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	<title>UDS - Unione Degli Studenti &#187; Saperi liberi</title>
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	<description>Sindacato Studentesco</description>
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		<title>L&#039;istruzione riparta da Bologna</title>
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		<pubDate>Mon, 27 May 2013 09:13:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertocampanelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[BOLOGNA &#8211; Nella notte di domenica 26 maggio dopo anni di lavoro del Comitato art. 33 è arrivata a Bologna una risposta che aspettava tutto il Paese. Con il 59% [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">BOLOGNA &#8211; Nella notte di domenica 26 maggio dopo anni di lavoro del Comitato art. 33 è arrivata a Bologna una risposta che aspettava tutto il Paese. Con il 59% dei votanti che ha espresso preferenza per l&#8217;opzione A, si è affermato un netto rifiuto del finanziamento pubblico alle scuole dell&#8217;infanzia private. Il Referendum comunale ha valore consultivo, di conseguenza non abroga norme, o cancella leggi, bensì traccia una direzione verso cui le amministrazioni dovrebbero muoversi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Ad oggi il sistema pubblico di prima istruzione dimostra numerosissime lacune: i comuni storicamente non sono mai riusciti a garantire scuole dell&#8217;infanzia per tutti i richiedenti. Un vuoto in termini di welfare colossale, che oggi costringe numerosissime famiglie ad iscrivere, a Bologna come nel resto d&#8217;Italia, i propri figli presso istituti privati. Partendo da questo presupposto in Italia le politiche di prima istruzione non hanno mai veramente mirato alla fornitura generalizzata di posti per ogni bambino in strutture pubbliche, ma hanno prodotto rattoppi e sprechi, finanziando le strutture private, producendo un sistema ambiguo attorno a cui sono maturati grandi interessi economici. Per queste ragioni i sostenitori della risposta B hanno agitato nei mesi della campagna referendaria lo spauracchio dei &#8220;bambini&#8221; che sarebbero rimasti senza la possibilità di accedere ad una scuola dell&#8217;infanzia. Questa tesi è totalmente infondata poichè il referendum, con la vittoria della risposta A, ha indicato una direzione verso cui l&#8217;amministrazione comunale deve lavorare, fornendo posti per tutti nelle strutture comunali.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Questo risultato parla a tutto il Paese ed è in piena continuità con le mobilitazioni studentesche che in questi anni si sono caratterizzate in difesa dell&#8217;istruzione pubblica. Oggi è necessario fare un salto in avanti e capire dopo vent&#8217;anni di politiche ambigue sulla gestione dell&#8217;istruzione, come si innesca un processo di ri-pubblicizzazione dei saperi. E&#8217; necessario cogliere il segnale arrivato da Bologna per capire come ad esempio si riforma la 62/2000, legge che norma le scuole paritarie e quindi anche i finanziamenti alle private, in contrasto con i dettato costituzionale in cui i servizi privati sono previsti &#8220;senza oneri per lo Stato&#8221;. Come si ridà linfa vitale al sistema pubblico d&#8217;istruzione rifinanziandolo e ammodernandolo, come si ridefinisce la funzione dei saperi nella società? Lo svuotamento del sistema di ricerca pubblico, ha fatto si che negli ultimi anni l&#8217;unico finanziatore della ricerca divenisse il privato: la ricerca dunque non svolge più funzioni di cambiamento in senso alto della società, ma solo funzioni meramente economiche. Ripubblicizzare i saperi significa anche ristrutturare nel complesso il sistema di istruzione e formazione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">E&#8217; ora necessaria una presa di responsabilità delle parti politiche, anche di quelle schierate a favore della risposta B, affinchè il dibattito si apra e si costruiscano risposte all&#8217;istanza popolare emersa dal Referendum. Nelle scorse settimane abbiamo organizzato un Referendum Studentesco nazionale in cui circa 100000 studenti tra scuole e università si sono espressi in tutt&#8217;Italia su sette temi riguardanti il futuro e l&#8217;istruzione. A breve presenteremo i risultati della consultazione e vogliamo sfruttare l&#8217;occasione per aprire un dibattito in tutto il Paese partendo da come gli studenti vorrebbero le proprie scuole ed università.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Bologna vale per tutti, Bologna è stata solo il primo passo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;"><a href="http://www.issuu.com/retedellaconoscenza/docs/diritti_al_futuro____presentazione_dati_consultazi" target="_blank">Qui i risultati della consultazione studentesca</a>.</span></p>
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		<title>PISA &#8211; Verso il 16 maggio boicottiamo l&#039;INVALSI</title>
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		<pubDate>Thu, 09 May 2013 10:47:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertocampanelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[PISA &#8211; In vista delle tre date di somministrazione dei test invalsi, 7, 14 e 16 maggio, rispettivamente nelle scuole elementari, medie e superiori, studenti e professori di tutta Italia [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;"><span style="font-size: small;">PISA &#8211; In vista delle tre date di somministrazione dei test invalsi, 7, 14 e 16 maggio, rispettivamente nelle scuole elementari, medie e superiori, studenti e professori di tutta Italia si stanno mobilitando per contrastarli. </span></span></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: 'trebuchet ms', geneva;"><a rel="attachment wp-att-5530" href="/sito/pisa-verso-il-16-maggio-boicottiamo-linvalsi/pisa/"><img class="alignleft size-medium wp-image-5530" title="pisa" src="/sito/wp-content/uploads/2013/05/pisa-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Anche nella città di Pisa gli studenti del collettivo Officina Cinque Punte – UdS Pisa si sono organizzati con un percorso che li ha visti impegnati su vari livelli: una foto-petizione per sfruttare al meglio il potere diffusivo dei social network, un&#8217;assemblea cittadina lanciata insieme ad altri gruppi e componenti della scuola per il 10 maggio, e la giornata conclusiva del 16 maggio con i boicottaggi.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;"><span style="font-size: small;">Le iniziative della mattina del 16 maggio verranno organizzate principalmente dalle realtà del mondo della scuola con lo scopo di manifestare dentro e fuori gli istituti il nostro dissenso a questo tipo di valutazione. </span></span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;"><span style="font-size: small;">Questa disapprovazione è emersa anche dai risultati del Referendum Studentesco proposto lo scorso mese dalla Rete della Conoscenza. </span></span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;"><span style="font-size: small;">Infatti la maggioranza degli studenti che hanno partecipato al Referendum nel nostro territorio ritiene che sia necessario contrastare il metodo di valutazione dei test invalsi o trovarne uno nuovo e alternativo per valutare la scuola, che comprenda democraticamente tutte le componenti della scuola stessa. </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;"><span style="font-size: small;">Fiduciosi di veder partecipare il maggior numero di studenti così da dimostrare ancora una volta, in modo forte e deciso che c&#8217;è la speranza di veder sparire per sempre i test invalsi, ci auspichiamo che questo sia veramente l&#8217;ultimo anno di questo inutile e dannoso spreco di soldi.