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	<title>Unione degli Studenti &#187; Economia</title>
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		<title>TAV &#8211; perché il patto Hollande-Monti non convince</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Mar 2013 16:31:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertocampanelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La TAV Torino &#8211; Lione faceva parte del Corridoio n°5 Lisbona Kiev (un progetto della metà degli anni 90), mentre ora rientra nel Progetto Prioritario n°6 che coinvolge Barcellona, Lione, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">La TAV Torino &#8211; Lione faceva parte del Corridoio n°5 Lisbona Kiev (un progetto della metà degli anni 90), mentre ora rientra nel Progetto Prioritario n°6 che coinvolge Barcellona, Lione, Torino, Trieste, Lubiana fino ad arrivare al confine ucraino; il suo costo complessivo è di 500 miliardi e l’Europa contribuirà per 32 miliardi. La finalità è quella di facilitare lo scambio di merci tra il Sud e l’Est dell’Europa e di ridurre le emissioni di CO2. I treni in questione saranno ad alta capacità &#8211; cioè capaci di trasportare sia merci che persone &#8211; e viaggeranno sopra i 250 km/h.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">La tratta tra Torino e Lione fu progettata nel 1990 (il protocollo d’intesa tra Francia e Italia fu siglato nel 1991) ed è lunga 250 km, di cui 57 in galleria. Si era previsto che la linea storica sarebbe giunta a saturazione. Così non è andato. E non è l’unico problema.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;"><img class="alignleft size-full wp-image-4971" title="notav" src="/sito/wp-content/uploads/2013/03/notav.jpg" alt="" width="638" height="425" />Nel Marzo del 2012 il Portogallo si è tirato fuori dal progetto europeo a causa della crisi economica abbattutasi sul paese. Non ha pagato alcuna penale all’Europa.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Dall’Italia per Lubiana non parte nessun treno dal Dicembre 2011 e per raggiunger Kiev ci vogliono venti ore di viaggio. L’Ungheria ha affermato la volontà di usare i fondi europei non per il trasporto su rotaia ma per quello su gomma, potenziando il servizio autostradale. Mentre tra Torino e Milano c’è già una linea ad alta velocità, tra Milano e Brescia è stata solo progettata e da lì in poi, verso Est, non c’è alcun progetto di costruzione di linee per treni ad alta velocità a causa della contrarietà delle amministrazioni. Il Sindaco di Trieste e l’AD di Trenitalia nel 2010 hanno escluso, per motivi diversi, il passaggio dell’alta velocità per la città.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Ci troviamo quindi davanti ad un progetto che coinvolge nazioni che sono in parte prive di collegamenti ordinari tra loro e che hanno priorità e interessi diversi, esplosi per fattori diversi: la recente crisi economica, l’accumularsi di ritardi nazionali nello sviluppo delle infrastrutture e la mancata realizzazione delle previsioni effettuate sull’utilità della linea.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">In sostanza, la tratta sarebbe una modesta Barcellona – Milano, nella quale però il traffico di merci e di passeggeri non giustifica alcun investimento.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Il 3 dicembre Monti e Hollande hanno confermato la volontà di proseguire nella costruzione della tratta Torino Lione, nonostante il Ministro del Bilancio francese Cahuzac e la Corte dei Conti di entrambi i paesi si siano espressi sfavorevolmente. In Italia la Corte dei Conti, nel 2008, bocciò il progetto definendolo inutile e ingiusto verso le generazioni future.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Le osservazioni della Corte francese riguardano l’enormità dei costi, decollati da 12 a 26 miliardi, e l’inutilità dell’opera. Inutilità dovuta al trend negativo registratosi tra il 1998 e oggi nel traffico di merci, che sono diminuite da 10 a 3,9 milioni di tonnellate, e tra il 1991 e il 2012 nel numero di passeggeri, che sono diminuiti da 1.500.000 a 750.000. Si pensi inoltre che, a oggi, solo il 10% delle merci che attraversano le Alpi lo fanno viaggiando sulla direttrice tra l&#8217;Italia e la Francia, contro il 60% sull&#8217;asse con la Svizzera e il 30% con l&#8217;Austria.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Il progetto di cui Monti e Hollande parlano è quello “Low Cost”, da 8,2 miliardi di euro, al quale l’Europa dovrebbe contribuire per 3,2 miliardi, lasciando all’Italia 2,849 miliardi. I problemi principali di questo progetto sono che il finanziamento europeo non è certo e che in questo progetto è prevista solo la realizzazione della galleria e della stazione senza alcun ammodernamento della linea esistente. La linea attuale è stata potenziata da poco ma non è comunque possibile permettere il passaggio a treni ad alta velocità su tale linea dove, pertanto, si potrebbero trasportare esattamente le attuali quantità di merci e persone (peraltro inferiori alle capacità). Un documento dell’impresa che coordina i lavori, RFI (Rete Ferroviaria Italiana), testimonia che le limitazioni che impedivano di caricare su treno passante per il Frejus camion standard, alti 4 metri, non ci sono più, perché c’è stato un innalzamento di 44 centimetri in più nel tunnel.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">La seconda parte del Progetto verrà realizzata solo una volta che la linea si saturerà. Quindi il progetto non solo non è diminuito nei costi ma è anche privo di una coerenza intrinseca all’opera.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Intanto la Germania, la locomotiva d’Europa, il modello, ha disinvestito nell’alta velocità perché i treni che viaggiano trai 250 e i 350 km/h richiedono binari, cavi elettrici e traversine diverse rispetto agli altri treni impiegati. L’adattamento dei materiali ha costi elevati, inoltre anche se innovati la loro tolleranza sarebbe estremamente bassa in quanto l’alta velocità dei treni comporta un logoramento maggiore. Oltre a ciò bisogna considerare il maggiore consumo energetico che, oltre all’aumento dei costi vanifica l’obiettivo della riduzione di CO2. Infine, treni veloci e nodi inadeguati significano intasamenti nell´ultimo chilometro: è come avere una grande autostrada con piccoli caselli.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">In Italia la tendenza è inversa. L’AD di Trenitalia, Mauro Moretti, ha affermato che probabilmente interromperà le linee dei treni regionali usate dai pendolari per mancanza di fondi. I fondi esistenti invece saranno usati per l’alta velocità di cui, in questo paese, un km costa 3 volte quanto in Francia o in Spagna. Senza prendere in considerazione che, solitamente, i costi di previsione sono largamente sottostimati rispetto a quelli effettivi. Basti pensare alla Torino &#8211; Milano il cui costo finale è stato di 8 miliardi a fronte di una previsione di 1 miliardo. Un costo otto volte superiore.