Londra lancia le prime 24 scuole “libere” Studi scelti da insegnanti, genitori e studenti 09/06/11
da repubblica.it – Il progetto, per ora limitato ad un numero ristretto di istituti scolastici, potrebbe però estendersi il prossimo anno ad altri 323 centri d’istruzione. Sono sovvenzionate da fondi ...
da repubblica.it – Il progetto, per ora limitato ad un numero ristretto di istituti scolastici, potrebbe però estendersi il prossimo anno ad altri 323 centri d’istruzione. Sono sovvenzionate da fondi pubblici
LONDRA – La nazione delle uniformi scolastiche, delle rette da 30 mila sterline l’anno, della discriminazione tra scuole private di elite e scuole statali con il metal detector, lancia un nuovo esperimento: le scuole “libere”. Si chiamano proprio così, “free schools”, e quello da cui sono libere è il curriculum studi imposto dal ministero dell’Istruzione. Da quest’anno, in Gran Bretagna, in certe scuole si potrà studiare come vogliono il preside, gli insegnanti, i genitori e in certa misura pure gli allievi, che una qualche voce in capitolo con il papà e la mamma ce l’avranno. E il risultato è una scuola per tutti i gusti: ci saranno quelle all’antica, che tornano al passato, dove gli scolari sono obbligati a studiare il latino fin dalla prima elementare, e quelle d’avanguardia, dove si praticano yoga e meditazione.
Per adesso si tratta di un progetto limitato: su 323 associazioni scolastiche, formate da insegnanti e genitori, che avevano fatto richiesta al ministero di essere inserite nell’elenco delle “scuole libere”, soltanto 24 hanno ricevuto l’approvazione e sono dunque pronte per partire con il nuovo sistema all’inizio dell’anno scolastico 2011-2012. Ma se l’iniziativa avrà successo, come si dice sempre in questi casi, il numero delle “free schools” potrebbe aumentare. L’idea fa parte del programma del governo conservatore di David Cameron di dare più autonomia alla gente di organizzare la propria vita sociale come preferisce, assumendosi più responsabilità ma ricevendo anche più diritti. Se questa formula, conosciuta come “Big Society” (Grande Società), viene accusata però di mascherare con il volontariato e l’individualismo la drastica riduzione della spesa pubblica attuata dal governo per ridurre il debito, nel caso della scuola la situazione è tuttavia un po’ diversa.
Le “scuole libere” non appartengono infatti alle scuole private, bensì figurano tra quelle statali, ossia sovvenzionate da fondi pubblici. L’obiettivo dichiarato del governo era di dare così una maggiore varietà di corsi, più indipendenza e più creatività a un settore – quello della scuola di stato – che langue da anni. Le scuole statali, in questo paese, sono raramente considerate buone dal punto di vista accademico, cioè in grado di assicurare ai propri allievi un ingresso nelle migliori università e dunque un buon lavoro quando saranno grandi. Basti dire che, sebbene solo il 7 per cento delle famiglie mandano i figli alle costosissime scuole private (dove la retta si aggira intorno all’equivalente di 35 mila euro l’anno – diciamo 100 mila euro l’anno per tredici anni, per una famiglia con tre bambini, come il prezzo di una casa di lusso), quel 7 per cento di studenti occupa poi il 40-50 per cento dei posti da giudice, da manager, da avvocato, da deputato, insomma i mestieri più prestigiosi e meglio retribuiti.
Le “free school” dovrebbero, sulla carta, offrire un’alternativa a questa disparità sociale. Il ministro dell’Istruzione Michael Gove aveva infatti promesso che la maggior parte sarebbero state scelte nei quartieri più poveri. Ma un’indagine del quotidiano Guardian di Londra afferma invece che le prescelte sono in maggioranza situate in quartieri della classe media. In sostanza, il governo conservatore avrebbe cercato di fare un favore ai propri elettori, poiché è la classe media a sentirsi strozzata dai costi esorbitanti delle scuole private e a cercare disperatamente altre soluzioni: per questo tante famiglie della middle-class se ne vanno dal centro di Londra e si stabiliscono nei sobborghi, dove è relativamente più facile trovare scuole statali senza i problemi di degrado, violenza e scarso livello accademico che hanno in città.
