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	<title>Unione degli Studenti &#187; Diritto allo studio</title>
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		<title>Le Regioni non garantiscono il diritto allo studio. E&#8217; urgente una legge nazionale!</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Jul 2016 09:06:38 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a rel="attachment wp-att-10340" href="/sito/le-regioni-non-garantiscono-il-diritto-allo-studio-e-urgente-una-legge-nazionale/studenti_1/"><img class="alignleft size-full wp-image-10340" title="studenti_1" src="/sito/wp-content/uploads/2016/07/studenti_1.jpg" alt="" width="350" height="233" /></a>In  molte regioni, sin da questo mese, si possono presentare presso i  comuni o le singole scuole le richieste per il rimborso dei libri di  testo e l&#8217;erogazione  delle borse di studio per la frequenza della scuola. Sono notevoli le  mancanze delle misure messe in atto a livello regionale. </em><strong>Sui “pacchetti scuola” per garantire il diritto allo studio agli  studenti della scuola dell’obbligo che hanno alle spalle famiglie con un  reddito basso, dalle borse di studio al rimborso per le spese dei  libri, le regioni si muovono in ordine sparso. </strong>E se c’è chi, come nel  caso della Toscana, dell’Emilia Romagna o della Lombardia, si è mosso in  anticipo, velocizzando le procedure per permettere alle famiglie di  accedere ai finanziamenti per l’anno scolastico 2016-2017, altre regioni  stanno ancora chiudendo i conti per l&#8217;anno scolastico 2015-2016. Le soglie Isee per la richiesta dei rimborsi è in generale  eccessivamente bassa: si va dai 15.000 euro della Toscana ai 10.632,94  dell&#8217;Emilia Romagna. Da un lato dunque si procede in ordine sparso con  diverse scadenze, servizi e prestazioni erogate, anche a seconda di  assurdi criteri meritocratici; dall&#8217;altro si mantengono delle soglie  ISEE generalmente basse che precludono l&#8217;accesso ai saperi ad ampie  fasce della popolazione. <span style="color: #000000;"><strong>E&#8217;  sempre più urgente che il Governo emani il decreto legislativo sul  diritto allo studio, come definito dalla delega della legge 107/15</strong>. Auspichiamo che quest&#8217;ultimo sia in linea con la</span> nostra proposta di legge, presentata come Forum delle Associazioni Studentesche. Con l&#8217;obiettivo di  abbattere realmente la dispersione scolastica, la povertà culturale ed  economica,<strong> immaginiamo una definizione di Livelli Essenziali delle  Prestazioni sul piano nazionale funzionali ad eliminare le differenze  tra le diverse Regioni in termini di risorse investite, servizi e  prestazioni erogate. </strong>Chiediamo che venga definito inoltre un fondo perequativo statale per sostenere le regioni in difficoltà. <strong>E&#8217; necessario però un piano pluriennale di investimenti sul diritto allo studio, a partire dalla prossima legge di stabilità</strong>.  Senza investimenti non si riescono a garantire i servizi sussidiari e i  servizi alla persona che abbiamo richiesto: borse di studio senza vincoli di merito, contributi  economici, agevolazioni, carte dello studente, supporti organizzativi e  logistici e tanto altro. Non è più il momento di misure  parziali se si vuole combattere la povertà culturale e abbattere la  dispersione scolastica. Per questo rivendichiamo,  oltre a una legge nazionale sul diritto allo studio, <span style="color: #000000;">l&#8217;apertura di una</span><span style="color: #000000;"> seria discussione sulle nuove forme di welfare, come un <strong>reddito per i soggetti in formazione</strong>, capaci di garantire effettivamente l&#8217;autonomia sociale e la libera scelta e proseguimento dei percorsi di studio, sempre più condizionati dal contesto sociale ed economico di partenza</span>!</p>
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		<title>Stiamo Diritti &#8211; Students&#8217; (r)Evolution &#124; Al via la consultazione nazionale studentesca</title>
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		<pubDate>Mon, 30 May 2016 07:17:50 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-10293" href="/sito/stiamo-diritti-students-revolution-al-via-la-consultazione-nazionale-studentesca/stiamodirittidef-011/"><img class="alignleft size-full wp-image-10293" title="STIAMODIRITTIDEF-01(1)" src="/sito/wp-content/uploads/2016/05/STIAMODIRITTIDEF-011.png" alt="" width="364" height="258" /></a>Al via una nuova consultazione nazionale studentesca per  l’identificazione di un nuovo statuto delle studentesse e degli studenti  delle scuole secondarie di II grado. La campagna si chiama Stiamo  Diritti &#8211; Students’ (r)Evolution e ha come obiettivo, al termine di una  consultazione semestrale, di proporre una nuova carta per conquistare un  rinnovato protagonismo nelle scuole e nelle città attraverso la  definizione di uno stutus dei soggetti in formazione.<br />
In questi ultimi anni  stiamo assistendo ad una compressione dei diritti degli studenti nelle  scuole superiori. La spinta propulsiva delle lotte degli anni ‘90, che  ha portato all’approvazione del <a href="/sito/wp-content/uploads/downloads/2012/01/Statuto-aggiornato.pdf" target="_blank">DPR 294/1998</a>, il vecchio statuto dei  diritti delle studentesse e degli studenti, si è definitivamente  esaurita. Le nostre scuole sono diventate dei luoghi di  disciplinamento e controllo, basti pensare agli effetti che hanno avuto  alcune scelte quali l’introduzione nella riforma Gelmini del limite  delle 50 assenze, il voto di condotta, l’utilizzo distorto delle nuove  tecnologie. Oggi, a quasi un anno dall’approvazione della legge 107/15,  registriamo un inasprimento delle misure repressive ai danni degli  studenti da parte di Dirigenti Scolastici o professori particolarmente  autoritari, nonché una restrizione sostanziale degli spazi di  protagonismo degli studenti. Risulta palese la perdita di tutele,  diritti e possibilità di decisione su tanti aspetti della vita scolastica e non, quali  il diritto allo studio, i percorsi di alternanza scuola-lavoro, la  valutazione, la didattica, la progettualità studentesca, gli organi  collegiali.<br />
Il Governo ha preso troppe scelte in nostro nome senza  mai ascoltarci &#8211; basti pensare alla consultazione sulla Buona Scuola -, pertanto abbiamo deciso di avviare una vera  consultazione nazionale studentesca in grado di raccogliere i nuovi  bisogni degli studenti all’interno della scuola riformata e le nuove  necessità alle quali dare una risposta se si vuole garantire l’accesso  ai saperi e la crescita consapevole dei cittadini. Nella prima fase della campagna, che durerà sino a fine settembre,  proveremo ad intercettare opinioni e domande, in particolare ci  confronteremo sull’attualità dei diritti sanciti nello Statuto degli  studenti e delle studentesse e proveremo ad immaginare soluzioni per  vedere riconosciuti diritti di cui sentiamo l’esigenza ma che ad oggi  non sono ancora sanciti. Sul sito<a href="http://www.stiamodiritti.it/" target="_blank"> www.stiamodiritti.it</a> ci sono una serie  di sezioni in cui si può rispondere alle domande o inserire le istanze  individuali o collettive, emerse nel corso di assemblee di classe,  assemblee d’istituto, comitati studenteschi, collettivi. Nella seconda  fase, da ottobre a dicembre, elaboreremo le istanze emerse e le  tradurremo in proposte, che verranno nuovamente sottoposte a  consultazione aperta. A gennaio, infine, presenteremo un nuovo Statuto  delle studentesse e degli studenti, per conquistare un nuovo  protagonismo nelle scuole e nelle nostre città.</p>
<h3>Partecipa alla consultazione visitando <a href="http://www.stiamodiritti.it/" target="_blank">www.stiamodiritti.it</a> e attivati nellla tua scuola! Segui la pagina <a href="https://www.facebook.com/stiamodiritti/?fref=ts" target="_blank">facebook</a> e il profilo<a href="https://twitter.com/Stiamo_Diritti" target="_blank"> twitter!</a></h3>
