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	<title>Unione degli Studenti &#187; Cortei</title>
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		<title>7 ottobre: studenti in piazza per la democrazia</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jul 2016 12:35:08 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-10371" href="/sito/7-ottobre-studenti-in-piazza-per-la-democrazia/7ottobre/"><img class="alignleft size-full wp-image-10371" title="7ottobre" src="/sito/wp-content/uploads/2016/07/7ottobre.jpg" alt="" width="294" height="171" /></a> Questo autunno come studentesse e studenti dobbiamo affrontare delle battaglie importanti: il Governo dovrebbe concretizzare le deleghe contenute all’interno della Buona Scuola su temi nodali per gli studenti come il diritto allo studio, la valutazione e l’istruzione tecnica e professionale.</p>
<p>Le diseguaglianze da nord a sud si ampliano, aumentano i dati sulla dispersione scolastica, ma ancora non ci sono risorse per garantire l’accesso allo studio. Solo “spot” a pochi mesi dalla scadenza per l’ approvazione delle deleghe, ma noi siamo stanchi di aspettare, sappiamo cosa vogliamo ed è l’istruzione gratuita e di qualità per tutti, una scuola democratica e che si confronti con il mondo del lavoro senza subirne le storture.</p>
<p>E’ in corso una vera e propria contrazione dei diritti sociali e con il referendum costituzionale si vuole certificare la svolta verso la governabilità in sfavore di processi democratici reali. Infatti il Governo non ha mai dimostrato la volontà politica di confrontarsi con coloro che si sono mobilitati contro la Buona Scuola, nonostante questi abbiano avanzato proposte molto più lungimiranti di quelle presenti all’interno della legge 107.</p>
<p>Da anni abbiamo dimostrato il bisogno e la necessità di riprendere un ruolo centrale nel processo decisionale del paese. Di fronte all’atteggiamento antidemocratico del governo, dovremo riportare nelle scuole e nelle piazze il tema centrale della democrazia.</p>
<p>Partiremo da quei diritti violati tutti i giorni nei luoghi della formazione, attraverso la consultazione studentesca nazionale per definire i nuovi diritti.</p>
<p>La nostra è una battaglia per il Paese intero: per l’emancipazione collettiva dalla condizione di subalternità a cui siamo stati relegati.</p>
<p>Per questo il 7 ottobre saremo in tutte le piazze del paese per dire che la questione democratica è anche una questione di redistribuzione della ricchezza. Vogliamo riprendere protagonismo nelle scuole e  partire da queste per cambiare il paese.  Mettendo al centro i bisogni materiali degli studenti e le disugualianze nella società per rivendicare più potere decisionale e dire no alla riforma costituzionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>21 marzo &#124; Ponti di solidarietà, opportunità di futuro: perché scendiamo in piazza nella XXI Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2016 18:12:41 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<h4><strong><a rel="attachment wp-att-9964" href="/sito/21-marzo-ponti-di-solidarieta-opportunita-di-futuro-perche-scendiamo-in-piazza-nella-xxi-giornata-della-memoria-e-dell%e2%80%99impegno-in-ricordo-delle-vittime-delle-mafie/copertina-21-marzo-messina/"><img class="alignleft size-full wp-image-9964" title="copertina 21 marzo messina" src="/sito/wp-content/uploads/2016/03/copertina-21-marzo-messina.png" alt="" width="560" height="208" /></a></strong></h4>
<h4>Cos’è il 21 Marzo</h4>
<p>Dal 1995 ogni 21 marzo si celebra la Giornata  della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie.  Quest’anno la giornata sarà riconosciuta a livello nazionale, dunque la  manifestazione naionale di Messina sarà accompagna da manifestazioni su  tutto il territorio.</p>
<h4>Cosa fare il 21 Marzo</h4>
<p>Il 21 Marzo  raggiungeremo le piazze organizzate da Libera o renderemo le scuole, le  università, i nostri spazi sociali, i luoghi simbolici della città dei  “luoghi dell’impegno”. In tutti i luoghi si procederà alle 11 alla  lettura dei nomi di tutte le vittime di mafia.<br />
Non vogliamo quindi  che ci si limiti ad interrompere le lezioni per mezz’ora o si costruisca  il solito seminario, ma vogliamo che all’interno dei luoghi scelti si  organizzi una intera giornata dell’antimafia sociale per spingere alla  riflessione sul proprio territorio, all’apertura di spazi di  partecipazione, alla pratica diretta dell’alternativa. Vogliamo aprire  dei “cantieri” in cui sia possibile discutere e praticare un modello  alternativo di città, in memoria di chi ha dato la vita per questo. Al  modello mafioso rispondiamo infatti con un altro modello di socialità e  di legami tra le persone che possa costruire dal basso una alternativa  al ricatto delle mafie.</p>
<h4>Perchè mobilitarsi contro le mafie</h4>
<p>Le  mafie sono un fenomeno sociale complesso, non sempre riconoscibile. I  film hanno costruito una idea stereotipata di mafia che non corrisponde  alla realtà, poichè il fenomeno mafioso non è solo al Sud e non è solo  legato alla violenza.<br />
Una delle principali ragioni di espansione al  Nord ed a livello internazionale delle mafie è infatti quella  dell’arricchimento, della gestione economica di flussi di capitali e dei  traffici non solo di droga. Le mafie come organizzazioni para-statali  si rafforzano in un momento storico di crisi economica come quello che  stiamo vivendo poichè sono in grado di dare opportunità a coloro che non  ricevono adeguati diritti dallo Stato, approfittando della condizioni  di bisogno in cui versa gran parte della popolazione. In virtù degli  interessi della criminalità organizzata, inoltre, è diffusa la  collusione tra mafie e politica attraverso la concessione di appalti e  autorizzazioni.<br />
Vi è dunque una gestione del territorio totalmente  parallela, che nella maggior parte dei casi specula su di esso e sulla  vita delle persone ai danni della salute e dell’ambiente (in questo caso  di parla di ecomafie). Le mafie speculano anche sullo sfruttamento a  causa dell’assenza di diritti al lavoro e tutele per molti soggetti in  difficoltà. Caso noto è quello dei migranti in agricoltura, che  subiscono il fenomeno del caporalato sulla loro pelle (in questo caso  parliamo di agromafie), ma non solo.<br />
Combattere le mafie significa  oggi voler riprendere potere sulle nostre vite e sui nostri territori,  agendo sulle cause che spingono alla criminilità sociale. Ai meccanismi  di controllo delle mafie noi rispondiamo con l’attivazione dal basso,  ossia lottando per un mondo più giusto che possa abbattere  disuguaglianze e marginalità sociale, praticando una idea nuova di  gestione partecipata dei nostri territori, pretendendo leggi contro le  grandi speculazioni ambientali e finanziarie.</p>
<h4><strong><a href="https://drive.google.com/folderview?id=0B2VNelw8YhpvLUdkR1k0V01lWXc&amp;usp=sharing">1) Scarica i materiali a questo link<br />
</a></strong><strong><a href="http://www.retedellaconoscenza.it/wp-content/uploads/2016/03/Scheda-tecnica-21-Marzo-2016.pdf">2) Scheda tecnica, approfondimenti e spunti di lavoro<br />
</a><a href="http://www.retedellaconoscenza.it/wp-content/uploads/2016/03/circolare-miur-21-marzo-cn-allegato.pdf">3) Circolare di adesione dal MIUR che permette la giustificazione dell&#8217;assenza<br />
</a></strong></h4>
<h4>Per informazioni o per organizzare le iniziative in verso il 21:<br />
<strong>Marco (Rete della Conoscenza): 3343249585</strong><br />
<strong>Alberto (Link Coordinamento Universitario): 3464115401</strong><br />
<strong>Danilo (Unione degli Studenti): 3401653203</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>NUORO &#8211; Studenti in piazza contro la violenza e le guerre.</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2015 19:18:43 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-9523" href="/sito/nuoro-studenti-in-piazza-contro-la-violenza-e-le-guerre/nuoro-1/"><img class="alignleft size-large wp-image-9523" title="Nuoro 1" src="/sito/wp-content/uploads/2015/11/Nuoro-1-600x450.jpg" alt="" width="360" height="270" /></a>NUORO &#8211; Oggi, dopo tanti anni, gli studenti di tutte le scuole nuoresi  hanno inondato la città di idee e rivendicazioni contro la vuolenza,  l&#8217;odio e la guerra, affermando che si deve ripartire dal valore  dell&#8217;istruzione dai diritti se si vuole costruire un futuro diverso.  Questa è solo il primo risultato della grande voglia di riscatto che  attraversa i giovani del territorio.</p>
