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	<title>UDS - Unione Degli Studenti &#187; Sessualità</title>
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	<description>Sindacato Studentesco</description>
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		<title>NUORO &#8211; Ennesimo episodio di omofobia, gli studenti rispondono.</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Mar 2013 16:37:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carmenguarino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[NUORO &#8211; Sulla pagina Facebook &#8220;Spotted&#8221; gli studenti del liceo classico Asproni di Nuoro schedavano e insultavano gli studenti omosessuali della propria scuola. Nomi, cognomi, dettagli sulle frequentazioni, parentele e insinuazioni. E&#8217; l&#8217;ennesimo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">NUORO &#8211; Sulla pagina Facebook &#8220;Spotted&#8221; gli studenti del liceo classico Asproni di Nuoro schedavano e insultavano gli studenti omosessuali della propria scuola. Nomi, cognomi, dettagli sulle frequentazioni, parentele e insinuazioni. E&#8217; l&#8217;ennesimo episodio di omofobia, stavolta in Sardegna, ancora in una scuola, nascosto come fin troppo spesso accade sotto la maschera dei pettegolezzi e del gioco. La reazione della scuola, preside compreso, non si è fatta attendere. Indignati, studenti e docenti hanno condannato quanto successo e hanno indetto per oggi un&#8217;assemblea straordinaria.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Le scuole dovrebbero essere luoghi di inclusione e crescita, spazi in cui educarsi ad una cultura democratica che consideri le differenze una ricchezza e non una minaccia. Troppo spesso però è proprio tra i banchi, nelle aule che l&#8217;omofobia, la xenofobia e i peggiori fenomeni discriminatori trovano spazio per nascere e diffondersi. Quanto successo al liceo classico di Nuoro  non fa che confermare il dato che la scuola italiana è tuttora impregnata di una cultura patriarcale ed eteronormata.  Positiva è stata senz&#8217;altro la reazione, immediata, della scuola e del preside; serve contrastare però quotidianamente il fenomeno dilagante del bullismo omofobico e lesbofobico e una cultura che giustifica e istiga alle discriminazioni.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Bisogna ripartire dalla qualità della scuola pubblica; questa, distrutta dalle politiche di tagli indiscriminati di questi anni e dalla volontà politica di dismetterla, non ha bisogno di essere riqualificata con le parole ma ha bisogno innanzitutto dei fondi e degli strumenti per poter essere un presidio democratico sul territorio. A ciò che è successo oggi deve seguire una risposta più ampia e politica, occorre innanzitutto dotare le scuole, le università, la docenza tutta, gli studenti e le studentesse degli strumenti necessari per contrastare questi fenomeni: consigliera di parità, comitato unico di garanzia, assemblee tematiche, sportelli di assistenza, corsi di formazione per l&#8217;intero apparato scolastico.</span></p>
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		<title>SIRACUSA &#8211; Un 8 marzo per riflettere sulla questione di genere</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Mar 2013 11:31:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertocampanelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[SIRACUSA &#8211; L&#8217;Unione degli Studenti Siracusana in collaborazione con la CPS locale e con il Comitato 100 Donne ha organizzato per l&#8217;8 marzo un momento di riflessione sulla Donna, il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', sans-serif;">SIRACUSA &#8211; L&#8217;Unione degli Studenti Siracusana in collaborazione con la CPS locale e con il Comitato 100 Donne ha organizzato per l&#8217;8 marzo un momento di riflessione sulla Donna, il suo rapporto con l&#8217;emisfero maschile e il suo ruolo nella Web Generation.<br />
Nella mattinata di venerdì nei locali dell&#8217;insolera una delegazione delle maggiori scuole siracusane ha trascorso del tempo tra interventi di personalità importanti come la Consiglera di Parità Valeria Tranchina, letture di testi sulle Tematiche di Genere, un Contest Letterario, la rappresentazione de &#8220;Lo Stupro&#8221;, la visione del cortometraggio &#8220;il corpo delle donne&#8221; e intermezzi musicali.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-5093" title="femminismo" src="/sito/wp-content/uploads/2013/03/femminismo.jpg" alt="" width="350" height="238" />Proprio il contest letterario è stato uno dei protagonisti della giornata: per venti giorni gli studenti hanno potuto mandare testi sulle tematiche di genere e hanno avuto cosi la possibilità di esprimere la loro idea in tutta libertà.</span></p>
<div><span style="font-family: 'trebuchet ms', sans-serif;"><br />
</span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Con le dieci migliori storie è stato realizzato un libricino, e tre copie di questo sono state consegnati ai tre vincitori del Contest Letterario.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;"> I tre testi vincitori sono stati:</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;"> 1) Ipoglicemia Cardiaca</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;"> 2) Le Chiavi della Libertà</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;"> 3) La Donna Stereotipata</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;"> Altro personaggio indiscusso è stata l&#8217;interpretazione degli attori e delle attrici, che sono riusciti ad immedesimarsi nei testi e nei ruoli più difficili, interpretandoli nel modo migliore e facendoli propri.</span></div>
<div>
