Genova: prima condanna per la Diaz, ma non basta

Oggi la Corte di Cassazione ha confermato le condanne sull’irruzione alla scuola Diaz. Si tratta senza dubbio di una buona notizia, per tutti coloro che temevano che la violenze di ormai 11 anni fa rimanessero totalmente impunite. Quella di oggi è una sentenza importante che riconosce, nonostante i limiti evidenti, che ciò che è avvenuto quella sera a Genova non è accettabile in un Paese che si definisce democratico. Nonostante la prescrizione, nonostante la marginalità dei reati contestati (rispetto alla gravità dei fatti), si tratta di una conclusione non scontata per un processo lungo e difficile, che ha subito tentativi di depistaggio, resistenze e opposizioni, ma che alla fine è giunto a condannare alcuni dei vertici della Polizia di Stato, cosa quasi impensabile 11 anni fa.

Certamente la lista dei condannati vede l’ingombrante assenza di Gianni De Gennaro, capo della Polizia all’epoca e attualmente sottosegretario, che è stato assolto, nonostante le sue responsabilità sull’episodio della Diaz e in generale sulle giornate di Genova siano pesanti ed evidenti.

Ora che la giustizia ha fatto il suo corso, è necessario che anche la politica dia alcune risposte chiare. Dalla sentenza emerge che i vertici della polizia italiana sono stati coinvolti in un episodio che Amnesty International ha definito “la più grave sospensione dei diritti democratici dopo la Seconda Guerra Mondiale”. È evidente che lo Stato italiano deve ora rispondere di questa cosa. In primo luogo è necessario che lo Stato chieda scusa alle vittime, per ciò che è successo in quei giorni, per gli arresti e la detenzione a Bolzaneto che molti e molte hanno subito in aggiunta alla carneficina della Diaz, ma anche per le promozioni di cui tutti e 25 i condannati hanno beneficiato in questi anni, promozioni che sono state come un insulto quo

tidiano per chi ha vissuto quei giorni e per tutti e tutte coloro che vivono nel nostro paese. È necessario che chi ha favorito, pianificato o appoggiato la gestione “dell’ordine pubblico” e tutti coloro che hanno cercato di deviare le indagini in questi anni paghino e che coloro che sono coinvolti nelle vicende di Genova non ricoprano più incarichi pubblici, a partire da De Gennaro. E soprattutto è necessaria una riflessione pubblica sulla necessità di un processo reale di democratizzazione delle forze dell’ordine, su come lo stato esercita il monopolio legale della forza nel nostro paese e su come dovrebbe invece esercitarlo, alla luce dei fatti di Genova e di tanti altri episodi (dai casi di Aldovandri e Cucchi alla violenza nelle carceri, alla repressione di cui sono spesso stati oggetto i movimenti sociali negli ultimi anni, a partire dal Movimento NO TAV).

In questi giorni si sta mettendo la parola fine sulle vicende giudiziarie relative a ciò che è avvenuto a Genova nel luglio 2001, per una curiosa coincidenza tra pochi giorni si concluderà anche il processo a carico dei manifestanti, che vede purtroppo pene assai più pesanti sulla testa degli imputati, nonostante la sproporzione tra la gravità dei comportamenti (su questo ricordiamo a chi ancora non la conoscesse la campagna 10×100). Però una volta messa la parola fine ai processi Genova non deve finire. Esattamente come ogni giorno lottiamo portando avanti gli stessi ideali di chi scese in piazza in quei giorni, così dobbiamo ricordare cos’è successo in quei giorni: la repressione nelle strade, Carlo Giuliani, la Diaz, Bolzaneto. E soprattutto dobbiamo lottare contro gli atteggiamenti autoritari e la repressione che in questi giorni si sono espressi con tutta la loro forza e che spesso riaffiorano nelle nostre città.

retedellaconoscenza.it

campagna G8 Genova 2001 NON È FINITA – 10 X 100

UNIONE DEGLI STUDENTI il sindacato studentesco Via IV Novembre 98, 00187, Roma Tel. 06/69770332 Fax 06/6783559

Related Links

Partner Links