nei nostri “luoghi di formazione ed educazione”e lei, caro preside, li vuole eliminare aprendo le porte a un modello di scuola stratificato. Chiunque deve avere le stesse opportunità nel raggiungere i massimi gradi dirigenziali, la scuola deve perciò garantire a tutti gli stessi mezzi e strumenti per farlo, indipendentemente che si frequenti un liceo o un professionale (la invitiamo perciò a leggere l’articolo 34 della Costituzione italiana).
L’etnocentrismo che lei vuole imporre, tracciando una linea di separazione tra la scuola che crea dirigenti e la scuola che crea operai, è sconcertante e stridente con i principi educativi che le nostre scuole dovrebbero insegnare.
Per noi, la scuola rappresenta anche lo strumento con il quale si garantisce una mobilità sociale a tutte e tutti senza che il vissuto economico, sociale e culturale da cui si proviene ne sia influente.
Insomma, signor Selleri, la sua lettera esprime una logica dannosa e pericolosa per la scuola pubblica.
Dalla scuola non si può solo pretendere “rigore, serietà e puntualità” ma anche il rispetto delle differenze, della diversità e l’insegnamento dell’uguaglianza come aspetto fondamentale per la crescita di un cittadino.
Infine, ci farebbe molto piacere, se ogni tanto, i dirigenti scolastici si facessero sentire rispetto le condizioni disastrose in cui riversano attualmente le nostre scuole.
Il governo finanzia le scuole private lasciando in uno stato di totale indigenza economica le scuole pubbliche, eppure, per i nostri presidi la questione prioritaria è il decoro degli studenti.
Vogliamo tutto per tutti: stesse possibilità, nessuna discriminazione.”


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