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	<title>Unione degli Studenti &#187; Internazionali</title>
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		<title>#17NOW &#8211; L&#8217;appello internazionale di OBESSU e ESU</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Nov 2013 18:14:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giuseppinatucci</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La <a href="https://www.facebook.com/events/1379227328987958/" target="_blank">giornata internazionale dello studente</a> ha una lunga storia alle  spalle di proteste e rivendicazioni per un&#8217;istruzione migliore, pari  diritti e democrazia. Anche quest&#8217;anno vogliamo farci sentire, non solo  per ricordare la storia della giornata, anche per alzare la nostra voce e  creare consapevolezza sui temi e sulle problematiche che gli studenti e  le studentesse incontrano al giorno d&#8217;oggi, non solo in Europa, ma in  tutto il mondo!</p>
<p>L&#8217;<a href="http://www.obessu.org/" target="_blank">Organising Bureau of European School Student  Unions (OBESSU)</a> e l&#8217;<a href="http://www.esu-online.org/" target="_blank">European Students’ Union (ESU)</a> lavorano per  promuovere i diritti delle studentesse e degli studenti in Europa ogni  giorno.</p>
<p>I sistemi di istruzione, il modo in cui gli studenti  vengono ascoltati e le battaglie che vengono combattute sono diverse in  ogni parte d&#8217;Europa. Ancora, nel 2013, gli studenti vivono differenze  abissali tra le nazioni in Europa quando si parla di accessibilità  dell&#8217;istruzione. I servizi che vengono offri dalle istituzioni  scolastiche, i costi dell&#8217;istruzione e le forme di supporto garantite  per gli studenti sono lontanissime dall&#8217;essere omogenee in Europa.  Nonostante i bisogni siano diversi però, l&#8217;idea di un&#8217;istruzione libera,  democratica, egualitaria e inclusiva &#8211; per la quale l&#8217;OBESSU e l&#8217;ESU  insieme alle loro organizzazioni membro combattono quotidianamente &#8211;  rimane la stessa in ogni parte del mondo.</p>
<p>I diritti degli  studenti come l&#8217;accesso all&#8217;istruzione non devono mai essere dati per  scontati, anche quando sembrano essere garantiti. Infatti non possiamo  dimenticare gli studenti e le studentesse che hanno combattuto duramente  nel passato, come non possiamo dimenticare tutte e tutti coloro che  combattono con gli stessi obiettivi al giorno d&#8217;oggi. I diritti e la  loro implementazione devono diventare la base necessaria per cominciare a  riconsiderare l&#8217;istruzione in Europa in generale.</p>
<p>Non possiamo  dimenticare le lotte vinte in passato, ma non vogliamo che il 17  novembre venga visto come una giornata di commemorazione, ma come una  giornata d&#8217;azione, cosa che troviamo fondamentale in tempi di austerità.  Non dobbiamo mai stancarci di ripetere ai decisori politici e alla  società che il valore dell&#8217;istruzione è collettivo. L&#8217;istruzione é la  chiave per il cambiamento e l&#8217;uguaglianza che sarà raggiunta solo con la  garanzia di un&#8217;istruzione di qualità per tutte e tutti.</p>
<p>Per  questi motivi, l&#8217;OBESSU e l&#8217;ESU invitano TE ad attivarti per il 17  novembre e a creare coscienza in te e negli altri circa la storia degli  studenti e dei movimenti studenteschi, perché la tua voce sia ascoltata e  per dimostrare siamo capaci di combattere per i nostri diritti.  Immagina un giorno nel quale gli studenti e le studentesse delle scuole  superiori e delle università di tutta Europa lottano insieme per un  futuro migliore.</p>
<p><a href="/sito/17now/" target="_blank">Mobilitati e fai in modo che la tua voce sia ascoltata!</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a rel="attachment wp-att-6419" href="/sito/17now-lappello-internazionale-di-obessu-e-esu/17now-2/"><img class="alignnone size-large wp-image-6419" title="17now" src="/sito/wp-content/uploads/2013/11/17now-600x400.jpg" alt="" width="600" height="400" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ENGLISH VERSION</p>
<p>The  International Students‘ Day has a long history of students protests and  uprisings for a better education, equal rights and democracy. This year  we also want to stand up on this day and not only remember the history  but also claim our voices and raise awareness on issues students face  today, not only in Europe but all around the world!</p>
<p>The  Organising Bureau of European School Student Unions (OBESSU) and the  European Students’ Union (ESU) work on promoting students rights all  over Europe, every day.</p>
<p>The educational systems, the way young  people are listened to and the things that are fought for vary around  different parts of Europe. Yet in 2013, students are experiencing deep  differences when it comes to access and provision of education within  the countries of Europe. The services provided by educational  institutions, the cost of education and the forms of support guaranteed  to students are far from being homogenous in Europe. Although the needs  are different, the idea of free, democratic, equal, inclusive education-  that OBESSU and ESU and their member organisations are fighting for-  remains the same.</p>
<p>Students and school students’ rights as well as  access to education should never be taken for granted, even when they  are ensured for the moment. We cannot forget student activists who  fought for education in the past; nor can we forget about all the young  people who work today towards the same objectives. Students&#8217; rights and  their effective implementation must become the basis to reconsider  education in Europe.</p>
<p>We cannot forget the struggles and the  improvements students achieved in the past, we want however, 17 November  not to be seen only as a day of commemoration but as a day of action.  This stands especially in times of austerity. We must not tire of  reminding decision makers and society of the value that education holds  for all of us! Education is the key to change and equality which will be  achieved with free access to quality education ensured to all.</p>
<p>Therefore,  OBESSU and ESU invite YOU to take action on 17 November 2013 to raise  awareness about the harsh history of student and school student  activism, to make our voice heard on current issues and to show how  students still fight for their rights. Imagine a day, when students and  school students all over Europe come together in common action to fight  for a brighter future.</p>
