Napoli: crollo all’Umberto I 02/29/12
Cade una lastra di plexiglass sulla testa di una liceale, ed ecco che scoppia il caso. Ma purtroppo non è un caso quello accaduto ieri all’Umberto I di Napoli, bensì ...
Cade una lastra di plexiglass sulla testa di una liceale, ed ecco che scoppia il caso. Ma purtroppo non è un caso quello accaduto ieri all’Umberto I di Napoli, bensì una consuetudine studiare in scuole che cadono letteralmente a pezzi. Non è la prima nell’ultima volta che accade un fatto del genere e la denuncia dell’Unione degli Studenti Napoli nei confronti di questa situazione è sempre stata forte: “Abbiamo sempre cercato di aprire tavoli di confronto con i vari assessorati all’edilizia scolastica e raccolto le denunce degli studenti raccogliendole in libri bianchi dell’edilizia – dichiara il coordinatore dell’Unione degli Studenti Napoli Francesco Giampietro – ma la situazione non è mai cambiata, soprattutto per gli edifici storici che, ormai di storico, hanno solo la precarietà della struttura.” Una situazione quindi insostenibile che porta a chiedersi quanto la sicurezza degli studenti sia considerata un lusso per le autorità. “Siamo vicini alla studentessa ferita e speriamo che guarisca presto – continua Giampietro – porteremo ancora avanti questa battaglia, continuando a raccogliere i dati dalle scuole e continuando a rivendicare la necessità di studiare in un ambiente sicuro.” La battaglia per l’edilizia scolastica è uno dei pilastri sui quali gravita il campo di vertenzialità del sindacato studentesco che, aldilà dei singoli avvenimenti, porta avanti la lotta in difesa del diritto allo studio.
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Il nuovo regolamento inoltre, bypassando la pur più volte citata cautela di chi sperimenta e non impone soluzioni, estende e potenza il sistema di valutazione censuaria tramite test promosso dall'INVALSI: il MIUR ignora le proteste e le ricerche internazionali che accusano questo di parzialità e pericolosità, per studenti e insegnati intanto si fa concreto il rischio di ritrovarsi i test all'ultimo anno di superiori, come vera e propria prova d'esame. “Concepiamo la valutazione come un processo basato sulla consapevolezza e la reciprocità di chi valuta e di chi è valutato, un processo di analisi della situazione piuttosto che lo schizofrenico scattare foto sfocate ad una scuola che, volendo fare un po' di vera autovalutazione ed autocritica, è innanzitutto sfiancata dall'assenza di risorse. La vera sfida per il Paese è fare inversione di rotta e investire in una scuola veramente pubblica e di qualità, finanziando una legge nazionale per il diritto allo studio e puntando ad allargare gli spazi di partecipazione piuttosto che potenziando una valutazione-controllo che silenziosamente, facendosi scudo di una falsa oggettività, stravolge la scuola”.


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