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		<title>BOLOGNA &#8211; 4 e 5 giugno: scuole di formazione ai diritti per gli studenti del nord-est</title>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2016 11:16:04 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-10280" href="/sito/bologna-4-e-5-giugno-scuole-di-formazione-ai-diritti-per-gli-studenti-del-nord-est/piacenza-foto-bella/"><img class="alignleft size-full wp-image-10280" title="piacenza foto bella" src="/sito/wp-content/uploads/2016/05/piacenza-foto-bella.jpg" alt="" width="403" height="269" /></a>“La cultura [...] è organizzazione, disciplina del proprio io interiore;  è presa di possesso della propria personalità, e conquista di coscienza  superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore  storico, la propria funzione e nella vita, i propri diritti, i propri  doveri.”<br />
Antonio Gramsci, Socialismo e cultura</p>
<p>L&#8217;Unione degli  Studenti organizza, per gli studenti del nord-est, le scuole di  formazione sui diritti degli studenti, sulle rivendicazioni in merito al  diritto allo studio, al welfare, sulle prassi mutualistiche, sulla  buona rappresentanza studentesca e sulla comunicazione politica. Le  scuole di formazione si terranno a Bologna, il 4 e 5 giugno, presso il  circolo Arci <a href="https://www.facebook.com/RitmoLento-1197605863586683/?fref=ts" target="_blank">Ritmo Lento</a>. Scuole di formazione aperte a tutti gli  studenti curiosi e pronti a rivendicare i propri diritti, a tutte e  tutti coloro che non si arrendono e che vogliono comprendere e cambiare  il mondo a partire dalla propria scuola.<br />
Pensare dei corsi di  formazione per essere capaci di affrontare le complessità dei contesti  territoriali è un atto di coraggio, in controtendenza rispetto alla  politica del &#8220;fare&#8221; senza contenuti, della giornata piuttosto che del  lungo periodo. Una politica spettacolarizzata, incapace di destrutturare  le demagogie dando risposte concrete. Formarsi sui propri diritti è  dunque uno strumento per cambiare realmente dal basso la propria  condizione, senza dover delegare ma facendo sentire la propria voce. Gli  studenti sono cittadini a 360° e perciò hanno tutto il diritto di  studiare la realtà che li circonda, analizzarla e prendere posizione per  cambiarla. Non ci si può limitare a studiare senza agire, come non  basta agire senza comprendere il proprio contesto. Per questo le scuole  di formazione possono rappresentare un momento importante per tutti  coloro che credono nella necessità del sindacato studentesco come  strumento di reale cambiamento delle proprie condizioni. Uno strumento  unico, che può costruire dal basso un&#8217;alternativa culturale non solo  nelle scuole ma anche nelle città.</p>
<p>Gli obiettivi che ci proponiamo di raggiungere sono:<br />
- Conoscenza di base rispetto ai diritti degli studenti e a quali sono gli strumenti di difesa e di tutela;<br />
- Conoscenza degli strumenti della rappresentanza studentesca;<br />
- Capacità di impostare una vertenza nella propria scuola e nella propria città;<br />
- Conoscenza del modello di welfare attuale e delle nostre rivendicazioni;<br />
- Cosa intendiamo per diritto allo studio e come lo rivendichiamo e lo costruiamo sui territori;<br />
- Conoscenza sul mutualismo e delle diverse pratiche da poter realizzare sui territori;<br />
- Conoscenze di base sulle strategie comunicative</p>
<p>Modalità e tempi della discussione</p>
<p>I  punti di partenza sono i materiali informativi richiedibili scrivendo  alla mail segnalata poco sotto e la modalità di discussione sarà quanto  più aperta e orizzontale possibile, con l&#8217;utilizzo di cartelloni e  post-it. Pensiamo di organizzare la discussione in questo modo:<br />
-  sabato 4, dalle ore 18: Memoria e Immaginazione: dibattito sulla storia e  le nuove sfide dell’Unione degli Studenti. A seguire serata a Ritmo  Lento.<br />
- domenica 5, dalle ore 10, si terranno i seguenti gruppi di  lavoro: vertenzialità e rappresentanza; diritto allo studio e welfare;  mutualismo e solidarietà; comunicazione e organizzazione della  mobilitazione.</p>
<p>Se vuoi ricevere i materiali utili per  partecipare all&#8217;iniziativa o se vuoi organizzare le scuole di  formazione nella tua  città scrivi a  unionedeglistudenti@gmail.com  o chiama al 3401653203.</p>
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		<title>Studenti per il referendum contro La Buona Scuola. Apriamo una primavera di diritti, per una scuola di tutti e per tutti!</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2016 12:57:48 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr">La scuola pubblica italiana sta soffrendo: per l’inesistenza di un piano di investimenti, per l’assenza del diritto allo studio, per una situazione dell’edilizia scolastica che giorno dopo giorno si fa sempre più tragica e per tanti altri motivi che ben conosciamo, che fanno parte della nostra quotidianità. Ma sopratutto soffre perché è vittima di una riforma ingiusta, la legge 107, che non soltanto non ha risposto ai bisogni cronici della scuola italiana, ma che sta imponendo un modello di scuola padronale, con un dirigente che decide tutto in forma diretta e indiretta, succube dei privati, palestra di precarietà per docenti e studenti, in cui le diseguaglianze attraverso lo school bonus vengono legittimate anziché abbattute, in cui scuola privata e scuola pubblica vengono messe in concorrenza falsata, salvo poi concedere nuove agevolazioni a favore di quest’ultima.</p>
<p dir="ltr"><a rel="attachment wp-att-9991" href="/sito/studenti-per-il-referendum-contro-la-buona-scuola-apriamo-una-primavera-di-diritti-per-una-scuola-di-tutti-e-per-tutti/la-buona-scuola-siamo-noi-3/"><img class="alignright size-full wp-image-9991" title="la buona scuola siamo noi" src="/sito/wp-content/uploads/2016/03/la-buona-scuola-siamo-noi.jpg" alt="" width="346" height="230" /></a>Noi non siamo mai stati conservatori, come ci ha voluto dipingere il Governo: negli ultimi mesi abbiamo fatto delle proposte concrete contenute ne l’Altra Scuola, documento frutto delle mobilitazioni studentesche<a href="/sito/wp-content/uploads/downloads/2015/03/altrascuola-2.pdf" target="_blank">. Chiediamo di partire da 7 priorità: un nuovo diritto allo studio col fine di raggiungere la piena gratuità dell’istruzione; un’alternanza scuola-lavoro finanziata e qualificata; finanziamenti per il rilancio della scuola pubblica; una riforma della valutazione in chiave democratica; investimenti sostanziosi sull’edilizia scolastica; un ripensamento radicale dell’autonomia scolastica; una riforma dei cicli scolastici, dei programmi e della didattica. Non ci hanno voluto ascoltare, preferendo i consigli di Confindustria e dei poteri forti.</a></p>
<p dir="ltr">Eppure, nonostante l’approvazione della legge 107, in questi ultimi mesi le scuole hanno dimostrato di essere ancora una volta indomabili. Da Nord a Sud del Paese si sono moltiplicate forme di boicottaggio dei comitati di valutazione, assemblee e coordinamenti in grado di opporre alla ristrutturazione neoliberale, autoritaria e centralistica delle valide alternative, cortei e iniziative &#8211; prevalentemente studentesche &#8211; in grado di palesare ancora una volta il vero significato della parola “democrazia”. La più bella lezione che ci lascia il movimento della e per la scuola pubblica è proprio questa: quando un governo, a maggior ragione se non legittimato dal voto popolare, impone delle leggi, allora è giusto lottare per cancellarle e imporre una visione alternativa di società. Per questo il Governo non ci ha sconfitto, poiché non ha fatto i conti con l’ostinazione e il forte consenso raccolto da chi in questi ultimi anni ha lottato contro l’aziendalizzazione della scuola pubblica, contro le devastazioni ambientali, contro la precarizzazione del lavoro e la ristrutturazione istituzionale in chiave verticistica.</p>