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">La TAV dovrebbe essere realizzata con il project financing ovvero con un finanziamento privato a lungo termine ad un’opera pubblica il cui ristoro è garantito dagli introiti previsti dalla gestione dell’opera. I privati si devono accollare totalmente o parzialmente il costo della realizzazione. Purtroppo nel caso della TAV ci troviamo davanti a un finto project financing in quanto le aziende di diritto privato che dovrebbero costruire l’opera sono controllate dallo Stato e pertanto i costi ricadono sul bilancio pubblico. Come è infatti accaduto nel 2007 quando i debiti di 13 miliardi di euro accumulati nella costruzione di alcune tratte sul territorio italiano sono ricaduti sul debito pubblico. Mentre la sezione internazionale comprende il tunnel di base ed è di competenza della LTF (Lyon Turin Ferroviaire) le due sezioni nazionali (italiana e francese) sono rispettivamente di competenza RFI, controllata dalle Ferrovie dello Stato e RFF (Reseau Ferré de France). La RFI ha affidato il progetto a tre società tra cui la FIAT, che ha a sua volta subappaltato alla Impregilo, sua controllata. L’Impregilo ha suddiviso i lavori in lotti e li ha affidati senza gara d’appalto a vari consorzi che hanno a loro volta affidato le forniture e l’esecuzione del lavoro di scavo e costruzione a ditte minori. In sintesi: i lavori che all’ultima ditta costano 10, RFI li fattura a 100. I costi effettivi per la realizzazione, così, lievitano esponenzialmente poiché si paga l’intermediazione tra le varie società. Per inciso, l’Impregilo ha un’incidenza sul costo del lavoro del 2,4% a fronte di profitti di circa un miliardo l’anno, è coinvolta nella costruzione del Ponte sullo Stretto ed è sotto inchiesta per lo smaltimento dei rifiuti in Campania.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Merita infine attenzione l’esposizione al pericolo di infiltrazioni mafiose, già realizzatesi, secondo i risultati dell’inchiesta Minotauro e l’articolo di Roberto Saviano (Repubblica, 6/3/2012), sia nella tratta Torino &#8211; Milano che nella Roma &#8211; Napoli. Inoltre la Direzione Nazionale Antimafia e la Corte dei Conti hanno individuato nella Val di Susa e nei comuni di Bardonecchia e Roccaforti una consistente presenza di clan ‘ndranghetisti. Infatti, per le organizzazioni criminali è facile e redditizio inserirsi nel contorto intreccio di appalti e subappalti che caratterizza tali tipi di opere.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva;">Bruno Montesano, studente del liceo Tasso &#8211; Ascoltateli! Roma</span></p>
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		<title>BARI &#8211; Dalle occupazioni alla manifestazione del #6D</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Nov 2012 13:30:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertocampanelli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La mobilitazione degli studenti baresi partita ormai quasi due mesi fa non accenna a fermarsi e anzi si evolve nelle pratiche e nelle sue prospettive rivendicative. Nell’ultima settimana nella città di Bari ed in tutta la provincia è partita un’ondata di occupazioni ed autogestioni e gli studenti, anche dopo il blocco del DDL Aprea al Senato, non accennano a fermarsi. Non ci basta aver fermato quest’ultimo tassello nel progetto di privatizzazione che ormai da vent’anni colpisce l’istruzione italiana: ora dalle scuole occupate ed autogestite vogliamo costruire una scuola ed una società differente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4518" title="studbari" src="/sito/wp-content/uploads/2012/11/studbari-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p dir="ltr">Dichiara Francesca Picci, Coordinatrice dell’UDS Bari: “Dalla mobilitazione degli studenti e dei docenti deve partire ora un processo diripubblicizzazione dei luoghi della formazione. Ci poniamo l’obbiettivo discardinare dal basso una didattica frontale e autoritaria nel merito e nel metodo, ed una valutazione utilizzata come strumento di repressione: tutto questo è necessario per produrre un modo diverso di stare a scuola” e continua “Quanto successo al Salvemini ieri è di fatto un caso isolato rispetto ad un processo di mobilitazione che spesso ha visto decenti e studenti condividere pratiche di lotta e di piazza: dobbiamo ripartire da questo e dar continuità alle mobilitazioni anche oltre i classici mesi invernali” e conclude: “Scenderemo in piazza al fianco della FIOM il 6 dicembre anche per sottolineare che il processo di ripubblicizzazione dei saperi va di pari passo con la necessità di avere un lavoro dignitoso e che non possiamo accettare un futuro fatto di precarietà: i saperi come il lavoro non possono essere sottoposti al ricatto del profitto.”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr">L’unica risposta alle barbarie prodotte dalle politiche messe in campo sul tema dei saperi e su quello del lavoro risulta il dissenso, il conflitto e la produzione di un’alternativa: un alternativa che parta dalle piazze degli studenti e dei lavoratori in mobilitazione, che metta al centro il tema del sapere come motore di un cambiamento sociale fatto di democrazia e partecipazione, e che ineluttabilmente deve opporsi alle logiche del profitto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr">Unione degli Studenti Bari</p>
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		<title>Le nostre lotte faranno scuola &#8211; 5 e 6 dicembre di nuovo in piazza!</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Nov 2012 10:43:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertocampanelli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>In un paese che fino a poche settimane fa sembrava totalmente pacificato e rassegnato ai sacrifici imposti dalle politiche di austerity, la presenza di un movimento studentesco ampio e diffuso, capace di portare in piazza istanze vertenziali delle scuole e delle università e di leggerle e contestualizzarle nell&#8217;ambito di una battaglia generale, è stata la novità non prevista per molti. Il 14 novembre gli studenti e le studentesse, la generazione precaria, hanno alzato la testa anche nel nostro paese, come Spagna, Grecia e Portogallo. Siamo tornati in piazza il 24, dimostrando di non avere paura, di non essere spaventati dalla repressione messa in campo dalle forze dell&#8217;ordine nella giornata del 14. Come studenti e studentesse, torneremo in piazza il 5 (solo Lombardia, Marche e Toscana) e 6 dicembre, in occasione dello sciopero di otto ore indetto dalla FIOM.</p>
<p>Le date del 5 e del 6 hanno un significato importante. Per anni si sono contrapposti i diritti dei “garantiti” alla precarietà dei non garantiti, individuando nelle garanzie degli uni la causa dell&#8217;insicurezza degli altri. Ora questa divisione è andata cadendo a causa della crisi, dell&#8217;austerità e delle riforme del governo. L&#8217;aumento della disoccupazione, soprattutto giovanile, la precarietà che non si sostanzia solo nelle forme contrattuali, ma si manifesta ogni giorno come un male latente. É la precarietà esistenziale, condizione materiale e psicologica tristemente propria oggi di milioni di persone nel nostro paese un numero insostenibile, che delinea i contorni di una crisi generazionale senza precedenti. Questa incertezza riguardo al futuro ormai si è estesa a tutta la società italiana ed è stata utilizzata a lungo come deterrente, come strumento per mettere a tacere le proteste, in una falsa ottica di unità nazionale, in cui tutti devono concorrere a tenere a galla la barca. Una retorica che non possiamo più accettare: il 5 e il 6 è necessario scendere in piazza per dimostrare come i sacrifici che ci vengono chiesti non siano l&#8217;unica soluzione possibile, ma come attraverso i saperi, liberi dagli interessi del mercato, sia possibile costruire e creare un cambiamento.</p>