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;"><span style="font-size: small;">Chiunque sia interessato a prendere attivamente parte all&#8217;organizzazione di queste giornate a Pisa, contatti la pagina Facebook Officina 5punte o scriva all&#8217;indirizzo mail officinacinquepunte@gmail.com</span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>REGGIO CALABRIA &#8211; Verso il 16 maggio stop INVALSI!</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 13:09:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertocampanelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[REGGIO CALABRIA &#8211; Assemblea pubblica verso il 16 Maggio, Stop Invalsi. Ciò che vogliamo fare è costruire: ricostruire la nostra scuola, rimpossessarcene. Vogliamo fare noi ciò che i test Invalsi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">REGGIO CALABRIA &#8211; Assemblea pubblica verso il 16 Maggio, Stop Invalsi. Ciò che vogliamo fare è costruire: ricostruire la nostra scuola, rimpossessarcene. Vogliamo fare noi ciò che i test Invalsi non possono assolutamente fare. Questo perchè è assurdo che un test standardizzato possa davvero valutare e ricostruire la scuola senza tenere conto delle differenze degli indirizzi scolastici, senza permettere agli studenti di esprimere le loro conoscenze, mirando solo a premiare con riconoscimenti e fondi in denaro le scuole GIA&#8217; AVVANTAGGIATE, creando quindi tra le scuole differenze di stampo classista. Il tutto in un contesto socio-economico in cui la scuola pubblica è già in ginocchio a causa di una crisi per la quale ripagare imprese e privati è diventato più importante dei diritti sociali e civili. Vogliamo protestare contro questo sistema malato, inutile e degenerante. <a rel="attachment wp-att-5503" href="/sito/reggio-calabria-verso-il-16-maggio-stop-invalsi/exam/"><img class="alignleft size-medium wp-image-5503" title="Exam" src="/sito/wp-content/uploads/2013/05/noinvalsi-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Vogliamo comunicare che gli studenti di Reggio Calabria rifiutano i test Invalsi, perchè non sono disposti a farsi &#8220;schedare&#8221; per favorire l&#8217;investimento delle classi dominanti su scuole privilegiate o private.Non accettiamo di sentirci dire che questo sistema di valutazione valuti il &#8220;merito&#8221; per poi &#8220;revisionare l&#8217;intero sistema scolastico nazionale&#8221;! Ma come? Buttando giù definitivamente chi è in difficoltà a causa dei tagli dovuti alla LORO crisi? Ormai conosciamo le loro bugie e le loro scusanti. Ma ciò che vogliamo fare non è solo rifiutare l&#8217;Invalsi e gridare un &#8220;NO!&#8221;: vogliamo costruire, o meglio, ricostruire la nostra scuola partendo dal basso, riprendercela. Recuperare una scuola pubblica che da troppo tempo ormai non sente più dentro di se la vera partecipazione attiva dei suoi studenti, vuol dire anche lavorare insieme ripartendo proprio dalle esigenze locali: ecco perchè, non appena finita la protesta contro gli Invalsi, si partirà immediatamente con una campagna regionale sul Diritto allo Studio, con la quale gli studenti agiranno intorno a temi quali libri scolastici, borse di studio e trasporti nel contesto attuale della regione Calabria, che sono alcuni tra i temi soggetti alle difficoltà e ai soprusi più eclatanti. Ecco dunque le parole d&#8217;ordine: partecipiamo, organizziamoci, lavoriamo insieme, RICOSTRUIAMO DAL BASSO ciò che stanno provando a portarci via, e che fanno finta di voler salvare con sistemi deleteri e criminali come il Sistema Nazionale di Valutazione e i test Invalsi. RIPRENDIAMOCI LA NOSTRA SCUOLA. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Mercoledì 8 maggio, alle ore 16.00, presso la sede della FLC-CGIL (per info sull’ubicazione contattare Barbara Ambrogio 3494707037 o Manuele Panella 3409266377) l&#8217; Unione degli Studenti Reggio Calabria organizza la terza assemblea aperta per la costruzione della campagna di protesta contro i test Invalsi, “NON CI AVRETE MAI COME VOLETE VOI!”</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">NON CI AVRETE MAI COME VOLETE VOI! </span></p>
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		<title>BARI &#8211; Approvato il comodato d&#039;uso per i libri</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 11:11:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertocampanelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[BARI &#8211; Abbiamo vinto una battaglia storica: la Giunta Comunale (qui la delibera) ha approvato per l&#8217;a.s. 2013/14 il comodato d&#8217;uso gratuito dei libri di testo per gli studenti frequentanti [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">BARI &#8211; Abbiamo vinto una battaglia storica: la Giunta Comunale (<a href="https://docs.google.com/file/d/0B6daN_PPRFI-TFRmSFR0UTg3ZVU/edit">qui la delibera</a>) ha approvato per l&#8217;a.s. 2013/14 il comodato d&#8217;uso gratuito dei libri di testo per gli studenti frequentanti le scuole superiori a Bari. </span> <span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Oggi uno studente di primo superiore spende dai 400 ai 700 euro solo per l&#8217;acquisto dei libri scolastici, una somma alla quale va aggiunta quella necessaria per tutto il restante materiale scolastico: il caro-libri è infatti una d</span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">elle principali barriere fra gli studenti e l&#8217;accesso ai saperi. </span> <img class="alignleft size-medium wp-image-5444" title="dirittoallostudio" src="/sito/wp-content/uploads/2013/04/dirittoallostudio-300x109.gif" alt="" width="300" height="109" /> <span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Nel corso degli ultimi anni, i limiti di spesa sono stati costantemente aumentati, rendendo spesso impossibile per gli studenti acquistare i libri di testo; i tagli sempre più pesanti e i finanziamenti sempre più bassi hanno impedito alle scuole di poter mettere in pratica misure per contrastare tale situazione.</span> <span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Come Unione degli Studenti, organizziamo da anni mercatini del libro usato: in questo modo la spesa viene dimezzata, ma abbiamo sempre sostenuto che non potesse essere questa la soluzione definitiva, che le istituzioni dovessero intervenire.</span> <span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">La soluzione che proponevamo e che abbiamo oggi ottenuto è quella del comodato d&#8217;uso gratuito: è la scuola ad acquistare i libri di testo e a “prestarli” allo studente, che dovrà poi riconsegnarli alla fine dell&#8217;anno scolastico. </span> <span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Gli stessi libri, l&#8217;anno successivo, arriveranno ad altri studenti: in questo modo non c&#8217;è solo un risparmio economico rilevante, ma anche meno spreco di carta, e, fra l&#8217;altro, l&#8217;abbattimento della logica individualista a favore di una visione più collettiva della scuola tutta, che passa anche dal semplice libro.</span> <span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Il comodato d&#8217;uso è “solo una parte di quello che ci spetta”, una prima vittoria verso il totale abbattimento delle barriere per l&#8217;accesso al mondo della formazione, per un diritto allo studio reale, per una scuola davvero pubblica e aperta a tutti.</span> <span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Unione degli Studenti Bari</span></p>
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		<title>INVALSI &#8211; COME (S)VALUTARE LA SCUOLA</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 10:23:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carmenguarino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[articolo di Anna Angelucci su Unibec &#8211;  http://goo.gl/cdjcg &#160; Avviamo la riflessione con una serie di osservazioni empiriche sulla valutazione basata sui test. Senza scomodare l’immaginazione, focalizziamo la nostra attenzione [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>articolo di Anna Angelucci su Unibec &#8211;  http://goo.gl/cdjcg</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Avviamo la riflessione con una serie di osservazioni empiriche sulla valutazione basata sui test.</p>