<h3>&gt;&gt; Il comunicato degli studenti nuoresi in mobilitazione &lt;&lt;</h3>
<p>&#8220;È neccessario unirsi, non per stare insieme, ma per fare qualcosa insieme&#8221; Goethe</p>
<p>Gli istituti nuoresi si sono uniti in un corteo volto a mostrare lo  sdegno, la rabbia, la paura e la necessitá di cambiamento di 2000  giovani. Ci siamo uniti per far echeggiare piu alta la nostra voce, per  aprirci a vicenda gli occhi, per dare alla nostra cittá, alla nostra  regione e, seppur in modo microscopico, al mondo, dimostrazione che noi  ci siamo, nella collaborazione piu sincera contro la guerra, la  violenza, l&#8217;odio. Perche sí, siamo giovani, abitanti di un piccolo  centro, incapaci di cambiare la realtá improvvisamente, ma cio che è  silenzioso, celato, apparentemente invisibile, non è MAI insignificante.<br />
La pace è il grido di ogni cuore e noi oggi abbiamo cercato il  meglio di noi, abbiamo cercato l&#8217;arcobaleno in grado di spezzare il  grigio di questi giorni, con la luce di un futuro che vuole l&#8217;amore.</p>
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		<title>Asti &#8211; Vogliamo il ritiro della &#8220;buona scuola&#8221;, subito!</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2015 14:37:02 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-9366" href="/sito/asti-vogliamo-il-ritiro-della-buona-scuola-subito/asti/"><img class="alignleft size-medium wp-image-9366" title="asti" src="/sito/wp-content/uploads/2015/10/asti-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a> Il 16 ottobre ad Asti sono scesi in piazza 500 studenti delle scuole superiori, per fare sentire la loro voce contro il decreto cosidetto &#8221;La Buona Scuola&#8221;. In apertura di corteo, che ha percorso diverse vie del centro storico, striscioni emblematici con slogan come &#8220;A voi la Buona Scuola a noi la Nostra Scuola&#8221;.</p>
<div>Gli studenti sono scesi in piazza per difendere la scuola pubblica, opponendosi al D.C &#8220;la buona scuola&#8221;, alla figura del &#8220;preside manager&#8221;, ai tagli delle risorse per la scuola pubblica, ai Test INVALSI, e alla proliferazione delle scuole private, rivendicando la necessità di un loro maggiore coinvolgimento nelle scelte relative alla vita scolastica.</div>
<div>La manifestazione è stata organizzata e promossa dal neonato collettivo studentesco Avamposto 129 , la prima per questo movimento nato solamente un mese fa e che si sta riproponendo di continuare a mobilitarsi per chiedere il ritiro immediato della legge 107.</div>
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		<title>Cagliari &#8211; Respingiamo i neofascisti dalla città!</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2015 14:21:45 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-9341" href="/sito/cagliari-respingiamo-i-neofascisti-dalla-citta/cagliari1-3/"></a><a rel="attachment wp-att-9341" href="/sito/cagliari-respingiamo-i-neofascisti-dalla-citta/cagliari1-3/"><img class="alignleft size-medium wp-image-9341" title="cagliari1" src="/sito/wp-content/uploads/2015/10/cagliari11-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>Nelle giornate del 14 e del 19 settembre individui appartenenti ad un&#8217;organizzazione neofascista, hanno svolto dei volantinaggi al Liceo Siotto e in altre scuole del cagliaritano, millantandosi studenti medi. Contestavano un&#8217;iniziativa di solidarietà del Siotto nei confronti dei migranti, cercando di diffondere idee xenofobe e razziste, presentando l&#8217;iniziativa come esercizio di demagogia e plagio nei confronti degli studenti.</p>
<p>Non possiamo tollerare un simile attacco, che ha incontrato inoltre la complice collaborazione delle forze dell&#8217;ordine, ai luoghi del sapere, che dovrebbero appartenere all&#8217;emancipazione e all&#8217;integrazione culturale. Non possiamo tollerare soprattutto la concessione di spazi sociali alla cultura dell&#8217;esclusione, essendo i gruppi fascisti e i rispettivi partiti di rifermento i primi a lucrare sulla discriminazione dei migranti e degli stranieri. Come studenti, abbiamo ritenuto prioritaria la costruzione di un percorso inclusivo che coinvolgesse tutte le scuole, a partire dai collettivi scolastici, ponendo come temi aggreganti l&#8217;antifascismo, l&#8217;antirazzismo e l&#8217;antisessismo. Siamo quindi riusciti a creare un fronte di mobilitazione comune che risultasse punto di riferimento, attraverso la convocazione di assemblee, che hanno visto la partecipazione di studenti medi ed universitari, al fine di creare momenti di confronto, dibattito e autoformazione all&#8217;interno della cittadinanza.</p>
<p>Ci siamo schierati contro l&#8217;ipocrita avanzata della Lega Nord in Sardegna che ha fondato la sua campagna politica sull&#8217;ignoranza delle masse fomentando la paura e l&#8217;odio razziale, in vece di una presunta invasione. Una propaganda analoga è stata portata avanti da gruppi neofascisti, ad esempio Casapound o Forza Nuova, ai fini di alimentare una guerra tra poveri, nella speranza di accumulare voti e consensi. Gli stessi gruppi neofascisti che, in passato, avrebbero potuto manifestare indisturbati per le strade di Cagliari, incontrando inoltre il consenso e il beneplacito della questura, se non fosse stato per i gruppi antifascisti che in tutte le occasioni hanno fatto sentire forte il loro dissenso nelle strade e nei quartieri della città. Rispetto al fatto che ogni autorizzazione data dalla questura sia strumentale al potere costituito e vada a influire sui rapporti di forza, abbiamo scelto di non farci legittimare dalla stessa istituzione che più volte ha sostenuto le sparute avanguardie fasciste.</p>
<p>Ieri, 15 Ottobre, un corteo si è snodato per le strade di Cagliari, attraversando alcune scuole e facoltà, per portare all&#8217;interno di esse la voce di chi sceglie di opporsi a queste manifestazioni di becero razzismo e populismo. Nonostante da parte dei manifestanti ci fosse la palese volontà di evitare lo scontro fisico, sin dalla partenza, la questura ha dispiegato un ingente quantitativo di forze dell&#8217;ordine, quali quattro reparti celere e un elevato numero di agenti addetti alle operazioni speciali. La tensione è progressivamente aumentata durante il progredire della manifestazione, fino a sfociare in episodi di violenza all&#8217;ingresso e all&#8217;uscita del polo della facoltà di lettere, dove il corteo si è ritrovato chiuso tra due cordoni di celere e alle minacce fisiche sono susseguite alcune manganellate. Questa è la risposta che si da a chiunque osi contrapporsi ai poteri forti nella città di Cagliari, che inaugura così il recente insediamento del questore V. D. Gagliardi, con la seconda carica in cinque giorni. Ci appare quindi necessario rilanciare l&#8217;invito alla costruzione di un percorso condiviso che porti al rafforzamento di una rete di confronto e dibattito reale sui temi dell&#8217;antifascismo.</p>
<div>STUDENTI ANTIFASCISTI CAGLIARITANI</div>
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		<title>STUDENTI IN PIAZZA IL 9 OTTOBRE! #Vogliamopotere [Materiali e lista dei cortei]</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2015 10:25:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lo scorso anno ci siamo mobilitati contro la Buona Scuola, il Jobs Act e lo Sblocca Italia. Il Governo Renzi ha fondato la propria azione politica su deleghe in bianco ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-9239" href="/sito/studenti-in-piazza-il-9-ottobre-vogliamopotere-materiali-e-lista-dei-cortei/manifesto-9o-jpg/"></a><a rel="attachment wp-att-9240" href="/sito/studenti-in-piazza-il-9-ottobre-vogliamopotere-materiali-e-lista-dei-cortei/5-maggio-2/"><img class="alignright size-large wp-image-9240" title="5 maggio" src="/sito/wp-content/uploads/2015/09/5-maggio-600x336.jpg" alt="" width="378" height="212" /></a>Lo scorso anno ci siamo mobilitati contro la Buona Scuola, il Jobs Act e  lo Sblocca Italia. Il Governo Renzi ha fondato la propria azione  politica su deleghe in bianco e decretazione d’urgenza, reprimendo e non  ascoltando affatto le tante mobilitazioni che hanno inondato il Paese  fino all’estate. Il movimento studentesco ha dimostrato di non essere un  meccanismo stanco che si ripete ad ogni autunno, ma di essere la vera  forza propulsiva del cambiamento reale all’interno del Paese. Non  intendiamo fermarci, ma anzi, vogliamo riprendere il controllo sulle  nostre città, sul nostro Paese e sulle nostre vite, da anni ingabbiate  dai meccanismi dell’austerità, dai patti di stabilità,  dall’impossibilità di autodeterminazione.</p>