<p dir="ltr"><a rel="attachment wp-att-9985" href="/sito/studenti-per-il-referendum-contro-la-buona-scuola-apriamo-una-primavera-di-diritti-per-una-scuola-di-tutti-e-per-tutti/mani-rep/"><img class="alignleft size-full wp-image-9985" title="mani rep" src="/sito/wp-content/uploads/2016/03/mani-rep.jpg" alt="" width="285" height="190" /></a>Ora è giunto il momento di unire le forze, organizzando un’irruzione della maggioranza invisibile che i vari governi che si sono succeduti hanno provato a schiacciare in questi ultimi anni. Vogliamo avviare un processo costituente politico e sociale di ricomposizione nell&#8217;era della frammentazione, considerando le lotte come uno strumento imprescindibile per affermare i nostri bisogni, rivendicando e praticando l&#8217;uguaglianza nei luoghi che attualmente riproducono disuguaglianze, combattendo le logiche autoritarie e costruendo un&#8217;altra scuola e un&#8217;altra società dal basso. E’ il momento di entrare in scena, tutti assieme, per decidere sulla scuola pubblica e sul futuro del Paese. Per questo, un inedito arco di forze sociali, che vede in campo per ora sindacati e associazioni di studenti e genitori, ha deciso di promuovere un referendum contro parti della legge 107, contro la Buona Scuola che di “buono” non ha nulla.</p>
<p dir="ltr">Nei prossimi giorni quattro quesiti verrano depositati in Cassazione da parte del <a href="/sito/verso-il-referendum-contro-la-legge-107-le-delibere-dellassemblea-nazionale-di-napoli/" target="_blank">Comitato Promotore</a> e ad aprile inizierà la raccolta delle firme per poter andare al voto nella primavera del 2017. I quesiti andranno ad attaccare i seguenti punti, forse i più pericolosi della legge 107:</p>
<ol>
<li>School bonus. Si chiederà di cancellare un beneficio di fatto  riservato alle scuole private, che inoltre accrescerebbe anche le  disuguaglianze tra le scuole pubbliche: le erogazioni liberali non  dovranno più essere riservate alle singole scuole, ma all’intero sistema  scolastico. Non possiamo accettare che si accresca la divisione tra  scuole di serie A e scuole di serie B, come non possiamo accettare che  si privatizzi ulteriormente l’istruzione;</li>
<li>Poteri del dirigente  scolastico: si prova ad abrogare la chiamata diretta degli insegnanti da  parte del dirigente scolastico sugli ambiti territoriali per incarichi  solo triennali. Nella scuola pubblica non può esserci spazio per  clientelismi e competizione.</li>
<li>Alternanza scuola-lavoro: si vuole  abrogare l’obbligo di 200 ore nei licei e 400 ore nei  tecnico-professionali, lasciando le scuole libere di organizzare tali  attività come hanno sempre fatto, al fine di impedire che gli studenti  possano affrontare, come già stiamo rilevando, dei percorsi di  alternanza dequalificati, senza reali tutele, non attinenti al percorso  di studi e soprattutto eccessivamente invasivi per l’assurdità delle ore  imposte;</li>
<li>Premi ai docenti: si vuole abrogare la possibilità del  dirigente Scolastico di attribuire dei premi ai docenti, ripristinando  le funzioni precedenti del comitato di valutazione secondo il T.U. (Dl  297/94), salvaguardando al contempo il fondo per la valorizzazione dei  docenti, demandandolo dunque alla contrattazione d’istituto. Non è  questo il modello di valutazione che ci interessa: alla punizione e ai  premi preferiamo la cooperazione, il dialogo e la definizione dal basso  di strategie di miglioramento condivise.</li>
</ol>
<p dir="ltr"><a rel="attachment wp-att-9982" href="/sito/studenti-per-il-referendum-contro-la-buona-scuola-apriamo-una-primavera-di-diritti-per-una-scuola-di-tutti-e-per-tutti/vogliamo-potere-napoli/"><img class="size-full wp-image-9982 alignright" title="vogliamo potere napoli" src="/sito/wp-content/uploads/2016/03/vogliamo-potere-napoli.jpg" alt="" width="363" height="233" /></a>Abbiamo definito questi quattro quesiti per cambiare stagione: è il momento di aprire una primavera democratica di contestazione e creazione, per restituire la parola al popolo e ai suoi bisogni. Il referendum contro la legge 107 pertanto sarà accompagnato da altri referendum: uno per fermare gli incentivi alla privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici locali; uno per cambiare le politiche ambientali, a partire dallo stop definitivo alle trivellazioni petrolifere in terra e in mare; uno contro la riforma del lavoro del Governo Renzi, il Jobs act, che verrà promosso dalla CGIL. Pensiamo dunque ad una nuova stagione di referendum sociali, naturale compimento del percorso di mobilitazione capillare e diffuso <a href="http://www.notriv.com/2016/02/26/perche-dobbiamo-votare-si-al-referendum-no-triv-del-17-aprile/" target="_blank">per il SI al referendum contro le trivellazioni che si terrà il 17 aprile</a> e del referendum per il NO alla controriforma costituzionale promossa dal Governo che si terrà ad ottobre. Di questo parleremo nell’assemblea nazionale promossa a <a href="http://www.retedellaconoscenza.it/blog/2016/02/24/appello-per-unassemblea-nazionale-verso-la-stagione-dei-referendum-sociali/" target="_blank">Roma il 13 marzo dalle varie forze che oggi compongono  l’arco dei referendum sociali</a>. Crediamo sia necessario immaginare la tornata referendaria non soltanto affiancata da un nuovo piano di mobilitazione diffusa, ma anche accompagnata da un piano di proposte alternative a partire da: <a href="http://www.retedellaconoscenza.it/blog/2016/02/11/la-strategia-del-governo-sul-lavoro-e-la-strada-verso-i-diritti-per-tuttei/" target="_blank">la Carta dei diritti universali del Lavoro promossa dalla Cgil, la carta dei diritti e dei principi del lavoro autonomo e indipendente promossa dalla coalizione 27f</a>, la <a href="http://linkcoordinamentouniversitario.it/nasce-il-comitato-promotore-della-lip-sul-diritto-allo-studio-la-partita-e-aperta/" target="_blank">legge d’iniziativa popolare sul diritto allo studio universitario presentata da Link</a>, la battaglia per il<a href="https://www.facebook.com/redditodidignita/" target="_blank"> reddito di dignità promossa da Libera</a>, le nostre  idee per un’<a href="https://issuu.com/retedellaconoscenza/docs/altrascuola__2_" target="_blank">Altra Scuola</a>. Esiste la possibilità di mettere a sistema referendum, mobilitazione e proposte alternative; una possibilità da non sprecare ma da incentivare, a partire dai territori, promuovendo larghe coalizioni sociali. Per questo ci impegneremo per la scrittura di una nuova legge per la scuola pubblica, in base alle numerose idee e proposte raccolte negli ultimi anni in autogestioni, assemblee ed occupazioni.</p>
<p dir="ltr"><a rel="attachment wp-att-9994" href="/sito/studenti-per-il-referendum-contro-la-buona-scuola-apriamo-una-primavera-di-diritti-per-una-scuola-di-tutti-e-per-tutti/studenti-sui-banchi/"><img class="size-full wp-image-9994 alignleft" title="studenti sui banchi" src="/sito/wp-content/uploads/2016/03/studenti-sui-banchi.jpg" alt="" width="277" height="207" /></a>Come accennavamo non possiamo pensare però che bastino i referendum per riscattare anni di soprusi e ingiustizie. La campagna referendaria dovrà viaggiare di pari passo ad un moltiplicarsi delle lotte, scuola per scuola, città per città. Per questo pensiamo che in ogni scuola si debba discutere di come praticare sin da subito un modello alternativo a quello della legge 107, utilizzando gli strumenti, gli OdG e le buone pratiche consigliati dal <a href="/sito/manuale-per-una-scuola-ribelle-leggi-diffondi-pratica-lalternativa-dal-basso/" target="_blank">Manuale della Scuola Ribelle</a>, lottando per un’alternativa di valutazione con la campagna Nessuno ci può giudicare, denunciando le condizioni<a href="/sito/sicuridamorire-parte-la-campagna-di-denuncia-sulledilizia-scolastica/" target="_blank"> dell’edilizia scolastica con la campagna “Sicuri da Morire”</a>, attivandosi <a href="/sito/formati-non-sfruttati-al-via-la-campagna-sullalternanza-scuola-lavoro/" target="_blank">affinché i percorsi di alternanza scuola-lavoro non diventino occasioni di sfruttamento e lavoro gratuito</a>. Occorrerà dunque sfruttare i banchetti di raccolta delle firme per parlare della scuola che si ribella ogni giorno, del perché si boicotteranno anche quest’anno i test Invalsi o ad esempio dell’importanza di aver ottenuto un’aula autogestita nella propria scuola. La campagna referendaria sarà quindi un’importante occasione per far comprendere che la scuola è di tutti e per tutti, non soltanto per gli addetti ai lavori. Una scuola al centro del territorio, che nonostante abbia subito per anni un attacco devastante al suo ruolo pubblico, mantiene ancora tutte le potenzialità per essere fucina di cambiamento e liberazione individuale e collettiva. Solo così si comprenderà pienamente il senso del referendum contro la legge 107: esso non potrà mai essere la panacea di tutti i mali, nè lo strumento di qualche partito per ridurlo ad ariete di punta contro il Governo Renzi; esso invece sarà un utile strumento per rispondere ai nostri bisogni, per praticare la democrazia e parlare al Paese della necessità di una scuola democratica, inclusiva, di tutti e per tutti.</p>