<p>Senza scomodare l’immaginazione, focalizziamo la nostra attenzione su ciò che essi effettivamente sono sia nella nostra esperienza professionale sia, soprattutto, laddove costituiscono strumenti essenziali delle politiche di<em>gestione </em>del sistema di istruzione: in Inghilterra, con <em>l’Education Reform Act</em>, varato nel 1988 dal governo conservatore di Margaret Thatcher, e negli Stati Uniti, con il <em>No Child Left Behind Act</em>, approvato quasi all’unanimità dal Congresso Americano nel 2002 e siglato dal presidente Bush.</p>
<p>Mette appena conto osservare che entrambe le leggi non sono mai state revocate o discusse né dai successivi governi laburisti in Gran Bretagna, né dalla maggioranza democratica di Clinton in America: esattamente quanto è accaduto in Italia nell’ultimo decennio, in cui governi di centrodestra e governi di centrosinistra, perfettamente sovrapponibili sul piano delle politiche scolastiche, e non solo, hanno pervicacemente perseguito e realizzato insieme l’attuale Sistema Nazionale di Valutazione.</p>
<p>Che cosa hanno significato, in concreto, le politiche di <em>assessment</em> praticate nel sistema scolastico angloamericano, ispirate alla triangolazione paradigmatica<em>“accountability, autonomy and choice</em>”<sup>1</sup>? La nascita di un mercato concorrenziale tra le scuole, alimentato dalla pubblicazione delle <em>league tables</em>(graduatorie, classifiche) sugli organi di stampa e sui media locali e nazionali; la proliferazione di agenzie centrali e di autorità amministrative locali, pubbliche e private, che hanno incrementano a dismisura o, in altri casi, del tutto esautorato i poteri dei dirigenti scolastici; la perdita di prestigio, il calo delle iscrizioni, il degrado e/o la chiusura di scuole periferiche, frequentate da ceti culturalmente ed economicamente deprivati, in un evidente circolo vizioso, poichè sovvenzioni e finanziamenti sono rapportati al numero di iscritti; la subordinazione della contrattazione integrativa (fino al licenziamento degli insegnanti) ai risultati dei test; l’imposizione di metodologie didattiche e scelte culturali omologate, standardizzate ed eterodirette sul principio del <em>customer care</em>; la diffusione del <em>teaching to test</em>, ovvero di un addestramento di tipo opportunistico, esclusivamente mirato al superamento dei test; l’effetto<em>cheating</em> nelle aule, nelle scuole, nei distretti, addirittura negli Stati federali (chi ha visto <em>Bad Teacher</em> al cinema ricorderà la splendida supplente Cameron Diaz circuire sessualmente un funzionario scolastico per rubargli i test e fornire in anteprima le risposte giuste ai suoi allievi!).</p>
<p>Perché allora i test? <em>“Le scuole saranno più efficienti se saranno sottoposte alle leggi del mercato capitalistico e, come tutte le aziende, entreranno in concorrenza le une con le altre per attirare i loro clienti: gli studenti”,</em> così Milton Friedman nel 1955 <sup>2</sup>. A sessant’anni di distanza, una vera e propria profezia.</p>
<p>Nell’inarrestabile deriva globale neoliberista, che considera scuole e università irrinunciabili palestre di sperimentazione delle sue politiche economiche, tutte le attività sono sottratte allo Stato nella sua veste di garante, allocate al mercato (ovvero <em>“a quel dispositivo di mediazione nel quale le persone sono tradotte nei loro interessi e i beni nel loro prezzo” </em><sup>3</sup>) e devono produrre profitto (pensiamo soltanto agli esiti milionari dell’operazione di lobbying che le aziende produttrici di strumenti informatici stanno conducendo con successo oggi in Italia).</p>
<p>Come ci racconta bene Valeria Pinto, <em>“la ratio dell’homo oeconomicus è alla base di tutti i processi della valutazione […] Esperimenti epocali di ingegneria sociale sono stati messi in opera silenziosamente. Si additano obiettivi limitati, dati per condivisi da ogni persona di buon senso, semplici prese d’atto della realtà e li si persegue attraverso metodi progressivi, verificabili tappa per tappa e ostentatamente aperti alla revisione e correzione, come insegna la mentalità dell’ingegnere, intollerante soltanto nell’esigenza di ottenere i risultati attesi. Al tempo stesso cauto e determinato, il cronoprogramma….procede passo dopo passo…fissa scadenze rigorose (la tempistica è un cardine della sociotecnica orientata alla ‘cultura della qualità’ […] Una volta definito il piano… si può negoziare il dettaglio </em>(accettare un emendamento, aggiungo io)<em>… ma mai dubitare del sistema complessivo e della sua direzione.” <sup>4</sup></em></p>
<p>Il tema della valutazione non va visto, dunque, solo nei suoi aspetti tecnici, o meglio, tecnocratici, ma come fenomeno globale, pervasivo, talmente persuasivo da farci sentire in colpa per non aver ancora assimilato la “cultura della valutazione” (stiamo forse sperimentando un nuovo modello di ‘servitù volontaria’?); un fenomeno di cui occorre comprendere il senso complessivo, il valore paradigmatico, cioè ideologico, in quanto espressione di un modello storicamente determinato, costituito oggi dalla relazione fornitore-consumatore, dal totem della crescita economica fondata sullo sviluppo e non sul progresso, il cui idealtipo viene declinato nella mitografia dei saperi applicati e delle competenze.</p>
<p>Anche Daniele Checchi finalmente ammette che la valutazione è un atto politico<sup>5</sup>.</p>
<p>Tutti i sistemi di valutazione nazionale nascono come strumento di controllo <em>ex post</em> delle singole autonomie scolastiche, in una prospettiva di monitoraggio della performance nella chiave puramente economicistica del rapporto costo-beneficio. Ed è esattamente questo il senso della domanda che, circa un anno fa, ci ha posto l’Europa (ricordate la lettera di Olli Rehn?) alla quale il nostro attuale governo dimissionario ha risposto varando un Sistema Nazionale di Valutazione basato non sulle direttive di un organismo tecnico designato dall’organo di governo della scuola, cioè su un Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione finalmente restituito alla sua funzione d’indirizzo culturale e politico, profondamente rinnovato e rimpolpato nella composizione e nei poteri e che risponda direttamente al Parlamento <sup>6</sup>, bensì prepotentemente ancora sull’Invalsi, vecchia costola del MIUR e del ministro di turno, e sui suoi opinabili test.</p>
<p>Dunque, con qualche anno di ritardo e mentre fiorisce un’imponente bibliografia critica nazionale e internazionale, ricca saggistica dal profilo disciplinare e sociopolitico, che denuncia la fallibilità dei test come strumento diagnostico e l’iniquità dell’intero sistema di valutazione che su di essi si basa, inducendo alla cautela anche i più fanatici se solo leggessero, in Italia assistiamo impotenti a un ipertrofico accanimento valutativo (evidentemente di natura punitivo/premiale) che imperversa furioso, ministro dopo ministro, governo dopo governo, finanche con governi <em>morituri</em>, su scuola e università; un accanimento valutativo, tutt’altro che terapeutico, condotto secondo criteri di falsa neutralità, oggettività presunta, impersonalità, anonimato, opacità, grigia proceduralità tecnica.</p>