<p>Il 9 ottobre torneremo  nelle piazze di tutto il Paese perché vogliamo costruire un&#8217;altra scuola  dal basso e un&#8217;altra società. La Buona Scuola di Renzi è una scuola che  apre le porte agli interessi delle imprese, che da più poteri ai  presidi, che valuta e punisce docenti, studenti e scuole, che assume la  competizione e le classifiche come unico fine, che si appiattisce alle  esigenze di un mercato del lavoro che ha bisogno di manodopera a basso  prezzo, precaria e senza diritti invece che vedere nei saperi un  investimento per ribaltare l’attuale modello di sviluppo ormai sempre  più insostenibile. Una “buona scuola” della precarietà, condizione che  attanaglia le nostre generazioni e che ci impedisce di immaginare il  nostro futuro. Se il Governo ha pensato di aver vinto il grande  movimento della scuola si sbaglia di grosso: la riforma non sarà  applicata, ogni scuola sarà una barricata! Ci impegneremo a promuovere  pratiche, ordini del giorno negli organi collegiali e mobilitazioni  scuola per scuola, per disinnescare la deriva autoritaria e aziendalista  che rischia di prendere piede negli istituti. Referendum studenteschi,  coordinamenti docenti/genitori/studenti,  didattica alternativa, lezioni  in piazza, occupazioni temporanee, valutazione narrativa, commissioni  paritetiche: tante sono le idee che metteremo in campo per costruire  un’Altra Scuola dal basso contrapposta alla riforma governativa calata  con la forza dall’alto.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-9241" href="/sito/studenti-in-piazza-il-9-ottobre-vogliamopotere-materiali-e-lista-dei-cortei/5-maggio-2-2/"><img class="alignleft size-large wp-image-9241" title="5 maggio 2" src="/sito/wp-content/uploads/2015/09/5-maggio-2-600x450.jpg" alt="" width="336" height="252" /></a>Vogliamo aprire una nuova fase di  protagonismo e conquista di diritti, per questo torneremo in piazza già a  partire dal 9 ottobre, giornata di mobilitazione nazionale studentesca  indetta dalla Rete della Conoscenza. Riempiremo le piazze di tutto il  Paese per chiedere con forza politiche sul diritto allo studio, col fine  di raggiungere la gratuità dell’istruzione, reddito minimo, welfare, un  lavoro di qualità che non devasti l’ambiente, democrazia dentro e fuori  le scuole. Vogliamo potere nelle nostre scuole e nelle nostre città,  poter studiare, riqualificare il territorio partendo dai nostri saperi;  potere per decidere sulle nostre vite, cancellando la precarietà e la  povertà. Vogliamo potere cambiare collettivamente la nostra condizione  di subalternità!<br />
Dopo il 9 faremo seguire una settimana di  mobilitazione diffusa nelle città, sino ad arrivare al 17 ottobre,  Giornata mondiale per l’eradicazione della povertà promossa nel Paese da  Libera, alla quale aderisce inoltre la Coalizione Sociale. Sarà per noi  una giornata in connessione con la tre giorni di mobilitazione europea  lanciata da Blockupy per il 15-16-17 ottobre a Bruxelles.</p>
<p>Riempiremo  la settimana dal 9 al 17 ottobre di azioni e iniziative sul piano della  formazione, del reddito e del welfare, della cittadinanza studentesca,  della relazione tra formazione e lavoro, della democrazia, che  metteranno in luce l’esistenza di un’alternativa concreta e radicale  alle miserie dell’esistente. Lo faremo dentro il percorso della  coalizione sociale che stiamo contribuendo a costruire assieme a molti  altri sui territori, provando a costruire uno spazio di protagonismo per  tutti coloro i quali oggi non sono rappresentati da nessuno e subiscono  più di altri gli attacchi di questo Governo e della governance europea.</p>
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<p>Nella tua scuola ci sarà un’assemblea di discussione verso il 9 ottobre? Organizzerai un corteo? Quali problemi affliggono la tua scuola e il tuo territorio? Comunicacelo inviando una mail a unionedeglistudenti@gmail.com o  chiamando ai <a href="/sito/nazionale/"> responsabili territoriali di riferimento per la tua regione</a>. Oppure scrivici tranquillamente su <a href="https://www.facebook.com/uds.studenti">facebook</a>!</p>
<p>#9o</p>
<p>#VogliamoPotere</p>
<p>#SiamoInCredito</p>
<p><a rel="attachment wp-att-9242" href="/sito/studenti-in-piazza-il-9-ottobre-vogliamopotere-materiali-e-lista-dei-cortei/copertina-9o/"><img class="alignleft size-large wp-image-9242" title="Copertina #9o" src="/sito/wp-content/uploads/2015/09/Copertina-9o-600x222.png" alt="" width="600" height="222" /></a></p>
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		<title>100 mila studenti in piazza per lo sciopero generale. Giornata storica!</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2015 17:41:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>danilolampis</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8817" href="/sito/100-mila-studenti-in-piazza-per-lo-sciopero-generale-giornata-storica/corteo-roma/"><img class="alignleft size-large wp-image-8817" title="corteo roma" src="/sito/wp-content/uploads/2015/05/corteo-roma-600x262.jpg" alt="" width="600" height="262" /></a>Oggi è stata una giornata storica. Assieme ai lavoratori anche gli studenti sono scesi in piazza nella giornata dello sciopero generale della scuola. In 25mila a Roma, 20mila a Milano, 15mila a Bari, 5mila a Cagliari, 10mila a Palermo, 5mila a Catania e tante altre migliaia in tante altre piazze del Paese, da Torino a Bologna. Siamo tornati in piazza per dimostrare una comune contrarietà al ddl scuola del Governo Renzi, promuovendo <a href="https://www.facebook.com/events/104845303180267/" target="_blank">gli spezzoni sociali &#8220;La scuola e la democrazia sono #nellenostremani&#8221;.</a> Renzi ha trovato non solo studenti, genitori, insegnati, personale ATA, ma tutta la cittadinanza unita contro il ddl scuola. Questo ddl propone un modello di scuola autoritario, succube dei privati, che legittima le disuguaglianze invece che abbatterle. A nostro avviso rispecchia l&#8217;idea di Paese propria del Governo e ripropone lo svilimento della democrazia che abbiamo visto concretizzarsi sempre più in questi mesi, ponendo il ricatto dei tempi e delle assunzioni per impedire una puntuale discussione della riforma e proponendo deleghe in bianco sui temi più fondamentali. Il Governo rifiuta l&#8217;ascolto e propone una scuola totalmente contraria alle <a href="http://issuu.com/retedellaconoscenza/docs/altrascuola__2_" target="_blank">proposte dell&#8217;AltraScuola</a>, scritte dagli studenti negli ultimi mesi. Siamo scesi in piazza per chiedere il ritiro del ddl, poiché basato su principi di competizione, svendita della scuola pubblica e disuguaglianza, e proponiamo altre priorità: un nuovo diritto allo studio col fine di raggiungere la piena gratuità dell&#8217;istruzione; un&#8217;alternanza scuola-lavoro finanziata e qualificata; finanziamenti per il rilancio della scuola pubblica; una riforma della valutazione in chiave democratica; investimenti sostanziosi sull&#8217;edilizia scolastica; un ripensamento radicale dell&#8217;autonomia scolastica; una riforma dei cicli scolastici, dei programmi e della didattica. Anche gli studenti universitari ed i tieffini erano in piazza oggi. Hanno chiesto un sistema lineare di accesso all&#8217;insegnamento ed abilitazione, mentre nel ddl &#8220;Buona Scuola&#8221; vi è solo una delega in bianco. Inoltre pensano che la riforma della scuola rispecchi le indiscrezioni che stanno emergendo sulla futura riforma dell&#8217;università: l&#8217;aumento della quota premiale fino al 30%, mettendo ulteriormente in competizione gli Atenei, e l&#8217;implementazione dello strumento del “Prestito d’Onore”. Ciò significa continuare a favorire le disuguaglianze e non capire nulla delle reali esigenze