<p><strong>Oggi possiamo vincere. Il governo ha già ritirato l&#8217;aumento dell&#8217;orario di lavoro degli insegnanti, il PDL Aprea può essere bloccato, ma tutto questo non ci può bastare!</strong></p>
<p><strong>Vogliamo costruire un paese che si regga sulla democrazia nei luoghi di lavoro e di studio, un Paese dove vengano garantiti i diritti e la dignità, a scuola, nelle università e in fabbrica, vogliamo lottare per un Paese dove l&#8217;istruzione e la ricerca abbiano investimenti pubblici per immaginarci un nuovo modello di sviluppo per uscire dalla crisi e per costruirci un presente e un futuro giusto e degno!</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>IL 5 E 6 DICEMBRE</strong></p>
<p><strong>LE NOSTRE LOTTE #FARANNOSCUOLA!</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>NON CI FERMIAMO, </strong>RIPRENDIAMOCI IL PAESE!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L&#8217;elenco delle piazze</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>5 Dicembre</strong></p>
<p>Milano (manifestazione Regionale) &#8211; piazza Cairoli ore 9,30</p>
<p>Catania &#8211; Piazza Roma ore 9,00<br />
<strong>6 Dicembre</strong></p>
<p>Torino (manifestazione Regionale) &#8211; Piazza Arbarello ore 9,30</p>
<p>Genova &#8211; Piazza Caricamento ore 9,30</p>
<p>Padova (manifestazione Regionale) &#8211; Stazione FF.SS ore 9,00</p>
<p>Gorizia &#8211; Piazzale della Stazione ore 8,30<br />
Bologna &#8211; Piazza San Francesco ore 9,30<br />
Pisa &#8211; Piazza Sant&#8217;Antonio ore 9,00<br />
Siena &#8211; Via Banchi di Sotto (davanti al Rettorato) ore 16,00</p>
<p>Roma &#8211; Piazza della Repubblica ore 9,30</p>
<p>Napoli (manifestazione Regionale) &#8211; Piazza Garibaldi ore 9,30<br />
Bari (manifestazione Regionale) &#8211; Piazza Umberto ore 9,30<br />
Catania &#8211; Piazza Roma ore 9,00</p>
<p>Cagliari &#8211; Piazza del Carmine ore 9,30</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Segnalaci cosa succede nella tua città! Invia un&#8217;email a </em><em><a href="mailto:info@retedellaconoscenza.it">info@unionedeglistudenti.it</a> </em><em>o contattaci e seguici su </em><em><a href="http://www.facebook.com/unionedeglistudenti.sindacatostudentesco" target="_blank">Facebook</a> | <a href="https://twitter.com/UdS_Studenti" target="_blank">Twitter</a></em></p>
<p><strong>Informati e informa</strong></p>
<p><strong>Piattaforma politica</strong></p>
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</div>
<p><a href="/sito/altrariforma/" target="_blank">Costruisci l&#8217;AltraRiforma nella tua scuola</a></p>
<p><a href="http://issuu.com/retedellaconoscenza/docs/schedatecnicaaprea" target="_blank">Scheda tecnica sul pdl Aprea</a></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=aFC4-kn4ZCo" target="_blank">Video sul pdl Aprea</a></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=psSVbzkPWyw" target="_blank"></a><a href="http://issuu.com/saperiliberi/docs/manifesto" target="_blank">Manifesto per la liberazione dei saperi</a> (versione a5 stampabile)</p>
<p><a href="https://docs.google.com/document/d/18YprVMNJ0_BqrWHRKlLLS0SXUTkOIuP7EU8ypX3im_E/edit" target="_blank">Focus sulla didattica e la valutazione</a></p>
<p><a href="https://docs.google.com/document/d/1NDDVADN045Zx_PvlZesNR9HJ42CelhsnxhHXibK4Fp8/edit" target="_blank">Focus sul diritto allo studio e le barriere all&#8217;accesso</a></p>
<p><a href="https://docs.google.com/document/d/1Q1yEHsr22WKB7N-4oaPqme7w4asZTOp74yMumGXQmR8/edit" target="_blank">Focus su formazione professionale e lavoro</a></p>
<p><a href="https://docs.google.com/document/d/1GkarbHOUSATvBgLqHyfRj0Ltx4OvVv8Z2ZnkOPrtVeY/edit" target="_blank">Focus sui finanziamenti</a></p>
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		<title>NAPOLI &#8211; 14N 40mila studenti partenopei in piazza</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Nov 2012 18:37:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[NAPOLI &#8211; In oltre 40mila, gli studenti medi e universitari hanno paralizzato la città di Napoli. Il corteo, organizzato dalla Rete della Conoscenza ( piattaforma in cui sono riuniti il ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>NAPOLI &#8211; In oltre 40mila, gli studenti medi e universitari hanno paralizzato la  città di Napoli. Il corteo, organizzato dalla Rete della Conoscenza (  piattaforma in cui sono riuniti il sindacato studentesco Unione degli  Studenti e Link coordinamento universitario), è partito alle 9.30 da  Piazza Garibaldi. Cortei simili sono stati organizzati a Pomigliano e a  Nola.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-4323" href="/sito/napoli-14n-40mila-studenti-partenopei-in-piazza/napoli-2/"><img class="alignleft size-medium wp-image-4323" title="napoli" src="/sito/wp-content/uploads/2012/11/napoli-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>La mobilitazione di stamane si innesta in un percorso di  lotta europeo e generale contro la politica dell’austerity e la  mercificazione del sapere. “Siamo in piazza per manifestare il nostro  disagio nei confronti delle decisioni intraprese dall’Unione Europea  che, in quanto espressione della Banca Centrale Europea, invece di  realizzare una cittadinanza europea, lavora affinché prosperi il regime  neo- liberista all&#8217;interno dell’Euro-zona e non solo” – dichiara il  coordinatore dell’unione degli studenti Napoli Francesco Giampietro.</p>
<p>Gli  studenti hanno attraversato la città lungo il corso Umberto I fino a  giungere alla sede centrale dell’università Federico II e a Palazzo  Santa Lucia rivendicando il finanziamento della legge regionale sul  diritto allo studio e contestan il Rettore del principale ateneo  metropolitano che “ha ancora una volta” – dichiara  la Rete  della  Conoscenza – chiuso le porte agli studenti.  . La mobilitazione  continuerà dal prossimo 17 novembre, giornata internazionale dello  studente, con assemblee in tutte le scuole e nelle occupazioni, molte  già partite, che cresceranno esponenzialmente nelle prossime settimane.  L’obbiettivo è quello di bloccare il PDL Aprea creando spazi di  democrazia reale nelle scuole che contrastino il tentativo di  privatizzazione della scuola. La manifestazione si è sciolta  simbolicamente davanti al teatro San Carlo “perché – conclude Gianpietro  &#8211; rivendichiamo con la realizzazione della carta studenti un sistema di  convenzioni che consenta realmente ai soggetti in formazione della  nostra città di conoscere, attingere e valorizzare il patrimonio  culturale della nostra città”.</p>
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		<title>BARI &#8211; 14N 15000 studenti bloccano la città</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Nov 2012 17:37:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertocampanelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[BARI &#8211; Il 14 novembre in tutta Europa gli studenti e i lavoratori scenderanno in piazza contro le politiche di austerity messe in attoper uscire dalla crisi, e contro tutto ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>BARI &#8211; Il 14 novembre in tutta Europa gli studenti e i lavoratori scenderanno  in piazza contro le politiche di austerity messe in attoper uscire dalla  crisi, e contro tutto ciò che queste stanno provocando nei vari Paesi:  licenziamenti, tagli al welfare, privatizzazioni&#8230;</p>