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;"> I ragazzi sono stati in grado di comunicare come, a distanza di anni, i temi siano rimasti attuali, e, pur essendo vero che la situazione sta migliorando, dal punto di vista politico (guardando il parlamento , in rosa per il 40%) istituzionale (moltissime donne sono diventate presidenti di Confederazioni, la più recente Luciana Vermiglia come presidente della Cia Siracusana o membri della segreteria confederali o segretarie di categorie prettamente maschili come quella Edile) e sociale (le donne si prendono sempre più spazio), Si può però purtroppo ancora parlare di dimissioni in bianco, di donne che non riescono ad essere madri e lavoratrici e scelgono quindi di lasciare il lavoro per crescere i figli, di disoccupazione femminile altissima, di tratta femminile, di veline, di letterine e di concezione esclusivamente fisica e sessuale della donna.</span></div>
<div><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">UDS SIRACUSA</span></div>
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		<title>POLEMICA PRESERVATIVI A SCUOLA A MILANO: STUDENTI FAVOREVOLI ALL&#039;EDUCAZIONE SESSUALE</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jan 2013 23:42:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>danilolampis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Apprendiamo che la Giunta provinciale di Milano ha approvato una mozione per favorire l&#8217;installazione di distributori di preservativi, a costo ridotto,nelle scuole superiori della Provincia.  Riteniamo scandalose le dichiarazioni dell&#8217;A.Ge. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>Apprendiamo che la Giunta provinciale di Milano ha approvato una mozione per favorire l&#8217;installazione di distributori di preservativi, a costo ridotto,nelle scuole superiori della Provincia.  Riteniamo scandalose le dichiarazioni dell&#8217;A.Ge. Milano<em> </em>che nell&#8217;esprimere contrarietà all&#8217;installazione dei distributori nelle scuole scade in uno spiacevole bigottismo dichiarando addirittura che l&#8217;iniziativa &#8220;contraddice i doveri educativi della scuola&#8221;.</div>
<div>&#8220;<strong>Crediamo convintamente</strong> - <em>dichiara Giuseppina Tucci, responsabile Sessualità dell&#8217;Unione degli Studenti &#8211; </em> <strong>che questa iniziativa vada replicata in ogni scuola d&#8217;Italia</strong> ed accompagnata da progetti di educazione alla sessualità, al sesso e all&#8217;affettività, oltre che alla parità di genere e al rispetto di tutti gli orientamenti sessuali. L&#8217;assenza di iniziative di questo tipo provoca ogni anno innumerevoli gravidanze indesiderate alle quali non si hanno i corretti strumenti per rispondere in coscienza, oltre che la crescente diffusione di malattie sessualmente trasmissibili.&#8221;</div>
<div>&#8220;<strong>L&#8217;educazione alla sessualità deve essere parte integrante della formazione e della nostra crescita a scuola</strong>, - <em>conclude l&#8217;Unione degli Studenti &#8211; </em>in quanto rifiutiamo l&#8217;idea che l&#8217;unico punto di contatto con il sesso al di fuori della sfera personale siano la pornografia o i programmi televisivi nei quali la figura dell&#8217;uomo, donna e la sessualità non vengono che stereotipati.&#8221;</div>
<div><em>UNIONE DEGLI STUDENTI</em></div>
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		<title>DI OMOFOBIA SI MUORE &#8211; Fiaccolata a Roma il 22/11</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Nov 2012 12:59:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giuseppinatucci</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>E’ successo ancora. Questa volta a Roma si è tolto la vita uno studente di un liceo della capitale perché vittima di attacchi omofobici. A soli 15 anni il peso delle discriminazioni quotidiane da parte dei compagni di scuola lo ha schiacciato fino al punto di spingerlo a farla finita. Sotto gli occhi increduli di tutti si è consumato un altro gesto estremo, che sottolinea non solo il fallimento di un ambiente scolastico inadeguato sul profilo della prevenzione al bullismo omofobico, ma che rappresenta la dolorosa cifra di un <strong>fallimento culturale e politico di un Paese</strong>.</p>
<p>&#8220;In primis è responsabile la politica per i suoi ripetuti silenzi e costernazioni fine a se stessi, dal momento in cui manca una <strong>volontà legislativa concreta per lanciare una battaglia seria contro ogni forma di omo, lesbo/transfobia</strong> in tutti i luoghi della formazione e di lavoro in Italia. -<em>dichiara Mauro Patti, responsabile area tematica LGBTQ della Rete della Conoscenza</em> &#8211; l’emergenza dei fenomeni discriminatori nelle scuole non si è mai arrestata, spesso è poco visibile e lontana dai riflettori, latita tra le fratture sociali, e si alimenta con gli atteggiamenti largamente diffusi quali il sessismo, maschilismo, il razzismo, e che spesso si traducono in violenze domestiche, in discriminazioni sul posto di lavoro e  suicidi”.</p>
<p>&#8220;In Italia è in corso uno stillicidio di cui sono vittime ogni giorno tantissimi studenti e studentesse che, come A., vogliono solo sentirsi<strong> liberi di essere se stessi, di amare e di crescere senza sentirsi oppressi e condizionati</strong> dalle regole etero-sessiste a cui ci abituano sin da piccoli. -<em>continua Alice Graziano, membro dell&#8217;esecutivo nazionale della Rete della Conoscenza </em>- La vera patologia è che in questo Paese esiste ancora una profonda paura e disgusto verso il diverso, e che i sintomi più irritanti si manifestano a partire dalle scuole con espressioni offensive da parte non solo di studenti ma anche della classe docente che spesso stigmatizza il mondo lgbtqi con dichiarazioni che alimentano odio o innescano meccanismi discriminatori.&#8221;</p>