<p>ESU invites you to submit your video with  your own claims for student or educational related issues by 13  November. The submitted videos will be compiled into one and released  officially in relation to the International Students’ Day on 17  November. Click here to find out more about the video campaign.</p>
<p>Stand up and make sure your voice is heard!</p>
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		<title>#17NOW: giornata internazionale dello studente. Una breve storia</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Nov 2013 16:58:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giuseppinatucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti degli studenti]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 28 ottobre 1939, anniversario dell&#8217;indipendenza cecoslovacca, studenti e professori dell&#8217;università di Praga manifestavano contro il regime nazista e per l&#8217;indipendenza, il regime nazista rispose con una dura repressione della ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-6409" href="/sito/17now/logo17nov-2/"><img class="alignnone size-medium wp-image-6409" title="logo17nov" src="/sito/wp-content/uploads/2013/11/logo17nov-300x100.png" alt="" width="300" height="100" /></a></p>
<p>Il 28 ottobre 1939, anniversario dell&#8217;indipendenza cecoslovacca, studenti e professori dell&#8217;università di Praga manifestavano contro il regime nazista e per l&#8217;indipendenza, il regime nazista rispose con una dura repressione della manifestazione e in quell&#8217;occasione uccisero lo studente Jan Opletal. Il 15 novembre, in occasione del funerale di Jan Opletal, gli studenti trasformarono il corteo funebre in una manifestazione contro il regime nazista; la repressione, a pochi giorni dalla manifestazione nell&#8217;universitá di Praga, fu molto più dura: moltissimi furono gli istituti chiusi, migliaia gli studenti e i docenti arrestati e 9 tra studenti e docenti vennero giustiziati il 17 novembre senza alcun processo. E ancora, il 17 novembre 1973, al culmine della rivolta greca contro la dittatura dei colonnelli, un carro armato irrompe nell&#8217;università di Atene reprimendo la rivolta studentesca. Da qui nasce la giornata del 17 novembre come giornata di commemorazione dell&#8217;eccidio e della repressione delle mobilitazioni studentesche in tutto il mondo.<br />
Nel 1941 il Consiglio Internazionale degli Studenti dichiara per la prima volta il 17 novembre come giornata internazionale dello studente, ma la ricorrenza viene celebrata con poco forte senso commemorativo e in maniera sconnessa in molte parti del mondo.<br />
È nel 2004 che un&#8217;assemblea studentesca internazionale, alla quale partecipano le associazioni internazionali tanto quanto le associazioni nazionali, tenuta nel corso del Forum Sociale Mondiale, lancia la giornata del 17 novembre come giornata di commemorazione e mobilitazione internazionale.</p>
<p>Qual è quindi il senso del 17 novembre?</p>
<p>La giornata internazionale degli studenti ha una lunga storia di contenuti e mobilitazioni globali. Dalla mera commemorazione la giornata è diventata un modo per continuare a far sentire la voce delle studentesse e degli studenti di tutto il mondo e per portare l&#8217;attenzione su temi come l&#8217;Istruzione di qualità, i diritti e la democrazia.<br />
Se è vero che i sistemi d&#8217;istruzione sono diversi da paese a paese, é anche vero che le lotte studentesche sono spesso altamente interconnesse, se non uguali. Ancora oggi gli studenti si trovano davanti a problemi enormi come l&#8217;accesso dell&#8217;istruzione e il costo della stessa, e, oggi come ieri, le istituzioni rimangono sorde a qualsivoglia tipi di mobilitazione propositiva. Con questa giornata intendiamo ricordare le studentesse e gli studenti che hanno lottato in passato, ma vogliamo anche prenderci il protagonismo del presente che continua a venirci negato.<br />
Nel 2009 a Bruxelles <a href="http://www.obessu.org">l&#8217;OBESSU</a> (the organizing bureau of European school students unions), di cui l&#8217;Unione degli Studenti è Membro e che rappresenta le studentesse e gli studenti delle scuole superiori, e l&#8217;ESU (the European students union), che rappresenta gli studenti universitari, hanno organizzato un <a href="http://17thofnovember-internationaldayofstudents.webstarts.com/about.html">evento</a> per celebrare i 70 anni dal 17 novembre 1939. In quell&#8217;occasione studentesse e studenti da tutta Europa hanno discusso della storia dei movimenti e di come rilanciare quella data in senso conflittuale. Anche quest&#8217;anno, come negli anni passati, l&#8217;OBESSU ha lanciato un <a href="http://www.obessu.org/call-for-action-international-day-of-students-2013">appello</a> per la partecipazione alla giornata.</p>
<p>Qual è il senso del 17 novembre nel 2013?</p>
<p>Dal 2008 la parola crisi è entrata con prepotenza nel nostro vocabolario, e ci é entrata con un significato e con un ruolo che alle studentesse e agli studenti è sempre stato stretto. Dicono crisi per indicare una grossa crisi finanziaria, ma dimentichiamo che la crisi è anche e soprattutto sociale, culturale, democratica; dicono crisi per trovare una giustificazione plausibile alle politiche antidemocratiche che ci vengono imposte dai vertici delle istituzioni europee; dicono crisi per giustificare le politiche di austerità che sanino i bilanci distruggendo il nostro presente e il nostro futuro; dicono crisi per giustificare la totale cancellazione di diritti e l&#8217;avanzare di politiche neoliberiste sempre più pesanti. Noi non ci stiamo! Saremo nelle <a href="http://www.retedellaconoscenza.it/component/content/article/44-homepage/760-napoli-val-susa-pisa-gradisca-dal-15now-al-16now-saremo-un-fiumeinpiena.html">piazze il 15 e il 16 novembre</a> per dire no alla dittatura dell&#8217;alta finanza, oggi come nel 1939 vogliamo chiedere democrazia, lavoro, welfare, un&#8217;istruzione di qualità e accessibile da tutte e tutti, vogliamo essere protagonisti del nostro presente e vogliamo costruire il nostro futuro. Saremo nelle piazze perché la <a href="http://www.retedellaconoscenza.it/news/751-spagna-24o-la-lomce-noesmireforma.html">lotta degli studenti spagnoli contro la LOMCE</a>, la riforma dell&#8217;istruzione che smantella il sistema di istruzione pubblico spagnolo, é anche una nostra lotta, come è una nostra lotta <a href="http://www.retedellaconoscenza.it/component/content/article/44-homepage/758-siamo-tutti-clandestini-studenti-italiani-solidali-con-le-proteste-francesi-contro-le-politiche-dei-respingimenti.html">quella degli studenti francesi</a>, che da settimane si mobilitano perché Leonarda e Katchic, i due studenti migranti espulsi, possano tornare in patria e perché ci sia una radicale revisione della politica migratoria, in Francia come in tutta Europa. Non siamo più disposti ad essere succubi delle decisioni imposte dall&#8217;alto, esigiamo democrazia reale e siamo pronti a gridarlo nelle piazze, e lo faremo insieme a migliaia di altre studentesse e studenti da tutto il mondo.<br />