dell&#8217;università italiana. Come sulla scuola occorre ripartire dal diritto allo studio universale! E&#8217; necessario costruire una riscossa democratica a livello europeo che parta dalla gratuità dell&#8217;istruzione, dal reddito minimo, da un lavoro di qualità e pagato, dalla definizione di un modello di sviluppo fondato sulla giustizia ambientale, sulla democrazia dei territori, sulla rottura con le politiche di austerità. Il Governo non può pensare di compiere ulteriori forzature democratiche. Stiamo mobilitando non solo il mondo della conoscenza ma tutto il Paese a favore di un&#8217;idea nuova di scuola, democrazia e lavoro. Questo pomeriggio al termine del massivo corteo sindacale e studentesco le studentesse e gli studenti dell&#8217;UdS, di Link e della Rete della Conoscenza si sono riuniti nei pressi della sede nazionale del Partito Democratico in via Sant&#8217;Andrea delle Fratte a Roma per portare la voce della piazza e svegliare, con il rumore delle pentole sbattute, un partito sordo alle istanze sociali. &#8220;Ci sono tante persone che oggi protestano, noi ascoltiamo, perché è giusto ascoltare, parlare&#8221;, ma &#8220;siamo il primo governo che mette 3 miliardi sulla scuola&#8221;, ha dichiarato Renzi questa mattina in risposta alla massiva mobilitazione. Noi rispondiamo invece che la democrazia si pratica senza se e senza ma. Noi oggi siamo andati al Nazareno a fare rumore per portare alle loro orecchie sorde le grida del corteo di oggi, dei docenti, degli studenti, del personale ATA e dei cittadini che vi hanno preso parte. Abbiamo provato a portare i colori e le istanze di un corteo pieno di persone, contenuti e colori sotto la sede di un partito ormai vuoto e chiuso nelle sue stanze. Siamo stati bloccati dalle forze dell&#8217;ordine, nella piena conferma di una gestione di piazza e della democrazia autoritaria e reticente all&#8217;ascolto vis-a-vis, nella quale la scuola, la democrazia e la politica vengono esercitate con il confronto demagogico in 140 caratteri di un tweet del Premier. Abbiamo quindi lasciato le nostre mani sugli scudi della polizia e per terra, a simboleggiare la nostra presenza, colorata ma persistente e ostinata. Il nostro rumore è riuscito a far sì che fossimo ricevuti dall&#8217;Onorevole Orfini. Oggi abbiamo registrato un&#8217;apertura tardiva al confronto e non un&#8217;apertura al cambiamento radicale rivendicato dalle piazze dello sciopero da parte del PD. Non possiamo inoltre tollerare che il PD sia ancora chiuso rispetto ad alcune delle nostre rivendicazioni chiave e che si continui a procedere per delega sui temi più fondamentali per la scuola: diritto allo studio, governance, valutazione, reclutamento, revisione del Testo Unico.</p>
<p><img class="alignleft size-large wp-image-8816" title="pd" src="/sito/wp-content/uploads/2015/05/pd-600x337.jpg" alt="" width="420" height="236" /></p>
<p>A fronte di questo non possiamo che continuare a rivendicare il blocco totale del disegno di legge e l&#8217;apertura di un processo democratico reale. Abbiamo scelto la sede del Partito Democratico perché riconosciamo che oggi la chiusura degli spazi di democrazia è una responsabilità in primis di questo partito. Non possono esserci ulteriori forzature democratiche in questo Paese, succube di politiche di austerità e ridefinizione di responsabilità politiche. Il Pd deve assumersi la responsabilità di ascoltare le rivendicazioni della piazza, di chi vive ogni giorno nel mondo della scuola e della precarietà. Se il governo non saprà cogliere realmente le istanze della piazza continueremo a mobilitarci a partire dal boicottaggio delle prove INVALSI il 12 Maggio, espressione, anch&#8217;esse, di un modello di gestione autoritario, antidemocratico e assolutamente non partecipato.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Studenti in piazza il 5 maggio per lo sciopero generale [TUTTI I MATERIALI E I PULLMAN]</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2015 17:45:05 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-large wp-image-8791 alignright" title="manifesestosito-01" src="/sito/wp-content/uploads/2015/04/manifesestosito-011-475x600.png" alt="" width="342" height="432" /></p>
<p>Dopo mesi e mesi di proteste e proposte alternative il Governo si appresta ad approvare la riforma della scuola entro metà maggio. La Buona Scuola in realtà di buono ha poco o nulla. Giorno dopo giorno crollano le promesse principali, dalle assunzioni dei precari, sino all&#8217;anagrafe nazionale dell&#8217;edilizia scolastica. Al contempo non si ascoltano le tante voci che hanno provato in questi ultimi mesi a porre le vere priorità della scuola. Non ci limitiamo a rivendicare il blocco della riforma, ma opponiamo delle valide alternative. <a href="http://issuu.com/retedellaconoscenza/docs/altrascuola__2_" target="_blank">Vogliamo un’Altra Scuola giusta che riparta da sette priorità: un nuovo diritto allo studio col fine di raggiungere la piena gratuità dell’istruzione; un’alternanza scuola-lavoro finanziata e qualificata; finanziamenti per il rilancio della scuola pubblica; una riforma della valutazione in chiave democratica; investimenti sostanziosi sull’edilizia scolastica; un ripensamento radicale dell’autonomia scolastica; una riforma dei cicli scolastici, dei programmi e della didattica.</a><br />
Ora il Parlamento è sotto scacco, vittima di una forzatura democratica senza pari dell&#8217;uomo solo al comando. Purtroppo per loro non ci arrenderemo. Dopo intensi mesi di mobilitazioni, assemblee e occupazioni è finalmente stato proclamato lo sciopero generale dei lavoratori da parte dei sindacati per la giornata del 5 maggio. Quel martedì i lavoratori proveranno a chiudere tutte le scuole, raccogliendo un&#8217;adesione senza pari alla protesta quantomai necessaria. Noi studenti ci faremo sentire al loro fianco e vogliamo chiamare in nostro sostegno tutto il Paese. La riforma del Governo non può passare perché va contro i veri bisogni del Paese, che dovrebbe investire in conoscenza, ricerca e innovazione invece di immaginare scuole a servizio dell&#8217;azienda della porta accanto, che dovrebbe investire sul diritto allo studio, sul reddito ed in generale sul sistema d&#8217;istruzione pubblico per abbattere le disuguaglianze invece di legittimarle tramite lo school bonus, il 5 per 1000 e l&#8217;apertura alle sponsorizzazioni dei privati, che dovrebbe immaginarsi una scuola aperta, inclusiva e democratica, invece di consegnare tutti i poteri in mano ad un Dirigente manager. Non vogliamo lasciare che vinca un modello di scuola autoritario, succube dei privati, di una valutazione punitiva e fucina di precarietà, ma vogliamo una scuola palestra di cittadinanza, democrazia e cooperazione. Se il Governo non ci ascolterà continueremo a mobilitarci: boicotteremo i test Invalsi il 12 maggio e lotteremo congiuntamente agli insegnanti per bloccare gli scrutini. Siamo pronti a chiudere le scuole!<br />
Il 5 maggio saremo in piazza a Roma, chiuderemo le scuole, scenderemo per strada assieme, chiamando a raccolta tutti coloro che non ci stanno ad alcun ricatto. Vogliamo costruire uno sciopero generale di tutte e tutti, bloccando il Paese intero per dare voce a chi in questi ultimi anni è rimasto inascoltato e costruendo una grande manifestazione nazionale della e per la scuola pubblica nella Capitale.<br />
La scuola dev’essere nelle nostre mani, come la democrazia, come il lavoro. Vogliamo che sia nelle nostre mani, e non in quelle fameliche di Confindustria e delle lobby che tengono sotto scacco il nostro Paese. Le nostre mani, l’emblema della partecipazione; le mani che ogni giorno si stringono per la rabbia, la frustrazione, le ingiustizie; le mani di chi vive la scuola odierna piena di distorsioni, che ne conosce le potenzialità e che sa come cambiarla; le mani giovani di chi ha ancora il coraggio di sognare un’autodeterminazione non legata al reddito dei genitori; le mani che ogni giorno si tendono per costruire una scuola, una città, un luogo di lavoro aperto e inclusivo; le mani che si stringeranno l’una all’altra per non lasciar passare una riforma calata dall’alto, contro i bisogni e i desideri di chi ogni giorno vive il basso.<br />