<p><em>Giuseppina Tucci, responsabile Lgbtq dell’Unione degli Studenti dichiara </em>: &#8220;Ci sono ancora docenti che raccontano alle proprie classi che gli orientamenti non eterosessuali sono patologici. Per questo lo strumento per combattere lo stigma sociale e la violenza che ne scaturisce non può essere solo lo sbandieramento di un “numero amico” a cui rivolgersi, <strong>c’è bisogno dello Stato che si schieri e che si adegui alla cultura che cambia</strong>. Oggi le scuole hanno bisogno di trasformare questa paura verso il diverso che continua a mietere vittime, in un occasione di riflessione e diffusione di una <strong>cultura inclusiva e del rispetto</strong>, formando docenti e studenti sui temi della sessualità e della libertà dei generi e delle identità, sin dalle scuole primarie, per capovolgere questa paura in un emancipazione collettiva.&#8221;</p>
<p>Oggi il dolore di questa perdita deve sollecitare tutti a convincersi che in questo Paese non si può più morire di omofobia. Per questo le studentesse e studenti dell’Unione degli Studenti, di Link Coordinamento Universitario e della Rete della Conoscenza, <strong>invitano le scuole e le associazioni ad aggregarsi stasera a Roma alle 19,30 in via di S. Giovanni in Laterano (Colosseo) alla fiaccolata di solidarietà per lo studente e la sua famiglia </strong>(<a href="https://www.facebook.com/events/114345515396568/">evento facebook</a>)<strong>, che si protrarrà fino all’istituto Cavour. Si invita tutti a indossare un capo rosa, il colore che amava indossare A.</strong></p>
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		<title>14 novembre, sciopero generale europeo: studenti in piazza</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Oct 2012 13:57:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giuseppinatucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[CAMBIA L’EUROPA, FERMA LA PRECARIETA’, LIBERA I SAPERI! 14 Novembre &#8211; sciopero generale europeo scendi in piazza contro le politiche di austerità A tutti coloro che vogliono cambiare la scuola, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>CAMBIA L’EUROPA, FERMA LA PRECARIETA’, LIBERA I SAPERI!</p>
<p>14 Novembre &#8211; sciopero generale europeo<br />
scendi in piazza contro le politiche di austerità</p>
<div>A tutti coloro che vogliono cambiare la scuola, l’università, per costruire un’altra società in Europa e nel mondo&nbsp;</p>
<p>Sono uno studente del 2012. La mia scuola è il liceo classico “Cavour”, è l’istituto tecnico “Volta”, è il professionale “Marconi”. La mia scuola cade a pezzi e da anni mi dicono che non ci sono soldi per ristrutturarla. Ogni anno però la mia famiglia spende centinaia di euro per farmi di studiare, anche se non può permetterselo. Se passasse la Legge 953, ex Aprea, verrebbe cancellata la rappresentanza studentesca e aboliti i diritti democratici miei e dei miei compagni di scuola. Scendo in piazza il 14 novembre per bloccare questo progetto di legge e rivendico fondi straordinari per l’edilizia scolastica, una legge quadro nazionale per il diritto allo studio, più borse di studio, il diritto ad una mensa accessibile.</p>
<p>Sono una studentessa universitaria. La mia università è a Roma, a Milano, a Cosenza. Studio lettere, studio ingegneria, studio scienze. Questi sono i luoghi nei quali io mi sento estranea. Non so più a cosa serva la mia università, non avendo nessuna certezza per il futuro, sul lavoro che andrò a fare e nessuna sicurezza per il presente, perché studio in aule sovraffollate, con una didattica sempre peggiore a causa del blocco del turn over, pago tasse sempre più alte, mentre i servizi che ricevo sono sempre più scadenti.</p>
<p>Sono una studentessa e questa didattica non mi piace. Voglio che nella mia scuola e nella mia università studiare non significhi solo apprendere velocemente nozioni. Voglio che le aule siano luoghi di discussione e dibattito. Voglio che i saperi siano liberi e non al servizio del mercato, della fondazione che finanzia la mia scuola e la mia università. Voglio saperi che non discriminano, che parlino di donne e di uomini, di ambiente, di lavoro, che aprano la mente, non voglio saperi che indottrinano e che presentano visioni univoche e assolute delle realtà.</p>
<p>Sono uno studente escluso. Uno di quelli che voleva studiare medicina, ingegneria, lingue. Ma una stupida legge sul “numero chiuso” o le tasse troppo alte mi impediscono di avere il diritto di studiare ciò che voglio. E’ per questo che il 14 novembre voglio liberare il diritto di studiare, abbattendo le barriere all’accesso all’istruzione.</p>
<p>Sono una giovane come tante, ma non posso permettermi di accedere ai luoghi della cultura, so che oggi la scuola e l’università non sono più gli unici luoghi dove apprendere, che si apprende anche al cinema, a teatro, in un museo o leggendo libri. Ed è per questo che manifesto il 14 novembre, perché voglio che l’accesso al sapere sia libero.</p>
<p>Sono uno studente indebitato. Sono un idoneo non vincitore e per pagarmi gli studi ho chiesto un prestito. Dovrò restituire i soldi che ho preso in prestito a tassi elevati non appena avrò un lavoro. Sarò più ricattabile dei miei colleghi e delle mie colleghe, sarò due volte precario. Per questo il 14 novembre scendo in piazza per un reddito per i soggetti in formazione che non mi obblighi ad indebitarmi per studiare.</p>
<p>Sono una studentessa fuorisede, lavoratrice. Lavoro in nero per pagare 300 euro per un posto letto in doppia, senza contratto; spesso lavoro nei fine settimana, a volte d’estate perché gli studi costano troppo e non voglio e non posso pesare sulle spalle della mia famiglia. Manifesto il 14 novembre perchè pretendo una vita dignitosa, un diritto all’abitare realmente garantito.</p>