<p>E’ notizia di questi giorni che l’ANVUR, <em>“dopo mesi e mesi di oscuro lavoro preparatorio, ha lanciato la sperimentazione di un nuovo test per valutare le competenze generaliste dei laureandi in 12 università italiane; se la sperimentazione avrà successo, a partire dal 2014 i risultati di questo test verranno utilizzati per l’accreditamento degli atenei e ai fini dei finanziamenti premiali” </em><sup>7</sup>. A maggio 2013, inoltre, un pre-test su base campionaria verrà somministrato agli studenti delle classi terminali (mai aggettivo così mortifero è stato tanto opportuno!), a gennaio 2014 su base censuaria e a gennaio 2015 ci sarà l’entrata a regime delle prove.</p>
<p>Quindi, test in II e V elementare, test in I e III media, test in II superiore e all’esame di Stato, test per accedere all’università, test al termine del corso di laurea triennale.</p>
<p>Il processo di progressiva acquisizione, consolidamento e ampliamento dei saperi, l’arricchimento e la diffusione delle arti e delle scienze, gli orizzonti sempre nuovi e sempre spostati in avanti del pensiero e della riflessione critica e filosofica, la cultura insomma e la civiltà che costituisce la nostra specie, la specie simbolica <sup>8</sup>, sacrificati sull’altare del controllo tecnocratico. La nostra libertà di adulti ridotta allo scegliere quale merce acquistare, quella dei nostri studenti indirizzata ad una sola risposta precofenzionata, apponendo una crocetta o al massimo poche parole che possano essere lette da un computer e dai suoi algoritmi: per il 90% degli elaborati del CLA (l’acronimo che denomina il test sulle competenze generaliste degli studenti universitari, Collegiate Learning Assessment) <em>“il punteggio viene assegnato automaticamente da un software, l’Intelligent Essay Assessor, prodotto dalla Pearson, ovvero la più grande multinazionale del mondo nel campo dell’editoria e dei servizi all’educazione. [...] Vale la pena notare che l’utilizzo di algoritmi di correzione degli elaborati è in ascesa esponenziale, per ovvi motivi di economicità, e sta suscitando diffuse preoccupazioni. E’ di questi giorni la notizia di una mobilitazione di accademici statunitensi, Noam Chomsky in prima fila, contro la diffusione di questa pratica.”</em> <sup>9</sup></p>
<p>Un mese fa ad Amsterdam si è tenuto <em>l’International Summit of the Teaching Profession</em>. Il Rapporto ufficiale <em>“richiama l’attenzione su quello che dovrebbe essere il tema centrale da sottoporre ai decisori politici: occorre ragionare in termini di sviluppo professionale dei docenti e non di semplice valutazione, perché solo lo sviluppo professionale comporta una stretta relazione con il livello di apprendimento degli allievi.” </em><sup>10</sup></p>
<p><sup> </sup>Sviluppo come crescita, vorrei precisare, come processo culturale, intellettuale, umano, per noi e per i nostri studenti.</p>
<p>Di contro, l’uso dei test a scelta multipla esclude per definizione una valutazione di processo e non prevede che una forma particolare di intelligenza analitica: si premiano sempre risposte conformiste, spesso mnemoniche, che non ammettono il pensiero divergente o l’originalità dell’interpretazione, risposte funzionali ad un’ideologia utilitaristica di tipo comportamentistico, basata sul modello stimolo-risposta. E quanto a misurare il valore aggiunto, il Rapporto sottolinea come sia difficile “<em>stabilire lo specifico contributo che un docente dà alla performance dei suoi studenti. L’apprendimento è infatti influenzato da molti fattori: le capacità degli studenti, le loro aspettative, la motivazione, il comportamento, il supporto che ricevono dalla famiglia, l’influenza del gruppo dei pari, l’organizzazione della scuola, le risorse, la struttura del curricolo, i contenuti disciplinari</em>” (lo vado dicendo da anni, e da anni vengo accusata di essere ostinatamente refrattaria a qualunque innovazione e di volermi sottrarre corporativamente e capziosamente a qualunque forma di controllo). Senza dimenticare che, come afferma un documento della <em>Commissione del National Research Council</em> americano già nel 1999, <em>“i test non sono perfetti </em>e <em>il punteggio di un test non costituisce una misura esatta delle conoscenze o delle capacità di uno studente”</em>, e che, come sottolinea Diane Ravitch, “<em>talvolta le domande sono malamente espresse. Talvolta alle risposte viene attribuito un punteggio sbagliato. Talvolta la risposta che si suppone giusta è sbagliata o ambigua. Talvolta due delle quattro risposte sono egualmente corrette” </em><sup>11</sup></p>
<p>E infine, vogliamo anche aggiungere la frequente, totale insignificanza, se non irrilevanza, di molte delle domande proposte?</p>
<p><em> </em>L’Italia è all’ultimo posto in Europa per percentuale di spesa pubblica destinata alla cultura (1,1% a fronte del 2,2% dell’Ue a 27) e al penultimo posto, seguita solo dalla Grecia, per percentuale di spesa in istruzione. L’analfabetismo di ritorno sta dilagando in proporzioni massicce ma molti corsi serali per adulti sono stati soppressi. Dal 2003-04 c’è stato un calo delle immatricolazioni del 17% (58mila studenti in meno): una vera e propria espulsione di massa dalle nostre università. Del resto nell’a.a. 2011/13 erano 57.000 gli studenti idonei che non hanno beneficiato della borsa di studio per mancanza di fondi. Per l’anno prossimo nel budget del MIUR sono previsti solamente 14 milioni per il diritto allo studio mentre quest’anno sono stati stanziati 103 milioni, evidentemente già insufficienti.</p>
<p>Per la scuola, semplicemente, non c’è niente, se non una bulimia di circolari ministeriali accompagnate da indicazioni, prescrizioni, indagini, pareri espressi da agenzie private para e filo-governative (TreeLLLe, Fondazione Agnelli, Compagnia di S. Paolo, Fondazione per la Sussidiarietà, tanto per citare le più famose) che ci spingono a introiettare in modo acritico la necessità della misurazione e del controllo, realizzando di fatto una radicale distorsione delle nostre categorie percettive e cognitive.</p>
<p>Concludendo, se l’istruzione è un prodotto, ovvero una merce misurabile e quantificabile; se l’insegnante è l’erogatore di una merce; se scuola e università sono un servizio, allora il test è lo strumento di misurazione perfetto.</p>
<p>———————————————————————————————————————————————-</p>
<p>&nbsp;</p>
<address><span style="font-size: small;"><sup>1 A. Martini, “L’accountability nelle scuole”, Quaderni della Fondazione Agnelli, 8/2008</sup></span></address>
<address><span style="vertical-align: super; font-size: small;">2 M. Friedman, “The role of government in education”, 1955</span></address>
<address><span style="font-size: small;"><sup>3 V. Pinto, “Valutare e punire”, Cronopio,  2012</sup></span></address>
<address><span style="font-size: small;"><sup>4 V. Pinto, cit.</sup></span></address>
<address><span style="font-size: small;"><sup>5 D. Checchi,”Le elezionio, la valutazione e l’”equilibrio” (precario) dell’Invalsi, Ilsussidiario.net, febbraio 2013</sup></span></address>
<address><span style="font-size: small;"><sup>6 “Per il governo democratico della scuola”, proposta dell’Associazione Nazionale <em>“Per la scuola della Repubblica”</em></sup></span></address>
<address><span style="font-size: small;"><sup>7 Alessandro Ferretti, Lia Pacelli, Valentina Onnis and Giuliano Antoniciello, “<a href="http://www.roars.it/online/unaltra-clava-sta-per-abbattersi-sulluniversita/" target="_blank">Un’altra CLAva sta per abbattersi sull’università</a>” ,  roars.it , aprile 2013</sup></span></address>
<address><span style="font-size: small;"><sup>8 T. Deacon, “La specie simbolica”, Giovanni Fioriti Editore,  2001</sup></span></address>
<address><span style="font-size: small;"><sup>9 A. Ferretti et al., cit.</sup></span></address>
<address><span style="font-size: small;"><sup>10 A. Reffieuna, “Regolamento, prove Invalsi, docenti: il cerchio non si chiude”, Ilsussidiario.net, aprile 2013</sup></span></address>
<address><span style="font-size: small;"><sup>11 D. Ravitch, “The life and the death of the great american school system. How testing and choice are undermining education”, Basic Books, 2010</sup></span></address>