<p dir="ltr"><a rel="attachment wp-att-9988" href="/sito/studenti-per-il-referendum-contro-la-buona-scuola-apriamo-una-primavera-di-diritti-per-una-scuola-di-tutti-e-per-tutti/roma-3/"><img class="alignright size-full wp-image-9988" title="roma" src="/sito/wp-content/uploads/2016/03/roma.jpg" alt="" width="363" height="242" /></a>I referendum sociali, combinati alle tante lotte che continueremo a promuovere in tutto il Paese, <a href="http://www.notriv.com/2016/02/26/perche-dobbiamo-votare-si-al-referendum-no-triv-del-17-aprile/" target="_blank">a partire dal prossimo appuntamento del referendum contro le trivelle del 17 aprile</a>, rappresentano un’opportunità per disegnare tutti assieme i contorni di una nuova democrazia partecipata. La democrazia non è un feticcio, non è il voto ogni 5 anni. La democrazia è presenza costante, affermazione della volontà collettiva in ogni Consiglio d&#8217;Istituto, in ogni assemblea, in ogni drammatico sgombero di occupazione abitativa, in ogni lotta contro la devastazione dei territorio e in tanto altro. La politica, invece, parafrasando Foa, non è soltanto governo della gente, ma aiutare la gente a governarsi da sè. E’ proprio questa la scommessa dei prossimi mesi: occuparci del bene comune, dando fiducia ai nostri saperi e alla nostra voglia di cambiamento, praticando la democrazia senza subire più le decisioni dall’alto. Da aprile riempiremo le nostre scuole e città di banchetti di raccolta firme per poter presentare i quesiti, accompagnandoli con iniziative, cortei e assemblee di confronto aperte a tutta la cittadinanza. Raccoglieremo tutte le firme, da quelle per la scuola pubblica a quelle per i beni comuni, per la tutela dell’ambiente e dei territori, per i diritti del lavoro, per una nuova legge d’iniziativa popolare sul diritto allo studio universitario.</p>
<p dir="ltr"><a rel="attachment wp-att-9979" href="/sito/studenti-per-il-referendum-contro-la-buona-scuola-apriamo-una-primavera-di-diritti-per-una-scuola-di-tutti-e-per-tutti/porte-ouverte/"><img class="alignleft size-full wp-image-9979" title="porte ouverte" src="/sito/wp-content/uploads/2016/03/porte-ouverte.jpg" alt="" width="259" height="259" /></a>Stiamo attraversando tempi difficili: il progetto europeo svanisce con l’erizione dei muri alle frontiere, vi è una preoccupante avanzata delle destre xenofobe e fasciste, le politiche economiche continuano a garantire i privilegi accanendosi contro i deboli, la povertà e le disuguaglianze si accrescono. I governi di mezzi Europa sono complici ed esecutori delle peggiori politiche antidemocratiche e autoritarie dal dopoguerra ad oggi. Il caso italiano ne è un emblema, con le riforme imposte l’ultimo anno. Non possiamo consegnare il nostro futuro alle decisioni di una casta economico-politica che risponde agli interessi dei pochi che mangiano sulle nostre spalle, sui saperi e sul lavoro della maggioranza che mantiene la testa bassa perché divisa, sfiduciata, senza prospettive. Vogliamo un Paese e un’Europa per tutte e tutti, diritti, lavoro, reddito e istruzione. Noi studenti torniamo prepotentemente in campo per conquistare il nostro futuro, che è il futuro del Paese e dell’Europa intera. Per questo facciamo appello a tutta la cittadinanza: organizziamoci ed entriamo in scena, reclamando il potere di decidere sulle nostre vite, sul nostro lavoro, sui nostri studi. Stanno provando a recidere tutti i fiori, ma non fermeranno mai la nostra primavera.</p>
<h4>Vuoi aprire un comitato locale nella tua città per prepararti alla raccolta delle firme? Contattaci scrivendo a <a href="mailto:unionedeglistudenti@gmail.com">unionedeglistudenti@gmail.com</a> o chiamando ai tuoi <a href="/sito/nazionale/" target="_blank">responsabili territoriali di riferimento.</a></h4>
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		<title>SARDEGNA &#8211; Progetto Iscol@ non basta per combattere la dispersione scolastica. Serve istruzione gratuita per tutti.</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Feb 2016 11:49:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>danilolampis</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-9952" href="/sito/sardegna-progetto-iscol-non-basta-per-combattere-la-dispersione-scolastica-serve-istruzione-gratuita-per-tutti/iconcina_iscola-300x241/"><img class="alignleft size-full wp-image-9952" title="iconcina_Iscola-300x241" src="/sito/wp-content/uploads/2016/02/iconcina_Iscola-300x241.jpg" alt="" width="300" height="241" /></a>Il fenomeno della dispersione scolastica in Sardegna è diventato una  vera e propria piaga: più di uno studente su quattro non riesce a  terminare gli studi, un dato che abbiamo visto aumentare con la crisi  degli ultimi anni. Il progetto “Iscol@, la nuova scuola” della Regione  Sardegna si pone come obiettivo quello di contrastare questo  preoccupante dato, con 720 milioni per il triennio 2015-2017 in bilancio  regionale per l’istruzione pubblica e l’università.<br />
In primo lugo il  progetto prevede un ammodernamento della didattica attraverso  finanziamenti per l’acquisto di strumenti multimediali (smartphone,  tablet e netbook) ed in parallelo l’istituzione di corsi di  aggiornamento per i docenti che consentano un efficace utilizzo di  queste piattaforme nell’insegnamento quotidiano.<br />
Riteniamo che la  didattica debba essere rivoluzionata  dal ribaltamento del rapporto  studente-docente e da una valutazione narrativa, partecipata tanto dal  valutato quanto dal valutatante, che si contrapponga alla valutazione  numerica della singola performance, accompagnando per intero il processo  di apprendimento del singolo.<br />
Solo in questo modo l’individuo potrà  essere considerato come soggetto in grado di contribuire attivamente al  miglioramento della società e non più come indice di produttività del  sistema economico, permettendogli di autodeterminarsi e di valorizzare a  pieno le sue specificità.<br />
Riteniamo insufficiente il piano  straordinario per l’edilizia scolastica presente nel progetto, che  prevede uno stanziamento complessivo di 130mln di euro a fronte della  necessità di 500mln di euro: siamo stanchi di formarci in strutture  fatiscenti e arretrate in cui perfino la nostra sicurezza è messa a  repentaglio da crolli e cedimenti strutturali.<br />
Riteniamo assurda  l’intenzione della Regione di far fronte allo spopolamento dei piccoli  comuni attraverso l’accorpamento o la chiusura degli istituti:  rivendichiamo una risposta istituzionale forte, che si fondi sul  rapporto scuola-territorio aumentando la capillarità dei servizi, che  apra la scuola tanto agli studenti quanto alla cittadinanza tutta  combattendo così la crisi demografica.<br />
Infine denunciamo come il  problema della dispersione scolastica non possa essere risolto solo con  l’ammodernamento della didattica: riteniamo sia urgente ripensare il  sistema del welfare studentesco, attualmente basato su una legge  regionale del 1984, individuando misure finalizzate a rendere un diritto  effettivo e universale l’istruzione gratuita e di qualità.<br />
Per  questo un finanziamento di soli 10,8 mln di euro in questo campo non può  realmente incidere sull’esclusione dai percorsi formativi che viviamo  nella nostra regione.</p>
<p>UNIONE DEGLI STUDENTI SARDEGNA</p>
