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	<title>UDS - Unione Degli Studenti &#187; Internazionali</title>
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	<description>Sindacato Studentesco</description>
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		<title>NIGERIA &#8211; No al terrorismo nelle scuole!</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Jul 2013 13:11:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>danilolampis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Rete della Conoscenza apprende con sgomento la notizia dell&#8217;attacco terroristico alla scuola di Mamudu in Nigeria, nel quale hanno perso la vita 42 persone tra studenti e personale della [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>
<div dir="ltr">
<p>La Rete della Conoscenza apprende con sgomento la notizia dell&#8217;attacco terroristico alla scuola di Mamudu in Nigeria, nel quale hanno perso la vita 42 persone tra studenti e personale della scuola. Nella regione, in cui si scontrano etnie cristiane e musulmane, vi sono già stati 209 attacchi a luoghi della formazione. La Rete Della Conoscenza intende fare una riflessione ampia sulle potenzialità della scuola e della formazione, considerando le scuole “zone franche” da tutelare e valorizzare. I luoghi della formazione, infatti, non possono essere utilizzate e attaccate per lotte etniche e religiose, ma devono diventare luoghi di inizio di un processo di multiculturalismo e pluralismo di idee. Occorre cominciare dalle scuole, infatti, processi di convivenza pacifica, condivisione e confronto, tutelando la necessità di una educazione alla conoscenza dell&#8217;altro ed alla cittadinanza attiva. Attaccare le scuole significa attaccare gli unici luoghi che possono diventare officina di idee per una risoluzione sociale del conflitto e per sperimentare pratiche di crescita laica, multiculturale e collettiva.</p>
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		<title>Tunisi, la Rete della Conoscenza al Forum Sociale Mondiale</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Mar 2013 15:26:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carmenguarino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 26 Marzo si apre il Forum Sociale Mondiale. Tunisi non è a caso la sede del FSM; è il luogo simbolo delle rivolte arabe e dei regimi che cedono [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il 26 Marzo si apre il Forum Sociale Mondiale. Tunisi non è a caso la sede del FSM; è il luogo simbolo delle rivolte arabe e dei regimi che cedono il passo, il posto dove ancora si lotta per la democrazia, sapendo che è un processo che ha bisogno di tempo e di lotta. Tutto il mondo delle lotte, dei movimenti di questi anni sarà a Tunisi: i movimenti sudamericani, dalle battaglie delle comunità, ai grandi movimenti per l&#8217;acqua e per l&#8217;ambiente, le organizzazioni del lavoro, giovani precari e reti di lotte sociali europee ed internazionali che in questi anni hanno lottato contro le politiche di austerity. 10 anni dopo ancora sono 8 le persone che vogliono decidere delle vite di 6 miliardi.<br />
La dignità la parola al centro dei meeting e dei gruppi che si riuniranno nella capitale tunisina da domani. La crisi pone Occidente e Oriente, Nord e Sud del Mondo di fronte al tema della dignità in maniera urgente: difesa della dignità e conquista della dignità camminano sulle stesse gambe e non solo durante il Forum Sociale.</p>
<p>La dignità del lavoro è stato duramente calpestata in questi anni. Da Nord a Sud del Mondo diritti e salari sono sotto attacco di un capitalismo malato, che cerca di succhiare risorse del lavoro vivo.</p>
<p>La dignità del sapere, di una conoscenza libera e laica è sotto attacco ogni giorno. I processi di privatizzazione, la schiavitù dei sapere ridotti a mero meccanismo produttivo inaridisce la cultura e i popoli stessi.</p>
<p>La dignità dei popoli è messa ancora una volta a dura prova. Non a caso questo World Social Forum sarà dedicato al popolo palestinese. Diritti di cittadinanza ed autodeterminazione di incrociano in maniera netta, nella lotta per la liberazione delle persone.</p>
<p>La dignità delle donne e dei migranti è stata calpestata da un sistema economico e culturale che produce subalternità e sfruttamento, che ha bisogno di creare &#8220;stranieri&#8221; per produrre marginalità. Le discriminazioni di genere e di orientamento sessuale sono alla base di un modello di società che ci vuole diseguali.</p>
<p>Serve quindi un Forum Sociale, serve come esperienza non solo per condividere lotte, ma per tracciare un orizzonte nuovo, di prospettive comuni per uscire dalla crisi, per costruire una società fondata sulla giustizia sociale. E&#8217; il momento di rompere il recinto della chiusura e riaprirci alle esperienze europpe ed internazionali, tracciare e rilanciare i percorsi che in nei prossimi anni dovranno portarci a bocciare in tutto il mondo le politiche di austerità e a costruire un&#8217;alternativa reale e possibile.</p>
<p>La Rete della Conoscenza, a partire dalla riunione della delegazione italiana e dalla prima manifestazione di domani, sarà presente a Tunisi. Racconteremo giorno per giorno sui nostri siti, i blog i workshop e gli incontri che avremo a Tunisi nei prossimi giorni.</p>
<p>segui il racconto quotidinao del Forum Sociale Mondiale <a href="http://www.retedellaconoscenza.it/component/content/article/44-homepage/684-tunisi-la-rete-della-conoscenza-al-forum-sociale-mondiali.html">qui</a></p>
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		<title>Tagli all&#039;istruzione, l&#039;Ue contro l&#039;Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Mar 2013 12:13:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertocampanelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internazionali]]></category>
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		<description><![CDATA[da repubblica.it - Uno studio della Commissione europea rivela che tra i 27 il nostro è il Paese che ha ridotto di più i bilanci del settore: -10,4% tra il 2010 [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="share-top_gig_containerParent">