<address></address>
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		<title>AVELLINO &#8211; Il Welfare non è un lusso! Vogliamo Reddito!</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Apr 2013 12:25:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>saravallerani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’ Italia non è un paese per giovani. La totale mancanza di incentivi per gli studenti, l’ incredibile carenza delle borse di studio, di forme di reddito di formazione diretto [&#8230;]]]></description>
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<p>L’ Italia non è un paese per giovani. La totale mancanza di incentivi per gli studenti, l’ incredibile carenza delle borse di studio, di forme di reddito di formazione diretto ed indiretto sono un inequivocabile segnale di quanto questo paese tenga alla cultura e all’ istruzione, è infatti dall’ inizio degli anni ’90 che i saperi stanno vivendo un processo di privatizzazione e di mercificazione e la nostra nazione risulta l’ ultima nell’ UE per investimenti su cultura ed istruzione. C’è bisogno di un cambiamento, c’è la necessità di porre la cultura come centrale all’ interno del dibattito politico: non solo nazionale, ma anche cittadino. Siamo fermamente convinti infatti che solamente con la cultura si può abbattere la crisi: non è un caso che tutti i paesi in crisi non compiono forti investimenti per l’istruzione: si tratta di una visione politico-economica poco lungimirante per il bene del paese e che si abbina ad una visione elitaria del sapere. Come l’Italia anche Avellino non è una città per giovani, la situazione della nostra città infatti è fortemente rappresentativa della nostra nazione: la mancanza di spazi di aggregazione, l’ impossibilità di momenti di confronto, la non curanza di un’amministrazione che negli ultimi anni ha trasformato la nostra città in un cantiere in costruzione, senza considerare esigenze degli studenti e ignorando ogni tipo di politica sociale. Il fenomeno dei cervelli in fuga non riguarda solo l’ Italia in generale, ma è particolarmente evidente ad Avellino, dove manca totalmente un pezzo generazionale che ha abbandonato la città dopo aver concluso gli studi, senza aver avuto alcuna possibilità di essere utile per la nostra città e di mettere le sue conoscenze a disposizione di essa. Da alcuni anni viviamo nel nostro territorio e nel nostro paese una grave crisi economica che nasce nel mondo della finanza e sta colpendo con forza l&#8217;economia reale. I tassi di disoccupazione, soprattutto giovanile, ci indicano una situazione drammatica in cui il gap tra ricchi e poveri si fa sempre più crescente, con la naturale conseguenza che il numero dei primi diminuisce inversamente ai loro profitti e il numero dei secondi aumenta inversamente ai loro redditi. La distribuzione delle ricchezze appare così una mera utopia se si pensa ad una precarizzazione strutturale del mondo del lavoro aggravata dall&#8217;incapacità da parte dei governi di offrire risposte adeguate alle nuove esigenze di welfare, che rimane sempre più bloccato in un’ottica familista e laburista. Questa situazione, accompagnata nel nostro paese dal sistematico impoverimento del sistema scolastico e universitario, lascia indietro migliaia di giovani (soprattutto nel Mezzogiorno) costretti troppe volte ad abbandonare le proprie città ed il loro Paese in cerca di migliore fortuna. L&#8217;istruzione e la formazione permanente restano, in questo contesto, le uniche risposte in grado di resistere agli attuali paradigmi produttivi e in quanto tali vanno incentivate e finanziate a tutti i livelli. Viviamo infatti in un sistema economico nel quale la conoscenza è centrale per lo sviluppo e la produzione immateriale ha molto più valore rispetto a quella materiale. Lo smantellamento del welfare si è accompagnato al venire meno del legame tra crescita della produttività materiale e crescita del potere d’ acquisto. Tale esito è frutto del peso crescente della conoscenza come fattore di accumulazione e tutto ciò è accompagnato da una condizione di precarietà generalizzata che si traduce in una filosofia comportamentale individualista. Bisogna anche per questo introdurre nella nostra città l’ idea di una remunerazione per i soggetti in formazione: per scardinare un processo di individualizzazione dello Stato Sociale. L’ idea di un reddito per gli studenti non è da vedere nell’ ottica di un intervento assistenziale, come se fosse un sussidio, bensì deve basarsi sul concetto di “remunerazione” o meglio “riconoscimento” del lavoro svolto. Gli studenti non devono essere più visti come soggetti che solamente in seguito riusciranno a produrre utile per la società, ma come parte attiva della stessa per l’ incredibile valore che la conoscenza ha all’interno dei processi produttivi. Occorre ripensare un welfare locale che metta al centro vecchi e nuovi diritti, riconosca e tuteli i &#8220;soggetti in formazione&#8221; e le loro istanze per una delle fasce della popolazione locale su cui nessuna istituzione investe né riconosce come soggetto di diritti di tipo economico e sociale. Rivendichiamo forme di reddito diretto e indiretto per i soggetti in formazione, per permettere loro un&#8217; emancipazione individuale e collettiva, per permettere loro l’acquisto di libri, di film, di biglietti per cinema, teatro e musei: l&#8217;accesso a qualunque tipo di sapere indispensabile alla nostra formazione. Riteniamo che tale sforzo possa avere una grande rilevanza a livello sociale riavvicinando la nostra generazione a tutto ciò è cultura andandone così a potenziarne il valore. Non accettiamo la visione dell’istruzione ristretta nelle mura degli edifici scolastici ma riteniamo che la formazione passi anche in quei luoghi e in quelle discipline che vengono spesso escluse o messe da parte nelle nostre scuole. Siamo convinti ad aver diritto ad accedere a un sapere che non è solo quello scolastico e di potervi accedere per altre strade, abbiamo diritto a ricercare, approfondire ed ampliare quello che è oggetto dei nostri studi e non possiamo ritenere che tale diritto venga posseduto solo da coloro che se lo possono permettere. L’acquisto o la visione di materiale cinematografico non può continuare ad essere un evento raro che interessa la minoranza di noi studentesse e studenti, ma può e deve diventare una pratica comune di crescita culturale e non deve sottostare a logiche economiche e di orari che inevitabilmente li vanno ad escludere. È proprio per questo che da molto tempo l’ UdS Avellino sta avviando una campagna per sensibilizzare la cittadinanza su questo tema, con la carta dello studente, che rappresenta una forma di reddito indiretto per tutti gli studenti, ma questo non può bastare: ottenere un reddito per i soggetti in formazione diretto significa svincolare lo studente dalla situazione economica della sua famiglia, ma soprattutto la vera differenza sta nella libertà del soggetto in formazione di poter scegliere in totale autonomia il proprio percorso culturale, rompendo le barriere nelle quali ormai è rinchiuso il sapere: si tratta di abbandonare finalmente una concezione fordista di welfare fortemente lavorista e familista. Siamo fermamente convinti per questo che la mancanza di alternative per i giovani, l’ assenza di spazi di aggregazione, l’ inaccessibilità della cultura nella nostra città debbano essere temi centrali delle politiche che metterà in campo la prossima amministrazione e che il reddito per i soggetti in formazione possa essere un grande strumento per creare un’ alternativa ad Avellino. Speriamo di non sentire più i temi di una campagna elettorale distante dai giovani e dalle proprie necessità, siamo stanchi di amministrazioni che riducono il loro compito alla gestione del bilancio e alla costruzione di strade. Crediamo che ci sia l’ opportunità finalmente di un forte cambiamento di rotta rispetto a quella che è stata una classe dirigente avellinese sempre troppo distante dalle esigenze della città. La nostra generazione infatti viene associata facilmente all’indifferenza, ma noi riteniamo che tale status sia derivato dalla mancanza in questi anni di suddetti investimenti, di una politica, ma anche di persone, che hanno deciso di puntare su di loro fuori dalle logiche del profitto. Diciamo questo poiché noi stessi facciamo parte di tale generazione e siamo pronti a metterci in gioco per la nostra città: per cambiare la città e non essere costretti a cambiare città.  Siamo sicuri che un libero e diversificato accesso ai saperi sia un nodo cruciale che la nostra città deve affrontare e siamo sicuri che proprio da qui passi la sua crescita, consapevoli che tale scel<br />