<p>In Italia noi  studenti vivamo in prima persona tali problematiche: prosegue  inesorabile il processo di privatizzazione della scuola pubblica, che si  concretizza nel PDL Aprea, che di fatto svuota di significato le  rappresentanze e apre le scuole ai privati, ogni giorno percepiamo le  conseguenze dei pesanti tagli all’istruzione pubblica e al welfare, che  continueranno con la legge di Stabilità, vediamo come il diritto allo  studio è solo un lusso per pochi.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-4319" href="/sito/bari-14n-15000-studenti-bloccano-la-citta/bari-3/"><img class="alignleft size-medium wp-image-4319" title="bari" src="/sito/wp-content/uploads/2012/11/bari1-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>La scuola che dovrebbe essere  pubblica e di qualità diventa invece una fabbrica di nozioni, aperta  solo ad un’èlite, che non fornisce gli strumenti per interpretare in  maniera critica la realtà.</p>
<p>Pensiamo che sia necessario rimettere  il mondo dell’istruzione al centro dell’attenzione, portare avanti un  cambiamento che parta realmente dal basso, e che abbatta le barriere che  ci sono fra studenti e accesso ai saperi.</p>
<p>In tutta Europa si  scende in piazza per ribadire che non è vero che non esistono  alternative per uscire dalla crisi, che tagliare su tutti i servizi  pubblici (istruzione, sanità&#8230;) non può e non deve essere la soluzione;  si scende in piazza per rivendicare una democrazia reale contro i  diktat delle istituzioni finanziarie e dell&#8217;Europa.</p>
<p>Dichiara  Arianna Petrosino, Esecutivo dell&#8217;UDS Bari: &#8220;Non vogliamo studiare in  scuole-aziende, in università chiuse, non vogliamo vivere con l’incubo  costante della precarietà, che diventa quasi l’unica certezza per il  nostro futuro.&#8221; e continua: &#8220;Il 14novembre continueremo a rivendicare i  fondi per il diritto allo studio, faremo ancora una volta delle strade e  delle piazze luoghi di formazione e partecipazione; ci riprenderemo la  città con la nostra voglia di cambiare l’esistente e costituire una  scuola aperta a tutti, di qualità, e nella quale la voce di noi studenti  valga davvero.</p>
<p>LIBERARE I SAPERI PER LIBERARE LE PERSONE!</p>
<p>Unione degli Studenti Bari</p>
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		<title>TRIESTE &#8211; 14N 4000 studenti in piazza</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Nov 2012 17:23:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertocampanelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[TRIESTE &#8211; 4000. Quattromila in piazza. Strade bloccate. Scuole svuotate. Assieme ad altre centinaia di migliaia, unite nello sciopero generale europeo. Per dire no ad una scuola in vendita, per ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>TRIESTE &#8211; 4000. Quattromila in piazza. Strade bloccate. Scuole svuotate.  Assieme ad altre centinaia di migliaia, unite nello sciopero generale  europeo. Per dire no ad una scuola in vendita, per rivendicarne una  pubblica per tutte e tutti. Per dire no ad un&#8217;Europa in vendita, che  impone agli stati patti come il &#8220;fiscal compact&#8221;, e pareggiare il  bilancio per risanare una crisi causata dalla speculazione delle banche,  folle e sregolata, tagliando ancora su servizi pubblici, istruzione,  sanità e diritti. Per rivendicare una società in cui i nostri diritti  non siano solo carta, in cui le nostre vite non siano condannate alla  precarietà, in cui saperi e beni comuni non siano merce per il profitto  di pochi. Per dire no alla distruzione dell&#8217;istruzione. Per dire che  vogliamo scuole sicure che non cadano a pezzi.Per dire no alla  repressione del dissenso, repressione che neanche stavolta è venuta a  mancare: un&#8217; ingiustificabile carica, un&#8217;aggressione repressiva, nei  confronti di studenti di quindici anni. Come a Torino. Come in tutta  Europa. La rabbia monta, i governi reprimono. Ma non si può fermare, ciò  che sta crescendo. E&#8217; una lotta primitiva per i propri diritti  fondamentali che man mano ci vengono sottratti, diritti cui non si può  rinunciare. Non si può rinunciare al proprio futuro. E in 4000 abbiamo  percorso la città, manifestando e dicendo la nostra, prima nelle  assemblee, poi nelle strada e nelle piazze, e sotto i palazzi di  istituzioni quali comune e prefettura, mute e sorde, ma difese da  cordoni di polizia. E poi ancora, avanti, fino all&#8217;Ufficio Scolastico  Regionale. Per dire No ai nuovi tagli regionali del 40% a scuola e  università, per dire no all&#8217;Invalsi, per dire NO all&#8217;Aprea, costringendo  la dottoressa Beltrame a prendere parola sulla scuola che sotto il suo  controllo sta venendo progressivamente demolita. Dopo un&#8217;assemblea  pubblica, abbiamo rilanciato la mobilitazione. La scuola non si vende.</p>
<p>La  mobilitazione è partita, ha portato in piazza centinaia di migliaia di  studenti, e presto torneremo a farci sentire. Non ci fermeremo.</p>
<p>Unione degli Studenti Friuli Venezia Giulia</p>
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		<title>Giovani europei ed economisti critici contro l&#8217;austerità</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Nov 2012 17:37:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertocampanelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giovani europei ed economisti critici contro l&#8217;austerità - Daniele Cesaratto &#160; Le motivazioni di questo incontro nascono ovviamente dalla crisi economica cominciata (o meglio, scoppiata) nel 2008 e dalle politiche economiche ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giovani europei ed economisti critici contro l&#8217;austerità - Daniele Cesaratto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le motivazioni di questo incontro nascono ovviamente dalla crisi economica cominciata (o meglio, scoppiata) nel 2008 e dalle politiche economiche che da anni, ma in particolar modo in questo periodo di crisi, vengono attuate dai governi europei.</p>
<p>Soprattutto, l&#8217;incontro si occuperà dei giovani e di come la crisi e le politiche di “austerità” abbiano negativamente influito sul loro presente e sulle loro prospettive per il futuro, dai pesanti tagli all&#8217;istruzione alla precarizzazione del lavoro alla crescente disoccupazione giovanile.</p>
<p>I dati ufficiali prevedono per l&#8217;Italia un&#8217;ulteriore contrazione del PIL del 2,3% per il 2012 e una moderata contrazione dello 0.5% per il 2013; e sono dati assai ottimistici (ad esempio CityBank prevede per il 2013 una contrazione del 2,2%).<br />
Anche l&#8217;impatto sociale è stato fortissimo: la povertà è in crescita e i consumi in calo (-3,2% quest&#8217;anno e un&#8217;ulteriore -0,7% nel 2013).</p>
<p>Il tasso di disoccupazione in Europa è del 10,6% (aumentato di 0,8 punti percentuale rispetto al 2011), nell&#8217;Area Euro del 11,6% (aumentato addirittura di 1,3 punti percentuale rispetto al 2011).</p>
<p>In Italia il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 10,8%, rispetto al 8,8% dell&#8217;anno passato, e si prevede un&#8217;ulteriore aumento al 11,4% nel 2013 (dato ancora più preoccupante dal momento che il tasso di disoccupazione non prende in considerazione gli individui che né studiano né cercano lavoro, escludendo dunque svariate categorie).</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4308" title="Europa-povera" src="/sito/wp-content/uploads/2012/11/Europa-povera-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p>Anche i dati relativi ai giovani sono molto preoccupanti: la disoccupazione giovanile è al 22,8% nell&#8217;Unione Europea e al 23% nell&#8217;Area Euro, mentre i cosiddetti “neet” (i giovani che né studiano né lavorano, esclusi appunto dal calcolo dei disoccupati) risultano essere nel 2011 rispettivamente il 16,7% e il 16,4%.<br />
