NON SEI UN ROBOT – Campagna sugli Stages 2011

 

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Durante gli ultimi decenni abbiamo assistito allo svilupparsi di politiche neoliberiste sempre più sfrenate, che sono risultate inevitabilmente in una serie cambiamenti del mondo del lavoro, o come piace chiamarlo a qualcuno, mercato del lavoro. Cambiamenti quelli ai quali abbiamo assistito, che hanno significato una progressiva precarizzazione del mondo del lavoro, dovuta alla politica della flessibilità e quindi al cambiamento delle forme contrattuali, e l’adattamento del mondo della formazione al mondo del lavoro. Questo adattamento è avvenuto tramite lo sfruttamento della formazione professionale, la quale ha assunto più che una funzione formativa, una funzione di inserimento nel mondo della produzione e inevitabilmente dello sfruttamento.

In seguito all’inserimento della Terza Area, possiamo suddividere la scuola in tre aree, appunto:

  • Momenti di lezione frontale
  • Momenti di laboratorio
  • Formazione professionale

L’alternanza scuola-lavoro, ossia la terza area, è rivolta alle studentesse e agli studenti che abbiano assolto l’obbligo scolastico ed è regolarmente inserita nel Piano dell’Offerta Formativa.  Il soggetto in formazione viene letteralmente catapultato nel mondo del lavoro sotto l’occhio attento, si fa per dire, del tutor interno (un professore dell’istituto) e del tutor esterno (un supervisore interno all’azienda), ma resta comunque solo nel momento in cui non può appigliarsi a nessun pezzo di carta nel momento in cui potesse averne bisogna: lo studente  o la studentessa in stage non sono tutelati né dallo Statuto dei Lavoratori, né tantomeno dallo Statuto delle studentesse e degli studenti.  Teniamo sempre a mente che lo stagista non  è considerato assunto secondo un regolare contratto, indi per cui non gli sono garantiti né remunerazione, né tantomeno rimborso spese e così via discorrendo.

Cosa succede alla formazione professionale con la legge 133/08 allora? Il consistenti tagli di fondi all’istruzione hanno significato un netto taglio delle ore da trascorrere dietro i banchi, ma un netto aumento delle ore di flessibilità dedicate alla FP. I decreti attuativi di tale riforma spingono le scuole a formare un Comitato tecnico-scientifico al quale prendono parte lo stesso numero di soggetti interni alla scuola e personalità del mondo del lavoro.  Ma sappiamo quante scuole hanno dedicato una struttura all’alternanza scuola-lavoro? Solo il 56,66% (923) delle scuole monitorate se ne sono dotate, di cui solo 205 (il 22,23%) utilizzano al momento il Comitato Tecnico Scientifico.

Ora, dato che nel 96,99% dei casi lo stage viene presentato come strumento finalizzato allo sviluppo delle competenze, e nle 62% dei casi come strumento per l’aumento delle capacità di apprendimento, la domanda sorge spontanea. Come mai la possibilità di vivere un periodo nel mondo del lavoro come stagista non è aperta a tutti? E soprattutto come vengono scelte le studentesse e gli studenti che parteciperanno allo stage? Buttiamo giù ancora qualche numero.

  • 984 le richieste dagli studenti (60%)
  • 484 le richieste dai genitori (29%)
  • 467 le eccellenze da premiare (28%)
  • 330 gli studenti con scarsa motivazione (20%)
  • 659 gli studenti che hanno mostrato attitudini (40%)
  • 511 le domande presentate per altre motivazioni (31%)

Ecco come si ripresenta un’ennesima volta l’idea di combattere la demotivazione e la dispersione scolastica con l’inutile strumento del lavoro. Come si può motivare uno studente svogliato, eccellente o geniale che sia, propinandoli un’esperienza che tutto è tranne che formativa? Siamo convinti che ci sia bisogno di molta più attenzione da parte dei tutor interni alla condizione dello stagista nell’azienda, altrimenti si ricade sempre nel gioco dello stagista sfruttato per fare fotocopie, smistare la posta e fare il caffè. Non solo il/la stagista si trova in condizioni lavorative e formative molto precarie dettate dall’effettiva mancanza di un riconoscimento vero per lo stagista, ma si trova anche a contatto con un’idea malata di lavoro, l’idea della flessibilità, secondo la quale lo stage perde ogni tipo di valore, diventando universale e non funzionale allo sviluppo di precise abilità.

E poi la valutazione. Come si valuta uno stage? Chi lo valuta? Quanto influisce veramente nel percorso formativo di una studentessa o di uno studente? Uno stage viene valutato attraverso questionari di valutazione, compiti di realtà, griglie di osservazione, relazioni finali e varie schede di valutazione, nelle quali si cercano delle competenze ben precise, che possono essere stabilite a livello europeo, a livello di singolo istituto, al livello di assi culturali, e sono le competenze relative all’area di indirizzo e all’area di istruzione, le competenze relazionali, comunicative e sociali. Alla definizione della valutazione partecipano:

  • Tutor interno nell’85.93% dei casi
  • Tutor della struttura ospitante nell’83.77% dei casi
  • Singolo docente del consiglio di classe nel 20.53% dei casi
  • Esperti esterni nel 19.91% dei casi.

Dopo aver definito le modalità e le condizioni della valutazione, si valutano le competenze, a valutarle sono:

  • Consigli di classe nell’85.31% dei casi
  • L’azienda o la struttura ospitante nel 49.42%
  • Altri soggetti nell’8.97% dei casi

Dopo tutta questa trafila forse lo stagista vedrà riconosciuto il valore della sua esperienza, ma questo accade solo nel 64,5% degli I.I.S. dove siano previsti stage. L’esperienza viene riconosciuta:

  • Come credito formativo nel 75.35% dei casi
  • Come integrazione alla media dei voti nel 19.93% dei casi
  • Come integrazione al voto della singola disciplina nel 33,37% dei casi.

Inoltre è previsto, nella stessa percentuale sopra citata, il rilascio di un pezzo di carta che dice che stage abbiamo fatto e dove. Questo modello di certificato può essere:

  • Modello obbligo di istruzione nel 5.72% dei casi
  • Modello regionale il 16.97% delle volte
  • Modello interno all’istituto nel 76.55% dei casi
  • Altro tipo di modello il 6% delle volte.

 

Dopo questo scorrere continuo di numeri e percentuali, possiamo ribadire che la situazione non è affatto come la vogliamo noi!

Noi vogliamo formarci in un sistema dove non bisogna porsi la domanda: Posso permettermelo? Vogliamo degli stage che prevedano il rimborso delle spese di trasporto verso il luogo di lavoro. Vogliamo altrettanto degli stage meno selettivi, che possano permettere un’ampia partecipazione e non una partecipazione destinata a pochi.

Noi vogliamo degli stage partecipati, che non ci annoino, e soprattutto vogliamo il confronto costante con altri stagisti e con i tutor, interno ed esterno, che devono diventare figure di spessore e non più jolly da giocare al momento del bisogno.

Vogliamo uno statuto per le studentesse e gli studenti in stage, perchè anche gli stagisti hanno diritto ad una carta che stabilisca i loro diritti e i loro doveri, vogliamo che sia garantito il rimborso spese, il tutoraggio ed una valutazione vera.

Siamo realisti, pretendiamo l’impossibile.

 

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Normativa di riferimento scuola lavoro e stage (13412)

Modello di statuto per le studentesse e gli studenti in stage (3172)

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