Per noi, il 17 novembre non é una semplice ricorrenza, e non dovrà mai esserlo.</p>
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		<title>SPAGNA &#8211; #24O: La #lomce #noesmireforma</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Oct 2013 15:28:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>danilolampis</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>Negli ultimi due giorni gli studenti spagnoli si sono mobilitati in massa, insieme a insegnanti e genitori contro la LOMCE, una riforma dell&#8217;istruzione che prevede grossi tagli e cambiamenti nel sistema formativo spagnolo, al grido di &#8220;no es mi reforma&#8221;, non è la mia riforma!</p>
<p>Il governo di centro destra guidato da Mariano Rajoy sta smantellando il sistema pubblico per provare a riportare il debito pubblico sotto controllo. Ma la speranza che l&#8217;economia possa leggera mente risanarsi significa poco se il prezzo da pagare è il futuro degli studenti spagnoli.</p>
<p><strong>Usando la maggioranza parlamentare il governo ha infatti approvato la riforma dell&#8217;istruzione nota come LOMCE, la </strong><strong>Ley Orgánica para la Mejora de la Calidad Educativa, conosciuta anche come &#8220;legge Wert&#8221;, proposta dal ministro dell&#8217;istruzione José Ignacio Wert, emendata in varie parti ma approvata ad ogni modo senza il supporto dell&#8217;opposizione e della stragrande maggioranza di docenti, genitori e centinaia di migliaia di studenti. </strong></p>
<p>Sin dal momento in cui sono stati proposti degli emendamenti alla legge un&#8217;ondata di proteste ha attraversato la nazione. A fine settembre, per l&#8217;inizio dell&#8217;anno scolastico 100000 studenti si sono riversati nelle strade di Palma di Mallorca in protesta contro la riforma, nonostante gli attacchi del governo che non riteneva 100000 persone una percentuale sufficiente per essere degna di essere ascoltata.</p>
<p>Prima del voto, il ministro dell&#8217;istruzione Wert ha ribadito che un cambio è necessario, giustificandosi col fatto che per ogni studenti che ripete un anno a suola c&#8217;è un prezzo di 7000 euro che ricade sulle spalle dello stato. Visto che il 40% degli studenti l&#8217;anno scorso è stato bocciato almeno una volta prima dei 15 anni durante la scuola sell&#8217;obbligo, il costo totale sulle spalle dello stato ammonterebbe a 24 miliardi di euro. Ma l&#8217;opposizione e gli studenti non stanno a questa teoria e a questa visione monetaristica degli studenti e ribadiscono che la LOMCE è la riforma più effimera della storia, anche se Il ministro Wert continua a proporla come l&#8217;unico modo per ridurre la percentuale di abbandono scolastico.</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>SALERNO &#8211; Non c&#8217;è più tempo! Make school, not war!</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Sep 2013 14:40:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carmenguarino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’Unione degli Studenti Salerno, sindacato studentesco attivo con diverse iniziative nel mondo studentesco anche durante l’estate, con la riapertura delle scuole e l’inizio del nuovo anno scolastico, oltre ad augurare ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Unione degli Studenti Salerno, sindacato studentesco attivo con diverse iniziative nel mondo studentesco anche durante l’estate, con la riapertura delle scuole e l’inizio del nuovo anno scolastico, oltre ad augurare a tutti gli studenti un buon ritorno tra i banchi di scuola, promuove un percorso settimanale di sensibilizzazione nelle scuole verso l’11 Ottobre, prima data di mobilitazione a livello nazionale. Durante le 4 settimane che precedono tale data, sarà introdotta nelle scuole una tematica diversa per ogni settimana. Tutte le iniziative e le azioni avranno il filo comunicativo comune del “Non c’è più tempo!”, che esprime pienamente l’emergenzialità della situazione del nostro Paese e soprattutto per la scuola pubblica, che ha bisogno di risorse ingenti e risposte strutturali ai propri problemi e della frase “verso l’11 ottobre..”,in attesa del giorno.</p>
<p>A partire dal 16 settembre 2013, con l’iniziativa CONTRO LA GUERRA IN SIRIA, identificabile con lo slogan “MAKE SCHOOL, NOT WAR!” presente su tutti gli striscioni posizionati davanti alle scuole superiori Salernitane, si mette in campo la situazione della guerra in Siria, dove hanno perso la vita oltre 100mila morti, sono emigrate 2 milioni di persone e migliaia di bambini, studenti, donne ed uomini di tutte le età stanno vivendo terrorizzati, con la paura di morire in ogni attimo delle loro giornate.</p>
<p>Per questo, come studenti e studentesse, aspiriamo ad una situazione pacifica del conflitto in Siria che coinvolge anche i paesi del Medio Oriente ed indirettamente anche noi Italiani, in quanto Paese straniero al centro tra Stati Uniti e Siria in opposizione tra loro e sede di molte basi NATO, soprattutto qui in Campania. Siamo totalmente contrari a qualsiasi tipo di soluzione militare e all&#8217;acquisto degli F35: flotta di aerei da combattimento per i quali l&#8217;Italia pagherà 10 miliardi di euro per una flotta di 90 &#8216;F35&#8242;, uno spreco. Questi soldi potrebbero essere stanziati per le nostre scuole che da anni sono sottoposte a tagli e per migliorare le situazioni di edilizia che rendono spesso i nostri istituti instabili e non a norma. Crediamo sia fondamentale partire dalle scuole per costruire una cultura di pace. Non vogliamo vivere con la paura della guerra, che sembrava essere distante da anni..</p>