E se già i dati europei sono impressionanti, quelli italiani sono spaventosi: la disoccupazione giovanile è pari al 35,1% e i neet al 25,2%, quasi 10 punti sopra la media europea.</p>
<p>Questi dati rendono evidente il fallimento delle politiche sinora adottate per far fronte alla crisi, evidenziato anche dallo stesso manifesto dell&#8217;incontro (reperibile sul sito di Economy 4 Youth), il quale critica fortemente le misure prese dai governi europei, che perseguono “una strategia basata su pesanti tagli alla spesa ed agli investimenti pubblici, riduzione dei salari e &#8216;riforme&#8217; volte a cancellare i diritti sociali e privatizzare beni sinora considerati pubblici”.<br />
Inoltre, come la Storia ci insegna, situazioni di profonda crisi e disgregazione sociale come questa favoriscono un clima che rischia facilmente di alimentare forme di razzismo ed espressioni politiche antidemocratiche (basti vedere l&#8217;enorme crescita dei partiti di estrema destra in molti paesi europei, quale l&#8217;Alba Dorata, il partito neonazista greco che ha preso il 7% alle ultime elezioni).</p>
<p>Il fine di questo incontro è dunque quello di discutere di diverse interpretazioni della crisi e delle possibili vie d&#8217;uscita, alternative a quelle proposte dai governi e dagli economisti ortodossi.<br />
Il manifesto ci tiene tuttavia a sottolineare che le nuove proposte per le politiche economiche “non dovrebbero essere lasciate nelle mani di esclusivi circoli di “esperti”, detentori di un qualche pensiero economico universalmente valido, ma piuttosto il contrario: devono essere basate su un processo di dibattito e scelta politica”.</p>
<p>In particolare le priorità del “programma economico alternativo” sono:</p>
<p>Abbandono delle politiche di austerità</p>
<p>Preservare la possibilità dell&#8217;intervento pubblico almeno in due aspetti: Garantire l&#8217;accesso universale al Welfare State, che deve diventare un diritto inalienabile, e l&#8217;investimento in settori quali educazione, tecnologia, innovazione ed infrastrutture per favorire il progresso tecnologico.</p>
<p>Un&#8217;inversione di tendenza rispetto al detassazione dei grandi capitali degli ultimi anni, imponendo riforme del sistema fiscale volte alla redistribuzione dei redditi, mediante tasse progressive sui redditi e i patrimoni, tassazione delle operazioni finanziarie e persecuzione dell&#8217;evasione fiscale (permettendo dunque di alleggerire il carico fiscale sulle fasce di reddito più basse, incrementando la domanda, e di disporre di maggiori risorse pubbliche da investire).</p>
<p>Coesione sociale e garanzia di un lavoro stabile e dignitoso (esperienze passate hanno dimostrato che una pur forte crescita economica non è sufficiente a garantire tali risultati, che necessitano di apposite riforme).</p>
<p>Cercare di risolvere le asimmetrie interne ai paesi dell&#8217;Unione Monetaria tra paesi in deficit e paesi con un grande surplus, applicando chiaramente riforme differenti da quelle attuate fino ad ora.</p>
<p>Sebbene l&#8217;attuale crisi non sia esclusivamente finanziaria, è stata certamente provocata anche dalla forte deregolamentazione dei mercati finanziari. Parte delle nuove politiche dovrà dunque essere una trasparente e stringente regolamentazione della finanza, oltre che facilitare l&#8217;accesso al credito per le piccole e medie imprese.</p>
<p>Investire, rafforzare e modernizzare l&#8217;industria, specialmente nei paesi, quali ad esempio la Spagna, fortemente dipendenti dalle importazioni. Investire dunque in nuovi campi, sulla qualità dei prodotti e l&#8217;ecosostenibilità delle tecnologie utilizzate, favorendo anche l&#8217;utilizzo di energie rinnovabili.</p>
<p>Questo evento è un utile momento di formazione delle coscienze, di incontro tra ragazzi ed idee uguali e differenti, di confronto con altri paesi e con altre proteste, di riflessione e anche di decisione su quali sono i motivi che ci spingono a protestare verso questo governo e questo modello di Europa, e quale sia invece il modello da noi proposto.</p>
<p>E&#8217; dunque importante la partecipazione di noi studenti italiani, nell&#8217;ottica di formare un fronte comune con gli studenti e le proteste degli altri paesi, anche per dare maggiore forza e spessore alle proteste dei singoli paesi.</p>
<p>Daniele Cesaratto, membro del collettivo del Liceo Torquato Tasso di Roma e parte della delegazione italiana.</p>
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		<title>14 novembre, sciopero generale europeo: studenti in piazza</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Oct 2012 13:57:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giuseppinatucci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CAMBIA L’EUROPA, FERMA LA PRECARIETA’, LIBERA I SAPERI! 14 Novembre &#8211; sciopero generale europeo scendi in piazza contro le politiche di austerità A tutti coloro che vogliono cambiare la scuola, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CAMBIA L’EUROPA, FERMA LA PRECARIETA’, LIBERA I SAPERI!</p>
<p>14 Novembre &#8211; sciopero generale europeo<br />
scendi in piazza contro le politiche di austerità</p>
<div>A tutti coloro che vogliono cambiare la scuola, l’università, per costruire un’altra società in Europa e nel mondo&nbsp;</p>
<p>Sono uno studente del 2012. La mia scuola è il liceo classico “Cavour”, è l’istituto tecnico “Volta”, è il professionale “Marconi”. La mia scuola cade a pezzi e da anni mi dicono che non ci sono soldi per ristrutturarla. Ogni anno però la mia famiglia spende centinaia di euro per farmi di studiare, anche se non può permetterselo. Se passasse la Legge 953, ex Aprea, verrebbe cancellata la rappresentanza studentesca e aboliti i diritti democratici miei e dei miei compagni di scuola. Scendo in piazza il 14 novembre per bloccare questo progetto di legge e rivendico fondi straordinari per l’edilizia scolastica, una legge quadro nazionale per il diritto allo studio, più borse di studio, il diritto ad una mensa accessibile.</p>
<p>Sono una studentessa universitaria. La mia università è a Roma, a Milano, a Cosenza. Studio lettere, studio ingegneria, studio scienze. Questi sono i luoghi nei quali io mi sento estranea. Non so più a cosa serva la mia università, non avendo nessuna certezza per il futuro, sul lavoro che andrò a fare e nessuna sicurezza per il presente, perché studio in aule sovraffollate, con una didattica sempre peggiore a causa del blocco del turn over, pago tasse sempre più alte, mentre i servizi che ricevo sono sempre più scadenti.</p>
<p>Sono una studentessa e questa didattica non mi piace. Voglio che nella mia scuola e nella mia università studiare non significhi solo apprendere velocemente nozioni. Voglio che le aule siano luoghi di discussione e dibattito. Voglio che i saperi siano liberi e non al servizio del mercato, della fondazione che finanzia la mia scuola e la mia università. Voglio saperi che non discriminano, che parlino di donne e di uomini, di ambiente, di lavoro, che aprano la mente, non voglio saperi che indottrinano e che presentano visioni univoche e assolute delle realtà.</p>