Il 5 maggio costruiremo a Roma un grande spezzone sociale <a href="/sito/?p=8771&amp;preview=true" target="_blank">“La scuola e la democrazia sono #nellenostremani”</a>, affianco a quello dei sindacati, perché crediamo che il tema della scuola sia realmente di tutte e tutti e non soltanto degli “addetti ai lavoro”. Organizziamoci in ogni città per essere presenti a Roma o per partecipare ai cortei macroregionali di Cagliari, Palermo, Bari e Milano!</p>
<p>Se vuoi riempire un pullman per Roma contattaci o visualizza i pullman che partiranno <a href="https://docs.google.com/document/d/1VETgJGWaFgjDJ1-o7NU0mIQch3LXuQV8uAFMa1OTcKM/edit" target="_blank">QUI</a></p>
<h4><a href="https://docs.google.com/document/d/1VETgJGWaFgjDJ1-o7NU0mIQch3LXuQV8uAFMa1OTcKM/edit" target="_blank"></a>SCARICA I MATERIALI UTILI [in continuo aggiornamento]</h4>
<h4>
<ul>
<li><a href="https://drive.google.com/folderview?id=0B1oeno0e6M7vfnJuUGVHc2otbDRGT2xXdmJWUnh1LUZBV0NmZFN1NjJYMzJfNDVLSTRKTEk&amp;usp=sharing" target="_blank">Volantini da scaricare a colori e in bianco e nero</a></li>
<li>Appello al Paese verso il 5 maggio (si può aderire inviando una mail a coordscuolapubblica@gmail.com): <strong><a class="downloadlink" href="/sito/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=232" title=" scaricato 1095 volte" >Appello al Paese verso il #5m (1095)</a></strong></li>
<li>Appello studentesco ai docenti da diffondere in ogni scuola: <strong><a class="downloadlink" href="/sito/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=233" title=" scaricato 610 volte" >Appello ai nostri docenti verso il #5m (610)</a></strong></li>
<li>Scarica la guida alla riforma del Governo: <strong><a class="downloadlink" href="/sito/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=218" title=" scaricato 4955 volte" >Buona Scuola | Guida critica al Ddl (4955)</a></strong></li>
<li><strong>Scarica la proposta alternativa degli studenti: </strong><strong><a class="downloadlink" href="/sito/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=217" title=" scaricato 1457 volte" >Altra Scuola (1457)</a></strong></li>
<li><strong></strong><strong><a class="downloadlink" href="/sito/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=234" title=" scaricato 380 volte" >Immagine di copertina #5m (380)</a></strong>
</li>
</ul>
<p><strong>Nella tua scuola ci sarà un’assemblea verso il 5 maggio? Organizzerai un flash-mob verso lo sciopero generale?Comunicacelo inviando una mail a unionedeglistudenti@gmail.com o chiamando ai <a href="/sito/nazionale/"> responsabili territoriali di riferimento per la tua regione</a>. Oppure scrivici tranquillamente su <a href="https://www.facebook.com/uds.studenti">facebook</a>!</strong></h4>
<h4></h4>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>BOLOGNA, 21 MARZO &#8211; SAPERI CONTRO LE MAFIE: STUDENTI IN PIAZZA!</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Feb 2015 23:15:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>danilolampis</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-8350" href="/sito/bologna-21-marzo-saperi-contro-le-mafie-studenti-in-piazza/grafica-marcia-1-2/"><img class="alignright size-large wp-image-8350" title="Grafica Marcia - 1" src="/sito/wp-content/uploads/2015/02/Grafica-Marcia-11-424x600.jpg" alt="" width="339" height="480" /></a>La Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti di tutte le mafie giunge alla sua XX edizione e quest’anno si svolgerà a Bologna.</strong></p>
<p>Da anni partecipiamo attivamente ai percorsi di antimafia sociale nelle nostre scuole e università, perchè crediamo che il cambiamento necessario per mettere la parola fine a tutte le mafie debba essere anche e soprattutto culturale: l’istruzione inclusiva e aperta a tutt* è la prima arma che dobbiamo mettere in campo per dar vita a questo cambiamento. Negli anni abbiamo sempre lottato per rendere le scuole e università dei veri e propri presidi di legalità democratica in territori dove la criminalità organizzata fa da padrona, spazi aperti tutto il giorno dove incontrarsi, studiare, crescere, socializzare.</p>
<p><strong>Crediamo che la lotta alle mafie non si limiti ad una giornata, ma sia un vero e proprio percorso.</strong> Questo percorso vive della partecipazione e del protagonismo quotidiano degli studenti e delle studentesse, dei giovani cittadini di oggi e domani, della loro informazione e formazione critica. Per questo in queste settimane daremo vita a centinaia di assemblee, iniziative, banchetti informativi per una partecipazione più ampia possibile alla manifestazione di Bologna.</p>
<h3>&gt;&gt; Segnalaci la tua iniziativa e contattaci se hai bisogno di aiuto a<a href="mailto:info@retedellaconoscenza.it">info@retedellaconoscenza.it</a> o contattandoci allo 0669770332 / 3296217785</h3>
<h3>&gt;&gt; <a href="/sito/wp-content/uploads/downloads/2013/02/Scheda-campagna-antimafia-2013-Firenze-16-Marzo.pdf">Scarica gli spunti e la scheda formativa</a></h3>
<h3>&gt;&gt; <a href="http://www.retedellaconoscenza.it/wp-content/uploads/2015/02/circolare_MIUR-1.pdf" target="_blank">Scarica la circolare MIUR del 21 Marzo per le scuole</a></h3>
<h3>&gt;&gt; Organizza un autobus per raggiungere Bologna, contattaci!</h3>
<h3>&gt;&gt; Scarica il <strong><a class="downloadlink" href="/sito/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=209" title=" scaricato 223 volte" >manifesto 21 marzo - Bologna (223)</a> in alta definizione!</strong></h3>
<ul>
<li>
<h3><strong>Perchè a Bologna il 21 marzo? – Una breve riflessione</strong></h3>
</li>
</ul>
<p><strong>«Senza politica… non si fa niente». </strong>Sono le parole di Antonio Gualtieri, il capo finanziario della ‘ndrangheta emiliana, uno degli arrestati dell’indagine Aemilia; sottolineano lapidariamente<strong> la centralità dei rapporti con le istituzioni e con la dimensione della decisione politica delle mafie in Emilia e nel nord-est in generale.</strong> Il manager della ‘ndrina usa queste parole infatti per aggiornare il “superiore” dei Grande Aracri dei buoni rapporti del loro collega, l’imprenditore veronese Moreno Nicolis con l’amministrazione leghista della città. Le indagini giudiziarie di fine Gennaio gettano luce sul controllo che la ‘ndrangheta ha dei territori tra Reggio Emilia, Piacenza, Modena: si puntava a fare affari nel veronese ma il resto del Veneto non era immune. A Padova infatti la camorra si vedeva sequestrati negli stessi giorni beni per 130 milioni di euro.</p>
<p>Ad inizio 2015 l’opinione pubblica “riscopre”<strong> il patto di lavoro tra politica-mafie ed imprenditoria che, funzionale da decenni alla spartizione del Sud Italia da parte di malapolitica e criminalità, si è da tempo ampiamente delocalizzato,</strong> in maniera radicata e potente, non soltanto in Emilia ed in Veneto ma in tutto il Nord Italia.</p>
<p>La speculazione sulla ricostruzione post sisma nel 2012, l’influenza bipartisan delle cosche emiliane sulla politica locale, lo sfruttamento dei finanziamenti pubblici negli appalti edilizi, oltrechè l’usura e il riciclaggio, sono solo alcuni dei principali terreni su cui le organizzazioni criminali hanno strutturato il proprio impero economico con il sostegno e la connivenza di buona parte della classe dirigente presente nelle istituzioni. Parliamo di delocalizzazione non perché si siano lasciati alcuni territori per altri – le ‘ndrine emiliane mantengono ad esempio in maniera forte un rapporto di dipendenza con le case calabresi – piuttosto perché, così come nel caso del trasferimento delle produzioni industriali, <strong>ciò che attira le Mafie al nord è la possibilità di sfruttare tessuti produttivi più ricchi, zone grigie di illegalità interne al circuito imprenditoriale e politico disponibili di per sé a stringere relazioni di complicità con le organizzazioni criminali.</strong> Non infiltrazioni dunque, corpi estranei che si insinuano in una realtà economica ignara, ma piuttosto l’elevamento a potenza della logica del vantaggio a tutti i costi che attrae le mafie proprio perchè già di per sé funzionante nella strutturazione dei rapporti di collaborazione tra poteri pubblici e privati.</p>