<p>Dalle scuole e dalle Università diamo le ali alla Pace !<a rel="attachment wp-att-5936" href="/sito/salerno-non-ce-piu-tempo-make-school-not-war/salerno-2-4/"><img class="alignleft size-large wp-image-5936" title="salerno 2" src="/sito/wp-content/uploads/2013/09/salerno-21-600x329.jpg" alt="" width="600" height="329" /></a><a rel="attachment wp-att-5935" href="/sito/salerno-non-ce-piu-tempo-make-school-not-war/salerno-1-2/"><img class="alignleft size-large wp-image-5935" title="salerno 1" src="/sito/wp-content/uploads/2013/09/salerno-1-600x337.jpg" alt="" width="600" height="337" /></a><a rel="attachment wp-att-5942" href="/sito/salerno-non-ce-piu-tempo-make-school-not-war/salerno-8/"><img class="alignleft size-large wp-image-5942" title="salerno 8" src="/sito/wp-content/uploads/2013/09/salerno-8-600x450.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a><a rel="attachment wp-att-5938" href="/sito/salerno-non-ce-piu-tempo-make-school-not-war/salerno-4-2/"><img class="alignleft size-large wp-image-5938" title="salerno 4" src="/sito/wp-content/uploads/2013/09/salerno-4-600x450.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a></p>
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		<title>NIGERIA &#8211; No al terrorismo nelle scuole!</title>
		<link>http://www.unionedeglistudenti.net/sito/nigeria-no-al-terrorismo-nelle-scuole/</link>
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		<pubDate>Sun, 07 Jul 2013 13:11:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>danilolampis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Rete della Conoscenza apprende con sgomento la notizia dell&#8217;attacco terroristico alla scuola di Mamudu in Nigeria, nel quale hanno perso la vita 42 persone tra studenti e personale della ...]]></description>
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<p>La Rete della Conoscenza apprende con sgomento la notizia dell&#8217;attacco terroristico alla scuola di Mamudu in Nigeria, nel quale hanno perso la vita 42 persone tra studenti e personale della scuola. Nella regione, in cui si scontrano etnie cristiane e musulmane, vi sono già stati 209 attacchi a luoghi della formazione. La Rete Della Conoscenza intende fare una riflessione ampia sulle potenzialità della scuola e della formazione, considerando le scuole “zone franche” da tutelare e valorizzare. I luoghi della formazione, infatti, non possono essere utilizzate e attaccate per lotte etniche e religiose, ma devono diventare luoghi di inizio di un processo di multiculturalismo e pluralismo di idee. Occorre cominciare dalle scuole, infatti, processi di convivenza pacifica, condivisione e confronto, tutelando la necessità di una educazione alla conoscenza dell&#8217;altro ed alla cittadinanza attiva. Attaccare le scuole significa attaccare gli unici luoghi che possono diventare officina di idee per una risoluzione sociale del conflitto e per sperimentare pratiche di crescita laica, multiculturale e collettiva.</p>
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		<title>Tunisi, la Rete della Conoscenza al Forum Sociale Mondiale</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Mar 2013 15:26:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carmenguarino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 26 Marzo si apre il Forum Sociale Mondiale. Tunisi non è a caso la sede del FSM; è il luogo simbolo delle rivolte arabe e dei regimi che cedono ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 26 Marzo si apre il Forum Sociale Mondiale. Tunisi non è a caso la sede del FSM; è il luogo simbolo delle rivolte arabe e dei regimi che cedono il passo, il posto dove ancora si lotta per la democrazia, sapendo che è un processo che ha bisogno di tempo e di lotta. Tutto il mondo delle lotte, dei movimenti di questi anni sarà a Tunisi: i movimenti sudamericani, dalle battaglie delle comunità, ai grandi movimenti per l&#8217;acqua e per l&#8217;ambiente, le organizzazioni del lavoro, giovani precari e reti di lotte sociali europee ed internazionali che in questi anni hanno lottato contro le politiche di austerity. 10 anni dopo ancora sono 8 le persone che vogliono decidere delle vite di 6 miliardi.<br />
La dignità la parola al centro dei meeting e dei gruppi che si riuniranno nella capitale tunisina da domani. La crisi pone Occidente e Oriente, Nord e Sud del Mondo di fronte al tema della dignità in maniera urgente: difesa della dignità e conquista della dignità camminano sulle stesse gambe e non solo durante il Forum Sociale.</p>
<p>La dignità del lavoro è stato duramente calpestata in questi anni. Da Nord a Sud del Mondo diritti e salari sono sotto attacco di un capitalismo malato, che cerca di succhiare risorse del lavoro vivo.</p>
<p>La dignità del sapere, di una conoscenza libera e laica è sotto attacco ogni giorno. I processi di privatizzazione, la schiavitù dei sapere ridotti a mero meccanismo produttivo inaridisce la cultura e i popoli stessi.</p>
<p>La dignità dei popoli è messa ancora una volta a dura prova. Non a caso questo World Social Forum sarà dedicato al popolo palestinese. Diritti di cittadinanza ed autodeterminazione di incrociano in maniera netta, nella lotta per la liberazione delle persone.</p>
<p>La dignità delle donne e dei migranti è stata calpestata da un sistema economico e culturale che produce subalternità e sfruttamento, che ha bisogno di creare &#8220;stranieri&#8221; per produrre marginalità. Le discriminazioni di genere e di orientamento sessuale sono alla base di un modello di società che ci vuole diseguali.</p>
<p>Serve quindi un Forum Sociale, serve come esperienza non solo per condividere lotte, ma per tracciare un orizzonte nuovo, di prospettive comuni per uscire dalla crisi, per costruire una società fondata sulla giustizia sociale. E&#8217; il momento di rompere il recinto della chiusura e riaprirci alle esperienze europpe ed internazionali, tracciare e rilanciare i percorsi che in nei prossimi anni dovranno portarci a bocciare in tutto il mondo le politiche di austerità e a costruire un&#8217;alternativa reale e possibile.</p>
<p>La Rete della Conoscenza, a partire dalla riunione della delegazione italiana e dalla prima manifestazione di domani, sarà presente a Tunisi. Racconteremo giorno per giorno sui nostri siti, i blog i workshop e gli incontri che avremo a Tunisi nei prossimi giorni.</p>
<p>segui il racconto quotidinao del Forum Sociale Mondiale <a href="http://www.retedellaconoscenza.it/component/content/article/44-homepage/684-tunisi-la-rete-della-conoscenza-al-forum-sociale-mondiali.html">qui</a></p>