<h3><span style="font-size: small;"><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">da repubblica.it </span>- <em><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Uno studio della Commissione europea rivela che tra i 27 il nostro è il Paese che ha ridotto di più i bilanci del settore: -10,4% tra il 2010 e il 2012. &#8220;C&#8217;è bisogno di un approccio coerente, questa è la chiave del futuro dei nostri giovani e della ripresa economica&#8221;</span></em></span></h3>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">L&#8217;Italia ha tagliato più di qualsiasi altro Stato europeo sull&#8217;istruzione e da Bruxelles arriva una autentica strigliata. &#8220;Sono tempi difficili per le finan<a rel="attachment wp-att-5187" href="/sito/tagli-allistruzione-lue-contro-litalia/eu/"><img class="alignleft size-medium wp-image-5187" title="eu" src="/sito/wp-content/uploads/2013/03/eu-300x184.jpg" alt="" width="300" height="184" /></a>ze nazionali ma abbiamo bisogno di un approccio coerente in tema di investimenti pubblici nell&#8217;istruzione e nella formazione poiché questa è la chiave per il futuro dei nostri giovani e per la ripresa di un&#8217;economia sostenibile nel lungo periodo&#8221;. Come dire: la crisi c&#8217;è ma occorre capire cosa tagliare. La tirata di orecchie all&#8217;Italia arriva direttamente dalla Commissione europea che ha passato in rassegna i bilanci dei 27 Paesi membri scoprendo che negli ultimi tre anno soltanto otto hanno tagliato sull&#8217;istruzione. E l&#8217;Italia è la prima. </span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">&#8220;Se gli Stati membri non investono adeguatamente nella modernizzazione dell&#8217;istruzione e delle abilità &#8211; ha affermato Androulla Vassiliou, commissario europeo responsabile per l&#8217;istruzione, la cultura, il multilinguismo e la gioventù &#8211; ci troveremo sempre più arretrati rispetto ai nostri concorrenti globali e avremo difficoltà ad affrontare il problema della disoccupazione giovanile&#8221;. Un vero e proprio avvertimento neppure troppo velato al nostro Paese che soprattutto dopo il 2008 &#8211; con le riforme Gelmini &#8211; ha cominciato a tagliare su scuola e università senza troppi scrupoli e che adesso trova mille difficoltà a gestire e ad uscire dalla crisi economica globale degli ultimi tre anni. </span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Ma non tutti i Paesi alle prese con la crisi hanno tagliato sull&#8217;istruzione. Lussemburgo, Danimarca, Austria, Finlandia, Svezia e Turchia &#8211; solo per citare alcuni Stati dell&#8217;Ue o candidati a farne parte -  nonostante le difficoltà hanno scommesso sulla scuola incrementando le risorse. In testa la Turchia che fa registrare un più 16,5 per cento, seguita dal Lussemburgo col 7,4 per cento in più in appena due anni. Grecia, Italia e Inghilterra in coda. Col nostro Paese che dal 2010 al 2012 ha tagliato il bilancio della scuola &#8211; dalla materna alle superiori &#8211; del 10,4 per cento. Una sforbiciata accompagnata dal taglio di quasi 100mila cattedre e da un alleggerimento dei conti anche dell&#8217;università: meno 9,2 per cento in 24 mesi. </span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Lo studio della Commissione europea prende in considerazione anche l&#8217;impatto dei tagli sul numero di insegnanti, che in Italia &#8211; dal 2000 al 2010 &#8211; è calato dell&#8217;11,1 per cento mentre in Germania si è incrementato del 13,0 per cento. Così com&#8217;è avvenuto in Finlandia (più 12,9 per cento), in Svezia (più 21,9 per cento) e Norvegia. L&#8217;esecutivo Ue stigmatizza anche gli effetti della crisi sulle buste paga degli insegnanti &#8211; che pesano per il 70 per cento della spesa scolastica &#8211; congelate o addirittura ridotte in 11 Paesi, Italia compresa.</span></div>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">di Salvo Intravaia</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">(25 marzo 2013)</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>TAV &#8211; perché il patto Hollande-Monti non convince</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Mar 2013 16:31:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertocampanelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[La TAV Torino &#8211; Lione faceva parte del Corridoio n°5 Lisbona Kiev (un progetto della metà degli anni 90), mentre ora rientra nel Progetto Prioritario n°6 che coinvolge Barcellona, Lione, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">La TAV Torino &#8211; Lione faceva parte del Corridoio n°5 Lisbona Kiev (un progetto della metà degli anni 90), mentre ora rientra nel Progetto Prioritario n°6 che coinvolge Barcellona, Lione, Torino, Trieste, Lubiana fino ad arrivare al confine ucraino; il suo costo complessivo è di 500 miliardi e l’Europa contribuirà per 32 miliardi. La finalità è quella di facilitare lo scambio di merci tra il Sud e l’Est dell’Europa e di ridurre le emissioni di CO2. I treni in questione saranno ad alta capacità &#8211; cioè capaci di trasportare sia merci che persone &#8211; e viaggeranno sopra i 250 km/h.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">La tratta tra Torino e Lione fu progettata nel 1990 (il protocollo d’intesa tra Francia e Italia fu siglato nel 1991) ed è lunga 250 km, di cui 57 in galleria. Si era previsto che la linea storica sarebbe giunta a saturazione. Così non è andato. E non è l’unico problema.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;"><img class="alignleft size-full wp-image-4971" title="notav" src="/sito/wp-content/uploads/2013/03/notav.jpg" alt="" width="638" height="425" />Nel Marzo del 2012 il Portogallo si è tirato fuori dal progetto europeo a causa della crisi economica abbattutasi sul paese. Non ha pagato alcuna penale all’Europa.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Dall’Italia per Lubiana non parte nessun treno dal Dicembre 2011 e per raggiunger Kiev ci vogliono venti ore di viaggio. L’Ungheria ha affermato la volontà di usare i fondi europei non per il trasporto su rotaia ma per quello su gomma, potenziando il servizio autostradale. Mentre tra Torino e Milano c’è già una linea ad alta velocità, tra Milano e Brescia è stata solo progettata e da lì in poi, verso Est, non c’è alcun progetto di costruzione di linee per treni ad alta velocità a causa della contrarietà delle amministrazioni. Il Sindaco di Trieste e l’AD di Trenitalia nel 2010 hanno escluso, per motivi diversi, il passaggio dell’alta velocità per la città.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Ci troviamo quindi davanti ad un progetto che coinvolge nazioni che sono in parte prive di collegamenti ordinari tra loro e che hanno priorità e interessi diversi, esplosi per fattori diversi: la recente crisi economica, l’accumularsi di ritardi nazionali nello sviluppo delle infrastrutture e la mancata realizzazione delle previsioni effettuate sull’utilità della linea.