<p>Sono un pendolare. Per studiare sono costretto a spendere centinaia di euro l’anno per raggiungere la mia scuola o la mia università. Nessuna legge tutela la mia condizione per garantirmi l’abbassamento del costo dei trasporti. E’ per questo che voglio manifestare il 14 novembre.</p>
<p>Sono uno studente fuoricorso, ma non me ne vergogno. Lavoro per studiare, prendo i miei tempi per apprendere e non credo che studiare sia una gara contro gli altri studenti, ma un mio percorso di crescita individuale, che non lede in nessun modo quello degli altri. Scendo in piazza il 14 novembre perché sono contro chi vuole alzare le tasse ai fuoricorso definendoli un costo sociale, riversando su di loro le cause dell&#8217;inefficienza del sistema universitario.</p>
<p>Sono uno studente omosessuale, una giovane  migrante, una ragazza  madre. Sono discriminato/a per la mia storia, il mio orientamento sessuale e le mie passioni. Vorrei che le scuole e le università fossero un luogo di incontro, in cui ognuno possa essere se stesso, arricchire e essere arricchiti dagli altri; un luogo dove costruire l’uguglianza di genere e per uscire da questa società patriarcale ed eteronormotiva.</p>
<p>Sono uno studente di Taranto, Iglesias, Mirafiori. Mi hanno detto che per continuare ad avere lavoro sul mio territorio dovevamo sacrificare i diritti: quello al salario dignitoso, quello alla salute, quello alle pause. Voglio che nella mia università si studino modelli alternativi di mobilità,  e modelli per produrre acciaio o carbone garantendo diritti, lavoro e salute. Il mio sapere è un’opportunità per il mio territorio, per questo il 14 novembre lotterò per maggiori investimenti in ricerca e innovazione, per un lavoro dignitoso e la salute dei cittadini e delle cittadine e per il rispetto dell’ambiente.</p>
<p>Non sono uno studente ma desidero studiare con tutto me stesso. Ho deciso di andare a fare l’apprendista per prendermi il diploma guadagnandomi da vivere. Mi avevano detto che avrei imparato come a scuola, ma ho dovuto lavorare incessantemente. E’ per questo che anch’io manifesto il 14 novembre, perché anche per me studiare sia un diritto.</p>
<p>Sono un neet, uno dei  giovani  tra i 15 e i 29 anni che “né studia e né lavora” , sono una disoccupata neolaureata e faccio parte del 36% di giovani italiani che non riesce a trovare un lavoro.</p>
<p>Ci chiamano “choosy” perchè non ci accontentiamo del lavoro, precario, sottopagato che ci propongono. Ma spesso non troviamo nemmeno quello. Qui in Italia docenti, ministri, amici mi dicono di andare all&#8217;estero per non dover continuare a pagare le conseguenze di questa crisi.</p>
<p>Eppure io voglio restare per cambiare questo paese, voglio riconquistare il mio presente per liberare il mio futuro tenuto in ostaggio dalla precarietà. Per questo il 14 novembre lotto contro l’attacco ai diritti dei lavoratori, per un reddito, per l’articolo 18 e i miei diritti, i diritti dei miei genitori, dei miei fratelli.</p>
<p>Sono una studentessa italiana, sono uno studente greco, sono una studentessa spagnola, sono uno studente portoghese. Per uscire dalla crisi il mio governo sta smantellando il welfare e i diritti: tagli ai fondi per le scuole, le università, la ricerca, tagli ai sussidi di disoccupazione ai miei genitori e la sanità alla mia famiglia. Nonostante ciò la condizione di tutti è peggiorata e non siamo usciti dalla crisi. La disuccupazione giovanile in Europa è aumentata al 22% .  Io sono una risorsa per l’Europa, per questo voglio che ciò che apprendo a scuola e all’università sia un’opportunità per uscire dalla crisi. Per questo anche io sarò in piazza il 14 Novembre nel mio paese in occasione dello sciopero generale europeo, per lottare per il mio presente e per il mio futuro, insieme ai miei coetanei e le lavoratrici e i  lavoratori europei.</p>
<p>Sono uno, nessuno e centomila. Ho mille facce, ma rappresento una sola condizione.</p>
<p>Per questo che scendo in piazza il 14 novembre, in occasione dello sciopero generale in Italia, Spagna, Portogallo, Grecia contro le politiche di austerity dell’Unione Europea, contro un’Europa senza democrazia e governata dai poteri forti.</p>
<p>Scendo in piazza perchè voglio costruire, insieme a chi si sta mobilitando negli altri paesi, un’idea d’Europa differente, inclusiva, giusta ed eguale a che metta al centro i saperi, il welfare, i diritti  e il futuro delle persone.</p>
<p>E’ per questo che organizzo giornate di partecipazione e mobilitazione studentesca verso il 17 novembre, giornata Internazionale delle studentesse e degli studenti.</p>
<p>Faccio questo perché cambiare la scuola e l’università, significa cambiare l’Europa e la società tutta.</p>
<p>Uno studente, una studentessa&#8211;</p>
</div>
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		<title>17 Maggio 2012: Liberi di amare, liberi di essere</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 00:59:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giuseppinatucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Sessualità]]></category>

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		<description><![CDATA[17 MAGGIO – GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO L’OMO/TRANSFOBIA STUDENTI E STUDENTESSE VERSO IL BOLOGNA PRIDE 2012&#160; Alla vigilia delle celebrazioni per la Giornata Internazionale contro l’Omofobia e la Transfobia il prossimo 17 maggio, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>17 MAGGIO – GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO L’OMO/TRANSFOBIA</strong></p>
<div>STUDENTI E STUDENTESSE VERSO IL BOLOGNA PRIDE 2012<a href="/sito/wp-content/uploads/2012/05/homophobia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3316" title="homophobia" src="/sito/wp-content/uploads/2012/05/homophobia.jpg" alt="" width="308" height="432" /></a>&nbsp;</p>