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		<title>Renzi pensa di abbattere l&#8217;abbandono scolastico con la beneficenza dei privati. Vergogna!</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2016 14:16:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>danilolampis</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><em><a rel="attachment wp-att-9777" href="/sito/renzi-pensa-di-abbattere-labbandono-scolastico-con-la-beneficenza-dei-privati-vergogna/abbandono/"><img class="alignright size-full wp-image-9777" title="abbandono" src="/sito/wp-content/uploads/2016/01/abbandono.jpg" alt="" width="392" height="262" /></a>Apprendiamo  a mezzo stampa che a Palazzo Chigi si lavora per approvare giovedì in  consiglio dei ministri due disegni di legge collegati alla legge di  Stabilità, uno di questi contro la povertà. A completamento degli  interventi sulla povertà, nelle prossime settimane, verrà firmato un  protocollo d’intesa con le fondazioni bancarie e con il Terzo settore  per il finanziamento di progetti di contrasto dell’abbandono scolastico e  di miglioramento della qualità dell’istruzione nelle situazioni più  disagiate. Si va dall’erogazione di sostegni monetari alla messa a  disposizione di tutor per gli studenti. Le fondazioni forniranno una  dotazione di 150 milioni di euro in tre anni che verranno distribuiti  sui progetti selezionati fra quelli presentati da istituzioni  scolastiche e locali. Per incentivare il progetto il governo concede un  credito d’imposta col quale le fondazioni recupereranno fino a 100  milioni di euro. </em><br />
</span><span style="color: #000000;">In  attesa di conoscere i dettagli del protocollo d&#8217;intesa con le  Fondazioni bancarie e con il terzo settore, denunciamo i rischi e  l&#8217;inefficacia di tale<strong> soluzione  che maschera soltanto una mancanza di volontà nel reperire risorse  pubbliche per il diritto allo studio e l&#8217;abbattimento dell&#8217;abbandono  scolastico. </strong>Secondo le ultime ricerche OCSE nel nostro Paese l&#8217;abbandono  scolastico si attesta al 17,79%. A fronte di un dato come questo <strong>il  Governo non può pensare che la soluzione sia la beneficenza e l&#8217;impegno  filantropico, peraltro spesso orientato da interessi particolari e non  da criteri universalistici nell&#8217;accesso alle misure</strong><strong>.</strong> Il  problema della dispersione scolastica è strutturale e l&#8217;investimento di  risorse pubbliche nel diritto allo studio &#8211; fuori dalla logica dell&#8217;una  tantum e della progettualità estemporanea &#8211; è l&#8217;unico strumento  realmente efficace per combatterla. <strong>L&#8217;abbattimento  dell&#8217;abbandono scolastico non sembra rientrare tra le priorità del  Governo: difatti la maggioranza delle risorse investite proviene da  Fondi Europei, aggiuntivi rispetto alle politiche ordinarie</strong>.</span><span style="color: #000000;"> <strong>L&#8217;abbandono scolastico si combatte con l&#8217;approvazione della legge nazionale sul diritto allo studio</strong>,  finanziando un fondo perequativo statale per sostenere le regioni più  in difficoltà. Servirebbe inoltre promuovere progetti diffusi su tutto  il territorio nazionale di <strong>orientamento scolastico</strong>, in attesa di aprire una seria discussione sulle nuove forme di welfare, come un <strong>reddito per i soggetti in formazione</strong>,  capaci di garantire effettivamente l&#8217;autonomia sociale e la libera  scelta e proseguimento dei percorsi di studio, sempre più condizionati  dal contesto sociale ed economico di partenza. Infine il Governo ha il dovere di aprire una discussione  sull&#8217;innalzamento dell&#8217;obbligo scolastico. La legge 183/10, ha previsto  l’assolvimento dell’obbligo di “anche nei percorsi di apprendistato per  l’espletamento del diritto-dovere di istruzione e formazione” a partire  dai 15 anni. Tale disposizione è stata non solo confermata, ma  ulteriormente aggravata nei contenuti e nella disciplina normativa, da  uno dei decreti applicativi (decreto legislativo 81/15) del Jobs Act,  che trasforma gli studenti in veri e propri lavoratori. <strong>Purtroppo  il Governo, invece di investire sulla formazione, consegna gli studenti  nelle mani delle aziende della porta accanto sin dai 15 anni</strong>: una soluzione perversa, che nasconde le drammatiche percentuali dell&#8217;abbandono.<strong> Noi  rivendichiamo l&#8217;innalzamento dell&#8217;obbligo scolastico a 18 anni e una  riforma dei cicli, con l&#8217;istituzione di un biennio unitario e un  triennio specializzante</strong>.</span></p>
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		<title>Italia ferma negli investimenti sulla scuola al contrario di Romania, Malta e Lettonia</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2016 10:44:59 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-9717" href="/sito/italia-ferma-negli-investimenti-sulla-scuola-al-contrario-di-romania-malta-e-lettonia/borse-studio/"><img class="alignleft size-full wp-image-9717" title="borse-studio" src="/sito/wp-content/uploads/2016/01/borse-studio.jpeg" alt="" width="333" height="226" /></a>L’Italia investe pochissimo nell’istruzione. Dal giugno 2014 al giugno  del 2015 il nostro Paese ha visto un aumento di solo lo 0,1%. Un <strong>incremento insignificante</strong> se rapportato a quello degli altri Stati. A rivelarlo è lo studio di<strong> Eurydice</strong>, la rete di informazione sull’Istruzione in Europa.</p>
<p>La “sentenza” di <strong>Bruxelles</strong> è chiara: la spesa  destinata al sistema scuola in Italia è stabile nella sua miseria, dopo che per anni è stata tagliata di miliardi e miliardi. La rivoluzione renziana tanto  attesa non si è concretizzata nei bilanci. Anzi. Ed Eurydice lo conferma. Se  confrontiamo i nostri numeri con quelli di altri Paesi scopriamo che la <strong>Romania</strong> ha aumentato i soldi destinati all’istruzione arrivando persino ad un 16,1% in più così<strong> Malta</strong> (+9,9%), la <strong>Slovacchia</strong> (+8,5%), la <strong>Svezia</strong> (+7,5%), la <strong>Lettonia</strong> (+7,3%), la<strong> Spagna</strong> (+4,6%) e il <strong>Lussemburgo</strong> (+4,6%). Confrontando l’evoluzione dei bilanci  nazionali di istruzione previsti dal 2014-2015 a prezzi costanti, è  evidente che più della metà dei Paesi, per i quali sono disponibili e  confrontabili i dati, aumentato il loro budget per l’istruzione di oltre  l’1%. Per nove paesi (Repubblica ceca, Estonia, Irlanda, Francia,  Croazia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia e Islanda), l’aumento è tra  l’1% e il 5%. Altri sette paesi hanno registrato un incremento superiore  al 5%.</p>
<p>A fare compagnia all’Italia con un aumento o una diminuzione al di sotto dell’1% ci sono, invece, il <strong>Belgio</strong>, la <strong>Bulgaria</strong>, la <strong>Lituania</strong>, l’<strong>Austria</strong>, la <strong>Finlandia</strong> e il <strong>Regno Unito</strong>.  Per il Belgio (Comunità tedesca), il bilancio dell’istruzione è  diminuito tra l’1% e il 5%, mentre in Grecia, Slovenia e Regno Unito  (Irlanda del Nord) il budget per l’istruzione è sceso addirittura di  oltre il 5%.<br />
Andando a leggere nello specifico le cifre che riguardano l’Italia scopriamo che il totale della spesa dalla <strong>scuola pre-elementare</strong> alla <strong>post universitaria</strong> è di 49 miliardi e 157 milioni di cui 40.548.293 464 per il personale;  7.975.169.464 per beni e servizi; 462.012. 347 per   investimenti a lungo  termine   e 171.829.664 per i sussidi alle famiglie e agli studenti.</p>
<p>In Italia si registra un  aumento della spesa in conto capitale, cioè quell’uscita prevista per  costruzioni, ristrutturazioni e considerevoli riparazioni degli edifici  ma anche per le spese delle nuove attrezzature o la loro sostituzione. A preoccupare sono invece le voci che riguardano le<strong> spese correnti</strong> ovvero quei soldi che servono quotidianamente per le <strong>piccole attrezzature</strong> o le risorse utilizzate dagli istituti per offrire servizi come il  trasporto scolastico e la mensa: in questo caso il budget 2015 prevede  un calo dovuto alla razionalizzazione della spesa pubblica. Un dato già  messo in rilievo da <strong>Legambiente</strong> che presentando il suo rapporto nazionale “<strong>Ecosistema scuola</strong>”  sulla qualità dell’edilizia scolastica, delle strutture e dei servizi  aveva fatto suonare il campanello d’allarme denunciando il fatto che “la  graduale contrazione dei servizi è spia della sofferenza dei Comuni a  mantenere gli standard qualitativi di pezzi importanti del welfare <strong>gravando sempre più sulle famiglie</strong> con un significativo aumento delle tariffe su mensa e trasporti”.</p>