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		<title>Tagli all&#8217;istruzione, l&#8217;Ue contro l&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Mar 2013 12:13:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertocampanelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[da repubblica.it - Uno studio della Commissione europea rivela che tra i 27 il nostro è il Paese che ha ridotto di più i bilanci del settore: -10,4% tra il 2010 ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="share-top_gig_containerParent">
<h3><span style="font-size: small;"><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">da repubblica.it </span>- <em><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Uno studio della Commissione europea rivela che tra i 27 il nostro è il Paese che ha ridotto di più i bilanci del settore: -10,4% tra il 2010 e il 2012. &#8220;C&#8217;è bisogno di un approccio coerente, questa è la chiave del futuro dei nostri giovani e della ripresa economica&#8221;</span></em></span></h3>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">L&#8217;Italia ha tagliato più di qualsiasi altro Stato europeo sull&#8217;istruzione e da Bruxelles arriva una autentica strigliata. &#8220;Sono tempi difficili per le finan<a rel="attachment wp-att-5187" href="/sito/tagli-allistruzione-lue-contro-litalia/eu/"><img class="alignleft size-medium wp-image-5187" title="eu" src="/sito/wp-content/uploads/2013/03/eu-300x184.jpg" alt="" width="300" height="184" /></a>ze nazionali ma abbiamo bisogno di un approccio coerente in tema di investimenti pubblici nell&#8217;istruzione e nella formazione poiché questa è la chiave per il futuro dei nostri giovani e per la ripresa di un&#8217;economia sostenibile nel lungo periodo&#8221;. Come dire: la crisi c&#8217;è ma occorre capire cosa tagliare. La tirata di orecchie all&#8217;Italia arriva direttamente dalla Commissione europea che ha passato in rassegna i bilanci dei 27 Paesi membri scoprendo che negli ultimi tre anno soltanto otto hanno tagliato sull&#8217;istruzione. E l&#8217;Italia è la prima. </span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">&#8220;Se gli Stati membri non investono adeguatamente nella modernizzazione dell&#8217;istruzione e delle abilità &#8211; ha affermato Androulla Vassiliou, commissario europeo responsabile per l&#8217;istruzione, la cultura, il multilinguismo e la gioventù &#8211; ci troveremo sempre più arretrati rispetto ai nostri concorrenti globali e avremo difficoltà ad affrontare il problema della disoccupazione giovanile&#8221;. Un vero e proprio avvertimento neppure troppo velato al nostro Paese che soprattutto dopo il 2008 &#8211; con le riforme Gelmini &#8211; ha cominciato a tagliare su scuola e università senza troppi scrupoli e che adesso trova mille difficoltà a gestire e ad uscire dalla crisi economica globale degli ultimi tre anni. </span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Ma non tutti i Paesi alle prese con la crisi hanno tagliato sull&#8217;istruzione. Lussemburgo, Danimarca, Austria, Finlandia, Svezia e Turchia &#8211; solo per citare alcuni Stati dell&#8217;Ue o candidati a farne parte -  nonostante le difficoltà hanno scommesso sulla scuola incrementando le risorse. In testa la Turchia che fa registrare un più 16,5 per cento, seguita dal Lussemburgo col 7,4 per cento in più in appena due anni. Grecia, Italia e Inghilterra in coda. Col nostro Paese che dal 2010 al 2012 ha tagliato il bilancio della scuola &#8211; dalla materna alle superiori &#8211; del 10,4 per cento. Una sforbiciata accompagnata dal taglio di quasi 100mila cattedre e da un alleggerimento dei conti anche dell&#8217;università: meno 9,2 per cento in 24 mesi. </span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Lo studio della Commissione europea prende in considerazione anche l&#8217;impatto dei tagli sul numero di insegnanti, che in Italia &#8211; dal 2000 al 2010 &#8211; è calato dell&#8217;11,1 per cento mentre in Germania si è incrementato del 13,0 per cento. Così com&#8217;è avvenuto in Finlandia (più 12,9 per cento), in Svezia (più 21,9 per cento) e Norvegia. L&#8217;esecutivo Ue stigmatizza anche gli effetti della crisi sulle buste paga degli insegnanti &#8211; che pesano per il 70 per cento della spesa scolastica &#8211; congelate o addirittura ridotte in 11 Paesi, Italia compresa.</span></div>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">di Salvo Intravaia</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">(25 marzo 2013)</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>TAV &#8211; perché il patto Hollande-Monti non convince</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Mar 2013 16:31:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertocampanelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[La TAV Torino &#8211; Lione faceva parte del Corridoio n°5 Lisbona Kiev (un progetto della metà degli anni 90), mentre ora rientra nel Progetto Prioritario n°6 che coinvolge Barcellona, Lione, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">La TAV Torino &#8211; Lione faceva parte del Corridoio n°5 Lisbona Kiev (un progetto della metà degli anni 90), mentre ora rientra nel Progetto Prioritario n°6 che coinvolge Barcellona, Lione, Torino, Trieste, Lubiana fino ad arrivare al confine ucraino; il suo costo complessivo è di 500 miliardi e l’Europa contribuirà per 32 miliardi. La finalità è quella di facilitare lo scambio di merci tra il Sud e l’Est dell’Europa e di ridurre le emissioni di CO2. I treni in questione saranno ad alta capacità &#8211; cioè capaci di trasportare sia merci che persone &#8211; e viaggeranno sopra i 250 km/h.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">La tratta tra Torino e Lione fu progettata nel 1990 (il protocollo d’intesa tra Francia e Italia fu siglato nel 1991) ed è lunga 250 km, di cui 57 in galleria. Si era previsto che la linea storica sarebbe giunta a saturazione. Così non è andato. E non è l’unico problema.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;"><img class="alignleft size-full wp-image-4971" title="notav" src="/sito/wp-content/uploads/2013/03/notav.jpg" alt="" width="638" height="425" />Nel Marzo del 2012 il Portogallo si è tirato fuori dal progetto europeo a causa della crisi economica abbattutasi sul paese. Non ha pagato alcuna penale all’Europa.