<p>Alla vigilia delle celebrazioni per la Giornata Internazionale contro l’Omofobia e la Transfobia il prossimo 17 maggio, molte saranno le iniziative ad avvicendarsi sui territori. Come ogni anno saranno spese parole di sostegno dalle istituzioni e il diffuso ripetersi a mano tesa di formule di solidarietà alla comunità LGBTQI, di incoraggianti prospettive di miglioramento, i cui esiti spesso sono scontati. Soprattutto in tempi di austerità pare sia sospeso ogni diritto, pare che non ci sia spazio per la giustizia sociale, né la possibilità di mettere in risalto la causa dei diritti di milioni di gay, lesbiche, bisessuali e transgender, e della lotta collettiva all’omo/trans fobia.</p>
<p>Le cifre della crisi sono ancora più scottanti sotto il profilo sociale e culturale: nelle piazze di tutto il mondo in questi anni, dagli indignados ai Pride è<br />
stato messo a nudo il modello di sviluppo etero-capitalistico, fondato sulla libera speculazione e sul dominio del capitale, venduto come portatore di benessere economico e materiale, che non solo non ha portato ad un conseguente benessere sociale, contestualmente al raggiungimento di eguaglianza e libertà soggettive, ma ha di fatto bloccato pericolosamente importanti meccanismi di avanzamento sul piano di tutti i diritti.</p>
<p>Come studentesse e studenti della Rete della Conoscenza (Uds e Link) e militanti di Arcigay, da anni impegnati insieme nel progetto ambizioso di coordinare le rispettive esperienze nella lotta a ogni forma di discriminazione nei principali luoghi della formazione e sui territori in cui siamo radicati, insieme denunciamo non solo il clima di omo/transfobia che quotidianamente nutre con parole d’odio il terreno sul quale la violenza si radica e si diffonde, ma soprattutto le parole non dette per tutelare la comunità LGBTQI, le troppe occasioni mancate da parte di un Parlamento e istituzioni, che percepiamo sempre più scollate dalla realtà e dalla società.A noi, giovani precarie e precari, lavoratori e lavoratrici, studentesse e studenti di un paese tutt’altro che pacificato, questo silenzio non può che far paura, non può che farci rabbia.</p>
<p>L’emergenza di fenomeni omotransfobici in Italia non si è mai arrestata: spesso, poco visibile, lontana dai riflettori, latita tra le fratture sociali, alimentata da conservatorismi sessisti, maschilisti e patriarcali ancora largamente diffusi a tutti i livelli della società; dalle violenze domensitche alle discriminazioni sul posto di lavoro, dallo stillicidio del minority stress al preoccupante incremento di fenomeni di bullismo che ogni anno registra centinaia di vittime nella scuola media primaria e secondaria. Crediamo pertanto sia imprescindibile l’educazione al rispetto, al riconoscimento e alla valorizzazione di ogni tipo di differenza a partire dai principali luoghi della formazione: scuole e università, ponendo come centrale la questione di una corretta educazione all’affettività, alla cultura dell’inclusione e della solidarietà, contrapponendola a quella della competizione e dell’individualismo. Un’occasione collettiva per combattere la paura dell’altro/a, del “diverso”, opponendoci con fermezza ad ogni prassi di affermazion</p>
<p>e identitaria che passi attraverso la negazione delle differenze, affinché ogni individuo sia libero di amare e di essere se stesso, liberandosi da etichette e pregiudizi.</p>
</div>
<div>Come Arcigay e Rete della Conoscenza continueremo a promuovere nelle scuole superiori iniziative che diffondano una cultura inclusiva e del rispetto, proponendo modelli di sessualità libera, informata e consapevole, eventi di formazione alla prevenzione delle MST, e al rispetto della parità tra i generi. Tante le iniziative svolte nei luoghi della formazione per il percorso di avvicinamento al 17 Maggio: la due giorni di coogestione svolta al liceo Gioia di Piacenza ha visto una massiccia partecipazione di studenti e studentesse ai workshop su sessualità e educazione alle differenze; molti gli istituti coinvolti fino all’iniziativa di fine maggio a Campobasso, in cui due pomeriggi di formazione rivolta a studenti, genitori e docenti, saranno dedicati al tem&nbsp;</p>
<p><img class="alignright" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://1.bp.blogspot.com/-m4XFADdsQ_I/T7L1Wdi4GvI/AAAAAAAAAJY/UjpBP9F6nAs/s320/transphobia.jpg" border="0" alt="" width="228" height="320" />a della pevenzione dei fenomeni discriminatori nell’ambiente classe; tutto questo mediante una sostanziale riforma di riqualificazione degli spazi scolastici pomeridiani ben oltre la tradizionale didattica frontale.<br />
Si moltiplicano nelle Università iniziative per la promozione della prassi del doppio libretto - piccola soluzione &#8211; per studentesse e studenti in transito come provvedimento che tuteli il loro percorso di cambiamento, assicurando così un sereno percorso di studi: attualmente più di dieci gli atenei (Bari, i tre atenei di Roma, Salerno, Pisa, Napoli, Milano etc) in cui la proposta è in corso di discussione nei Comitati Pari Opportunità &#8211; in via di chiusura &#8211; o nei Senati Accademici, sul modello virtuoso inaugurato dall’Università di Torino. All’università di Fisciano uno sportello cogestito da Arcigay, Link e Cgil tutela i diritti delle persone LGBTQI, garantendo, oltre ai servizi, momenti di proposte programmatiche per l’Ateneo attraverso i rappresentanti di Link presenti negli organi di governance dell’ateneo.<br />