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">In sostanza, la tratta sarebbe una modesta Barcellona – Milano, nella quale però il traffico di merci e di passeggeri non giustifica alcun investimento.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Il 3 dicembre Monti e Hollande hanno confermato la volontà di proseguire nella costruzione della tratta Torino Lione, nonostante il Ministro del Bilancio francese Cahuzac e la Corte dei Conti di entrambi i paesi si siano espressi sfavorevolmente. In Italia la Corte dei Conti, nel 2008, bocciò il progetto definendolo inutile e ingiusto verso le generazioni future.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Le osservazioni della Corte francese riguardano l’enormità dei costi, decollati da 12 a 26 miliardi, e l’inutilità dell’opera. Inutilità dovuta al trend negativo registratosi tra il 1998 e oggi nel traffico di merci, che sono diminuite da 10 a 3,9 milioni di tonnellate, e tra il 1991 e il 2012 nel numero di passeggeri, che sono diminuiti da 1.500.000 a 750.000. Si pensi inoltre che, a oggi, solo il 10% delle merci che attraversano le Alpi lo fanno viaggiando sulla direttrice tra l&#8217;Italia e la Francia, contro il 60% sull&#8217;asse con la Svizzera e il 30% con l&#8217;Austria.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Il progetto di cui Monti e Hollande parlano è quello “Low Cost”, da 8,2 miliardi di euro, al quale l’Europa dovrebbe contribuire per 3,2 miliardi, lasciando all’Italia 2,849 miliardi. I problemi principali di questo progetto sono che il finanziamento europeo non è certo e che in questo progetto è prevista solo la realizzazione della galleria e della stazione senza alcun ammodernamento della linea esistente. La linea attuale è stata potenziata da poco ma non è comunque possibile permettere il passaggio a treni ad alta velocità su tale linea dove, pertanto, si potrebbero trasportare esattamente le attuali quantità di merci e persone (peraltro inferiori alle capacità). Un documento dell’impresa che coordina i lavori, RFI (Rete Ferroviaria Italiana), testimonia che le limitazioni che impedivano di caricare su treno passante per il Frejus camion standard, alti 4 metri, non ci sono più, perché c’è stato un innalzamento di 44 centimetri in più nel tunnel.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">La seconda parte del Progetto verrà realizzata solo una volta che la linea si saturerà. Quindi il progetto non solo non è diminuito nei costi ma è anche privo di una coerenza intrinseca all’opera.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Intanto la Germania, la locomotiva d’Europa, il modello, ha disinvestito nell’alta velocità perché i treni che viaggiano trai 250 e i 350 km/h richiedono binari, cavi elettrici e traversine diverse rispetto agli altri treni impiegati. L’adattamento dei materiali ha costi elevati, inoltre anche se innovati la loro tolleranza sarebbe estremamente bassa in quanto l’alta velocità dei treni comporta un logoramento maggiore. Oltre a ciò bisogna considerare il maggiore consumo energetico che, oltre all’aumento dei costi vanifica l’obiettivo della riduzione di CO2. Infine, treni veloci e nodi inadeguati significano intasamenti nell´ultimo chilometro: è come avere una grande autostrada con piccoli caselli.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">In Italia la tendenza è inversa. L’AD di Trenitalia, Mauro Moretti, ha affermato che probabilmente interromperà le linee dei treni regionali usate dai pendolari per mancanza di fondi. I fondi esistenti invece saranno usati per l’alta velocità di cui, in questo paese, un km costa 3 volte quanto in Francia o in Spagna. Senza prendere in considerazione che, solitamente, i costi di previsione sono largamente sottostimati rispetto a quelli effettivi. Basti pensare alla Torino &#8211; Milano il cui costo finale è stato di 8 miliardi a fronte di una previsione di 1 miliardo. Un costo otto volte superiore.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">La TAV dovrebbe essere realizzata con il project financing ovvero con un finanziamento privato a lungo termine ad un’opera pubblica il cui ristoro è garantito dagli introiti previsti dalla gestione dell’opera. I privati si devono accollare totalmente o parzialmente il costo della realizzazione. Purtroppo nel caso della TAV ci troviamo davanti a un finto project financing in quanto le aziende di diritto privato che dovrebbero costruire l’opera sono controllate dallo Stato e pertanto i costi ricadono sul bilancio pubblico. Come è infatti accaduto nel 2007 quando i debiti di 13 miliardi di euro accumulati nella costruzione di alcune tratte sul territorio italiano sono ricaduti sul debito pubblico. Mentre la sezione internazionale comprende il tunnel di base ed è di competenza della LTF (Lyon Turin Ferroviaire) le due sezioni nazionali (italiana e francese) sono rispettivamente di competenza RFI, controllata dalle Ferrovie dello Stato e RFF (Reseau Ferré de France). La RFI ha affidato il progetto a tre società tra cui la FIAT, che ha a sua volta subappaltato alla Impregilo, sua controllata. L’Impregilo ha suddiviso i lavori in lotti e li ha affidati senza gara d’appalto a vari consorzi che hanno a loro volta affidato le forniture e l’esecuzione del lavoro di scavo e costruzione a ditte minori. In sintesi: i lavori che all’ultima ditta costano 10, RFI li fattura a 100. I costi effettivi per la realizzazione, così, lievitano esponenzialmente poiché si paga l’intermediazione tra le varie società. Per inciso, l’Impregilo ha un’incidenza sul costo del lavoro del 2,4% a fronte di profitti di circa un miliardo l’anno, è coinvolta nella costruzione del Ponte sullo Stretto ed è sotto inchiesta per lo smaltimento dei rifiuti in Campania.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Merita infine attenzione l’esposizione al pericolo di infiltrazioni mafiose, già realizzatesi, secondo i risultati dell’inchiesta Minotauro e l’articolo di Roberto Saviano (Repubblica, 6/3/2012), sia nella tratta Torino &#8211; Milano che nella Roma &#8211; Napoli. Inoltre la Direzione Nazionale Antimafia e la Corte dei Conti hanno individuato nella Val di Susa e nei comuni di Bardonecchia e Roccaforti una consistente presenza di clan ‘ndranghetisti. Infatti, per le organizzazioni criminali è facile e redditizio inserirsi nel contorto intreccio di appalti e subappalti che caratterizza tali tipi di opere.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Bruno Montesano, studente del liceo Tasso &#8211; Ascoltateli! Roma</span></p>