<p><strong>Le vicende del MOSE a Venezia e il caso EXPO a Milano dimostrano l’efficacia di questa strategia di radicamento</strong> da parte delle organizzazioni criminali e la totale strutturalità della corruzione nelle zone produttive del Paese, riconfermano inoltre l’unica utilità certa che hanno grandi eventi e grandi opere in Italia, quella di offrire occasione di arricchimento a politici, imprenditori, dirigenti. Il MOSE,  la grande opera di ingegneria civile che dovrebbe proteggere la laguna di Venezia dalle acque alte separandola con sistemi di paratoie mobili dall’Adriatico, per ora ha prodotto solo una montagna d tangenti che hanno arricchito e cementificato i rapporti di collusione tra politica locale e imprese di costruzione del Consorzio Nuova Venezia a cui i lavori sono stati appaltati in via esclusiva. Expo, allo stesso modo, ha visto appalti influenzati per il valore di quasi  200 milioni di euro, decine di funzionari coinvolti e una debolezza dei controlli e della presenza delle istituzioni pubbliche che ha permesso l’appropriazione delle partite di forniture, del traffico illecito di rifiuti, del controllo autoritario dei cantieri da parte delle ‘ndrine lombarde.</p>
<p>I numeri della ricchezza delle mafie al nord e il modello di esercizio del potere che hanno strutturato trova proprio<strong> nel rapporto con la dimensione politica il fil rouge che le rende paragonabili al “mondo di mezzo” che le indagini di Mafia Capitale hanno portato a galla</strong> o alle organizzazioni criminali “classiche” del Meridione. La mafia romana, organizzazione nuova ma insieme paradigmatica del controllo delle mafie sul Paese, fa infatti dell’utilizzo della corruzione il suo punto di forza e raccorda in questo modo la zona grigia della burocrazia della capitale e i “piani alti” delle istituzioni e dell’imprenditoria con quelli “bassi” della criminalità legata all’eversione nera romana. E’ <strong>capace di infiltrarsi e fare business nella gestione dei centri accoglienza per immigrati e dei campi nomadi, di manipolare le nomine e indirizzare le scelte politiche dell’amministrazione, finanziare cene e campagne elettorali, affiliare imprenditori e diventare un sistema parallelo di erogazione di welfare e reddito</strong> che guadagna consenso sociale nei vuoti immensi lasciati dallo Stato Sociale definanziato e inaccessibile che in questi anni si è costruito.</p>
<p>Le Mafie hanno ridefinito in Italia il senso e l’utilità di una dimensione politica, concorrendo non solo come gruppo criminale che corrompe ed affilia ma come blocco sociale alla produzione delle decisioni riguardanti la distribuzione delle risorse, la gestione del territorio, l’erogazione di servizi e protezione. <strong>L’arretramento imposto dalle politiche di austerity allo Stato da una funzione regolativa nell’economia e dalla garanzia dei più basilari diritti di cittadinanza ha permesso alle mafie di “supplire”, senza neanche mettersi in concorrenza coi poteri pubblici, a queste mancanze, di marcire sul deserto fatto dai tagli alla spesa pubblica e sulla privatizzazione dei servizi locali garantendo un welfare delle mafie.</strong> Dal lavoro, alla sanità, alla protezione nelle sue forme totalitarie il legame di interdipendenza del disagio sociale, specie nelle zone periferiche delle città, con le mafie si fa strutturale e impossibile da distruggere se non riagganciando il terreno sociale alla dimensione politica in una maniera alternativa ed efficace.</p>
<p><strong>“Senza politica non si fa niente”. Le parole degli ‘ndranghetisti emiliani ci sembra indichino la regola alfa di funzionamento delle mafie nel nostro Paese che, a prescindere dalla collocazione geografica e dalla precisa tipologia di organizzazione, bisogna individuare come obiettivo prioritario da disarticolare.</strong> Vuol dire combattere la corruzione, ad esempio approvando con urgenza le misure contro la prescrizione farsa, l’introduzione dei delitti ambientali nel Codice Penale, ma significa anche e soprattutto <strong>riaggangiare alla giustizia sociale e alla tutela dei diritti degli ultimi l’unico senso possibile e praticabile d’intendere la politica che contrasta realmente e non solo retoricamente le mafie e le logiche che ci impongono.</strong></p>
<p><strong>Da qui al 21 Marzo vogliamo costruire nelle città, a partire dalle nostre scuole ed università percorsi che ci permettano di analizzare l’espansione delle mafie e rilanciare le battaglie che sono necessarie per contrastarle</strong>: dalla lotta alla corruzione e all’imporsi delle logiche dell’economia mafiosa, dalla tutela dell’ambiente e dei beni comuni alla garanzia effettiva di diritti di cittadinanza realmente inclusivi.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il 12 marzo torniamo in piazza: non un passo indietro!</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Feb 2015 10:07:00 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<h2 dir="ltr">Contro la Buona Scuola calata dall’alto</h2>
<p dir="ltr">Il Governo sa come riscaldare il clima di questo febbraio: corre per portarsi a casa le riforme. Dopo l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, la strada sembra spianata. Liquidare con voti di fiducia, leggi delega e decreti tutte le istanze delle piazze autunnali, da quelle studentesche a quelle sindacali, passando per lo sciopero sociale, non è mai stato così facile. La priorità è dunque sostanziare tutti i processi messi in campo nel corso dell’autunno. I primi due decreti attuativi del jobs Act sono stati varati il 24 dicembre e ora sono al vaglio delle Commissioni Parlamentari per raccogliere osservazioni e pareri, anche se sulla base alla legge delega approvata da Camera e Senato resta tutto in capo all’Esecutivo il potere di apportare modifiche nel merito dei decreti. Il Governo compie un passo storico: sancisce il definitivo smantellamento dei diritti fondamentali per milioni di lavoratori, l’estensione della ricattabilità e l’istituzionalizzazione della precarietà a tempo indeterminato. Nulla fa presagire dei passi indietro o dei reali miglioramenti della condizione materiali di milioni di persone che si barcamenano tra un lavoro sempre più precario e la disoccupazione: pare difatti che il terzo decreto attuativo sulle tipologie contrattuali atipiche e precarie, del quale scopriremo a breve i dettagli, non preveda la loro riduzione.</p>
<p dir="ltr">In questi giorni, invece, si susseguono le indiscrezioni rispetto al tema de La Buona Scuola. Renzi dice che la riforma dovrà essere operativa dal 1° di settembre prossimo e il 22 febbraio saranno presentati i contenuti in occasione della festa del Partito Democratico. Dunque, entro fine febbraio, saranno pubblicati i dispositivi: un decreto, che verrà presumibilmente presentato nel CdM del 20 febbraio, una legge delega e un terzo dispositivo dedicato agli studenti, il famigerato “pacchetto studenti”. Renzi scappa ancora, sottraendosi alle richieste della maggioranza di studenti, docenti e genitori che questo autunno hanno costruito un’ondata di mobilitazioni degna di nota. Dalle indiscrezioni sembra che nei dispositivi legislativi che verranno lanciati nelle prossime settimane verranno confermati gli indirizzi presenti all’interno delle 136 pagine de La Buona Scuola: la valutazione per svilire il rapporto tra studenti e docenti; la meritocrazia che favorisce una competizione nella miseria tra docenti, studenti e scuole stesse; il rapporto subalterno della scuola a favore dell’imprenditoria nostrana che notoriamente non investe in qualità, ammodernamento, ricerca e riconversione ecologica dei processi produttivi preferendo basse competenze, lavoro gratuito e precarietà; una riforma degli organi collegiali con una centralità del preside manager, che acquisirà nuovi poteri in una scuola imprenditrice di se stessa, sul modello americano; l’ingresso degli investimenti privati, unico viatico accanto ai contributi “volontari” delle famiglie, capace di sostenere una scuola pubblica che diventerà sostanzialmente privata. Si parla inoltre dell’immissione in ruolo dei precari, ma stupisce constatare la scarsità di investimenti disposti nella legge di stabilità, che peraltro dovrebbero coprire anche altri settori della riforma, a partire dall’”epocale” riforma dell’alternanza scuola lavoro.</p>