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Dall’Italia per Lubiana non parte nessun treno dal Dicembre 2011 e per raggiunger Kiev ci vogliono venti ore di viaggio. L’Ungheria ha affermato la volontà di usare i fondi europei non per il trasporto su rotaia ma per quello su gomma, potenziando il servizio autostradale. Mentre tra Torino e Milano c’è già una linea ad alta velocità, tra Milano e Brescia è stata solo progettata e da lì in poi, verso Est, non c’è alcun progetto di costruzione di linee per treni ad alta velocità a causa della contrarietà delle amministrazioni. Il Sindaco di Trieste e l’AD di Trenitalia nel 2010 hanno escluso, per motivi diversi, il passaggio dell’alta velocità per la città.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Ci troviamo quindi davanti ad un progetto che coinvolge nazioni che sono in parte prive di collegamenti ordinari tra loro e che hanno priorità e interessi diversi, esplosi per fattori diversi: la recente crisi economica, l’accumularsi di ritardi nazionali nello sviluppo delle infrastrutture e la mancata realizzazione delle previsioni effettuate sull’utilità della linea.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">In sostanza, la tratta sarebbe una modesta Barcellona – Milano, nella quale però il traffico di merci e di passeggeri non giustifica alcun investimento.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Il 3 dicembre Monti e Hollande hanno confermato la volontà di proseguire nella costruzione della tratta Torino Lione, nonostante il Ministro del Bilancio francese Cahuzac e la Corte dei Conti di entrambi i paesi si siano espressi sfavorevolmente. In Italia la Corte dei Conti, nel 2008, bocciò il progetto definendolo inutile e ingiusto verso le generazioni future.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Le osservazioni della Corte francese riguardano l’enormità dei costi, decollati da 12 a 26 miliardi, e l’inutilità dell’opera. Inutilità dovuta al trend negativo registratosi tra il 1998 e oggi nel traffico di merci, che sono diminuite da 10 a 3,9 milioni di tonnellate, e tra il 1991 e il 2012 nel numero di passeggeri, che sono diminuiti da 1.500.000 a 750.000. Si pensi inoltre che, a oggi, solo il 10% delle merci che attraversano le Alpi lo fanno viaggiando sulla direttrice tra l&#8217;Italia e la Francia, contro il 60% sull&#8217;asse con la Svizzera e il 30% con l&#8217;Austria.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Il progetto di cui Monti e Hollande parlano è quello “Low Cost”, da 8,2 miliardi di euro, al quale l’Europa dovrebbe contribuire per 3,2 miliardi, lasciando all’Italia 2,849 miliardi. I problemi principali di questo progetto sono che il finanziamento europeo non è certo e che in questo progetto è prevista solo la realizzazione della galleria e della stazione senza alcun ammodernamento della linea esistente. La linea attuale è stata potenziata da poco ma non è comunque possibile permettere il passaggio a treni ad alta velocità su tale linea dove, pertanto, si potrebbero trasportare esattamente le attuali quantità di merci e persone (peraltro inferiori alle capacità). Un documento dell’impresa che coordina i lavori, RFI (Rete Ferroviaria Italiana), testimonia che le limitazioni che impedivano di caricare su treno passante per il Frejus camion standard, alti 4 metri, non ci sono più, perché c’è stato un innalzamento di 44 centimetri in più nel tunnel.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">La seconda parte del Progetto verrà realizzata solo una volta che la linea si saturerà. Quindi il progetto non solo non è diminuito nei costi ma è anche privo di una coerenza intrinseca all’opera.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Intanto la Germania, la locomotiva d’Europa, il modello, ha disinvestito nell’alta velocità perché i treni che viaggiano trai 250 e i 350 km/h richiedono binari, cavi elettrici e traversine diverse rispetto agli altri treni impiegati. L’adattamento dei materiali ha costi elevati, inoltre anche se innovati la loro tolleranza sarebbe estremamente bassa in quanto l’alta velocità dei treni comporta un logoramento maggiore. Oltre a ciò bisogna considerare il maggiore consumo energetico che, oltre all’aumento dei costi vanifica l’obiettivo della riduzione di CO2. Infine, treni veloci e nodi inadeguati significano intasamenti nell´ultimo chilometro: è come avere una grande autostrada con piccoli caselli.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">In Italia la tendenza è inversa. L’AD di Trenitalia, Mauro Moretti, ha affermato che probabilmente interromperà le linee dei treni regionali usate dai pendolari per mancanza di fondi. I fondi esistenti invece saranno usati per l’alta velocità di cui, in questo paese, un km costa 3 volte quanto in Francia o in Spagna. Senza prendere in considerazione che, solitamente, i costi di previsione sono largamente sottostimati rispetto a quelli effettivi. Basti pensare alla Torino &#8211; Milano il cui costo finale è stato di 8 miliardi a fronte di una previsione di 1 miliardo. Un costo otto volte superiore.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">La TAV dovrebbe essere realizzata con il project financing ovvero con un finanziamento privato a lungo termine ad un’opera pubblica il cui ristoro è garantito dagli introiti previsti dalla gestione dell’opera. I privati si devono accollare totalmente o parzialmente il costo della realizzazione. Purtroppo nel caso della TAV ci troviamo davanti a un finto project financing in quanto le aziende di diritto privato che dovrebbero costruire l’opera sono controllate dallo Stato e pertanto i costi ricadono sul bilancio pubblico. Come è infatti accaduto nel 2007 quando i debiti di 13 miliardi di euro accumulati nella costruzione di alcune tratte sul territorio italiano sono ricaduti sul debito pubblico. Mentre la sezione internazionale comprende il tunnel di base ed è di competenza della LTF (Lyon Turin Ferroviaire) le due sezioni nazionali (italiana e francese) sono rispettivamente di competenza RFI, controllata dalle Ferrovie dello Stato e RFF (Reseau Ferré de France). La RFI ha affidato il progetto a tre società tra cui la FIAT, che ha a sua volta subappaltato alla Impregilo, sua controllata. L’Impregilo ha suddiviso i lavori in lotti e li ha affidati senza gara d’appalto a vari consorzi che hanno a loro volta affidato le forniture e l’esecuzione del lavoro di scavo e costruzione a ditte minori. In sintesi: i lavori che all’ultima ditta costano 10, RFI li fattura a 100. I costi effettivi per la realizzazione, così, lievitano esponenzialmente poiché si paga l’intermediazione tra le varie società. Per inciso, l’Impregilo ha un’incidenza sul costo del lavoro del 2,4% a fronte di profitti di circa un miliardo l’anno, è coinvolta nella costruzione del Ponte sullo Stretto ed è sotto inchiesta per lo smaltimento dei rifiuti in Campania.