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CAMPANIA – La piattaforma degli studenti verso le elezioni regionali 04/19/15

Il punto di vista delle studentesse e degli studenti campani sul proprio territorio. Un contributo necessario verso le prossime elezioni regionali, per far emergere le contraddizioni di questa regione e ...


Il punto di vista delle studentesse e degli studenti campani sul proprio territorio. Un contributo necessario verso le prossime elezioni regionali, per far emergere le contraddizioni di questa regione e proporre nuovi spazi di cambiamento.

“Siamo studentesse e studenti della regione Campania, una regione ricca di contraddizioni, con due volti  in continua lotta tra di loro. Da una parte la nobiltà che le consegna per prima la storia, sin dai Sanniti e la Magna Grecia fino alla guerre di resistenza partigiana, passando per la “Campania felix” romana, il Regno delle due Sicilie e gli Spagnoli che hanno lasciato i segni del loro passaggio su tutto il territorio. Dall’altra la miseria. La miseria e le sue mille sfumature. Quella della povertà che dilaga nelle nostre città, nelle periferie come nei piccoli centri delle province; la miseria culturale, dai crolli di Pompei alla chiusura di ospedali e biblioteche, alla svendita di teatri e di tutto il patrimonio pubblico. La miseria lavorativa di fabbriche che chiudono oppure emigrano come anche d’altronde fanno i laureati e i nostri giovani. La Miseria di decenni di corruzione, di camorra e di un malato sistema economico-politico che ha sacrificato all’altare dei mercato la propria nobiltà. Ora a vestire i panni nobili sono i grandi poteri, quelli che detengono le ricchezze di questa terra, dai grandi gruppi industriali alla criminalità organizzata.
La Campania vive in questa contraddizione, tra la miseria del reale e una nobiltà possibile, desiderabile.
Una regione che è specchio dell’intero paese, ma ancora di più simbolo di un SUD Italia che ha visto il disvelarsi del volto peggiore della crisi.
Se da una parte infatti il nord Italia nell’ultimo decennio ha mostrato comunque piccoli segnali di crescita (+2% del PIL) dall’altra il meridione mostra invece un’acuta fase di recessione (-7% del PIL) facendo sì che la nostra regione risulti essere agli ultimi posti tra le regioni del “bel paese”.
Le misure di austerity imposte nel nostro continente sono state ancora più forti nella nostra regione dove il taglio alla spesa pubblica ha raggiunto il 6,2% (più del doppio rispetto alle regioni settentrionali) provocando sempre maggiori tagli ai servizi e, conseguentemente, di negazione dei diritti. Quello che emerge dai dati è che la passività dimostrata degli enti pubblici nel dare risposte concrete al dispiegarsi della crisi ha provocato sempre più un effetto depressivo, in Campania il 23% delle famiglie vive in condizione di povertà relativa, con un quasi 5% di famiglie che vivono con meno di 6mila euro all’anno, abbiamo il 21% di disoccupazione generale che arriva al 51% se prendiamo in considerazione i giovani fino a 24 anni e 33mila giovani fuori dai luoghi della formazione che non cercano un lavoro (i cosidetti NEET).  Siamo la seconda regione per emigrazione, in particolar modo giovanile, e vediamo andare via circa 22mila laureati l’anno che non trovano opportunità in questa terra.
Tutto ciò dimostra la totale assenza di un’idea complessiva di quello che la Campania può diventare, di cosa si può e si vuole diventare, di quello che c’è da costruire e intanto quel poco che abbiamo intorno lo vediamo crollare  sotto i nostro occhi.
Non vogliamo lasciare la nostra regioni ancora nelle mani dei grandi potenti, delle grandi lobby, della Camorra e di chi continua a saccheggiare la nostra terra. Noi vogliamo poter restare. Vogliamo dare al luogo in cui siamo nati il frutto dei nostri studi, le nostre capacità e competenze, contribuire alla sua crescita, non solo economica, ma sociale e culturale.

Rivendichiamo un intervento pubblico forte, perché le emergenze che il nostro territorio vive non possono essere eluse a causa del pareggio di bilancio. Non possiamo cedere a questo ricatto economico, senza interventi pubblici concreti non è possibile una lotta alla povertà come alla criminalità organizzata, senza finanziamenti pubblici non è possibile garantire diritti, da quello alla vita a quello all’istruzione. Con i diritti non si può far mercato, e la Regione non può metterli all’asta al miglior offerente.

Queste per noi sono le priorità da cui ripartire, interrogando le nostre contraddizioni fino in fondo, assumendo la sfida delle nostre miserie con il desiderio di cambiarle.”

 

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