<p>Sono uno studente escluso. Uno di quelli che voleva studiare medicina, ingegneria, lingue. Ma una stupida legge sul “numero chiuso” o le tasse troppo alte mi impediscono di avere il diritto di studiare ciò che voglio. E’ per questo che il 14 novembre voglio liberare il diritto di studiare, abbattendo le barriere all’accesso all’istruzione.</p>
<p>Sono una giovane come tante, ma non posso permettermi di accedere ai luoghi della cultura, so che oggi la scuola e l’università non sono più gli unici luoghi dove apprendere, che si apprende anche al cinema, a teatro, in un museo o leggendo libri. Ed è per questo che manifesto il 14 novembre, perché voglio che l’accesso al sapere sia libero.</p>
<p>Sono uno studente indebitato. Sono un idoneo non vincitore e per pagarmi gli studi ho chiesto un prestito. Dovrò restituire i soldi che ho preso in prestito a tassi elevati non appena avrò un lavoro. Sarò più ricattabile dei miei colleghi e delle mie colleghe, sarò due volte precario. Per questo il 14 novembre scendo in piazza per un reddito per i soggetti in formazione che non mi obblighi ad indebitarmi per studiare.</p>
<p>Sono una studentessa fuorisede, lavoratrice. Lavoro in nero per pagare 300 euro per un posto letto in doppia, senza contratto; spesso lavoro nei fine settimana, a volte d’estate perché gli studi costano troppo e non voglio e non posso pesare sulle spalle della mia famiglia. Manifesto il 14 novembre perchè pretendo una vita dignitosa, un diritto all’abitare realmente garantito.</p>
<p>Sono un pendolare. Per studiare sono costretto a spendere centinaia di euro l’anno per raggiungere la mia scuola o la mia università. Nessuna legge tutela la mia condizione per garantirmi l’abbassamento del costo dei trasporti. E’ per questo che voglio manifestare il 14 novembre.</p>
<p>Sono uno studente fuoricorso, ma non me ne vergogno. Lavoro per studiare, prendo i miei tempi per apprendere e non credo che studiare sia una gara contro gli altri studenti, ma un mio percorso di crescita individuale, che non lede in nessun modo quello degli altri. Scendo in piazza il 14 novembre perché sono contro chi vuole alzare le tasse ai fuoricorso definendoli un costo sociale, riversando su di loro le cause dell&#8217;inefficienza del sistema universitario.</p>
<p>Sono uno studente omosessuale, una giovane  migrante, una ragazza  madre. Sono discriminato/a per la mia storia, il mio orientamento sessuale e le mie passioni. Vorrei che le scuole e le università fossero un luogo di incontro, in cui ognuno possa essere se stesso, arricchire e essere arricchiti dagli altri; un luogo dove costruire l’uguglianza di genere e per uscire da questa società patriarcale ed eteronormotiva.</p>
<p>Sono uno studente di Taranto, Iglesias, Mirafiori. Mi hanno detto che per continuare ad avere lavoro sul mio territorio dovevamo sacrificare i diritti: quello al salario dignitoso, quello alla salute, quello alle pause. Voglio che nella mia università si studino modelli alternativi di mobilità,  e modelli per produrre acciaio o carbone garantendo diritti, lavoro e salute. Il mio sapere è un’opportunità per il mio territorio, per questo il 14 novembre lotterò per maggiori investimenti in ricerca e innovazione, per un lavoro dignitoso e la salute dei cittadini e delle cittadine e per il rispetto dell’ambiente.</p>
<p>Non sono uno studente ma desidero studiare con tutto me stesso. Ho deciso di andare a fare l’apprendista per prendermi il diploma guadagnandomi da vivere. Mi avevano detto che avrei imparato come a scuola, ma ho dovuto lavorare incessantemente. E’ per questo che anch’io manifesto il 14 novembre, perché anche per me studiare sia un diritto.</p>
<p>Sono un neet, uno dei  giovani  tra i 15 e i 29 anni che “né studia e né lavora” , sono una disoccupata neolaureata e faccio parte del 36% di giovani italiani che non riesce a trovare un lavoro.</p>
<p>Ci chiamano “choosy” perchè non ci accontentiamo del lavoro, precario, sottopagato che ci propongono. Ma spesso non troviamo nemmeno quello. Qui in Italia docenti, ministri, amici mi dicono di andare all&#8217;estero per non dover continuare a pagare le conseguenze di questa crisi.</p>
<p>Eppure io voglio restare per cambiare questo paese, voglio riconquistare il mio presente per liberare il mio futuro tenuto in ostaggio dalla precarietà. Per questo il 14 novembre lotto contro l’attacco ai diritti dei lavoratori, per un reddito, per l’articolo 18 e i miei diritti, i diritti dei miei genitori, dei miei fratelli.</p>
<p>Sono una studentessa italiana, sono uno studente greco, sono una studentessa spagnola, sono uno studente portoghese. Per uscire dalla crisi il mio governo sta smantellando il welfare e i diritti: tagli ai fondi per le scuole, le università, la ricerca, tagli ai sussidi di disoccupazione ai miei genitori e la sanità alla mia famiglia. Nonostante ciò la condizione di tutti è peggiorata e non siamo usciti dalla crisi. La disuccupazione giovanile in Europa è aumentata al 22% .  Io sono una risorsa per l’Europa, per questo voglio che ciò che apprendo a scuola e all’università sia un’opportunità per uscire dalla crisi. Per questo anche io sarò in piazza il 14 Novembre nel mio paese in occasione dello sciopero generale europeo, per lottare per il mio presente e per il mio futuro, insieme ai miei coetanei e le lavoratrici e i  lavoratori europei.</p>
<p>Sono uno, nessuno e centomila. Ho mille facce, ma rappresento una sola condizione.</p>
<p>Per questo che scendo in piazza il 14 novembre, in occasione dello sciopero generale in Italia, Spagna, Portogallo, Grecia contro le politiche di austerity dell’Unione Europea, contro un’Europa senza democrazia e governata dai poteri forti.</p>
<p>Scendo in piazza perchè voglio costruire, insieme a chi si sta mobilitando negli altri paesi, un’idea d’Europa differente, inclusiva, giusta ed eguale a che metta al centro i saperi, il welfare, i diritti  e il futuro delle persone.</p>
<p>E’ per questo che organizzo giornate di partecipazione e mobilitazione studentesca verso il 17 novembre, giornata Internazionale delle studentesse e degli studenti.</p>
<p>Faccio questo perché cambiare la scuola e l’università, significa cambiare l’Europa e la società tutta.</p>
<p>Uno studente, una studentessa&#8211;</p>
</div>
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		<title>Spending Review? Si continua a distruggere l&#8217;istruzione.</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jul 2012 09:48:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robertocampanelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[AGGIORNAMENTO &#8211; 7 luglio 2012 Veniamo a conoscenza, dalle notizie apparse oggi a mezzo stampa sulla spending review, di una serie di informazione confuse: il governo, dopo le oltre 7 ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>AGGIORNAMENTO &#8211; 7 luglio 2012</p>
<p><img class="alignright" style="border: 0px;" src="http://retedellaconoscenza.it/images/stories/economia2.jpg" border="0" alt="" width="351" height="204" /></p>
<p>Veniamo a conoscenza, dalle notizie apparse oggi a mezzo stampa sulla spending review, di una serie di informazione confuse: il governo, dopo le oltre 7 ore di Consiglio dei Ministri, pare aver modificato almeno in parte la prima bozza di testo.</p>