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		<title>TRA &#039;SKILLS&#039; E DISOCCUPAZIONE GIOVANILE: come l&#039;Europa privatizza l&#039;istruzione</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Feb 2013 17:55:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertocampanelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[BRUXELLES &#8211; L’idea della scuola-azienda che si nasconde dietro il progetto di legge Aprea, che tenta di delegittimare il ruolo delle rappresentanze studentesche, trasformare i consigli d’istituto in consigli di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;"><strong>BRUXELLES &#8211; L’idea della scuola-azienda che si nasconde dietro il progetto di legge Aprea, che tenta di delegittimare il ruolo delle rappresentanze studentesche, trasformare i consigli d’istituto in consigli di amministrazione e permetterne l’accesso ai privati, è solo una delle tante forme con cui si declina il processo europeo di privatizzazione dell’istruzione.</strong></span></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-4796" title="parlamento-europeo-emiciclo" src="/sito/wp-content/uploads/2013/02/parlamento-europeo-emiciclo.jpg" alt="" width="555" height="371" /></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">A più di dieci anni dall&#8217;avvio del processo di Bologna, che ha riordinato la formazione universitaria, le istituzioni europee, in una situazione  di recessione provocata dalla crisi economica con  ripercussioni in tutti settori in termini di occupazione e diffusa contrazione, si è rafforzata sempre più la necessità del libero mercato di controllare i processi di creazione e trasmissione del sapere. Le istituzioni europee, portavoci delle istanze neoliberiste, hanno ben chiara la strategia su come concludere il  processo di assoggettamento a trecentosessanta gradi dell’istruzione e della formazione ai fini della produzione.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;"><strong>L’arma del ricatto utilizzata astutamente nella strategia “Ripensare l’Educazione” presentata dalla Commissione europea  è quella della disoccupazione giovanile.</strong> Tutti i giovani europei hanno sperimentato sulla propria pelle come la crisi del mercato del lavoro abbia comportato un innalzamento vertiginoso del tasso della disoccupazione. Tale tasso, soprattutto nell’area dei paesi PIIGS, è infatti molto drammatico.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">È unanimemente comprovato che i <strong>giovani inoccupati o NEET hanno un fortissimo costo sociale</strong>, che si ripercuote negativamente sull’economia comunitaria e nazionale e funge anche da ostacolo alla ripresa e alla crescita economica. Sulla base di questo ragionamento, l’Unione europea, che si pone come chiaro obiettivo la crescita economica e l’aumento della produttività – sebbene celi questi obiettivi dietro l’aggettivo sostenibile – si serve astutamente del problema della disoccupazione giovanile e dei costi gravosi che da essa derivano, per appropriarsi definitivamente dell’istruzione, modellandola in modo tale da ottenerne il massimo dei benefici.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">La tesi di “Ripensare l’Educazione” e delle politiche europee in materia d’istruzione punta tutto sul ruolo fondamentale delle <em>skills</em> (in italiano qualifiche, capacità, competenze, abilità) e su come esse diventino gli elementi unitari e compositivi dell’istruzione. Cosi come un fotografia digitalizzata si esprime in <em>pixel</em>, allo stesso modo l’istruzione e la formazione vengono definite in <em>skills</em>. Così avviene che avere un titolo di studio, come un diploma di maturità, non rappresenti più il termine di un percorso di formazione e di appropriazione di sapere e saper fare continuo, bensì un complesso di competenze discreto, enumerabile, quantificabile, scomponibile e soprattutto mercificabile.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Avviene inoltre che la disoccupazione non venga vista come distribuzione iniqua del lavoro, ma come mancata corrispondenza fra le <em>skills</em> di chi termina percorsi di formazione e le <em>skills</em> richieste dal mondo del lavoro e dalle imprese. Lo <em>skills mismatch</em> (disparità di qualifiche), dunque, diventa allora  il problema principale da risolvere  secondo la logica delle politiche europee dell’istruzione per le  quali  i sistemi formativi  dovrebbero tutti essere ripensati sulla base del conseguimento di tali <em>skills</em>.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;"><em>“L&#8217;istruzione e la formazione possono contribuire alla crescita e alla creazione di posti di lavoro solo se l&#8217;apprendimento è incentrato sulle conoscenze, sulle abilità e sulle competenze che gli studenti devono acquisire (risultati dell&#8217;apprendimento) attraverso il processo di apprendimento invece che sul completamento di un determinato ciclo o sul tempo trascorso a scuola.” – da Ripensare l’Educazione</em></span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;"><strong>La certificazione delle <em>skills</em>, intesa come validità nel curriculum vitae ed il loro riconoscimento, inteso come spendibilità di queste in maniera flessibile nel mondo del lavoro, costituisce per la Commissione europea la vera posta in gioco. Le <em>skills</em> riconosciute dall’Unione europea hanno inoltre una struttura gerarchica resa possibile dalla loro quantizzazione:</strong> si comincia dalle <em>skills</em> di base, come le abilità di lettura e scrittura, l’alfabetizzazione matematica e scientifica, competenze spesso oggetto di valutazione dei test OCSE-INVALSI; le <em>skills</em> STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica); le<em> skills</em> professionali, relative all’istruzione e la formazione professionale, le quali devono essere sempre più reattive al mercato del lavoro; le <em>skills</em> IT (abilità informatiche) e le conoscenze dell’inglese e delle altre lingue straniere; le <em>skills</em> imprenditoriali, o anche dette trasversali, come la capacità di risolvere problemi, lo spirito d’iniziativa e persino il pensiero critico.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Il risultato è una topografia preoccupante di tutto lo scibile umano, che tenta di mettere a valore ogni singola conoscenza o competenza. Tale processo di appropriazione indebita della conoscenza avviene per mezzo di tante misure chiave annunciate dalla Commissione. Esse sono dirette non solo alla “catalogazione delle <em>skills</em>” degli studenti, ma anche quelle degli stessi insegnanti, i quali devono modellare e aggiornare i loro metodi di insegnamento per renderli <em>skills-oriented</em>. Per questo motivo, secondo i parametri europei, sono necessari nuovi e forti partenariati delle scuole con le imprese, che non avverranno solo più per i periodi di alternanza scuola-lavoro nell’istruzione professionale. Addirittura fin dalla scuola primaria, si legge, “è necessario che tutti gli studenti possano fare esperienza imprenditoriale”.