ta possa farla diventare un esempio per l’intero paese e che possa diventare il motore propulsore di questo processo di cambiamento che ponga al centro parole chiavi come scuola, formazione, cultura e saperi. </p>
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		<title>L&#039; autonomia diventa arbitrio</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Mar 2013 18:40:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertocampanelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti degli studenti]]></category>
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		<description><![CDATA[da ilmanifesto.it &#8211; Di taglio in taglio, di riforma in riforma, le università si svuotano. Il crollo delle iscrizioni è la conseguenza di un disegno preciso: impedire la mobilità sociale [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">da ilmanifesto.it &#8211; <em>Di taglio in taglio, di<a rel="attachment wp-att-5164" href="/sito/lautonomia-diventa-arbitrio/studroma/"><img class="alignleft size-medium wp-image-5164" title="studroma" src="/sito/wp-content/uploads/2013/03/studroma-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a> riforma in riforma, le università si svuotano. Il crollo delle iscrizioni è la conseguenza di un disegno preciso: impedire la mobilità sociale </em>di Marco Bascetta</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Che i tagli alla scuola e all&#8217;educazione non fossero necessità economica ma politica, non una misura di risparmio ma di controllo della mobilità sociale, non principio di razionalità ma ideologia, è ormai un fatto. Cosicché quando di fronte al rovinoso crollo delle iscrizioni universitarie si manifestano allarmi e preoccupazioni, l&#8217;ipocrisia dilagante impedisce di rivelare che si tratta di un risultato voluto, di governo in governo e di riforma in riforma. </span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Una volta ridotto lo spazio e le risorse destinate all&#8217;istruzione, una volta dichiaratala capitale del singolo e non patrimonio comune, l&#8217;intera discussione si disloca sul terreno dei criteri di selezione e sulla stucchevole retorica della meritocrazia. Laddove l&#8217;ultimo velo della spending review cade lasciando libero il campo alla più spudorata ideologia oligarchica.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Era nell&#8217;ordine delle cose che filtri e barriere, esclusioni e respingimenti scendessero progressivamente di grado. Dai mastodontici concorsi pubblici alle facoltà universitarie e ora dalle facoltà universitarie alle scuole medie con i primi tentativi di istituire il numero chiuso per l&#8217;accesso alla scuola superiore in pochi casi che rischiano però pericolosamente di moltiplicarsi. Il grimaldello che consente di forzare i compiti costituzionali della scuola pubblica e la libertà di scelta dei singoli si chiama autonomia scolastica.Espressione che sta ad indicare, nella realtà dei fatti, non già la partecipazione della cittadinanza alla gestione della scuola ma l&#8217;arbitrio dei dirigenti scolastici e delle burocrazie locali. Dopo avere assistito alla stagione dei sindaci-sceriffi, quelli che di punto in bianco mettevano fuori legge panini e gelati, rimuovevano le panchine dai parchi per allontanare i senza casa, stabilivano graduatorie razziali e deliranti per l&#8217;accesso a sostegni e servizi, o proibivano i castelli di sabbia sulla spiaggia, stiamo entrando nel tempo dei presidi-sceriffi che, una volta stabilito l&#8217;&#8221;eccesso&#8221; di iscrizioni, stabiliranno i criteri e gli strumenti di valutazione secondo i quali scolari tredicenni verranno giudicati meritevoli di accedere alla loro scuola superiore: «Faremo come all&#8217;università, prova d&#8217;ammissione e numero chiuso» dichiara orgogliosa la preside di un istituto tecnico di Mantova ( ne riferisce ieri un articolo di Corrado Zunino su La Repubblica). Il fatto che il fenomeno sia ancora sporadico e assolutamente circoscritto non ne sminuisce il significato né il suo collocarsi entro una tendenza e un quadro che si fa sempre più chiaro e circostanziato. I tagli di stato tracciano i contorni di una scuola elitaria e selettiva, incoraggiano i giovani, e ora anche i giovanissimi, ad abbassare le pretese, scegliere la via dell&#8217;umiltà, rendersi &#8220;utili&#8221; a basso costo, mentre l&#8217;&#8221;autonomia&#8221; dei valvassori e dei valvassini stabilisce il dazio disciplinare e &#8220;meritocratico&#8221; per accedere ai propri istituti, ciascuno secondo il proprio estro e il proprio arbitrio, tutti invocando uno stato di necessità determinato dall&#8217;alto e probabilmente addirittura ben accetto. I presidi-sceriffi e i loro consigli di istituto non si limiteranno, infatti, a sorvegliare l&#8217;ingresso: i test serviranno loro anche come &#8220;strumento per la formazione delle classi&#8221;. Di che cosa si tratta? Geni con i geni, mediocri con i mediocri? Discriminazioni &#8220;scientificamente&#8221; fondate? Che sappiamo, in alcuni casi, aver coperto e mascherato perfino pregiudizi razziali. </span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Fino a quando il motto &#8220;non c&#8217;è posto per tutti&#8221; ( per tutti gli studenti, per tutte le scuole, per tutte le università) continuerà a dominare su ogni ambito come una legge di natura qualsiasi arbitrio si sentirà legittimato e inattaccabile, la costosa e potente casta dei valutatori, dall&#8217;Anvur ai signori degli Invalsi, dalle baronie universitarie ai presidi delle superiori non cesserà di crescere e prosperare. Sempre meno istituzione formativa, sempre più organo giudiziario.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">LEGGI ANCHE IL NOSTRO ARTICOLO SUL TEMA:</span></p>
<ul>
<li><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;"><a href="/sito/no-ai-test-dingresso-nella-scuola-pubblica/">No al test d&#8217;ingresso nella scuola pubblica</a></span></li>
</ul>
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		<title>Iscrizioni università mai così basse da 25 anni</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Mar 2013 12:55:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertocampanelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[da repubblica.it &#8211; I dati diffusi dal Cineca: solo 267.076 nuove immatricolazioni, settantamila in meno di dieci anni fa. L&#8217;ultima volta che gli iscritti hanno toccato questo livello era il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>da repubblica.it &#8211; <em>I dati diffusi dal Cineca: solo 267.076 nuove immatricolazioni, settantamila in meno di dieci anni fa. L&#8217;ultima volta che gli iscritti hanno toccato questo livello era il 1988. Tengono le facoltà scientifiche, dimezzato l&#8217;afflusso a quelle sociali. E gli atenei italiani toccano il fondo nelle classifiche mondiali</em></p>