<p dir="ltr">La situazione conferma quanto denunciato negli ultimi anni di lotte. Noi rivendichiamo un sistema di istruzione e formazione media completamente gratuita per tutti i soggetti in formazione, che realizzi un vero e proprio diritto allo studio per tutti. Un sistema “finale” completamente finanziato dalla fiscalità generale, in grado di assicurare il diritto di scelta agli studenti nel perseguimento del proprio percorso formativo indipendentemente da condizioni di partenza, reddito e contesto territoriale e dal ricatto dell&#8217;elevata tassazione e dei costi che lo studente è costretto a sostenere per spostarsi da una città ad un&#8217;altra. Un sistema che emancipi sul piano economico, sociale e familiare e che liberi e responsabilizzi lo studente nel corso della fase di formazione, anche se in condizioni economiche favorevoli, riconoscendogli un ruolo nella società. Anche per questo motivo siamo totalmente ed eticamente contrari ai finanziamenti privati e al contributo &#8220;volontario&#8221; imposto agli studenti. Da un lato, infatti, riteniamo che sia necessario preservare i principi educativi su cui la scuola dovrebbe basarsi, dall’altro riteniamo che la scuola pubblica sia una responsabilità politica dello Stato, che i cittadini dovrebbero già finanziare con la tassazione generale.</p>
<p dir="ltr">Per attuare ciò riteniamo fondamentale una Riforma del Sistema Fiscale.  La costruzione di un sistema alternativo, infatti, non può prescindere da un processo che ricostruisca una visione politica, sociale e culturale dei percorsi formativi e delle istituzioni pubbliche a ciò preposte, invertendo l’idea, in parte accettato nel corso degli ultimi anni, di istruzione come spesa privata, e di istruzione come una attività con la quale “non si mangia”. A questo percorso involutivo e regressivo, occorre dare una risposta ampia, svincolando l’investimento su istruzione, università e ricerca dai vincoli europei sulla spesa pubblica, considerando questi come volano di sviluppo per la società e per il Paese.</p>
<h4>Le nostre proposte sugli investimenti sull&#8217;istruzione si trovano ne l&#8217;<strong><a class="downloadlink" href="/sito/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=217" title=" scaricato 1455 volte" >Altra Scuola (1455)</a></strong></h4>
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		<title>NO al Contributo Volontario! &#124; Tutti i materiali utili per far rispettare i nostri diritti</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jan 2016 13:58:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>danilolampis</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Dirigenti scolastici e professori autoritari che impongono il  pagamento del contributo scolastico? Non una rarità ma la triste  quotidianità delle scuole del nostro Paese. Il più delle volte gli  studenti vengono minacciati dicendo che non li sarà permesso iscriversi  alla classe successiva, o molto spesso che non li sarà consegnata la  pagella. Delle volte invece viene spacciato come tassa di iscrizione,  cosa assolutamente illegittima per vari motivi. L&#8217;anno scorso abbiamo  somministrato un breve questionario per portare alla luce i casi di  minacce e ritorsioni: secondo i dati circa il 90% degli studenti non  sapevano che il contributo è volontario e dove vengono destinati i fondi  derivanti dal pagamento dello stesso.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-9694" href="/sito/no-al-contributo-volontario-tutti-i-materiali-utili-per-far-rispettare-i-nostri-diritti/contributo-profilo-3/"><img class="alignleft size-large wp-image-9694" title="contributo-profilo" src="/sito/wp-content/uploads/2016/01/contributo-profilo-592x600.png" alt="" width="355" height="360" /></a>Le cifre richieste talvolta superano i 120/130€, non facendo altro  che confermare il grande ruolo che hanno le famiglie italiane nel  sostentamento della scuola pubblica; ruolo che diventerà sempre  più determinante ora che si iniziano a vedere gli effetti della legge 107, che non ha messo un solo euro per garantire il diritto allo studio. Chi ha ricevuto un trattamento diverso invece sono le scuole private che anche quest&#8217;anno possono<a href="http://www.retedellaconoscenza.it/blog/2015/12/23/approvata-la-legge-di-stabilita-una-manovra-iniqua-che-non-da-vere-risposte/" target="_blank"> gioire per i loro 497 milioni di euro, raggiunti grazie all&#8217;aggiunta di ulteriori 25 milioni in legge di stabilità, ossia la legge finanziaria per il 2016.</a> Il risultato è che nelle nostre scuole, nonostante i fondi  derivanti dalla contribuzione volontaria debbano essere indirizzati  unicamente all’ampliamento dell’offerta formativa, e ciò attraverso un  gestione trasparente dei fondi, quotidianamente vengono destinati al  funzionamento ordinario delle scuole. Noi paghiamo con le nostre tasche le scelte sbagliate di un Governo che difende gli interessi dei soliti noti, delle lobbies e dei privilegiati.</p>
<p>L&#8217;istruzione pubblica è privatizzata nella sostanza, poiché per accedervisi i costi sono sempre più  elevati, tanto che in futuro, secondo la legge 107 &#8220;la Buona Scuola&#8221;, dovrà appoggiarsi anche alla benificienza dei finanziamenti privati tramite lo school bonus. Non possiamo accettare che l&#8217;emergenza possa  divenire normalità. Soprattutto oggi, con la crisi economica che impoverisce  sempre più, non possiamo permettere che studenti vengano minacciati o  subiscano ritorsioni per non aver voluto o potuto pagare il contributo  &#8220;volontario&#8221;. L&#8217;istruzione pubblica e il diritto alla studio vanno  rifinanziati e non si possono continuare a coprire anni di tagli con  contributi imposti alle famiglie.<a href="http://www.retedellaconoscenza.it/blog/2015/12/17/per-listruzione-gratuita-contro-le-disuguaglianze-e-per-lo-sviluppo-del-paese/" target="_blank"> Vogliamo l&#8217;istruzione gratuita!</a></p>
<p>Se credi che sia giunta l&#8217;ora di denunciare questa ingiustizia  scarica il <a class="downloadlink" href="/sito/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=150" title=" scaricato 2532 volte" >modulo vertenza contributo scolastico UdS (2532)</a>  per presentare nella tua scuola una  vertenza per il NON PAGAMENTO del contributo volontario.</p>
<p>DENUNCIA IL CONTRIBUTO! <a href="/sito/denuncia-il-contributo/">COMPILA IL FORM</a> E FACCI SAPERE QUANTO TI VIENE CHIESTO!</p>
<p>Contattaci per essere aiutato nella compilazione del modulo o se  ricevi minacce da presidi e professori che vogliono negarti gite o  iscrizioni.</p>
<p>Scrivici a unionedeglistudenti@gmail.com oppure chiamaci allo 06/69770332 o al 3401653203/3461234420</p>
<h3>-&gt; Vuoi approfondire il tema? Leggi la <a class="downloadlink" href="/sito/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=151" title=" scaricato 13297 volte" >Guida al contributo volontario (13297)</a></h3>
<h3>-&gt; Partecipa al <a href="https://www.facebook.com/groups/680061082013346/">gruppo di discussione</a> per condividere con altri studenti quanto ti viene imposto nella tua scuola e per organizzare al meglio la protesta.</h3>
<h3>-&gt; Metti &#8220;Mi piace&#8221; alla pagina <a href="https://www.facebook.com/NOalcontributovolontario?skip_nax_wizard=true">No al contributo volontario</a> per rimanere aggiornato su quanto succede nel resto delle scuole del Paese.</h3>
<h3>-&gt; Diffondi i volantini nella tua scuola! <a class="downloadlink" href="/sito/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=201" title=" scaricato 298 volte" >Volantino contributo volontario 1 (298)</a>, <a class="downloadlink" href="/sito/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=202" title=" scaricato 272 volte" >Volantino contributo volontario 2 (272)</a> e <a class="downloadlink" href="/sito/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=271" title=" scaricato 88 volte" >volantino contributo volontario 3 (88)</a></h3>
<h3>-&gt; Vuoi scoprire come vengono spesi i soldi nella tua scuola? Leggi <a href="/sito/dove-vanno-a-finire-i-nostri-soldi-come-analizzare-e-rendere-partecipato-il-bilancio-scolastico/">QUI</a></h3>
<h3>-&gt; Leggi il <a href="/sito/manuale-per-una-scuola-ribelle-leggi-diffondi-pratica-lalternativa-dal-basso/" target="_blank">Manuale per la Scuola Ribelle</a> e la nostra proposta di riforma della scuola pubblica, <a href="http://issuu.com/retedellaconoscenza/docs/altrascuola__2_" target="_blank">l&#8217;AltraScuola</a></h3>