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;"><strong>La retorica utilizzata dall’Unione europea e dai suoi tecnici altamente specializzati sottende un vero e proprio ricatto per l’intero mondo della formazione. Con la trasposizione dei saperi in <em>skills</em> si colpevolizzano di fatto i giovani che, invece di essere considerati come vittime della crisi, diventano il problema da risolvere.</strong> Non si mettono in discussione i modelli di produzione, la finanziarizzazione dell’economia o tutte le altre speculazioni operate dall’alta finanza, bensì si attacca l’istruzione e si imputa la colpa a studenti ed insegnanti di non aver acquisito o impartito <em>skills</em> a sufficienza.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Come può un giovane diventare esperto e competente se non riesce a sviluppare le proprie competenze lavorando? Come si fa a pensare che la scuola e l’università possano far sviluppare delle capacità che per secoli sono state fornite dalla diretta esperienza lavorativa? La risposta dubbia a questi quesiti lascia spazio ad una certezza: se non ci si accorge dell’abile tiro mancino messo in campo dall’Unione europea nei confronti dell’istruzione si rischierà di non riuscire a salvare quell’ultimo spazio libero che è la scuola dagli artigli del libero mercato. Gli studenti e le loro famiglie spenderanno fortune in master, corsi di specializzazione e di certificazioni sperando invano di diventare più competitivi nel mercato del lavoro, finendo per impoverirsi sempre più ed arricchire invece chi si è già da tempo arricchito.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;"><em>di Daniele Dimitri, membro del board dell&#8217;Obessu, rete dei sindacati studenteschi europei. Tratto da ilcorsaro.info</em></span></p>
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		<title>NAPOLI &#8211; 14N 40mila studenti partenopei in piazza</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Nov 2012 18:37:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertocampanelli</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>NAPOLI &#8211; In oltre 40mila, gli studenti medi e universitari hanno paralizzato la  città di Napoli. Il corteo, organizzato dalla Rete della Conoscenza (  piattaforma in cui sono riuniti il sindacato studentesco Unione degli  Studenti e Link coordinamento universitario), è partito alle 9.30 da  Piazza Garibaldi. Cortei simili sono stati organizzati a Pomigliano e a  Nola.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-4323" href="/sito/napoli-14n-40mila-studenti-partenopei-in-piazza/napoli-2/"><img class="alignleft size-medium wp-image-4323" title="napoli" src="/sito/wp-content/uploads/2012/11/napoli-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>La mobilitazione di stamane si innesta in un percorso di  lotta europeo e generale contro la politica dell’austerity e la  mercificazione del sapere. “Siamo in piazza per manifestare il nostro  disagio nei confronti delle decisioni intraprese dall’Unione Europea  che, in quanto espressione della Banca Centrale Europea, invece di  realizzare una cittadinanza europea, lavora affinché prosperi il regime  neo- liberista all&#8217;interno dell’Euro-zona e non solo” – dichiara il  coordinatore dell’unione degli studenti Napoli Francesco Giampietro.</p>
<p>Gli  studenti hanno attraversato la città lungo il corso Umberto I fino a  giungere alla sede centrale dell’università Federico II e a Palazzo  Santa Lucia rivendicando il finanziamento della legge regionale sul  diritto allo studio e contestan il Rettore del principale ateneo  metropolitano che “ha ancora una volta” – dichiara  la Rete  della  Conoscenza – chiuso le porte agli studenti.  . La mobilitazione  continuerà dal prossimo 17 novembre, giornata internazionale dello  studente, con assemblee in tutte le scuole e nelle occupazioni, molte  già partite, che cresceranno esponenzialmente nelle prossime settimane.  L’obbiettivo è quello di bloccare il PDL Aprea creando spazi di  democrazia reale nelle scuole che contrastino il tentativo di  privatizzazione della scuola. La manifestazione si è sciolta  simbolicamente davanti al teatro San Carlo “perché – conclude Gianpietro  &#8211; rivendichiamo con la realizzazione della carta studenti un sistema di  convenzioni che consenta realmente ai soggetti in formazione della  nostra città di conoscere, attingere e valorizzare il patrimonio  culturale della nostra città”.</p>
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		<title>BARI &#8211; 14N 15000 studenti bloccano la città</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Nov 2012 17:37:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertocampanelli</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>BARI &#8211; Il 14 novembre in tutta Europa gli studenti e i lavoratori scenderanno  in piazza contro le politiche di austerity messe in attoper uscire dalla  crisi, e contro tutto ciò che queste stanno provocando nei vari Paesi:  licenziamenti, tagli al welfare, privatizzazioni&#8230;</p>
<p>In Italia noi  studenti vivamo in prima persona tali problematiche: prosegue  inesorabile il processo di privatizzazione della scuola pubblica, che si  concretizza nel PDL Aprea, che di fatto svuota di significato le  rappresentanze e apre le scuole ai privati, ogni giorno percepiamo le  conseguenze dei pesanti tagli all’istruzione pubblica e al welfare, che  continueranno con la legge di Stabilità, vediamo come il diritto allo  studio è solo un lusso per pochi.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-4319" href="/sito/bari-14n-15000-studenti-bloccano-la-citta/bari-3/"><img class="alignleft size-medium wp-image-4319" title="bari" src="/sito/wp-content/uploads/2012/11/bari1-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>La scuola che dovrebbe essere  pubblica e di qualità diventa invece una fabbrica di nozioni, aperta  solo ad un’èlite, che non fornisce gli strumenti per interpretare in  maniera critica la realtà.</p>
<p>Pensiamo che sia necessario rimettere  il mondo dell’istruzione al centro dell’attenzione, portare avanti un  cambiamento che parta realmente dal basso, e che abbatta le barriere che  ci sono fra studenti e accesso ai saperi.</p>