<p>Ancora giù le immatricolazioni all&#8217;università e gli atenei italiani precipitano in basso nelle classifiche internazionali. I dati relativi all&#8217;anno accademico in corso, forniti dal Cineca &#8211; il consorzio interunivesitario che gestisce l&#8217;anagrafe degli studenti universitari italiani &#8211; confermano il grido d&#8217;allarme lanciato qualche settimana fa dal Consiglio universitario nazionale (Cun) e se possibile lo aggravano ancora. In appena tre anni, si sono persi 30.000 nuovi iscritti negli atenei italiani e in meno di 10 anni, nove per la precisione, addirittura più di 70.000.</p>
<p>Era da 25 anni che in Italia non si registrava un numero di matricole così basso: nel 1988/1989 gli immatricolati erano 276.249. Quest&#8217;anno appena 267.076.</p>
<p>Il calo maggiore lo hanno subito i corsi triennali, che in meno di un decennio hanno perso quasi un terzo degli iscritti: 92.749 iscritti per l&#8217;esattezza. Nell&#8217;anno in corso se ne registrano 226.283, oltre 8.000 in meno rispetto a 12 mesi fa. Nello stesso periodo il numero dei diplomati è addirittura cresciuto di oltre 11.000 unità. Perché in Italia sempre meno giovani si iscrivono all&#8217;università? La recente crisi economica e occupazionale ha probabilmente fatto la sua parte: ormai tutti, laureati compresi, trovano difficoltà a centrare il primo impiego. Perché laurearsi?</p>
<p>Ma con tutta probabilità, l&#8217;interruzione degli studi dopo il diploma dipende anche dai costi sempre più alti che le famiglie sono costrette a sostenere, prima per la preparazione alla lotteria dei test di ammissione &#8211; ormai diffusi nella maggior parte degli atenei &#8211; e una volta ammessi, per le tasse di iscrizione, i trasporti e il vitto e l&#8217;alloggio per i fuorisede. Spese che evidentemente scoraggiano famiglie e giovani.</p>
<p>Una situazione che rischia di fare precipitare l&#8217;Italia ancora più in basso nella classifica degli iscritti all&#8217;università. Attualmente, il nostro paese è al quart&#8217;ultimo posto in Europa, con 3.302 iscritti all&#8217;università per 100.000 abitanti. Un valore che, se allarghiamo lo sguardo, ci colloca dietro l&#8217;Egitto, la Thailandia e il Paraguay.</p>
<p>Un trend che rischia di farci precipitare all&#8217;ultimo posto anche nella classifica europea dei giovani laureati. Nel 2011 l&#8217;Italia  -  col 21% di laureati tra 25 e 34 anni  -  occupava il poco lusinghiero penultimo posto, precedendo solo la Turchia. La Romania è al 24% e la Norvegia ci surclassa: 46,1%. Le aree disciplinari che hanno subito la maggiore contrazione sono quella sociale  -  ovvero Scienze sociali, Scienze economiche, Scienze della comunicazione, Sociologia  -  che in meno di un decennio è passata da 135.000 immatricolati triennali ad appena 72.000: meno 46%.</p>
<p>Perdono un terzo degli immatricolati triennali i corsi dell&#8217;area umanistica  -  come Lingue, Lettere, Filosofia &#8211;  e lasciano sul campo più di un quarto (il 27%) degli immatricolati i corsi dell&#8217;area sanitaria  -  Medicina, Odontoiatria, Veterinaria e Professioni sanitarie. Tengono i corsi dell&#8217;area scientifica  -  Ingegneria, Matematica, Chimica, Fisica, Statistica, tanto per citarne alcune  -  che perdono appena il 3% di new entry. Le cose cambiano poco se si prende in considerazione il totale degli immatricolati nei corsi triennali e a ciclo unico, che si assottigliano del 21%. E anche in questo caso le defezioni maggiori si registrano nei corsi dell&#8217;area sociale: meno 29%.</p>
<p>Intanto, nella classifica 2012/2013 redatta dal The (il settimanale Times higher education), resa nota pochi giorni fa, le poche università italiane presenti nelle prime 400 d&#8217;Europa scendono verso il fondo della classifica. Nel ranking relativo al 2011/2012, gli atenei di Bologna, Milano e Milano Bicocca figuravano tra il 226° e il 250° posto. Nessun ateneo italiano si piazzava tra i primi 200 posti. Quest&#8217;anno, le prime tre università italiane (Milano, Milano Bicocca e Trieste) si ritrovano tra il 251° e il 275° posto. Gli atenei di Bologna, Trento e Torino figurano tra il 271° e il 300° posto.</p>
<p>Al primo posto si piazza Harvard e, in Europa, Oxford. Limitandosi alle sole università europee, tra le prime 250 posizioni c&#8217;è almeno una università di tutti i paesi dell&#8217;ex Europa occidentale, tranne appunto Grecia, Italia e Portogallo. Tra le prime 200 d&#8217;Europa figurano ben 7 atenei francesi, 11 tedeschi e 31 del Regni Unito. E anche atenei austriaci, finlandesi e danesi e irlandesi. Ma nessun italiano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Salvo Intravaia</p>
<p>(06 marzo 2013)</p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/scuola/2013/03/06/news/crollo_degli_iscritti_nelle_universit_italiane_mai_cos_bassi_da_25_anni_e_cala_la_qualit-53971626/?ref=HREC1-7" target="_blank">guarda  l&#8217;articolo originale</a></p>
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		<title>Libri scolastici? Costeranno di più</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jan 2013 19:12:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>danilolampis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritto allo studio]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Le tasche delle famiglie italiane saranno sempre più vuote nei prossimi anni quando si arriverà al momento dell&#8217;acquisto dei libri di testo scolastici. Questa triste certezza si evince dalla circolare del MIUR n.378 pubblicata il 25 gennaio dove si dice che dall&#8217;anno scolastico 2014/2015 cadrà il blocco ( sei anni per le scuole secondarie di I e II grado e cinque per le primarie) sulle adozioni dei testi scolastici che così potranno essere cambiati anche ogni anno dagli insegnanti. Le lobby delle case editrici vincono ancora una volta.<br />
Siamo tornati indietro di quattro anni. Infatti era stato proprio l&#8217;ex Ministro Mariastella Gelmini con un Comunicato Stampa del 24/08/2009 a preannunciare un -30% sui libri scolastici grazie a misure come l&#8217;introduzione dei tetti di spesa per le scelte dei libri da parte degli insegnanti, l&#8217;utilizzo dello stesso libro per 6 anni nelle scuola secondaria e la possibilità di scaricare l&#8217;ebook del libro da internet. Misure evidentemente non andate pienamente in porto, basti ricordare le spese che hanno dovuto sostenere le famiglie all&#8217;inizio di quest&#8217;anno. Federconsumatori aveva tracciato una media di 1.233,00 € per un ragazzo del primo liceo per l&#8217;acquisto di libri, dizionari, corredo scolastico e ricambi.<br />
Non è bastato alle lobby degli editori l&#8217;innalzamento dei tetti di spesa contenuto nei decreti 42 e 43 dell&#8217;11 maggio 2012, che, dalle indagini del Codacons, avevano confermato un aumento da 2 a 6 euro a seconda dell&#8217;istituto e un ulteriore possibile scatto del 10 % che delineava una stangata di 44 euro rispetto all&#8217;anno precedente. Infatti, nella seconda sezione della circolare del MIUR si dicono queste parole in riferimento alle adozioni per l&#8217;anno scolastico 2013/2014:<br />
“Particolare attenzione merita, invece, per l’anno in corso, l’eventuale sostituzione dei libri di testo già in uso, tenuto conto che il medesimo articolo 11 dispone, ma solo a decorrere dal 1° settembre 2013, l’abrogazione dell’obbligo, previsto dall&#8217;articolo 5 dalla legge n. 169/2008, di mantenere in adozione gli stessi testi scolastici per un quinquennio nella scuola primaria e per un sessennio nella scuola secondaria di I e di II grado.”<br />
In queste righe si delinea una bella stangata per le famiglie che troveranno sempre più difficoltà nel risparmiare attraverso mercatini del libro usato o semplicemente non potranno garantire il classico passaggio dei libri dai fratelli maggiori a quelli minori. È evidente a tutti il regalo consegnato alle case editrici, che, in un periodo di crisi di vendite, hanno pensato bene di lucrare maggiormente su quelli scolastici, fonte di guadagno certo.<br />
