Lettera aperta agli studenti del biennio

Lettera agli studenti che frequentano il “biennio”

Ciao,

Siamo un gruppo di ragazze e ragazzi tra i 15 e i 17 anni (tra noi si sono infiltrati anche due adulti che però non danno particolare fastidio). Ci incontriamo da alcune settimane presso l’ASAI (un’associazione di animazione e aggregazione interculturale, nel quartiere di S. Salvario di Torino, luogo di attività, incontro e scambio tra giovani provenienti da ogni angolo del mondo).

Abbiamo cominciato a discutere facendo riferimento alla “lettera ad una professoressa” scritta dai ragazzi di Barbiana negli anni sessanta. Ci pare che le critiche alla scuola, contenute nella lettera siano ancora vere soprattutto se rivolte ai primi due anni della scuola superiore.

A noi importa della scuola, anche se a volte diamo a sembrare il contrario. Vorremmo poter avere una vita più autonoma e il lavoro ci attrae, ci sembra che, lavorando, si possa essere più liberi, fare una vita da grandi e allora siamo tentati di abbandonare, di andar via. E poi non è facile stare a scuola. Già dopo la scuola elementare, nella media, molti di noi cominciano a perdersi, non riusciamo a stare dietro alle richieste degli insegnanti, non capiamo più a cosa serva la fatica dello studio, stiamo bene a scuola solo nell’intervallo e, cosa peggiore, cominciamo a pensare che la scuola non faccia per noi e desideriamo che finisca: non vogliamo più andare a scuola, lo stare a scuola diventa insopportabile e anche noi diventiamo insopportabili agli insegnanti.

Spesso a scuola si finisce per dare il peggio di sé. Eppure andare a scuola fino a 16 anni non è un lusso; ci dicono che quando saremo più adulti lo capiremo bene, ma ora è difficile pensarlo. Eppure la scuola è importante ed è importante che tutti vi possano andare con profitto non perché è un obbligo ma perché può aiutarci a mettere le basi indispensabili per essere persone migliori, per avere più conoscenze, per il lavoro.

Non bisogna rinunciare.

Da questo anno scolastico lo Stato si è impegnato, con una legge, ad innalzare l’istruzione fino ai sedici anni, ma sembra che tutti se ne stiano dimenticando: è necessario che la scuola cambi, che migliori se si vuole sul serio che tutti vi possano e vi vogliano andare almeno fino a sedici anni.

Allora abbiamo deciso di prendere noi l’iniziativa, di fare, con grinta, la nostra parte: non dobbiamo perdere questa occasione.

Ecco perchè ci rivolgiamo ad altri ragazzi.

Abbiamo pensato di invitarvi a discutere tra voi e con noi perché insieme si scriva una lettera ai nostri insegnanti che venga letta anche dai genitori, dai politici, dai giornalisti per spingerli a prendere sul serio l’innalzamento dell’istruzione fino a sedici anni, per scrollarli dalla loro pigrizia: bisogna rendere la scuola capace di intercettare tutti i ragazzi, non abbassando il livello delle cose da imparare ma facendole in modo da far capire che sono importanti e che per esse merita lo sforzo dello studio, proprio come facevano Lorenzo Milani e i ragazzi a Barbiana.

Immaginate: centinaia e centinaia di ragazzi che, in tutta Italia, da Torino a Gela, riflettano, discutano e, rivolgendosi agli insegnanti, chiedano che stare a scuola, imparando veramente, possa diventare una realtà per tutti e per ciascuno.

Sarebbe una vera rivoluzione.

Ecco cosa vogliamo: chiedere che tutti, ragazzi e adulti, prendano sul serio lo studio.

Noi abbiamo già cominciato a ragionare; non siamo sempre d’accordo, ma condividiamo sostanzialmente questa idea di fondo: andare a scuola deve essere percepito e vissuto come una cosa importante e soddisfacente per la nostra vita non come una imposizione da cui voler scappare.

Poter stare a scuola anche nei primi anni dell’adolescenza non è un lusso per qualcuno, dovrebbe poter diventare realmente un’esperienza positiva e significativa per tutte le ragazze e per tutti i ragazzi. Perché questo avvenga la scuola non può rimanere come è ora.

Nella discussione alcune idee cominciano ad emergere e vorremmo proporvele come base comune di riflessione. Giulia sottolinea con forza che a scuola manca quella dimensione umana per dare senso al lavoro da fare insieme. Viene proposto di pensare al tempo della scuola come un tempo e luogo di vita in cui ci si prepara certo a diventare adulti ma “vivendo” pienamente la gioventù. Allora come deve essere questa scuola? Quali parole la possono descrivere?

Abbiamo discusso a lungo sulla proposta di Ramona di garantire che la scuola sia severa. Bisogna capirci su cosa significa “severa”. Certo, dicono Darlan e Eros, non rigida né autoritaria e tutti convengono. Forse basta ricordarci che severo vuole anche dire “importante”; le cose importanti per la nostra vita sono in qualche modo “severe”, nel senso che ci impegnano. Arber interpreta il pensiero comune: la scuola deve essere autorevole, in questo senso seria e un luogo in cui si stabilisca una coerenza tra il comportamento degli insegnanti e quello degli studenti. Severo è anche contrario di “facile” e una scuola facile non serve. La scuola è utile solo se si impara sul serio. Eros sottolinea che gli studenti devono essere riconosciuti e trattati con correttezza.

Così si ritorna al richiamo di Giulia sull’importanza della relazione umana.

Ci si accorge che in realtà il soggetto di cui si parla e che determina la scuola è l’insegnante: è lui che deve essere autorevole, rispettoso, umano.

Come tappa intermedia della nostra discussione riusciamo ad individuare alcune caratteristiche che dovrebbero avere gli insegnanti; le riassume Darlan:

– Umanità (capaci di ammettere gli errori e trattare tutti egualmente, di ascoltare, rispettare )

– Competenza (capire cosa ha bisogno un suo allievo ed essere in grado di soddisfare i bisogni di apprendimento di ognuno)

– Essere innovativo (in modo da non fare mai perdere ad un alunno la voglia di imparare)

– Restare al proprio posto (deve capire che è un insegnante e che non si può mettere allo stesso livello di un allievo, devi farsi rispettare ma anche rispettare i ragazzi, non essere un “fate solo quello che dico io” ma nemmeno un “fate quello che volete”)

Noi, nello straordinario quartiere di S. Salvario, dopo le vacanze, riprenderemo a trovarci per continuare il confronto: vi va di farlo insieme?

Nel concreto la proposta è molto semplice: formate un gruppo, nella modalità che vi sembra migliore, per potervi confrontare; magari coinvolgete qualche insegnante.

Per esprimere le vostre considerazioni vi proponiamo di utilizzare le regole dei ragazzi di Barbiana:

1. Avere qualche cosa di importante da dire e che sia utile

2. Sapere a chi si scrive

3. Raccogliere tutto quello che serve

4. Trovare una logica su cui ordinarlo

5. Eliminare ogni parola che non serve

6. Eliminare ogni parola che non usiamo parlando

7. Non porsi limiti di tempo

Noi siamo disponibili a diventare il punto di riferimento: metteremo tutti gli scritti su un grande tavolo, riuniremo quelli imparentati per formare capitoli e paragrafi fino a riuscire a costruire, con i pensieri di tutti, un’unica lettera corale.

Potete scrivere a

Aspettiamo i vostri contributi.

Arber, Darlan, Domenico, Eros, Giulia, Ionut, Massimo, Ramona, Riccardo

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