<p>In tutta Europa si  scende in piazza per ribadire che non è vero che non esistono  alternative per uscire dalla crisi, che tagliare su tutti i servizi  pubblici (istruzione, sanità&#8230;) non può e non deve essere la soluzione;  si scende in piazza per rivendicare una democrazia reale contro i  diktat delle istituzioni finanziarie e dell&#8217;Europa.</p>
<p>Dichiara  Arianna Petrosino, Esecutivo dell&#8217;UDS Bari: &#8220;Non vogliamo studiare in  scuole-aziende, in università chiuse, non vogliamo vivere con l’incubo  costante della precarietà, che diventa quasi l’unica certezza per il  nostro futuro.&#8221; e continua: &#8220;Il 14novembre continueremo a rivendicare i  fondi per il diritto allo studio, faremo ancora una volta delle strade e  delle piazze luoghi di formazione e partecipazione; ci riprenderemo la  città con la nostra voglia di cambiare l’esistente e costituire una  scuola aperta a tutti, di qualità, e nella quale la voce di noi studenti  valga davvero.</p>
<p>LIBERARE I SAPERI PER LIBERARE LE PERSONE!</p>
<p>Unione degli Studenti Bari</p>
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		<title>TRIESTE &#8211; 14N 4000 studenti in piazza</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Nov 2012 17:23:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertocampanelli</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>TRIESTE &#8211; 4000. Quattromila in piazza. Strade bloccate. Scuole svuotate.  Assieme ad altre centinaia di migliaia, unite nello sciopero generale  europeo. Per dire no ad una scuola in vendita, per rivendicarne una  pubblica per tutte e tutti. Per dire no ad un&#8217;Europa in vendita, che  impone agli stati patti come il &#8220;fiscal compact&#8221;, e pareggiare il  bilancio per risanare una crisi causata dalla speculazione delle banche,  folle e sregolata, tagliando ancora su servizi pubblici, istruzione,  sanità e diritti. Per rivendicare una società in cui i nostri diritti  non siano solo carta, in cui le nostre vite non siano condannate alla  precarietà, in cui saperi e beni comuni non siano merce per il profitto  di pochi. Per dire no alla distruzione dell&#8217;istruzione. Per dire che  vogliamo scuole sicure che non cadano a pezzi.Per dire no alla  repressione del dissenso, repressione che neanche stavolta è venuta a  mancare: un&#8217; ingiustificabile carica, un&#8217;aggressione repressiva, nei  confronti di studenti di quindici anni. Come a Torino. Come in tutta  Europa. La rabbia monta, i governi reprimono. Ma non si può fermare, ciò  che sta crescendo. E&#8217; una lotta primitiva per i propri diritti  fondamentali che man mano ci vengono sottratti, diritti cui non si può  rinunciare. Non si può rinunciare al proprio futuro. E in 4000 abbiamo  percorso la città, manifestando e dicendo la nostra, prima nelle  assemblee, poi nelle strada e nelle piazze, e sotto i palazzi di  istituzioni quali comune e prefettura, mute e sorde, ma difese da  cordoni di polizia. E poi ancora, avanti, fino all&#8217;Ufficio Scolastico  Regionale. Per dire No ai nuovi tagli regionali del 40% a scuola e  università, per dire no all&#8217;Invalsi, per dire NO all&#8217;Aprea, costringendo  la dottoressa Beltrame a prendere parola sulla scuola che sotto il suo  controllo sta venendo progressivamente demolita. Dopo un&#8217;assemblea  pubblica, abbiamo rilanciato la mobilitazione. La scuola non si vende.</p>
<p>La  mobilitazione è partita, ha portato in piazza centinaia di migliaia di  studenti, e presto torneremo a farci sentire. Non ci fermeremo.</p>
<p>Unione degli Studenti Friuli Venezia Giulia</p>
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		<title>Giovani europei ed economisti critici contro l&#039;austerità</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Nov 2012 17:37:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertocampanelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giovani europei ed economisti critici contro l&#8217;austerità - Daniele Cesaratto &#160; Le motivazioni di questo incontro nascono ovviamente dalla crisi economica cominciata (o meglio, scoppiata) nel 2008 e dalle politiche economiche [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Giovani europei ed economisti critici contro l&#8217;austerità - Daniele Cesaratto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le motivazioni di questo incontro nascono ovviamente dalla crisi economica cominciata (o meglio, scoppiata) nel 2008 e dalle politiche economiche che da anni, ma in particolar modo in questo periodo di crisi, vengono attuate dai governi europei.</p>
<p>Soprattutto, l&#8217;incontro si occuperà dei giovani e di come la crisi e le politiche di “austerità” abbiano negativamente influito sul loro presente e sulle loro prospettive per il futuro, dai pesanti tagli all&#8217;istruzione alla precarizzazione del lavoro alla crescente disoccupazione giovanile.</p>
<p>I dati ufficiali prevedono per l&#8217;Italia un&#8217;ulteriore contrazione del PIL del 2,3% per il 2012 e una moderata contrazione dello 0.5% per il 2013; e sono dati assai ottimistici (ad esempio CityBank prevede per il 2013 una contrazione del 2,2%).<br />
Anche l&#8217;impatto sociale è stato fortissimo: la povertà è in crescita e i consumi in calo (-3,2% quest&#8217;anno e un&#8217;ulteriore -0,7% nel 2013).</p>
<p>Il tasso di disoccupazione in Europa è del 10,6% (aumentato di 0,8 punti percentuale rispetto al 2011), nell&#8217;Area Euro del 11,6% (aumentato addirittura di 1,3 punti percentuale rispetto al 2011).</p>
<p>In Italia il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 10,8%, rispetto al 8,8% dell&#8217;anno passato, e si prevede un&#8217;ulteriore aumento al 11,4% nel 2013 (dato ancora più preoccupante dal momento che il tasso di disoccupazione non prende in considerazione gli individui che né studiano né cercano lavoro, escludendo dunque svariate categorie).</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4308" title="Europa-povera" src="/sito/wp-content/uploads/2012/11/Europa-povera-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p>Anche i dati relativi ai giovani sono molto preoccupanti: la disoccupazione giovanile è al 22,8% nell&#8217;Unione Europea e al 23% nell&#8217;Area Euro, mentre i cosiddetti “neet” (i giovani che né studiano né lavorano, esclusi appunto dal calcolo dei disoccupati) risultano essere nel 2011 rispettivamente il 16,7% e il 16,4%.<br />
E se già i dati europei sono impressionanti, quelli italiani sono spaventosi: la disoccupazione giovanile è pari al 35,1% e i neet al 25,2%, quasi 10 punti sopra la media europea.</p>