Sempre a Salerno a partire da questa settimana saranno attivi militanti di Arcigay e della Rete nel far vivere nella città l’esperienza del Pride Park al parco Pinocchio, costruendo un percorso sociale e culturale forte nel capoluogo di provincia, che vada oltre la giornata del 17, e che vedrà il suo culmine nella parata del 26 maggio. All’università di Siena il 16 maggio un’intera giornata dedicata ai diritti LGBTQI, attraverso assemblee, workshop e cineforum promosse sempre in modo congiunto dalle due associazioni; a Bari il 15 e il 16 lezioni in piazza su diritti e omofobia: il 17 sarà inaugurata una targa al comune in memoria delle vittime dell’omocausto, e la sera verrà rilanciato il cross-kissing nelle strade della città. Le bandiere arcobaleno coloreranno le finestre di tante scuole da Piacenza a Campobasso, da Vimercate a Latina e tante altre ancora, con assemblee e dibattiti a tema. A Torino il 17 maggio verrà promosso un flash mob sotto l’Inps dalla Rete della Conoscenza come Alter Eva, Laboratorio Last e Studenti Indipendenti, per denunciare il modulo ICD9 chiedendo provocatoriamente la pensione in quanto omosessuali egodistonici.</p>
<div id="attachment_3395" class="wp-caption alignnone" style="width: 571px"><img class="size-full wp-image-3395" title="liberidiamare" src="/sito/wp-content/uploads/2012/05/liberidiamare.jpg" alt="" width="561" height="204" /><p class="wp-caption-text">utilizza questa immagine come copertina facebook</p></div>
<p>Queste solo alcune delle numerosissime iniziative coordinate e organizzate dalla preziosa collaborazione tra Arcigay e Rete della Conoscenza: un vero tragitto a tappe per arricchire il percorso verso i Pride e oltre. Di fronte allo sconcertante abbandono di una politica sempre più arroccata nei palazzi del potere, il 17 maggio sarà per noi l’occasione di rilancio e di protagonismo sociale di tutta la comunità LGBTQI, soprattutto per chi quotidianamente milita per la realizzazione della piena e completa cittadinanza di ogni tipo di differenza. Il 17 maggio sia pertanto un impegno quotidiano che ci permetta di essere ancora una volta il sale che brucia nelle ferite della politica, un’ulteriore opportunità, nell’ottica di trasformazione di un bisogno collettivo in una grande vittoria storica, per la liberazione di ogni soggettività.</p>
<p>ARCIGAY &#8211; <a href="http://www.retedellaconoscenza.it" target="_blank">RETE DELLA CONOSCENZA</a></p>
</div>
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		<title>Nilde Iotti come la Minetti? La Santanchè studi la storia</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 17:56:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carmenguarino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia rappresentativa]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[minetti]]></category>
		<category><![CDATA[nilde iotti]]></category>
		<category><![CDATA[parità di genere]]></category>
		<category><![CDATA[santanchè]]></category>

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		<description><![CDATA[La Rete della Conoscenza esprime profondo disgusto per le aberranti affermazioni dell&#8217;On. Santanchè sulla figura di Nilde Iotti. E&#8217; stato infangato il nome e la memoria di un nome eccellente [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La Rete della Conoscenza esprime profondo disgusto per le aberranti affermazioni dell&#8217;On. Santanchè sulla figura di Nilde Iotti. E&#8217; stato infangato il nome e la memoria di un nome eccellente della Resistenza Italiana, organizzatrice e responsabile del Gruppo di Difesa della Donna, formazione antifascista del PCI, presidente dell&#8217; &#8220;Unione Donne Italiane&#8221;di Reggio Emilia e prima donna Presidente della Camera.</p>
<p>Riteniamo infatti scandaloso, oltre che sessista, che l&#8217;On. Santanchè abbia espresso questo paragone, attraverso un parallelismo tra la relazione della Minetti con Silvio Berlusconi ed il rapporto che legava Nilde Iotti e Palmiro Togliatti, affermando che entrambi fossero espressione di un servilismo di genere, a detta della Santanchè, &#8220;utile&#8221; ad una donna per ricoprire dei ruoli autorevoli in politica. Rispolverando un po&#8217; di memoria storica del nostro paese, ricordiamo che Nilde Iotti è stata un personaggio politico che ha costruito il proprio vissuto sulla  forza e determinazione di donna, senza &#8220;canali privilegiati&#8221; ma attraverso la militanza, l&#8217;impegno e la passione politica, capacità che le sono state riconosciute a prescidendere da qualunque legame personale assolutamente legittimo.</p>
<p>Per questo consigliamo all&#8217;On. Santanchè di studiare meglio la storia politica del nostro Paese e magari anche del pensiero femminista: la questione non è la libertà sessuale di questo o quel personaggio politico uomo o donna che sia, ma la condanna di un sistema di potere machista, basato sullo scambio sessuale che alimenta sistemi di corruzione e che non tiene conto dell&#8217; impegno, delle capacità e delle idee delle donne, un sistema di potere che non ha nulla a che vedere con la vita personale di Nilde Iotti.</p>
<p>Gli studenti e le studentesse della Rete della Conoscenza si impegnano per un&#8217;Italia come quella che sognava Nilde Iotti, in cui venga eliminata definitivamente la cultura maschilista che ancora predomina, in cui ci sia un sistema di welfare che tuteli realmente le donne, una nuova idea di democrazia paritaria che tenga a mente diverse pratiche politiche e di partecipazione che rispettino le differenze e la parità di genere.</p>
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		<title>Uds: Sanzioni ingiuste per i due studenti sorpresi a fare sesso in bagno</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 15:28:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertocampanelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Sessualità]]></category>