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		<title>In terza media è il ceto a decidere che superiori farai</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jan 2016 12:11:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>danilolampis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Silvia Fasulli, originariamente pubblicato su Linkiesta Stella (tutti i nomi sono di fantasia ndr) ha 14 anni e siede a un banco della Scuola media Arcadia del Gratosoglio, estrema ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Silvia Fasulli, originariamente pubblicato su <a href="http://www.linkiesta.it/it/article/2013/05/15/in-terza-media-e-il-ceto-a-decidere-che-superiori-farai/13778/" target="_blank">Linkiesta</a></p>
<p><a rel="attachment wp-att-9688" href="/sito/in-terza-media-e-il-ceto-a-decidere-che-superiori-farai/disuguaglianze-italia/"><img class="alignleft size-large wp-image-9688" title="disuguaglianze-italia" src="/sito/wp-content/uploads/2016/01/disuguaglianze-italia-600x496.png" alt="" width="360" height="298" /></a>Stella (tutti i nomi sono di fantasia <em>ndr</em>) ha 14 anni e  siede a un banco della Scuola media Arcadia del Gratosoglio, estrema  periferia Sud di Milano. «L’anno prossimo andrò al liceo scientifico. Mi  piacciono matematica e scienza e da grande voglio lavorare come guardia  parco, oppure veterinaria». La professoressa di Lettere Rosa Donatacci,  che ha coordinato le attività di orientamento della scuola, spiega  invece che il consiglio orientativo per Stella, mamma baby sitter a ore e  papà impiegato con la licenza media, era diverso. «Noi insegnanti e la  mamma di Stella avremmo preferito piuttosto un liceo delle scienze umane  all’Agnesi. Stella è brava ma è anche molto empatica, e quella è la  stessa scuola frequentata da sua madre».</p>
<p><strong>Nella classe della scuola media del Gratosoglio, su 16 ragazzi presenti, </strong>quasi  tutti figli di operai, artigiani, casalinghe e commercianti, solo  cinque frequenteranno l’anno prossimo lo scientifico, nessuno il  classico, tre il linguistico, altri tre un istituto tecnico e cinque una  scuola di formazione professionale (Cfp). Luca, figlio di due  ingegneri, andrà allo scientifico. Romina, papà idraulico, mamma al  lavoro in una mensa, farà il Cfp.</p>
<p><strong>Piazza Ascoli, non troppo distante da Porta Venezia, Milano. </strong>Al  terzo piano della Scuola Tiepolo, tra i banchi di una delle terze c’è  anche Carlo. Ha la stessa età di Stella, ma genitori entrambi architetti  con uno studio in proprio. «Carlo», racconta la professoressa di  Lettere Silveria Schiavo, «non studia molto, spesso non fa i compiti o  dimentica il materiale. Per questo, di fronte alla preferenza dei  genitori per un liceo classico, abbiamo piuttosto consigliato un liceo  delle scienze umane». E invece, l’anno prossimo Carlo andrà al Parini,  lo storico liceo classico milanese. «I miei genitori mi dicono che pone  le basi, apre molte strade, dà più sbocchi professionali. Quando loro  devono scegliere i tirocinanti preferiscono quelli che hanno fatto il  classico o lo scientifico perché hanno più preparazione».</p>
<p><strong>Su 28 ragazzi in aula, quasi tutti figli di professionisti, insegnanti universitari e dirigenti, </strong>23  si divideranno tra classico e scientifico, due hanno scelto il  linguistico, solo tre faranno un istituto tecnico, uno il professionale.  Caterina ad esempio farà ragioneria. «I suoi genitori hanno una grossa  pasticceria, e potrà dare una mano nell’amministrativo», spiega  l’insegnante.</p>
<p><strong>A 14 anni i giovani italiani di domani si preparano ad entrare nel terzo ciclo di istruzione scolastica. </strong>Finite  elementari e medie, devono decidere a quale ciclo di scuola superiore  iscriversi. Ed è in questo primo snodo che l’Italia misura la sua  capacità di offrire pari opportunità educative agli studenti e fare  della scuola un luogo in cui appianare le disparità sociali.</p>
<p><strong>Ma basta entrare in una qualsiasi terza media </strong>del  centro o una della periferia milanese per accorgersi che ancora oggi,  nella maggior parte dei casi, «il destino scolastico futuro degli alunni  viene progressivamente segnato dalle origini sociali, delle quali non  portano alcuna responsabilità». È il commento del professor Daniele  Checchi, docente di Economia politica dell’Università degli studi di  Milano a margine di <a href="http://checchi.economia.unimi.it/pdf/un48.pdf">una delle numerose ricerche</a> dedicate al tema, con cui ha mostrato, tra le altre cose, che gli  insegnanti sono i primi a farsi influenzare dalla classe sociale di  appartenenza del ragazzo nei consigli orientativi. Il tutto in un  sistema di istruzione secondaria diviso per indirizzi ben distinti tra  loro e dove la scelta della “filiera”, come la definisce Checchi,  (generalista, accademica e professionale) avviene tra i 13 e i 14 anni,  «un’età in cui l’influenza dei genitori è ancora forte».</p>
<p><strong>Nel 2008 ha studiato un campione di studenti lombardi di terza media.</strong> E ha analizzato l’influenza di tre fattori sulla scelta della scuola  superiore: background familiare, competenze e voti, contesto sociale. Lo  ha fatto in tutte e tre le fasi della scelta: il momento  dell’orientamento scolastico, la preiscrizione (ora non c’è più) e  l’iscrizione definitiva. Si è accorto, ad esempio, che già nella fase di  orientamento, «gli insegnanti nel formulare i loro consigli non si  limitano ad una valutazione delle risultanze scolastiche oggettive dei  ragazzi (come risulterebbe dai voti e dai test attitudinali), ma tengono  anche conto della famiglia di provenienza». Cioè, sono gli stessi  insegnanti ad essere per primi sensibili «alle pressioni direttamente o  indirettamente provenienti dall’ambiente circostante». Del fenomeno,  Checci propone due letture. Una positiva, che vede gli insegnanti  «preoccupati che le famiglie non riescono fornire il supporto economico  necessario a intraprendere carriere più lunghe e rischiose», l’altra,  negativa, è che gli insegnanti assecondano troppo le aspirazioni dei  genitori.</p>
<p><a href="http://www.linkiesta.it/sites/default/files/uploads/inline-files/35534/effetto_marginale_istruzione_genitori.png"><img src="http://i.static.linkiesta.it/blobs/full/a/f/c/0/afc04d5b-31be-446b-9032-dcf930b67e1c.jpg" alt="Effetto Marginale Istruzione Genitori" /></a></p>
<p><strong>Dal grafico «</strong>si nota che il figlio di un genitore  laureato ha una probabilità nulla di ricevere un orientamento verso la  formazione professionale e molto raramente (meno del 10%) una  indicazione di un istituto di formazione professionale. È invece  possibile l’opposto: il figlio di genitori analfabeti (che sono meno del  2% del campione) ha una probabilità su cinque di ricevere l’indicazione  di un liceo».</p>
<p><strong>Valutando il peso delle competenze dei ragazzi nei consigli di orientamento dei professori,</strong> Checchi sottolinea come «un buon possesso delle competenze dei ragazzi  risulta cruciale nel differenziare la carriera: la probabilità  dell’orientamento verso la formazione professionale declina con il  crescere delle competenze, mentre si accresce inversamente la  probabilità di essere indirizzati verso i licei». Eppure, sottolinea il  professore, «anche in questo caso il titolo di studio dei genitori  continua a rimanere rilevante».</p>
<p><a href="http://www.linkiesta.it/sites/default/files/uploads/inline-files/35534/effetto_marginale_giudizio_italiano.png"><img src="http://i.static.linkiesta.it/blobs/full/e/7/9/b/e79b3a23-82f2-42d6-916d-987abdfeb860.jpg" alt="Effetto Marginale Giudizio Italiano" /></a></p>
<p><a href="http://www.linkiesta.it/sites/default/files/uploads/inline-files/35534/effetto_marginale_giudizio_matematica.png"><img src="http://i.static.linkiesta.it/blobs/full/e/1/2/d/e12d1544-7357-4412-b7c1-faefa502472c.jpg" alt="Effetto Marginale Giudizio Matematica" /></a></p>
<p><a href="http://www.linkiesta.it/sites/default/files/uploads/inline-files/35534/effetto_marginale_test_italiano.png"><img src="http://i.static.linkiesta.it/blobs/full/b/6/e/d/b6edcc31-7632-413e-9485-15b0df5e3bf1.jpg" alt="Effetto Marginale Test Italiano" /></a></p>