<p>Questi dati rendono evidente il fallimento delle politiche sinora adottate per far fronte alla crisi, evidenziato anche dallo stesso manifesto dell&#8217;incontro (reperibile sul sito di Economy 4 Youth), il quale critica fortemente le misure prese dai governi europei, che perseguono “una strategia basata su pesanti tagli alla spesa ed agli investimenti pubblici, riduzione dei salari e &#8216;riforme&#8217; volte a cancellare i diritti sociali e privatizzare beni sinora considerati pubblici”.<br />
Inoltre, come la Storia ci insegna, situazioni di profonda crisi e disgregazione sociale come questa favoriscono un clima che rischia facilmente di alimentare forme di razzismo ed espressioni politiche antidemocratiche (basti vedere l&#8217;enorme crescita dei partiti di estrema destra in molti paesi europei, quale l&#8217;Alba Dorata, il partito neonazista greco che ha preso il 7% alle ultime elezioni).</p>
<p>Il fine di questo incontro è dunque quello di discutere di diverse interpretazioni della crisi e delle possibili vie d&#8217;uscita, alternative a quelle proposte dai governi e dagli economisti ortodossi.<br />
Il manifesto ci tiene tuttavia a sottolineare che le nuove proposte per le politiche economiche “non dovrebbero essere lasciate nelle mani di esclusivi circoli di “esperti”, detentori di un qualche pensiero economico universalmente valido, ma piuttosto il contrario: devono essere basate su un processo di dibattito e scelta politica”.</p>
<p>In particolare le priorità del “programma economico alternativo” sono:</p>
<p>Abbandono delle politiche di austerità</p>
<p>Preservare la possibilità dell&#8217;intervento pubblico almeno in due aspetti: Garantire l&#8217;accesso universale al Welfare State, che deve diventare un diritto inalienabile, e l&#8217;investimento in settori quali educazione, tecnologia, innovazione ed infrastrutture per favorire il progresso tecnologico.</p>
<p>Un&#8217;inversione di tendenza rispetto al detassazione dei grandi capitali degli ultimi anni, imponendo riforme del sistema fiscale volte alla redistribuzione dei redditi, mediante tasse progressive sui redditi e i patrimoni, tassazione delle operazioni finanziarie e persecuzione dell&#8217;evasione fiscale (permettendo dunque di alleggerire il carico fiscale sulle fasce di reddito più basse, incrementando la domanda, e di disporre di maggiori risorse pubbliche da investire).</p>
<p>Coesione sociale e garanzia di un lavoro stabile e dignitoso (esperienze passate hanno dimostrato che una pur forte crescita economica non è sufficiente a garantire tali risultati, che necessitano di apposite riforme).</p>
<p>Cercare di risolvere le asimmetrie interne ai paesi dell&#8217;Unione Monetaria tra paesi in deficit e paesi con un grande surplus, applicando chiaramente riforme differenti da quelle attuate fino ad ora.</p>
<p>Sebbene l&#8217;attuale crisi non sia esclusivamente finanziaria, è stata certamente provocata anche dalla forte deregolamentazione dei mercati finanziari. Parte delle nuove politiche dovrà dunque essere una trasparente e stringente regolamentazione della finanza, oltre che facilitare l&#8217;accesso al credito per le piccole e medie imprese.</p>
<p>Investire, rafforzare e modernizzare l&#8217;industria, specialmente nei paesi, quali ad esempio la Spagna, fortemente dipendenti dalle importazioni. Investire dunque in nuovi campi, sulla qualità dei prodotti e l&#8217;ecosostenibilità delle tecnologie utilizzate, favorendo anche l&#8217;utilizzo di energie rinnovabili.</p>
<p>Questo evento è un utile momento di formazione delle coscienze, di incontro tra ragazzi ed idee uguali e differenti, di confronto con altri paesi e con altre proteste, di riflessione e anche di decisione su quali sono i motivi che ci spingono a protestare verso questo governo e questo modello di Europa, e quale sia invece il modello da noi proposto.</p>
<p>E&#8217; dunque importante la partecipazione di noi studenti italiani, nell&#8217;ottica di formare un fronte comune con gli studenti e le proteste degli altri paesi, anche per dare maggiore forza e spessore alle proteste dei singoli paesi.</p>
<p>Daniele Cesaratto, membro del collettivo del Liceo Torquato Tasso di Roma e parte della delegazione italiana.</p>
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		<title>14 novembre, sciopero generale europeo: studenti in piazza</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Oct 2012 13:57:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giuseppinatucci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CAMBIA L’EUROPA, FERMA LA PRECARIETA’, LIBERA I SAPERI! 14 Novembre &#8211; sciopero generale europeo scendi in piazza contro le politiche di austerità A tutti coloro che vogliono cambiare la scuola, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>CAMBIA L’EUROPA, FERMA LA PRECARIETA’, LIBERA I SAPERI!</p>
<p>14 Novembre &#8211; sciopero generale europeo<br />
scendi in piazza contro le politiche di austerità</p>
<div>A tutti coloro che vogliono cambiare la scuola, l’università, per costruire un’altra società in Europa e nel mondo&nbsp;</p>
<p>Sono uno studente del 2012. La mia scuola è il liceo classico “Cavour”, è l’istituto tecnico “Volta”, è il professionale “Marconi”. La mia scuola cade a pezzi e da anni mi dicono che non ci sono soldi per ristrutturarla. Ogni anno però la mia famiglia spende centinaia di euro per farmi di studiare, anche se non può permetterselo. Se passasse la Legge 953, ex Aprea, verrebbe cancellata la rappresentanza studentesca e aboliti i diritti democratici miei e dei miei compagni di scuola. Scendo in piazza il 14 novembre per bloccare questo progetto di legge e rivendico fondi straordinari per l’edilizia scolastica, una legge quadro nazionale per il diritto allo studio, più borse di studio, il diritto ad una mensa accessibile.</p>
<p>Sono una studentessa universitaria. La mia università è a Roma, a Milano, a Cosenza. Studio lettere, studio ingegneria, studio scienze. Questi sono i luoghi nei quali io mi sento estranea. Non so più a cosa serva la mia università, non avendo nessuna certezza per il futuro, sul lavoro che andrò a fare e nessuna sicurezza per il presente, perché studio in aule sovraffollate, con una didattica sempre peggiore a causa del blocco del turn over, pago tasse sempre più alte, mentre i servizi che ricevo sono sempre più scadenti.</p>
<p>Sono una studentessa e questa didattica non mi piace. Voglio che nella mia scuola e nella mia università studiare non significhi solo apprendere velocemente nozioni. Voglio che le aule siano luoghi di discussione e dibattito. Voglio che i saperi siano liberi e non al servizio del mercato, della fondazione che finanzia la mia scuola e la mia università. Voglio saperi che non discriminano, che parlino di donne e di uomini, di ambiente, di lavoro, che aprano la mente, non voglio saperi che indottrinano e che presentano visioni univoche e assolute delle realtà.</p>