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Merita infine attenzione l’esposizione al pericolo di infiltrazioni mafiose, già realizzatesi, secondo i risultati dell’inchiesta Minotauro e l’articolo di Roberto Saviano (Repubblica, 6/3/2012), sia nella tratta Torino &#8211; Milano che nella Roma &#8211; Napoli. Inoltre la Direzione Nazionale Antimafia e la Corte dei Conti hanno individuato nella Val di Susa e nei comuni di Bardonecchia e Roccaforti una consistente presenza di clan ‘ndranghetisti. Infatti, per le organizzazioni criminali è facile e redditizio inserirsi nel contorto intreccio di appalti e subappalti che caratterizza tali tipi di opere.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Bruno Montesano, studente del liceo Tasso &#8211; Ascoltateli! Roma</span></p>
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		<title>TRA &#8216;SKILLS&#8217; E DISOCCUPAZIONE GIOVANILE: come l&#8217;Europa privatizza l&#8217;istruzione</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Feb 2013 17:55:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertocampanelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritto allo studio]]></category>
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		<description><![CDATA[BRUXELLES &#8211; L’idea della scuola-azienda che si nasconde dietro il progetto di legge Aprea, che tenta di delegittimare il ruolo delle rappresentanze studentesche, trasformare i consigli d’istituto in consigli di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;"><strong>BRUXELLES &#8211; L’idea della scuola-azienda che si nasconde dietro il progetto di legge Aprea, che tenta di delegittimare il ruolo delle rappresentanze studentesche, trasformare i consigli d’istituto in consigli di amministrazione e permetterne l’accesso ai privati, è solo una delle tante forme con cui si declina il processo europeo di privatizzazione dell’istruzione.</strong></span></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-4796" title="parlamento-europeo-emiciclo" src="/sito/wp-content/uploads/2013/02/parlamento-europeo-emiciclo.jpg" alt="" width="555" height="371" /></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">A più di dieci anni dall&#8217;avvio del processo di Bologna, che ha riordinato la formazione universitaria, le istituzioni europee, in una situazione  di recessione provocata dalla crisi economica con  ripercussioni in tutti settori in termini di occupazione e diffusa contrazione, si è rafforzata sempre più la necessità del libero mercato di controllare i processi di creazione e trasmissione del sapere. Le istituzioni europee, portavoci delle istanze neoliberiste, hanno ben chiara la strategia su come concludere il  processo di assoggettamento a trecentosessanta gradi dell’istruzione e della formazione ai fini della produzione.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;"><strong>L’arma del ricatto utilizzata astutamente nella strategia “Ripensare l’Educazione” presentata dalla Commissione europea  è quella della disoccupazione giovanile.</strong> Tutti i giovani europei hanno sperimentato sulla propria pelle come la crisi del mercato del lavoro abbia comportato un innalzamento vertiginoso del tasso della disoccupazione. Tale tasso, soprattutto nell’area dei paesi PIIGS, è infatti molto drammatico.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">È unanimemente comprovato che i <strong>giovani inoccupati o NEET hanno un fortissimo costo sociale</strong>, che si ripercuote negativamente sull’economia comunitaria e nazionale e funge anche da ostacolo alla ripresa e alla crescita economica. Sulla base di questo ragionamento, l’Unione europea, che si pone come chiaro obiettivo la crescita economica e l’aumento della produttività – sebbene celi questi obiettivi dietro l’aggettivo sostenibile – si serve astutamente del problema della disoccupazione giovanile e dei costi gravosi che da essa derivano, per appropriarsi definitivamente dell’istruzione, modellandola in modo tale da ottenerne il massimo dei benefici.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">La tesi di “Ripensare l’Educazione” e delle politiche europee in materia d’istruzione punta tutto sul ruolo fondamentale delle <em>skills</em> (in italiano qualifiche, capacità, competenze, abilità) e su come esse diventino gli elementi unitari e compositivi dell’istruzione. Cosi come un fotografia digitalizzata si esprime in <em>pixel</em>, allo stesso modo l’istruzione e la formazione vengono definite in <em>skills</em>. Così avviene che avere un titolo di studio, come un diploma di maturità, non rappresenti più il termine di un percorso di formazione e di appropriazione di sapere e saper fare continuo, bensì un complesso di competenze discreto, enumerabile, quantificabile, scomponibile e soprattutto mercificabile.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Avviene inoltre che la disoccupazione non venga vista come distribuzione iniqua del lavoro, ma come mancata corrispondenza fra le <em>skills</em> di chi termina percorsi di formazione e le <em>skills</em> richieste dal mondo del lavoro e dalle imprese. Lo <em>skills mismatch</em> (disparità di qualifiche), dunque, diventa allora  il problema principale da risolvere  secondo la logica delle politiche europee dell’istruzione per le  quali  i sistemi formativi  dovrebbero tutti essere ripensati sulla base del conseguimento di tali <em>skills</em>.