<p><a href="http://www.linkiesta.it/sites/default/files/uploads/inline-files/35534/effetto_marginale_test_matematica.png"><img src="http://i.static.linkiesta.it/blobs/full/a/6/f/7/a6f70783-f6f4-4d8a-86cd-a7f556bf816d.jpg" alt="Effetto Marginale Test Matematica" /></a></p>
<p>Dal confronto delle Figure 2, 3, 4 e 5 con la Figura 1 si nota  il maggiore peso del grado di istruzione dei genitori rispetto alle  competenze dei ragazzi nei consigli di orientamento scolastico (i  coefficienti relativi mantengono lo stesso ordine di grandezza)</p>
<p><strong>Al momento della preiscrizione</strong>, «notiamo &#8211; spiega  Daniele Checchi &#8211; che sia i figli di genitori laureati che i figli di  genitori che hanno completato l’obbligo tendono ad essere spinti  all’insù, probabilmente per motivazioni differenti: i figli dei genitori  con l’obbligo ricevono una pressione legata al desiderio del “riscatto  sociale” per una scolarità mancata nella generazione dei genitori; i  figli dei genitori laureati invece vengono spinti dall’idea che  l’ambiente familiare possa compensare un eventuale scarso risultato  scolastico». Ritornando alla Figura 1, è possibile notare come in fase  di preiscrizione e di iscrizione, l’effetto familiare «estremizza» le  decisioni, «alzando sia la probabilità di scegliere una scuola di  formazione professionale che di scegliere un liceo».</p>
<p><strong>«Possiamo quindi parlare di un sistema scolastico efficace </strong>nel  selezionare gli individui verso le carriere scolastico-lavorative più  adeguate alla loro preparazione?», si chiede Checchi. La risposta è  negativa. «La scelta di indirizzo degli studenti parte da una  allocazione poco oggettiva derivata dall’orientamento degli insegnanti e  viene ulteriormente distorta (in senso di rafforzamento della  componente familiare) nelle scelte di preiscrizione dei figli». Un  destino, quello scolastico, «segnato progressivamente dalle origini  sociali, che si riflettono «nella diversa disponibilità ad intraprendere  carriere scolastiche più o meno esposte al rischio di fallimento». «<a href="http://checchi.economia.unimi.it/pdf/un57.pdf">La ricerca accademica mostra come</a> la ricchezza familiare continui ad essere un fattore determinante nelle  scelte scolastiche, in quanto le famiglie più ricche sono  caratterizzate da una minore avversione al rischio».</p>
<p><strong>Il professor Francesco dell’Oro,</strong> responsabile del  Servizio Orientamento del comune di Milano, offre un dato su tutti. Tra  le 584 richieste di aiuto di ragazzini delle scuole superiori ricevute  nell’ultimo anno dal suo ufficio, il 56 per cento proveniva dai licei  classico e scientifico. Adolescenti desiderosi di cambiare indirizzo  scolastico. «O i ragazzi fanno scelte non consapevoli &#8211; commenta  Dell’Oro &#8211; oppure i genitori fanno troppe pressioni. Mi accorgo che  spesso è vera la seconda, soprattutto quando si tratta di  professionisti: ingegneri, medici, i più in difficoltà nell’accettare  per i figli un corso di studi diverso dal liceo classico o scientifico e  prevenuti addirittura anche verso i licei delle scienze umane».</p>
<p><strong>«Si considerano gli istituti tecnici scuole di serie b. Ed è un paradosso. </strong>Perché  chi ha un livello culturale medio-alto, dovrebbe avere l’apertura  mentale sufficiente a uscire da un sistema di gerarchie scolastiche del  tutto opinabile. Anche gli istituti tecnici, se fatti bene, offrono la  preparazione necessaria per frequentare l’università».<br />
Piuttosto, precisa il professore, è il tasso di abbandono scolastico a  dimostrare le disuguaglianze di opportunità educative che ancora  permangono nella scuola italiana. E a mostrare che la scuola, per come è  fatta, non funziona. Dell’Oro cita il rapporto <em>Noi Italia 2013</em> dell’Istat, dove emerge che il 18,2 per cento dei 18-24enni ha  abbandonato gli studi prima di conseguire il titolo di scuola media  superiore, contro il 13,5 per cento dei paesi Ue (il dato si riferisce  al 2013).</p>
<p><strong>Sempre secondo l’Istat,<em> Annuario statistico italiano 2012</em>, a conclusione del secondo ciclo di istruzione,</strong> il 97,9 per cento degli studenti ammessi a sostenere l’esame di Stato  consegue il diploma di istruzione secondaria superiore nel 2010. Ma la  riuscita all’esame di Stato è più elevata tra gli studenti dei licei  classici e scientiﬁci (99,1 e 99,0 per cento), mentre è più bassa tra  gli studenti dei licei linguistici (95,2 per cento), degli istituti  tecnici (97,0 per cento) e degli istituti professionali (97,1 per  cento).</p>
<p><strong>«La scuola non deve essere pensata solo per i più bravi», incalza Dell’Oro, </strong>«deve  riuscire ad accompagnare fino alla fine del percorso anche i mediocri.  Ma il nostro sistema, così imbrigliato in una rigida divisione delle  materie, non aiuta i ragazzi a scoprire passioni e capacità. Per questo  servirebbe almeno un intero anno orientativo, in cui ciascuno si metta  alla prova in più materie, per scoprire con maggiore autonomia dai  genitori il percorso più adatto. Altrimenti, alle superiori continueremo  a registrare un forte disagio scolastico», chiude Dell’Oro.</p>
<p>15/05/2013</p>
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		<title>EDILIZIA SCOLASTICA. Dopo grandi annunci e spot fallisce il piano del Governo sull&#8217;edilizia scolastica. Ecco i dati, tra ritardi e scarsità di fondi.</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jan 2016 10:29:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>danilolampis</dc:creator>
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<p><em>Uno  dei &#8220;cavalli di battaglia&#8221; del governo Renzi, ovvero il piano  sull&#8217;edilizia scolastica, doveva prevedere ingenti investimenti per  rimettere a norma le scuole sia dal punto di vista strutturale, &#8220;Scuole  sicure&#8221;, sia sul piano dell&#8217;innovazione &#8220;Scuole belle&#8221;. A un anno di  distanza da annunci e dalla prima tranche di investimenti a pioggia, a  cadere è l&#8217;impalcatura mediatica del Governo, partendo dagli effetti del decreto Milleproroghe.</em></p>
<p>Il decreto Milleproroghe rimanda al 31  dicembre 2016 la messa a norma degli edifici, attualmente coperti da una  normativa del 1992. I fondi non utilizzati, inoltre, saranno assegnati  tra un anno.</p>
<p>Ciò avviene in un contesto assai  preoccupante che, nel nostro paese, vede una percentuale di strutture  prive di certificato di prevenzione pari al 60%, come denunciato già da  Legambiente nel rapporto &#8220;Ecosistema Scuola&#8221;</p>
<p>Ad aggravare il  quadro vi è la proroga dell’Osservatorio per l’edilizia che slitterà a  febbraio 2016, così come sono prorogati i fondi per &#8220;Scuole Sicure&#8221;,  totalmente insufficienti i 40 milioni per le norme antisismiche. Una  situazione limite, se pensiamo ai dissesti idrogeologici causati dalle  forti piogge e alluvioni che hanno colpito il nostro paese negli ultimi  mesi, e che evidenziano quanto l&#8217;abusivismo e la speculazione edilizia  siano pericolosi per la vita delle persone.</p>
<p>Abbiamo denunciato più volte l&#8217;inconsistenza dei provvedimenti presi  dal Governo in materia di Edilizia scolastica, non ultima la delibera  sui mutui BEI, una scelta gravissima che sta causando non solo un  ritardo nei lavori di messa in sicurezza, ma anche un aumento del debito  pubblico.</p>
<p>Come Uds da anni denunciamo, tramite questionari, la  condizione delle nostre scuole, metà delle quali costruite prima della  normativa antisismica e che, di anno in anno, sono sempre più esposte a  crolli, allagamenti e incidenti di vario genere. È per questo che  consideriamo non sufficiente la risoluzione del Governo Renzi, vogliamo  un piano di rimessa a norma delle scuole con investimenti che seguano le  priorità dell&#8217;anagrafe dell&#8217;edilizia scolastica, eliminando le barriere  architettoniche e tutto quanto possa costituire pericolo per chi vive  le scuole. Non abbiamo bisogno di spot mediatici e propaganda, con le  nostre vite non si scherza.</p>
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