<p><em>Come studentesse e studenti siamo preoccupati per la situazione di scuola e università, pretendiamo chiarezza dal ministro dopo il </em><em><a href="http://www.coordinamentouniversitario.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=748:il-miur-definisce-chi-critica-lo-come-il-cane-di-pavlov-gli-studenti-rispondono-nel-merito&amp;catid=3:newsflash&amp;Itemid=57">vergognoso comunicato</a></em><em> apparso ieri sul sito del Miur malgrado sembri che i tagli di 200 milioni al FFO siano stati cancellati, non riteniamo questo sufficiente rispetto alla gravosa situazione in cui versa l&#8217;università italiana. ll FFO previsto per il 2013 è di 6,45 miliardi, pesantemente ridotto  a seguito dei tagli della Gelmini con la legge 133 rispetto ai 7,4 mld del 2009. I fondi attuali non saranno mai sufficienti per garantire il regolare svolgimento dei corsi e delle attività.</em></p>
<p>Inoltre, per quanto il ministro cerchi di giustificare il trasferimento alle scuole e alle università private mostrando come rispetto agli anni precedenti si tratti di una diminuzione della spesa, non ci riteniamo soddisfatti. Infatti crediamo sia indispensabile garantire l&#8217;adeguato funzionamento del sistema di istruzione pubblica, oggi pesante tagliato nei suoi trasferimenti e crediamo che scuole o atenei privati non debbano ricevere fondi dal sistema pubblico.</p>
<p>Per quanto sia positivo lo stanziamento di 90 milioni sul fondo per il diritto allo studio esso rischia di essere uno specchietto per le allodole rispetto alle necessità reali del diritto allo studio nel nostro paese, infatti, malgrado questo trasferimento, per l&#8217;anno prossimo a bilancio sono ad oggi presenti 103 milioni (compresi i 90 assegnati dalla spending review), mentre l&#8217;anno scorso eravamo a 170 milioni e nel 2009 a 246 milioni, cifre che comunque non hanno mai consentito la copertura totale delle borse di studio. Riteniamo sbagliato che il ministero cerchi di coprire questi mancati investimenti dello stato sul welfare studentesco con gli aumenti delle tasse regionali che saranno in vigore dal prossimo anno e andranno a finanziare il diritto allo studio.</p>
<p><strong>Rifiutiamo questi tagli mascherati pensiamo che per uscire dalla crisi sia necessario per il paese investire nella conoscenza e non cercare in ogni modo di tagliare gli investimenti sui saperi. Crediamo che il ministro debba chiarire immediatamente le sue scelte in materia di finanziamento a scuola e università e ribadiamo che contro qualsiasi taglio alla spesa pubblica e al sistema della formazione saremo sempre in piazza.</strong></p>
<div><strong>&#8212; </strong></div>
<div><strong> </strong><strong>4 luglio 2012 &#8211; </strong>Apprendiamo dalle anticipazioni uscite sulla stampa a proposito della spending review quelle che sarebbero le intenzioni del governo: nella prima bozza del testo, che sarà a breve presentata dall&#8217;esecutivo, sarebbero presenti tagli all&#8217;università per 200 milioni di euro.</div>
<p>Siamo assolutamente contrari a qualsiasi ulteriore taglio all&#8217;università e alla scuola pubblica che in questi anni hanno già subito notevoli riduzioni di finanziamento: la legge 133 del 2008 ha tagliato 8 miliardi alle scuole pubbliche e 1,5 miliardi agli atenei in 5 anni. Gli effetti di questi tagli sono stati evidenti: diminuzione dell&#8217;offerta formativa, tagli sui servizi agli studenti, aumento delle tasse universitarie e dei contributi familiari nelle scuole, difficoltà nel portare avanti l&#8217;amministrazione ordinaria, impossibilità di compiere qualsiasi investimento. In questo quadro ci appare grottesco che ai tagli all&#8217;istruzione pubblica si accompagnino invece 200 milioni di finanziamento alle scuole non statali.</p>
<p>“Il governo, invece di investire su scuola e università per cercare un&#8217;uscita dalla crisi in cui il paese versa,– dichiara Luca Spadon, portavoce di Link-Coordinamento Universitario –preferisce tagliare i fondi all&#8217;università pubblica per investire sulle scuole private. Il ministro Profumo aveva recentemente dichiarato che non ci sarebbero stati nuovi tagli, ma le prime bozze di spending review ci mostrano come questo esecutivo sia in continuità con il precedente e non abbia remore a tagliare gli investimenti sulla conoscenza”.</p>
<p>“Siamo sconcertati dalla scelta del governo di tagliare sulla formazione pubblica e investire sulle scuole private – dichiara Mariano di Palma, coordinatore dell&#8217;Unione degli Studenti – in questi mesi l&#8217;esecutivo ha infatti varato provvedimenti che aumentavano le tasse universitarie e non ha investito sul diritto allo studio. Riteniamo che sia ad oggi prioritario dare una borsa di studio a tutti coloro che ne hanno diritto e non la ricevono, invece di continuare ad investire sulle scuole private”.</p>
<p>Questo governo invece di pensare ad investire sul futuro dei giovani ed a ridurre la disoccupazione giovanile (che oggi ha raggiunto il 36%, il dato più alto nella storia), scrive una riforma del lavoro che precarizza ulteriormente il futuro di tanti giovani e taglia i fondi alla formazione pubblica, impedendo così di fatto a tanti studenti di poter aver accesso ad una formazione di qualità, annullando le possibilità di un miglioramento della propria condizione sociale e lavorativa.</p>
<p>“Se questi tagli fossero confermati, la spending review si rivelerebbe una vergognosa operazione di tagli al finanziamento al sistema pubblico – dichiara Federico Del Giudice, portavoce della Rete della Conoscenza &#8211; si riduce drasticamente la spesa sulla formazione, mentre non vengono tagliate le spese militari. Crediamo che queste misure di austerity portino solo ad un peggioramento della crisi nel nostro paese: il governo deve sapere che se confermerà queste misure, gli studenti torneranno in piazza come è accaduto negli ultimi per difendere la scuola e l&#8217;università pubblica e per non pagare i costi di una crisi che non hanno creato”.</p>
<p><a href="http://retedellaconoscenza.it/component/fpss/track/127/L25ld3MvNTgwLW5vLWFsbGEtc3BlbmRpbmctcmV2aWV3LW5lc3N1bi10YWdsaW8tYWxsaXN0cnV6aW9uZS0uaHRtbA==.html" target="_blank">retedellaconoscenza.it \ 1</a></p>
<p><a href="http://retedellaconoscenza.it/component/fpss/track/130/L2NvbXBvbmVudC9jb250ZW50L2FydGljbGUvNDQtaG9tZXBhZ2UvNTgzLWdsaS1zdHVkZW50aS1jb25mZXJtYW5vLWlsLWxvcm8tbm8tYWxsYS1zcGVuZGluZy1yZXZpZXcuaHRtbA==.html" target="_blank">retedellaconoscenza.it \ 2</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Rete della Conoscenza</p>
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		<title>La meglio gioventù del nostro tempo &#8211; APPELLO</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jun 2012 17:10:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Lanza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[News UDS]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Sostiene questo Paese con idee, desideri, progetti, volontariato, azioni concrete, scopre nuovi mondi e inventa il futuro eppure è sempre disoccupata, in cerca di lavoro, precaria, senza stipendio. Studia per ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sostiene questo Paese con idee, desideri, progetti, volontariato, azioni concrete, scopre nuovi mondi e inventa il futuro eppure è sempre disoccupata, in cerca di lavoro, precaria, senza stipendio.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Studia per dare il meglio di sé e migliorare le vite di tutti e di tutte, ma una volta laureata è costretta ad andarsene.<br />