<p dir="ltr"><a rel="attachment wp-att-8302" href="/sito/il-12-marzo-torniamo-in-piazza-non-un-passo-indietro/roma-14-2-4/"><img class="alignright size-large wp-image-8302" title="roma #14 2" src="/sito/wp-content/uploads/2015/02/roma-14-2-600x368.jpg" alt="" width="384" height="235" /></a>Ma il Governo non si accontenta di assestare il più grande colpo alla natura pubblica e inclusiva delle nostre scuole, già deturpate dalle riforme dell’era Berlusconi. Le voci che si susseguono parlano di un “pachetto studenti”, sotto forma di ddl, all’interno del quale inserire alcune delle nostre storiche rivendicazioni, dalla legge nazionale sul diritto allo studio, allo statuto dei diritti degli studenti in stage, alla valutazione degli insegnanti. Faraone, il sottosegretario all’istruzione e grande one-man-show del baraccone renziano, vorrebbe così portarsi a casa il consenso degli studenti. Peccato che senza investimenti non si vada da nessuna parte, sopratutto quando si parla di diritto allo studio; peccato che l’indirizzo del Governo sull’alternanza scuola lavoro vada totalmente contro i diritti degli studenti e l’acquisizione di saperi critici, a favore del “buon vecchio mestiere”, com’è in realtà quando si favoriscono gli apprendistati sperimentali. In ogni caso non tolleriamo che le nostre rivendicazioni si trasformino in operazioni di consenso, che vengano rivestite da una grossa patina di democraticità che ci puzza soltanto di presa in giro. L’emanazione del decreto legge, la messa in discussione della legge delega e del ddl sugli studenti rappresentano per noi uno schiaffo in faccia alla democrazia. La consultazione è stata una farsa: vi hanno preso parte 6600 studenti, mentre le piazze, le assemblee e le occupazioni per un’alternativa al progetto renziano sono state solcate da più di mezzo milione di studenti. Se qualcuno ha creduto che il movimento studentesco potesse essere digerito con il panettone natalizio si è sbagliato di grosso. Babbo Natale ha affrontato una dolorosa indigestione e noi stiamo tornando: la nostra primavera inizia il 12 marzo.</p>
<h2>Per un’Altra Scuola costruita dal basso<span style="font-size: 13px; font-weight: normal;"> </span></h2>
<p><a rel="attachment wp-att-8308" href="/sito/il-12-marzo-torniamo-in-piazza-non-un-passo-indietro/free-education/"><img class="alignright size-large wp-image-8308" title="free education" src="/sito/wp-content/uploads/2015/02/free-education-600x365.jpg" alt="" width="360" height="219" /></a></p>
<p dir="ltr">Talvolta qualcuno taccia gli studenti di essere poco concreti. Sappiamo bene che dietro questa accusa si nascondono invece delle precise scelte politiche di riforma che vanno nella direzione opposta alla nostra. Gli studenti non si sono opposti soltanto alle linee guida del Governo, ma hanno saputo proporre un’alternativa chiara e puntuale. Di più, un’alternativa concreta e radicale, perché i due termini non sono contrapposti come ci vogliono far credere. <a href="/sito/wp-content/uploads/downloads/2014/09/piattaforma-entrainscena.pdf" target="_blank">Il 10 ottobre abbiamo riempito le piazze rivendicando un’istruzione gratuita e di qualità</a>. Imponendo questo tema andavamo alla radice di un problema nostrano irrisolto, ossia il  27,9% di abbandono scolastico con punte del 35% nelle isole e del 37% negli istituti tecnici professionali. Per non parlare della drammatica percentuale del 24% di Neet (Not in Employment, Education or Training), giovani che non studiano e non ricercano più il lavoro, a fronte di una mancanza di offerta o ad una presenza irrisoria di questa altamente dequalificata, precaria o in nero.</p>
<p dir="ltr">Non ci vogliamo rassegnare ad un Paese che non crede più nel valore sociale dell’istruzione, che espelle tanti giovani da scuole e università privilegiando un modello sociale ed economico fondato sulla precarietà, sulle basse competenze e sui salari da fame. Parlare di istruzione gratuita significa parlare di una scuola che non sia escludente, che non permetta continui abbandoni dal sistema scolastico. Ma significa anche parlare di nuove forme di welfare studentesco e di metterle in pratica; ampliare la copertura delle borse di studio, istituire forme di reddito diretto e indiretto per i soggetti in formazione, portare gli investimenti in istruzione al 6% del Pil e quelli in Ricerca e Sviluppo minimo al 3%. Sono rivendicazioni concrete che portano inevitabilmente ad una riflessione su quale modello sociale si debba costruire.</p>
<p dir="ltr">Alla Buona Scuola di Renzi, che corre verso una traduzione legislativa, vogliamo contrapporre innanzitutto una <a href="/sito/buona-scuola-no-grazie-meglio-la-lip-costruiamo-lalternativa/" target="_blank">Legge di iniziativa popolare sostenuta da 100 mila cittadini, depositata nel 2006 a conclusione di un vasto processo mobilitativo contro la riforma Moratti.</a> Un processo nato dal basso, senza deleghe e che ha saputo ricercare la più ampia partecipazione mettendo in comune saperi, esperienze e sogni per una scuola slegata dal giogo delle imprese, una scuola in grado di formare cittadini attivi e consapevoli. Da nord a sud si susseguono assemblee per studiarla, modificarla, ampliarla. Si tratta di una scommessa, che si fonda sulla partecipazione attiva e consapevole di chi la scuola la vive ogni giorno. Ma vogliamo delineare ulteriormente, seppur brevemente e schematicamente, le priorità che sottoponiamo alla discussione a tutto il Paese per cambiare la scuola e renderla realmente un bene comune.</p>
<p>Finanziamenti: non si può vivere in una scuola che da anni subisce solo tagli, non si può entrare ogni giorno in edifici  che cadono a pezzi, chiusi alla cittadinanza a causa della mancanza di fondi, in cui si obbligano  gli studenti a pagare di tasca propria l’offerta formativa.</p>
<p dir="ltr">Istruzione tecnica e professionale: essere al passo con i tempi non significa immaginare una scuola subalterna al mondo dell’impresa, non significa continuare a favorire la divisione classista tra scuole di serie A (licei) e scuole di serie B (tecnici e professionali). La scuola deve saper fornire ai propri studenti competenze e il “saper fare”, non semplici nozioni. Non tolleriamo che la scuola insegni dei semplici mestieri, ma vogliamo una scuola che ci permetta di capire il lavoro e di padroneggiarlo. Non vogliamo essere manodopera gratuita, ma vogliamo compiere delle esperienze significative e di qualità di alternanza scuola-lavoro anche nei licei.</p>
<p dir="ltr">Diritto allo studio: non possiamo più consentire che migliaia di giovani non possano più andare a scuola o usufruire della formazione informale (cinema, teatri, librerie) a causa dei costi elevati. E’ necessario un reddito di formazione diretto e indiretto, borse di studio facilmente accessibili e finanziate e non buoni scuola per le private. E’ una questione di libertà e di autodeterminazione dei nostri percorsi di studio e di vita indipendente dal contesto sociale ed economico di provenienza. Sfidiamo il Governo a mettere all’ordine del giorno realmente la Legge Nazionale sul diritto allo studio.</p>
<p dir="ltr">Valutazione: è tempo di mettere fine ai numerini a margine di un foglio, perché le lezioni frontali vanno ripensate in modo partecipato e collaborativo, perché bisogna parlare di valutazione narrativa e non punitiva. Oggi è la scuola è simile ad una prigione che pretende di insegnare la libertà: una contraddizione insostenibile che si risolve dando centralità alle peculiarità di ognuno. Ci permettiamo inoltre di lanciare una sfida, già raccolta in altri Paesi europei quali l’Austria o al recente dibattito sviluppatosi in Francia: vogliamo ragionare sull’abolizione della bocciatura, strumento che ad oggi favorisce la dispersione scolastica e che non risolve assolutamente i deficit formativi accumulati nel corso dell’anno scolastico.</p>
<p dir="ltr">Edilizia Scolastica: non possiamo più andare in scuole che rischiano di crollare da un momento all’altro. E’ necessario per questo un investimento massiccio, quantificato dalla protezione civile in 14,7 miliardi di euro, che permetta la messa in sicurezza di tutte le scuole.</p>
<p>Per queste priorità torneremo a bussare nelle porte di chi, dagli Enti Locali al Governo, preferisce seguire politiche miopi e lontane dalle reali necessità degli studenti. Non ci fermano le minacce per le occupazioni o le ritorsioni sui voti di condotta. Il 12 marzo saremo in piazza per chiedere il ritiro della Buona Scuola e la discussione delle nostre proposte, realmente in costruzione dal basso, con la partecipazione di decine di migliaia di studenti in tutta Italia.</p>