<p>Sono uno studente escluso. Uno di quelli che voleva studiare medicina, ingegneria, lingue. Ma una stupida legge sul “numero chiuso” o le tasse troppo alte mi impediscono di avere il diritto di studiare ciò che voglio. E’ per questo che il 14 novembre voglio liberare il diritto di studiare, abbattendo le barriere all’accesso all’istruzione.</p>
<p>Sono una giovane come tante, ma non posso permettermi di accedere ai luoghi della cultura, so che oggi la scuola e l’università non sono più gli unici luoghi dove apprendere, che si apprende anche al cinema, a teatro, in un museo o leggendo libri. Ed è per questo che manifesto il 14 novembre, perché voglio che l’accesso al sapere sia libero.</p>
<p>Sono uno studente indebitato. Sono un idoneo non vincitore e per pagarmi gli studi ho chiesto un prestito. Dovrò restituire i soldi che ho preso in prestito a tassi elevati non appena avrò un lavoro. Sarò più ricattabile dei miei colleghi e delle mie colleghe, sarò due volte precario. Per questo il 14 novembre scendo in piazza per un reddito per i soggetti in formazione che non mi obblighi ad indebitarmi per studiare.</p>
<p>Sono una studentessa fuorisede, lavoratrice. Lavoro in nero per pagare 300 euro per un posto letto in doppia, senza contratto; spesso lavoro nei fine settimana, a volte d’estate perché gli studi costano troppo e non voglio e non posso pesare sulle spalle della mia famiglia. Manifesto il 14 novembre perchè pretendo una vita dignitosa, un diritto all’abitare realmente garantito.</p>
<p>Sono un pendolare. Per studiare sono costretto a spendere centinaia di euro l’anno per raggiungere la mia scuola o la mia università. Nessuna legge tutela la mia condizione per garantirmi l’abbassamento del costo dei trasporti. E’ per questo che voglio manifestare il 14 novembre.</p>
<p>Sono uno studente fuoricorso, ma non me ne vergogno. Lavoro per studiare, prendo i miei tempi per apprendere e non credo che studiare sia una gara contro gli altri studenti, ma un mio percorso di crescita individuale, che non lede in nessun modo quello degli altri. Scendo in piazza il 14 novembre perché sono contro chi vuole alzare le tasse ai fuoricorso definendoli un costo sociale, riversando su di loro le cause dell&#8217;inefficienza del sistema universitario.</p>
<p>Sono uno studente omosessuale, una giovane  migrante, una ragazza  madre. Sono discriminato/a per la mia storia, il mio orientamento sessuale e le mie passioni. Vorrei che le scuole e le università fossero un luogo di incontro, in cui ognuno possa essere se stesso, arricchire e essere arricchiti dagli altri; un luogo dove costruire l’uguglianza di genere e per uscire da questa società patriarcale ed eteronormotiva.</p>
<p>Sono uno studente di Taranto, Iglesias, Mirafiori. Mi hanno detto che per continuare ad avere lavoro sul mio territorio dovevamo sacrificare i diritti: quello al salario dignitoso, quello alla salute, quello alle pause. Voglio che nella mia università si studino modelli alternativi di mobilità,  e modelli per produrre acciaio o carbone garantendo diritti, lavoro e salute. Il mio sapere è un’opportunità per il mio territorio, per questo il 14 novembre lotterò per maggiori investimenti in ricerca e innovazione, per un lavoro dignitoso e la salute dei cittadini e delle cittadine e per il rispetto dell’ambiente.</p>
<p>Non sono uno studente ma desidero studiare con tutto me stesso. Ho deciso di andare a fare l’apprendista per prendermi il diploma guadagnandomi da vivere. Mi avevano detto che avrei imparato come a scuola, ma ho dovuto lavorare incessantemente. E’ per questo che anch’io manifesto il 14 novembre, perché anche per me studiare sia un diritto.</p>
<p>Sono un neet, uno dei  giovani  tra i 15 e i 29 anni che “né studia e né lavora” , sono una disoccupata neolaureata e faccio parte del 36% di giovani italiani che non riesce a trovare un lavoro.</p>
<p>Ci chiamano “choosy” perchè non ci accontentiamo del lavoro, precario, sottopagato che ci propongono. Ma spesso non troviamo nemmeno quello. Qui in Italia docenti, ministri, amici mi dicono di andare all&#8217;estero per non dover continuare a pagare le conseguenze di questa crisi.</p>
<p>Eppure io voglio restare per cambiare questo paese, voglio riconquistare il mio presente per liberare il mio futuro tenuto in ostaggio dalla precarietà. Per questo il 14 novembre lotto contro l’attacco ai diritti dei lavoratori, per un reddito, per l’articolo 18 e i miei diritti, i diritti dei miei genitori, dei miei fratelli.</p>
<p>Sono una studentessa italiana, sono uno studente greco, sono una studentessa spagnola, sono uno studente portoghese. Per uscire dalla crisi il mio governo sta smantellando il welfare e i diritti: tagli ai fondi per le scuole, le università, la ricerca, tagli ai sussidi di disoccupazione ai miei genitori e la sanità alla mia famiglia. Nonostante ciò la condizione di tutti è peggiorata e non siamo usciti dalla crisi. La disuccupazione giovanile in Europa è aumentata al 22% .  Io sono una risorsa per l’Europa, per questo voglio che ciò che apprendo a scuola e all’università sia un’opportunità per uscire dalla crisi. Per questo anche io sarò in piazza il 14 Novembre nel mio paese in occasione dello sciopero generale europeo, per lottare per il mio presente e per il mio futuro, insieme ai miei coetanei e le lavoratrici e i  lavoratori europei.</p>
<p>Sono uno, nessuno e centomila. Ho mille facce, ma rappresento una sola condizione.</p>
<p>Per questo che scendo in piazza il 14 novembre, in occasione dello sciopero generale in Italia, Spagna, Portogallo, Grecia contro le politiche di austerity dell’Unione Europea, contro un’Europa senza democrazia e governata dai poteri forti.</p>
<p>Scendo in piazza perchè voglio costruire, insieme a chi si sta mobilitando negli altri paesi, un’idea d’Europa differente, inclusiva, giusta ed eguale a che metta al centro i saperi, il welfare, i diritti  e il futuro delle persone.</p>
<p>E’ per questo che organizzo giornate di partecipazione e mobilitazione studentesca verso il 17 novembre, giornata Internazionale delle studentesse e degli studenti.</p>
<p>Faccio questo perché cambiare la scuola e l’università, significa cambiare l’Europa e la società tutta.</p>
<p>Uno studente, una studentessa&#8211;</p>
</div>
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