Ma la circolare contiene altri regali per le case editrici. La circolare ci aiuta ancora: “Le innovazioni introdotte dall’articolo 11 della legge n. 221/2012, contenente ulteriori misure per la crescita del Paese, prevedono, per le nuove adozioni, a decorrere dalle scelte effettuate nell’anno scolastico 2013-2014, a valere per l’anno scolastico 2014-2015, libri di testo in una nuova versione digitale o mista (costituita da un testo in formato cartaceo e da contenuti digitali integrativi, oppure da una combinazione di contenuti digitali e digitali integrativi).Tale obbligo si applica tuttavia a partire, progressivamente, dalle classi prima e quarta della scuola primaria, dalla prima classe della scuola secondaria di I grado e dalla prima e dalla terza classe della scuola secondaria di II grado.”<br />
Che significa in poche parole? Significa che le adozioni dei libri digitali o misti (costituiti da un testo in formato cartaceo e da contenuti digitali integrativi, oppure da una combinazione di contenuti digitali e digitali integrativi) non saranno solamente ritardate ma di fatto bloccate. Infatti “il passaggio ai libri di testo nella nuova versione digitale, da realizzare gradualmente a decorrere dalla adozioni per l’anno scolastico 2014/2015, richiederà in ogni caso l’adozione di un apposito decreto ministeriale che ne definisca le caratteristiche tecniche.” Di fatto si rinvia ad una nuova circolare ministeriale del prossimo Governo e intanto si ritarda di un anno l&#8217;innovazione dei libri digitali e misti. Non sosteniamo certo che dalla digitalizzazione forzata possa essere abbattuto il caro-libri in un colpo solo; sappiamo bene che prima è necessario abbattere il digital divide ancora alto nel nostro paese, avviare corsi di formazione per i docenti sull&#8217;utilizzo delle nuove tecnologie, assegnare tablet in comodato d&#8217;uso quinquennale e investire garantire nelle scuole un maggior numero di pc per garantire l&#8217;aggiornamento dei contenuti dei libri.<br />
Per ora purtroppo abbiamo solo una certezza: questo rappresenta un nuovo attacco al diritto allo studio delle studentesse e degli studenti del nostro paese.</p>
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		<title>TRIESTE &#8211; Provvedimenti repressivi contro gli studenti dell&#039;Oberdan</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Dec 2012 16:44:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertocampanelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti degli studenti]]></category>
		<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[News dai Territori]]></category>
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		<category><![CDATA[Scuola]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p>TRIESTE &#8211; Oggi 14/12/2012 inzierà una serie di Consigli di classe straordinari convocati dalla preside del liceo scientifico G. Oberdan; la motivazione di questi Consigli è semplice:decidere quali provvedimenti prendere nei confronti dei 32 studenti che la mattina del 5/12/2012 sono stati identificati dagli agenti della Digos in seguito ad una tentata occupazione dell&#8217;edificio scolastico. Questa infatti è stata la decisione presa dal collegio docenti:che ogni consiglio di classe,ciascuno presieduto dalla stessa preside, dovesse decidere in merito ai ragazzi delle diverse classi quale fosse la pena più &#8216;giusta&#8217; per le loro azioni;queste decisioni potranno andare dall&#8217;abbassamento del voto di condotta in maniera drastica fino,nel peggiore dei casi(che ci auguriamo,per noi e per gli stessi che saranno chiamati a decidere, non avvenga), ad una sospensione dello studente in questione.Ci chiediamo come tutto questo sia realmente possibile. Noi studenti dell&#8217;Oberdan avevamo preso una decisione nei giorni precedenti al 5 Dicembre:avevamo deciso di, poichè non è stato possibile attuarlo con i professori,prenderci,anzi, avevamo deciso di riappropriarci della nostra scuola per poter all&#8217;interno di essa svolgere delle attività che noi credevamo utili sia per la crescita degli studenti che per lo stesso edificio;avevamo deciso infatti di,oltre a tenere dei corsi sulla didattica alternativa, ripittare i muri,le porte,cercare di mettere un pò a posto alcune strutture come i bagni(dato che la provincia,per mancanza di soldi o non si sa bene per quale motivo,continua ad ignorare queste situazioni),tanto che la notte stessa avevamo con noi pennelli e vernice per iniziare dalla mattina i nostri lavori.Sapete tutti quello che è successo: la Digos, su ordine della preside, ha fatto irruzione nell&#8217;Istituto rompendo una finestra(che,ci teniamo a dirlo,non è ancora stata sostituita) e i ragazzi,presi anche dal panico per il gesto di violenza della polizia (perchè il gesto violento è quello di rompere una finestra quando dietro ad essa c&#8217;è la faccia di un ragazzo,non quello di occupare una scuola dopo aver tentato per settimane di costruire un qualcosa di alternativo con i professori,dopo che questi hanno rifiutato di accettare la nostra proposta di 3 giorni di cogestione per poter,appunto,svolgere queste lezioni su temi alternativi e questi lavori) sono in gran parte scappati quando hanno visto le forze dell&#8217;ordine entrare; degli studenti però che si trovavano al loro interno 32, <a rel="attachment wp-att-4650" href="/sito/trieste-provvedimenti-repressivi-contro-gli-studenti-delloberdan/oberdan-1/"><img class="alignleft size-full wp-image-4650" title="oberdan (1)" src="/sito/wp-content/uploads/2012/12/oberdan-1.jpg" alt="" width="280" height="200" /></a>di cui 4 maggiorenni, sono stati identificati al terzo piano dell&#8217;edificio e proprio questi 32 studenti domani saranno chiamati a difendersi nei Consigli delle rispettive classi i giorni venerdì 14/12 e martedì 18/12 davanti a quello che sembra quasi un tribunale istituito da preside e professori. Noi studenti non crediamo sia possibile che questo accada;non può essere infatti che ormai i ragazzi non possano veramente più esprimere il loro dissenso e la loro voglia di cambiare le cose senza che essi vadano incontro ad intimidazioni e repressioni da parte delle autorità,delle istituzioni,di chi,insomma,ha il potere purtroppo di decidere sulla loro vita; inoltre la preside ha anche avuto la brillante idea di chiamare una ditta per &#8216;rimettere in sesto&#8217; l&#8217;edificio scolastico(sostanzialmente per riportare i banchi nelle classi quindi,cosa che la settimana precedente aveva lasciato fare a noi studenti davanti ai suoi occhi) e ha deciso di addebitare il costo della suddetta proprio a queste 32 persone,nonostante esse si fossero dette disponibili loro stessi a rimettere a posto ogni oggetto che non lo fosse.Per questo motivo,e per gli stessi motivi che ci hanno mosso durante la protesta,motivi che hanno creato in noi una solidarietà rara da trovare nelle scuole come all&#8217;esterno di esse, in queste due giornate cercheremo di essere presenti per dare la nostra soldiarietà a queste 32 persone e per affermare che noi a queste regole imposte non ci stiamo e non ci staremo mai, perchè finchè avremo la speranza di poter cambiare qualcosa in questa città,in questo paese,noi non ci daremo per vinti; chiediamo quindi che non solo noi studenti dell&#8217;Oberdan siano presenti in queste due giornate,ma che si presentino a dare man forte ai ragazzi anche gli studenti delle altre scuole,i genitori e chiunque volesse esprimere il proprio dissenso rispetto alle decisioni prese dalla preside e da parte dei docenti. Vi prego, siateci, e dimostriamo che noi ragazzi,in realtà, non siamo soli.</p>
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