E’ composta di giovani donne che vivono in un Paese ancora a misura di vecchi modelli maschili, giovani donne che non trovano alcuna opportunità.<br />
Produce ricchezza e non ha niente in cambio: i giovani operai perdono il lavoro; i piccoli imprenditori sono costretti a chiudere l’attività.<br />
Lavora ma in nero e sul lavoro rischia la propria vita e a volte la perde, perché non ci sono tutele e perché allo Stato e alle imprese spesso non interessa investire in sicurezza.<br />
L’arricchiscono ragazzi nati in Italia da genitori immigrati in Italia e che non sanno se in futuro saranno riconosciuti italiani.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft" title="la meglio gioventù - 16 giugno 2012" src="http://lamegliogioventudotorg.files.wordpress.com/2012/06/strada2.jpg" alt="" width="595" height="421" />Questa è la meglio gioventù del nostro tempo</strong>, la gioventù detiene in Europa il primato come Neet, l’acronimo inglese in cui si ingabbia una generazione a cui non viene riconosciuto quel che già fa o che non può più studiare, lavorare, che non ha mai avuto l’opportunità di contribuire al cambiamento del proprio Paese, mentre la disoccupazione giovanile sfiora il 36%.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In nome di questa generazione il Governo Monti propone una riforma sbagliata</strong>, una truffa per tutti e in primo luogo per i giovani. In nome di questa generazione le politiche di austerity del Governo e della BCE cancellano il futuro di tutti, perpetuando lo stesso modello che ha alimentato le disuguaglianze, che ci ha condotto alla crisi economica e al fallimento di un intero continente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il disegno di legge sul mercato del lavoro presentato dal governo non risponde ai problemi principali che affliggono la vita di una generazione intera:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>lascia intatta la giungla delle 46 forme contrattuali, comprese quelle che il Governo aveva annunciato di voler eliminare;</li>
<li>non estende gli ammortizzatori sociali, visto che l’assicurazione per l’impiego lascerà fuori buona parte dei lavoratori precari;</li>
<li>non prevede nessuna forma di reddito minimo;</li>
<li>scarica l’aumento di costo dei contratti a progetto sulle buste paga dei collaboratori;</li>
<li>rappresenta una beffa per le reali partite iva che dovranno pagare di tasca loro l’aumento dei contributi.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le tante promesse del Governo non sono state mantenute</strong>, così i giovani sono diventati il pretesto per precarizzare chi ha ancora un contratto stabile, altro che tutelare i precari!</p>
<p style="text-align: justify;">Si è cercato, in questi anni, di dividere i padri dai figli, le madri dalle figlie, i “garantiti” dai “non-garantiti”. Noi pensiamo che ci siano oggi, come ieri, i ricchi e i poveri, chi vive di sfruttamento e speculazione e chi vive di lavoro. Per questo vogliamo mobilitarci assieme ai nostri padri e alle nostri madri, perché vogliamo unire due generazioni nella difesa dei diritti e nella lotta contro la precarietà, perché non è vero che non c’è alternativa alla disperazione attuale. I suicidi di questi giorni ci parlano di questo: quando si parla di “salva Italia” bisognerebbe pensare a quelle vite spezzate e alle tante solitudini che la precarietà e le disuguaglianze hanno creato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong></p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 605px"><img class="  " title="la meglio gioventù - 16 giugno 2012 bis" src="http://lamegliogioventudotorg.files.wordpress.com/2012/06/tu-insieme2.jpg" alt="la meglio gioventù - 16 giugno 2012" width="595" height="421" /><p class="wp-caption-text">diffondi l&#39;immagine sui social network</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>La precarietà non è un’emergenza del mercato del lavoro</strong>, è il più grande attacco alla democrazia italiana degli ultimi decenni. La precarietà significa essere costretti a sopravvivere e si manifesta nella fotografia del diritto allo studio negato, delle scuole che crollano, dell’aumento delle tasse all’università, dell’impossibilità di scioperare o dire no di fronte a un sopruso sul lavoro, di non poter amare la nostra compagna o il nostro compagno, di pagare un affitto o comprarsi una lavatrice ed essere indipendenti, così come lo sono i giovani nel resto d’Europa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per noi la precarietà è il messaggio che da vent’anni una classe dirigente ci trasmette: andatevene. Noi vogliamo restare, cambiare le nostre vite e dare un presente al nostro Paese.</strong><br />
Vogliamo poter dire che il nostro problema è la precarietà e l’impossibilità di costruirci un futuro. Ancora prima del posto fisso e dell’articolo 18, ci interessa costruire un paradigma diverso, un altro modello di sviluppo e un welfare diverso, che ricomponga le sue basi sui principali diritti di cittadinanza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Abbiamo proposte migliori di quelle del Governo.</strong> Noi chiediamo di investire su Università e Ricerca, di riconvertire ecologicamente il nostro sistema industriale per creare buoni e nuovi posti di lavoro.<br />
Chiediamo un modello di welfare universale, finanziato dalla fiscalità generale e da una patrimoniale che colpisca chi finora non ha mai pagato la crisi: rendite parassitarie, profitti finanziari, grandi capitali. Un welfare che si faccia promotore e fattore di crescita, personale prima che economica, e insieme garanzia di diritti e tutele.<br />
Chiediamo che venga bandita sul serio la truffa della precarie<a href="/sito/wp-content/uploads/2012/06/megliogioventu.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3634" title="megliogioventu" src="/sito/wp-content/uploads/2012/06/megliogioventu.jpg" alt="" width="561" height="204" /></a>tà. Ad un lavoro stabile deve corrispondere un contratto stabile e i diritti fondamentali devono essere estesi a tutte le forme di lavoro: l’equo compenso, il diritto universale alla maternità/paternità e alla malattia, i diritti sindacali, il diritto ad una pensione dignitosa, la continuità di reddito nei periodi di non lavoro, la formazione continua.<br />
Chiediamo infine un reddito minimo, fatto di sussidi e servizi, per garantire la dignità della vita e del lavoro com’è in tutti i paesi europei (e come definito nella risoluzione del Parlamento europeo 2010/2039, approvata  – a larghissima maggioranza – il 20 ottobre 2010).<br />
<strong>E’ necessaria una grande mobilitazione </strong>contro la precarietà, per il reddito, per i saperi e per l’estensione dei diritti e delle tutele: per un Paese diverso e per una nuova idea di cittadinanza, fuori e dentro il lavoro.<br />
<strong>L’alternativa è il cambiamento</strong>, non il mantenimento di pochi diritti e o la versione soft ma non meno triste della precarietà.<br />
<strong>Vogliamo un altro Paese e un’altra politica.</strong> E vogliamo dirlo noi, non lasciamo più che siano altri a farlo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Scendiamo in piazza il 16 giugno.</strong> Per riprenderci il nostro Paese. Noi, la meglio gioventù del nostro tempo precario.</p>
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