<h2>Per una riscossa democratica contro la paura</h2>
<p dir="ltr">Questi ultimi mesi ci impongono una riflessione sulla deriva autoritaria che sta soffocando il nostro Paese. Mentre nella Grecia di Tsipras e in Spagna (speriamo) si provano a dare risposte all’austerità contrapponendosi alle ricette della Troika (BCE, FMI e CE) e ridando fiato ai popoli distrutti dai tagli, dalla sopressione dei servizi, dai salari da fame e dalla disoccupazione, nel nostro Paese il Governo Renzi si appresta a ristrutturare complessivamente in chiave neoliberista non solo il lavoro e il sistema formativo, ma anche la forma delle istituzioni. Alla crisi della rappresentanza il Governo risponde con la salvaguardia della governabilità del Paese, tenendo al contempo un atteggiamento intransigente verso tutte le istanze sociali provenienti dai movimenti e dal sindacato. Sembrerebbe proprio questo il prezzo da pagare affinché la Banca Centrale Europea di Draghi possa acquistare i nostri titoli di stato, cosa che peraltro avrà come unico effetto quello di compiere un’ennesima iniezione di liquidità nei circuiti finanziari senza avere ricadute sull’economia reale.</p>
<p dir="ltr">Intanto le condizioni sociali ed economiche della maggioranza “sconfitta” in questi anni, che si barcamena tra precarietà, disoccupazione e assenza di prospettive, continuano a peggiorare. La fascia dei colpiti dalle politiche recessive continua ad ampliarsi, con la riforma del regime dei minimi per partite Iva e freelance. E mentre il Governo pensa ad assestare un attacco anche al pubblico impiego, da tempo terra di precarietà, c’è chi nelle contraddizioni della crisi ci sguazza: i movimenti xenofobi e neofascisti. L’attacco a <a href="http://www.retedellaconoscenza.it/2015/01/contro-sonno-ragione/" target="_blank">Charlie Hebdo</a> ha rappresentato soltanto l’ennesima opportunità da parte di questi movimenti, che si ingrossano in Italia con Salvini, in Grecia con Alba Dorata, in Germania con Pegida e in Francia con il Front Nazional di Marine Le Pen, per rilanciare l’attacco sia alla presunta islamizzazione europea, sia all’austerità dei governi europei. Nelle ultime settima<a rel="attachment wp-att-8305" href="/sito/il-12-marzo-torniamo-in-piazza-non-un-passo-indietro/napoli-sciopera/"><img class="size-large wp-image-8305 alignleft" title="napoli sciopera" src="/sito/wp-content/uploads/2015/02/napoli-sciopera-600x323.jpg" alt="" width="378" height="203" /></a>ne si sono susseguiti anche nel nostro Paese delle aggressioni di matrice neofascista e temiamo che, senza un’adeguata risposta, ci possano essere altri casi. Ma le risposte non sono semplici, non possono essere nè estetiche nè basate sulla semplice memoria della Resistenza. A 70 anni dalla Liberazione occorre sapersi sfidare, perché le nostre generazioni vivono nell’eterno presente e perché si rischia di vedere l’antifascismo quasi come un movimento folkloristico. Per questo immaginiamo che i prossimi mesi debbano vedere negli studenti un soggetto capace di costruire un collante di vertenze e lotte nelle periferie delle periferie, nei luoghi del disagio economico e sociale, nei territori devastati dalla dispersione scolastica e dalla disoccupazione. Dobbiamo invadere i campi di potenziale consenso alle nuove destre per indirizzare la rabbia e organizzarla. Oggi, la crescita delle destre è funzionale ai governi come quello italiano, tedesco o spagnolo, perché impongono (basti pensare alle nuove leggi sulla sicurezza in Spagna) una stretta securitaria e un inasprimento dei dispositivi di controllo. Dobbiamo impedire che la storia si ripeta nei suoi tratti più negativi: è una responsabilità in primis nostra, che viviamo ogni giorno i nostri quartieri densi di contraddizioni e le nostre scuole a pezzi dense di culture differenti.</p>
<p dir="ltr">Ma la necessità di aprire una stagione di partecipazione e cambiamento guarda anche ad altri fenomeni. Il 21 marzo saremo non a caso a Bologna in occasione della ventesima edizione della “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie”. Oggi parlare di mafie significa interrogarsi sugli intrecci di queste con chi in questi ultimi decenni ha governato le nostre città e i nostri territori. Il caso MOSE a Venezia, le indagini su EXPO, su Mafia Capitale e le ultime in Emilia Romagna, ci impongono di ricostruire una lettura che prenda atto della strutturalità della corruzione politica non tanto o<br />
non solo come questione morale ma come cifra di un vero e proprio asservimento dell&#8217;intervento pubblico nell&#8217;economia, negli anni della crisi, al solo fine del rafforzamento delle rendite e dell’imprenditoria famelica, a scapito del welfare, dei salari, dell&#8217;occupazione. Pensiamo che dai cortei, dalle autogestioni e dalle assemblee del 12 marzo, si possano avviare dei percorsi per rivendicare non soltanto la verità, ma delle risposte che parlino di nuovi investimenti in politiche sociali e istruzione. Bisogna ripartire da questi e smettere di continuare a favorire un modello di sviluppo che da centralità a grandi opere e ad una gestione criminale dei territori, favorendo soltanto i profitti in un misto di corruzione e mafia.</p>
<p dir="ltr">Vogliamo ripartire da queste riflessioni ritenendo che proprio dalle nostre scuole si possa costituire una proposta radicalmente alternativa al perpetrarsi delle ingiustizie e delle risposte populiste a fenomeni così complessi. Pensiamo ad una primavera in grado di mettere a frutto delle sperimentazioni di partecipazione nuove: è possibile scardinare dal basso i programmi etnocentrici e metodologie didattiche frontali? E’ possibile aprire una discussione diffusa su modelli di valutazione di sistema e individuali in grado di liberare i luoghi della formazione dai molteplici dispositivi di controllo che diventano sempre più strumenti per implementare la competizione e la guerra tra poveri? E’ altresì possibile ridefinire dal basso l’autonomia scolastica, liberandola dalla deriva aziendalista e propendendo invece verso l’originario obiettivo dell’autogoverno, fondato sull’implementazione della partecipazione studentesca e sulla determinazione degli obiettivi legati al contesto sociale ed economico? Noi vogliamo giocarcela tutta, perché pensiamo che solo se si ridisegna un’Altra scuola dal basso si può aspirare alla rottura delle catene che la designano come luogo di riproduzione di un sistema sociale ed economico ingiusto. Dalla liberazione dei saperi, dalla ridefinizione del ruolo della scuola nella società, non più luogo di scambio di nozioni tra utenti ed erogatori di servizi, ma fucina di sapere critico immersa nelle contraddizioni dei territori, passa buona parte della lotta ai nuovi fascismi, alla xenofobia, alle mafie che imperversano sempre più forti e che sopprimono ogni istanza di democrazia e giustizia sociale.</p>
<p dir="ltr">Ci rivolgiamo a tutte le studentesse e gli studenti e a tutti i soggetti che credono nella necessità di una riscossa democratica del Paese. Costruiamo il 12 marzo e immaginiamoci i prossimi mesi di mobilitazione. Oggi ci giochiamo una partita storica. La nostra generazione è un frammento di una più ampia fetta di subalterni, senza voce, che vive ai margini. Sembra che l’unica nostra prospettiva sia quella di accettare anni e anni di lavori sottopagati o gratuiti, non allineati ad anni di studi che ci sono costati un’occhio della testa, o direttamente la disoccupazione. Sembra che l’unica prospettiva sia la guerra con chi sta peggio di noi, in una società monopolizzata dalle paure. Qualcuno oggi ci dice di tornare nei nostri banchi, come se non stesse succedendo niente, come se dovessimo lasciar spazio a qualcun altro che metterà le cose a posto. Mai che invece si lasci spazio alle nostre idee e soluzioni. Per questo se il Governo e le élites economiche marciano compatti contro i nostri diritti e il nostro futuro, noi non faremo alcun passo indietro, neanche per prendere la rincorsa.</p>
<p>“Noi siamo il fuoco siamo il carnevale<br />
Saremo il rullo sopra lo stivale…”<br />
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