#occupytrieste: studenti ancora in piazza. 10/31/11
Da ormai due giorni una cinquantina di tende occupano piazza Unità, circondate da colorati striscioni, musica e piccole folle incuriosite. Chi osa scuotere l’infinito letargo triestino? Non pagheremo il debito ...
Da ormai due giorni una cinquantina di tende occupano piazza Unità, circondate da colorati striscioni, musica e piccole folle incuriosite. Chi osa scuotere l’infinito letargo triestino?
Non pagheremo il debito con il nostro futuro.
Terzo giorno
Studenti indignati, e un sacco incazzati: abbiamo deciso di portare avanti la protesta studentesca e globale, abbiamo scelto di riprenderci le nostre scuole per trasformarle in reali spazi di formazione e crescita, di occuparle/liberarle martedì 25 ottobre. Ci è stato impedito: una repressione rapida come non si era mai vista si è scatenata su di noi, con però il risultato di spronarci ulteriormente a continuare nella nostra lotta. Dalle scuole, trasformate in caserme, con tanto di telecamere, siamo quindi scesi in città, siamo scesi in Piazza Unità, e qui abbiamo stabilito il nostro campo base.
La nostra protesta è partita anni fa dalla lotta contro la distruzione della scuola pubblica, in tanti, tantissimi. E’ stato un percorso il nostro, che dalla scuola ha portato il nostro sguardo sul sistema in cui essa è collocata, ed abbiamo capito che la nostra protesta doveva centrarsi su di esso: abbiamo capito di non essere solo studenti, ma anche cittadini, cittadini senza un futuro.
Per questo abbiamo piantato le nostre tende proprio qua, per generalizzare la lotta, per coinvolgere in essa la città intera.
Organizziamo corsi dall’economia alla finanza, dalla politica alle energie alla TAV, per comprendere appieno il sistema, distribuiamo volantini, rispondiamo ad ogni vostra domanda. Discutiamo assieme nelle assemblee ogni decisione.
Siamo qui, affamati di democrazia, cultura, sapere.
Ci sentiamo parte di quel 99% che il 15 ottobre è sceso in piazza contro la dittatura finanziaria e contro la BCE, ci sentiamo parte di quel 99% che è ora estromesso dal processo democratico: occupiamo come a Wall Street, siamo indignati come in Spagna, e come in Val Susa siamo determinati a portare avanti la lotta per i beni comuni, dagli spazi all’energia.
Ci aspettiamo che chi come noi non trova o crede non troverà spazio nell’attuale sistema economico, chiunque creda che le persone vengano prima dei profitti, pianti con noi la sua tenda, partecipi alle assemblee, ai corsi.
Trasformeremo non solo le scuole in laboratori di partecipazione collettiva, cultura, democrazia ed informazione, ma la città intera.
Trieste engaged for global change
Siamo quindi qui uniti al resto del movimento per il cambiamento globale,ma non ci limitiamo a questo: portiamo avanti anche una lotta locale per i diritti ed i beni comuni.
Come rivendicazioni locali poniamo:
- un centro sociale autogestito: in questi giorni si è resa difatti evidente a tutta la città l’esistenza di un popolo attivo e creativo, senza però uno spazio in cui potersi riunire, in cui poter costruire e creare. La nostra è infatti una città zeppa di spazi vuoti, pubblici e privati, ma priva di uno spazio libero e comune
- una perizia edile delle scuole cittadine, in gran parte fatiscenti, dalle pareti instabili e dai soffitti/tetti cedevoli. Vogliamo avere la sicurezza di andare in una scuola a prova di crollo, non una scuola blindata e videosorvegliata.
- il diritto all’abitare: l’impegno per l’accesso garantito in base a reddito e alla condizione sociale a spazi abitativi attualmente esistenti per una giusta riassegnazione degli stessi.
- garanzia e tutela ai diritti primari: l’impegno per garante tutti i servizi necessari ad una vita dignitosa, quindi la possibilità di avere luce e gas anche per chi non ha accesso a un reddito minimo. Chiediamo quindi che il comune si impegni a creare accordi con gli organi preposti (ACEGAS).
- il rispetto della carta dei diritti del cittadino in formazione (comune), che garantisca il diritto al sapere, tramite la garanzia di accesso ad ogni fonte culturale; il diritto all’abitabilità dei luoghi di formazione (scuole aperte il pomeriggio agli studenti ed alle loro idee); il diritto alla mobilità (trasporto pubblico gratuito); il diritto alla casa e all’abitare, il diritto al coinvolgimento nelle scelte politiche ed economiche, il diritto all’autonomia sociale (reddito di cittadinanza), ed una nuova legge regionale sul diritto allo studio(regione)
- l’impegno dell’amministrazione verso l’ecosistema: ribadiamo la nostra totale opposizione al progette alta velocità, richiediamo l’impegno da parte del comune a promuovere politiche energetiche democratiche e condivise e il consumo equo e solidale
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Contro la violenza e il terrorismo gli studenti invitano a reagire.
La violenza cieca e criminale del terrorismo ha colpito ancora. Colpisce vittime innocenti, ragazzi, studenti nella loro scuola, presidio di legalità e spazio di giustizie e libertà, luogo in cui dovrebbe nascere la speranza di un futuro migliore, e che invece oggi è stato teatro di una orribile tragedia.