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;"><em>“L&#8217;istruzione e la formazione possono contribuire alla crescita e alla creazione di posti di lavoro solo se l&#8217;apprendimento è incentrato sulle conoscenze, sulle abilità e sulle competenze che gli studenti devono acquisire (risultati dell&#8217;apprendimento) attraverso il processo di apprendimento invece che sul completamento di un determinato ciclo o sul tempo trascorso a scuola.” – da Ripensare l’Educazione</em></span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;"><strong>La certificazione delle <em>skills</em>, intesa come validità nel curriculum vitae ed il loro riconoscimento, inteso come spendibilità di queste in maniera flessibile nel mondo del lavoro, costituisce per la Commissione europea la vera posta in gioco. Le <em>skills</em> riconosciute dall’Unione europea hanno inoltre una struttura gerarchica resa possibile dalla loro quantizzazione:</strong> si comincia dalle <em>skills</em> di base, come le abilità di lettura e scrittura, l’alfabetizzazione matematica e scientifica, competenze spesso oggetto di valutazione dei test OCSE-INVALSI; le <em>skills</em> STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica); le<em> skills</em> professionali, relative all’istruzione e la formazione professionale, le quali devono essere sempre più reattive al mercato del lavoro; le <em>skills</em> IT (abilità informatiche) e le conoscenze dell’inglese e delle altre lingue straniere; le <em>skills</em> imprenditoriali, o anche dette trasversali, come la capacità di risolvere problemi, lo spirito d’iniziativa e persino il pensiero critico.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Il risultato è una topografia preoccupante di tutto lo scibile umano, che tenta di mettere a valore ogni singola conoscenza o competenza. Tale processo di appropriazione indebita della conoscenza avviene per mezzo di tante misure chiave annunciate dalla Commissione. Esse sono dirette non solo alla “catalogazione delle <em>skills</em>” degli studenti, ma anche quelle degli stessi insegnanti, i quali devono modellare e aggiornare i loro metodi di insegnamento per renderli <em>skills-oriented</em>. Per questo motivo, secondo i parametri europei, sono necessari nuovi e forti partenariati delle scuole con le imprese, che non avverranno solo più per i periodi di alternanza scuola-lavoro nell’istruzione professionale. Addirittura fin dalla scuola primaria, si legge, “è necessario che tutti gli studenti possano fare esperienza imprenditoriale”.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;"><strong>La retorica utilizzata dall’Unione europea e dai suoi tecnici altamente specializzati sottende un vero e proprio ricatto per l’intero mondo della formazione. Con la trasposizione dei saperi in <em>skills</em> si colpevolizzano di fatto i giovani che, invece di essere considerati come vittime della crisi, diventano il problema da risolvere.</strong> Non si mettono in discussione i modelli di produzione, la finanziarizzazione dell’economia o tutte le altre speculazioni operate dall’alta finanza, bensì si attacca l’istruzione e si imputa la colpa a studenti ed insegnanti di non aver acquisito o impartito <em>skills</em> a sufficienza.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Come può un giovane diventare esperto e competente se non riesce a sviluppare le proprie competenze lavorando? Come si fa a pensare che la scuola e l’università possano far sviluppare delle capacità che per secoli sono state fornite dalla diretta esperienza lavorativa? La risposta dubbia a questi quesiti lascia spazio ad una certezza: se non ci si accorge dell’abile tiro mancino messo in campo dall’Unione europea nei confronti dell’istruzione si rischierà di non riuscire a salvare quell’ultimo spazio libero che è la scuola dagli artigli del libero mercato. Gli studenti e le loro famiglie spenderanno fortune in master, corsi di specializzazione e di certificazioni sperando invano di diventare più competitivi nel mercato del lavoro, finendo per impoverirsi sempre più ed arricchire invece chi si è già da tempo arricchito.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;"><em>di Daniele Dimitri, membro del board dell&#8217;Obessu, rete dei sindacati studenteschi europei. Tratto da ilcorsaro.info</em></span></p>
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		<title>NAPOLI &#8211; 14N 40mila studenti partenopei in piazza</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Nov 2012 18:37:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertocampanelli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>NAPOLI &#8211; In oltre 40mila, gli studenti medi e universitari hanno paralizzato la  città di Napoli. Il corteo, organizzato dalla Rete della Conoscenza (  piattaforma in cui sono riuniti il sindacato studentesco Unione degli  Studenti e Link coordinamento universitario), è partito alle 9.30 da  Piazza Garibaldi. Cortei simili sono stati organizzati a Pomigliano e a  Nola.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-4323" href="/sito/napoli-14n-40mila-studenti-partenopei-in-piazza/napoli-2/"><img class="alignleft size-medium wp-image-4323" title="napoli" src="/sito/wp-content/uploads/2012/11/napoli-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>La mobilitazione di stamane si innesta in un percorso di  lotta europeo e generale contro la politica dell’austerity e la  mercificazione del sapere. “Siamo in piazza per manifestare il nostro  disagio nei confronti delle decisioni intraprese dall’Unione Europea  che, in quanto espressione della Banca Centrale Europea, invece di  realizzare una cittadinanza europea, lavora affinché prosperi il regime  neo- liberista all&#8217;interno dell’Euro-zona e non solo” – dichiara il  coordinatore dell’unione degli studenti Napoli Francesco Giampietro.</p>
<p>Gli  studenti hanno attraversato la città lungo il corso Umberto I fino a  giungere alla sede centrale dell’università Federico II e a Palazzo  Santa Lucia rivendicando il finanziamento della legge regionale sul  diritto allo studio e contestan il Rettore del principale ateneo  metropolitano che “ha ancora una volta” – dichiara  la Rete  della  Conoscenza – chiuso le porte agli studenti.  . La mobilitazione  continuerà dal prossimo 17 novembre, giornata internazionale dello  studente, con assemblee in tutte le scuole e nelle occupazioni, molte  già partite, che cresceranno esponenzialmente nelle prossime settimane.  L’obbiettivo è quello di bloccare il PDL Aprea creando spazi di  democrazia reale nelle scuole che contrastino il tentativo di  privatizzazione della scuola. La manifestazione si è sciolta  simbolicamente davanti al teatro San Carlo “perché – conclude Gianpietro  &#8211; rivendichiamo con la realizzazione della carta studenti un sistema di  convenzioni che consenta realmente ai soggetti in formazione della  nostra città di conoscere, attingere e valorizzare il patrimonio  culturale della nostra città”.</p>
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