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Ecco come verrà riformato l’Esame di Stato. Non ci stiamo! 06/30/16

Apprendiamo a mezzo stampa alcune indiscrezioni, pubblicate dal “Corriere della sera”, circa una delle deleghe previste nella legge 107/15, quella sulla valutazione presente nell’art. 181, comma i. L’UdS e Link ...


Apprendiamo a mezzo stampa alcune indiscrezioni, pubblicate dal “Corriere della sera”, circa una delle deleghe previste nella legge 107/15, quella sulla valutazione presente nell’art. 181, comma i. L’UdS e Link commentano le indiscrezioni.

Il decreto legislativo concernente la delega, secondo le indiscrezioni, prevederebbe l’abolizione della terza prova dall’esame di Stato, che verrebbe sostituita da un test da svolgersi precedentemente rispetto all’inizio della maturità. Così si eliminerebbe l’interdisciplinarietà dell’esame di stato, anzichè implementarla, e si andrebbe ad introdurre un’ennesima rincorsa alle scadenze in quella che è già una meta difficile: la conclusione dei programmi.

In seguito alle indicazioni dell’ultimo rapporto Anvur, inoltre, si vorrebbe estendere le prove INVALSI agli studenti del quinto anno delle scuole superiori ed utilizzare le stesse per valutare le future matricole. Questo provvedimento determinerebbe un’allarmante pre-canalizzazione all’Università, stabilendo sin da Aprile del quinto anno se si hanno i requisiti giusti per un determinato percorso universitario, basandosi peraltro su test che valutano esclusivamente le nozioni acquisite in Italiano e Matematica. A questa riorganizzazione meccanica dell’esame di Stato si andrebbe poi ad aggiungere un “patentino” per la lingua inglese, anche questo predisposto dall’INVALSI e somministrato prima della conclusione del quinto anno.

Come Unione degli Studenti riteniamo inammissibili questi provvedimenti e, se dovessero essere confermati, ci sarebbe una burocratizzazione delle certificazioni. Pensiamo che il Governo debba consultare gli studenti prima di procedere con l’emanazione dei decreti legislativi. La valutazione di sistema non può essere svolta tramite la moltiplicazione dei test a crocette e “patentini”. Riteniamo si debba aprire un confronto con le associazioni studentesche per discutere della valutazione di sistema e del rapporto tra scuola e università. Non siamo più disponibili a confronti di facciata!

Le indiscrezioni sulle sollecitazioni dell’Anvur sono preoccupanti. L’alternativa all’aumento dei test per l’accesso ai corsi universitari, non può essere l’utilizzo di test standardizzati a livello nazionale quale l’INVALSI. Il problema è invece la continua proliferazione dei corsi ad accesso programmato che determina una lesione del diritto allo studio e della libera scelta del proprio corso di studi da parte di coloro che devono accedere alla formazione universitaria.

 


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