Il fatto che si possa morire a scuola è per noi inconcepibile da sempre, ma il fatto che questo accada in una dinamica folle ed omicida è un dato preoccupante che non può lasciarci in silenzio. Proprio in una scuola, che ha il nome della moglie del giudice Falcone, vittima di una violenza mafiosa, proprio in contemporanea al passaggio in città della carovana antimafia. Poco importa quale sia la pista, certo è che la violenza in questi territori, nel Sud Italia, è figlia di una cultura che deve essere distrutta e cancellata.
Indipendentemente dall'esito delle prime indagini, quello che oggi è successo è un atto gravissimo, senza precedenti. La risposta delle studentesse e degli studenti deve essere immediata, come quella di tutta la cittadinanza italiana, colpita ancora una volta al cuore, aggredendo al futuro del Paese, agli studenti. Per chi oggi è morto, per chi è ferito, senza motivo, solo perchè era uno studente con dei sogni, con delle passioni, con dei desideri, con un futuro di libertà per cui lottare.
Per chi aveva dei sogni che oggi sono stati spezzati dalla follia della cieca violenza. Perché non si può morire così, entrando a scuola. Non ci faremo terrorizzare, non possiamo darla vinta a chi vuole, attraverso la violenza e il terrorismo, mettere in scacco la democrazia nel nostro Paese e mettere a rischio la vita di innocenti.Non abbiamo paura di urlare, di opporre la conoscenza e la voglia di libertà alla vile azione violenta.
Come studenti non possiamo restare fermi. La solidarietà attiva, umana è una necessità senza la quale si rimane soli, senza la quale si perde il senso collettivo di una tragedia come questa. Chiediamo quindi di mobilitarci sin da subito, nelle piazze, davanti ai Comuni. A Brindisi saremo in piazza alle 18.00. Vi chiediamo di fare lo stesso in tutta Italia. Lo chiediamo, come studenti a tutta la cittadinanza italiana. Non restiamo fermi, bisogna reagire a questa violenza.
Contro la violenza e il terrorismo, scendiamo subito in piazza, insieme, uniti da un solo spirito e da quella voglia di libertà e democrazia che ancora una volta hanno provato a scalfire, ma che non potranno mai soffocare.
Martina Carpani, Presidente della Consulta Provinciale di Brindisi
Francesca Rossi, Studentessa di Brindisi, coordinatrice dell'UdS Brindisi
Giuseppe Campanelli, Portavoce regionale Rete della Conoscenza Puglia


a della pevenzione dei fenomeni discriminatori nell’ambiente classe; tutto questo mediante una sostanziale riforma di riqualificazione degli spazi scolastici pomeridiani ben oltre la tradizionale didattica frontale.
Si moltiplicano nelle Università iniziative per la promozione della prassi del doppio libretto - piccola soluzione - per studentesse e studenti in transito come provvedimento che tuteli il loro percorso di cambiamento, assicurando così un sereno percorso di studi: attualmente più di dieci gli atenei (Bari, i tre atenei di Roma, Salerno, Pisa, Napoli, Milano etc) in cui la proposta è in corso di discussione nei Comitati Pari Opportunità - in via di chiusura - o nei Senati Accademici, sul modello virtuoso inaugurato dall’Università di Torino. All’università di Fisciano uno sportello cogestito da Arcigay, Link e Cgil tutela i diritti delle persone LGBTQI, garantendo, oltre ai servizi, momenti di proposte programmatiche per l’Ateneo attraverso i rappresentanti di Link presenti negli organi di governance dell’ateneo.
Sempre a Salerno a partire da questa settimana saranno attivi militanti di Arcigay e della Rete nel far vivere nella città l’esperienza del Pride Park al parco Pinocchio, costruendo un percorso sociale e culturale forte nel capoluogo di provincia, che vada oltre la giornata del 17, e che vedrà il suo culmine nella parata del 26 maggio. All’università di Siena il 16 maggio un’intera giornata dedicata ai diritti LGBTQI, attraverso assemblee, workshop e cineforum promosse sempre in modo congiunto dalle due associazioni; a Bari il 15 e il 16 lezioni in piazza su diritti e omofobia: il 17 sarà inaugurata una targa al comune in memoria delle vittime dell’omocausto, e la sera verrà rilanciato il cross-kissing nelle strade della città. Le bandiere arcobaleno coloreranno le finestre di tante scuole da Piacenza a Campobasso, da Vimercate a Latina e tante altre ancora, con assemblee e dibattiti a tema. A Torino il 17 maggio verrà promosso un flash mob sotto l’Inps dalla Rete della Conoscenza come Alter Eva, Laboratorio Last e Studenti Indipendenti, per denunciare il modulo ICD9 chiedendo provocatoriamente la pensione in quanto omosessuali egodistonici.
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Non rassicurano affatto le ultime dichiarazioni di Profumo sul fatto che la scuola "ha già pagato tanto e non deve dare ancora", se l'alternativa è l'entrata dei privati nella gestione delle scuole come prevede la 