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		<description><![CDATA[“In merito ai fatti riguardanti l’episodio dei due ragazzi sorpresi in atteggiamenti promiscui nel bagno dell’istituto Einaudi a Bassano del Grappa, i quali stanno rimbalzando sulla cronaca come atti scandalosi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>“In merito ai fatti riguardanti l’episodio dei due ragazzi sorpresi in atteggiamenti promiscui nel bagno dell’istituto Einaudi a Bassano del Grappa, i quali stanno rimbalzando sulla cronaca come atti scandalosi per la morale pubblica, non possiamo che esprimere sgomento, non per il fatto in sé, ma per la stigmatizzazione a cui lo stanno sottoponendo.  –<em> dichiara Giuseppina Tucci, responsabile sessualità dell’Unione degli Studenti </em>– Già di per se <strong>bisognerebbe concentrare l’attenzione su una punizione evidentemente esagerata, illegittima e soprattutto squilibrata, inflitta allo studente e alla studentessa. Ma più che scandalizzarsi del fatto che due adolescenti possano fare del sesso, c’è da vergognarsi del fatto che nelle scuole non si parli quasi per nulla di educazione sessuale, di prevenzione di malattie sessualmente trasmissibili e gravidanze indesiderate.</strong>&#8221;</p>
<p><strong>Da anni ribadiamo la necessità di installare nelle scuole distributori automatici di contraccettivi, attivare corsi e percorsi di educazione alla sessualità e al sesso e attivare sportelli di consulenza psicologica e sessuale</strong>. Oltre il 70% degli adolescenti ha rapporti sessuali prima dei  14 anni, &#8217;86% di loro parla volentieri di ciò che riguarda la sessualità con gli amici, ma <strong>il desiderio di informarsi sull&#8217;argomento, magari a  scuola da personale extra scolastico esperto, è condiviso dall&#8217;86%</strong>. Con i genitori e&#8217; sempre difficile parlare di sesso, tanto che solo il 27% ammette che le maggiori informazioni sul sesso gli sono state fornite dalla madre, mentre solo l&#8217;8% dal padre (dati IDO). Tutto ciò va a scontrarsi con l’assenza di spazi per i giovani dove  incontrarsi in intimità.</p>
<p><strong>Rispondere con il bigottismo e l’autoritarismo a una normale pulsione degli esseri umani è un qualcosa di assolutamente inutile. – conclude la nota dell’Unione degli Studenti -</strong></p>
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		<title>1° Dicembre: giornata mondiale per la lotta all&#039;AIDS</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 19:06:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Lanza</dc:creator>
				<category><![CDATA[EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[generi]]></category>
		<category><![CDATA[Lgbtq]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi è la Giornata Mondiale contro l’Aids e come Rete della Conoscenza sentiamo l’esigenza di riporre l’attenzione su questo tema. In italia ci sono circa quattro mila nuove infezioni all’anno. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi è la Giornata Mondiale contro l’Aids e come Rete della Conoscenza  sentiamo l’esigenza di riporre l’attenzione su questo tema.<br />
In italia  ci sono circa quattro mila nuove infezioni all’anno. Un dato  fondamentale di quest’anno è sicuramente la scoperta che le cure non  solo mantengono in vita i pazienti, ma possono anche ridurre le  infezioni.<br />
Crediamo, perciò, che sia un  dovere civico combattere l’omertà e il  silenzio di questo paese, condizionato dalla censura e dall’oscurantismo  della Chiesa,  promuovendo nelle scuole campagne sull’educazione  sessuale, diffondendo capillarmente l’uso di contracettivi che  permettano a tutte le studentesse e gli studenti di fare l’amore  liberamente e in maniera sicura e, allo stesso tempo, la cultura del  test hiv.</p>
<p>Riprendiamo il comunicato stampa dell&#8217;associazione QueerLab, che  oggi ha svolto un&#8217;azione a Roma nei pressi della stazione Termini per  dire ancora una volta no alle politiche proibizioniste e sessuofobiche  del Vaticano.</p>
<p>“Più prevenzione Meno castità!”. Con questo slogan gli attivisti di  QueerLab, in occasione della Giornata mondiale contro l’Aids, hanno  circondato questa mattina la statua dedicata a Giovanni Paolo II,  davanti alla Stazione Termini a Roma. Gli attivisti della neonata  associazione lgbti romana hanno voluto così protestare &#8220;contro le  politiche proibizioniste e sessuofobiche del Vaticano&#8221;, denunciando  inoltre la persistente associazione tra sieropositività e omosessualità e  lo stigma che circonda le persone infette da Hiv o malate di Aids.<br />
“Ma quale astinenza e castità? Fate l’amore come più vi piace e con chi  vi piace, ma sempre protetto”, si legge nel volantino distribuito  durante l&#8217;iniziativa di questa mattina. L’evento, spiegano i suoi  promotori, è stato organizzato intorno alla statua del Papa polacco per  sottolineare le gravi colpe che la Chiesa cattolica che continua a  promuovere la fedeltà e la castità come uniche vie di prevenzione del  contagio.  “Non dimentichiamoci che l’attuale pontefice, nel 2009, in  volo verso l’Africa arrivò a sostenere che l’uso del preservativo  aumenta i problemi! A questa visione anti-scientifica e oscurantista –  sostengono gli attivisti – noi preferiamo una corretta informazione  sulla prevenzione e sull’uso del profilattico”.</p>
<p><a href="/sito/wp-content/uploads/2011/12/381558_257530604303315_248793105177065_748759_1203994540_n.jpg"><img class="size-full wp-image-2411 alignleft" title="iniziativa queerlab" src="/sito/wp-content/uploads/2011/12/381558_257530604303315_248793105177065_748759_1203994540_n.jpg" alt="" width="435" height="290" /></a><br />
NO AL SILENZIO &#8211; “La politica del silenzio sul tema dell’Hiv –  denunciano i militanti di QueerLab – è disastrosa e tragiche sono le sue  conseguenze in termini di diffusione del virus. La scelta della Chiesa  Cattolica di non promuovere l’uso del preservativo contro l’Hiv e le  altre malattie sessualmente trasmissibili è scellerata e catastrofica  soprattutto se guardiamo alla realtà africana. Rifiutiamo – continuano –  le prediche ascetiche, anacronistiche, oltre che cieche sull’astensione  e condanniamo le false identificazioni, purtroppo ancora presenti  dell’Hiv e dell’Aids con l’omosessualità”.<br />
QueerLab nasce dall’idea di ragazze e ragazzi provenienti da diverse  esperienze e movimenti, legati comunque alla sinistra, nelle sue varie  forme, o all’associazionismo e al volontariato lgbt. Accomunati  dall’entusiasmo di voler portare nuova linfa, “rossa” naturalmente, e  nuove proposte alle battaglie per i diritti civili e sociali della  comunità omo, lesbo, trans e intersex italiana. Le porte del nuovo  laboratorio queer sono aperte tutti i mercoledì dalle 20.30 in poi a via  Gentile da Mogliano 170, al Pigneto, presso la sede dell’associazione  “daSud”.</p>
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		<title>25 Novembre: Non vogliamo una crisi del genere!</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 21:30:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertocampanelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[25 NOVEmbre]]></category>
		<category><![CDATA[genere]]></category>
		<category><![CDATA[non vogliamo una crisi del genere]]></category>
		<category><![CDATA[parità di genere]]></category>
		<category><![CDATA[politiche di genere]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 1999 l’ONU ha dichiarato il 25 novembre, Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Perchè il 25 Novembre? Il 25 Novembre 1960, venivano assassinate le tre sorelle Mirabel dopo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1999 l’ONU ha dichiarato il 25 novembre, Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.</p>
<p><strong>Perchè il 25 Novembre?<br />
</strong><br />
Il 25 Novembre 1960, venivano assassinate le tre sorelle Mirabel dopo essere state torturate psicologicamente e fisicamente. L’accusa? Patria, Minerva e Marìa Teresa avevano avuto troppa voce nell’esprimere il proprio dissenso verso la dittatura trujillista, avevano osato chiedere libertà, parità, avevano voglia di cambiare il paese e di cambiare il ruolo della donna in quel momento storico difficile.<br />
Da quell’episodio i movimenti femministi sudamericani hanno promosso una serie di appuntamenti sul tema della violenza di genere, fino al 1980, quando si svolse il primo appuntamente internazionale femminista a Bogotà.</p>
<p><strong>Violenza? No comment.<br />
</strong><br />
Ci vogliono convincere che in Occidente non sia più necessario parlare di “violenza di genere” perchè l’acquisizione dei diritti sembra aver determinato una parità sostanziale tra uomini e donne. Ci vogliono convincere che le uniche violenze sulle donne avvengano per mano dei migranti, strumentalizzando la violenza per portare avanti politiche razziste.<br />
Noi non ci siamo. Le statistiche parlano chiaro: il 38% delle violenze sulle donne avvengono tra le mura di casa, spesso per mano di familiari o amanti, spesso frutto di una cultura sessista e patriarcale ancora latente nella civiltà occidentale.</p>
<p>Nel 2011 in Italia le donne si vedono negate le libertà fondamentali, la libertà di scelta sul proprio corpo viene continuamente negata quando vengono, anche solo proposte, leggi come il protocollo Cota o la legge Tarzia che impongono di fatto una quasi totale cancellazione della legge 194.</p>
<p>Nel 2011 in Italia, le donne, nell’istruzione, non riescono ancora a trovare una propria collocazione. 7Non sono pochi i casi, infatti, di studentesse ricattate per un voto, per una promozione o le ragazze che, nelle scuole, non vivono al meglio il proprio corpo o la propria sessualità a causa dei compagni e dei professori. Le donne, secondo alcune ricerche, riescono meglio nello studio, si laureano prima, ma trovano più difficilmente un posto di lavoro, rimanendo, oltretutto, ai piani più bassi rispetto agli uomini.<br />
Secondo un sondaggio, analizzando un campione di donne lavoratrici e uomini lavoratori di età tra i 25 e i 64 anni, il 12% delle donne ha un titolo di studio equivalente o superiore alla laurea contro il 10% degli uomini, il 21% delle donne sono laureate in corso, contro solo l’11% degli uomini.</p>
<p>Nel 2011, le donne sono ancora costrette a scelte obbligate: scegliere se fare un figlio o no, se lavorare o stare a casa, scelta troppo spesso dipendente dai ricatti morali sul posto di lavoro o dalle dimissioni in bianco, dalla rinuncia  a promozioni e carriera.</p>
<p>C’è chi dice che la crisi colpisce tutti allo stesso modo, ci dicono che la crisi non ha genere, FALSO!<br />
La crisi accentua le discriminazioni di genere imponendo scelte lavorative restrittive alle donne, imponendo politiche di welfare che non guardano alla donna come soggetto che svolge una vera e propria attività lavorativa non remunerata, anche al di fuori delle mura del luogo di lavoro.</p>
<p>La risposta “C’è crisi” non ci basta.</p>
<p>L’uscita dalla crisi non può prescindere da un altra idea di parità di genere, perchè ripensare un nuovo modello  economico sociale e politico più democratico ed inclusivo  deve essere realizzabile.</p>
<p>Pretendiamo nuove politiche di welfare che guardino DAVVERO alle politiche di genere.</p>
<p>Pretendiamo un vero ministero delle pari opportunità, che si opponga fermamente alle politiche sessiste imposte dalla cancellazione dell’articolo 18.</p>
<p>Pretendiamo che venga rispettata la NOSTRA libertà di scegliere sul nostro corpo.</p>
<p>Pretendiamo di essere visitate in ospedali dove non esistano più obiettori di coscienza, vogliamo andare in consultori senza Movimento per la Vita, vogliamo che la legge sia una, e venga rispettata.</p>
<p>Pretendiamo di poter vivere il nostro corpo come ci pare, senza dover subire i giudizi di altri.</p>
<p>Pretendiamo un mondo all’altezza dei nostri sogni.</p>
<p>NON VOGLIAMO UNA CRISI DEL GENERE!</p>
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