Ci sono eccezioni. La London Academy of Excellence, a Newham, nell’East End di Londra, ambisce espressamente ad aiutare i giovani delle classi meno abbienti a trovare posto in università di elite come Oxford e Cambridge. Ma secondo Mary Bousted, segretario generale dell’Associazione Insegnanti Atl, “nel complesso il sistema delle scuole libere è totalmente non democratico e porta via considerevoli fondi pubblici a detrimento di chi ne avrebbe più bisogno”. Come che sia, il progetto è partito, e non comprende solo scuole super-tradizionaliste che insegnano il latino dalle elementari o ultra-moderne che insegnano yoga e meditazione: ci sono anche varie scuole legate a confessioni religiose, inclusa una di Nottingham di cristiani fondamentalisti che definisce Darwin e il creazionismo soltanto “una teoria”. In un sondaggio pubblicato domenica dal Sunday Times, l’opinione pubblica appare divisa: il 35 per cento è a favore dell’iniziativa, il 38 per cento è contrario, il resto sono incerti. La vera libertà, dicono gli oppositori, sarebbe una buona scuola statale per tutti: ma una scuola del genere non è nel futuro del Regno Unito. Se c’è una cosa che insegnano esperimenti come le “scuole libere”, forse è che dovremmo rivalutare la scuola italiana, con tutti i suoi problemi e difetti.
di ENRICO FRANCESCHINI
(05 settembre 2011)
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Contro la violenza e il terrorismo gli studenti invitano a reagire.
La violenza cieca e criminale del terrorismo ha colpito ancora. Colpisce vittime innocenti, ragazzi, studenti nella loro scuola, presidio di legalità e spazio di giustizie e libertà, luogo in cui dovrebbe nascere la speranza di un futuro migliore, e che invece oggi è stato teatro di una orribile tragedia.
Il fatto che si possa morire a scuola è per noi inconcepibile da sempre, ma il fatto che questo accada in una dinamica folle ed omicida è un dato preoccupante che non può lasciarci in silenzio. Proprio in una scuola, che ha il nome della moglie del giudice Falcone, vittima di una violenza mafiosa, proprio in contemporanea al passaggio in città della carovana antimafia. Poco importa quale sia la pista, certo è che la violenza in questi territori, nel Sud Italia, è figlia di una cultura che deve essere distrutta e cancellata.
Indipendentemente dall'esito delle prime indagini, quello che oggi è successo è un atto gravissimo, senza precedenti. La risposta delle studentesse e degli studenti deve essere immediata, come quella di tutta la cittadinanza italiana, colpita ancora una volta al cuore, aggredendo al futuro del Paese, agli studenti. Per chi oggi è morto, per chi è ferito, senza motivo, solo perchè era uno studente con dei sogni, con delle passioni, con dei desideri, con un futuro di libertà per cui lottare.
Per chi aveva dei sogni che oggi sono stati spezzati dalla follia della cieca violenza. Perché non si può morire così, entrando a scuola. Non ci faremo terrorizzare, non possiamo darla vinta a chi vuole, attraverso la violenza e il terrorismo, mettere in scacco la democrazia nel nostro Paese e mettere a rischio la vita di innocenti.Non abbiamo paura di urlare, di opporre la conoscenza e la voglia di libertà alla vile azione violenta.
Come studenti non possiamo restare fermi. La solidarietà attiva, umana è una necessità senza la quale si rimane soli, senza la quale si perde il senso collettivo di una tragedia come questa. Chiediamo quindi di mobilitarci sin da subito, nelle piazze, davanti ai Comuni. A Brindisi saremo in piazza alle 18.00. Vi chiediamo di fare lo stesso in tutta Italia. Lo chiediamo, come studenti a tutta la cittadinanza italiana. Non restiamo fermi, bisogna reagire a questa violenza.
Contro la violenza e il terrorismo, scendiamo subito in piazza, insieme, uniti da un solo spirito e da quella voglia di libertà e democrazia che ancora una volta hanno provato a scalfire, ma che non potranno mai soffocare.
Martina Carpani, Presidente della Consulta Provinciale di Brindisi
Francesca Rossi, Studentessa di Brindisi, coordinatrice dell'UdS Brindisi
Giuseppe Campanelli, Portavoce regionale Rete della Conoscenza Puglia


a della pevenzione dei fenomeni discriminatori nell’ambiente classe; tutto questo mediante una sostanziale riforma di riqualificazione degli spazi scolastici pomeridiani ben oltre la tradizionale didattica frontale.
Si moltiplicano nelle Università iniziative per la promozione della prassi del doppio libretto - piccola soluzione - per studentesse e studenti in transito come provvedimento che tuteli il loro percorso di cambiamento, assicurando così un sereno percorso di studi: attualmente più di dieci gli atenei (Bari, i tre atenei di Roma, Salerno, Pisa, Napoli, Milano etc) in cui la proposta è in corso di discussione nei Comitati Pari Opportunità - in via di chiusura - o nei Senati Accademici, sul modello virtuoso inaugurato dall’Università di Torino. All’università di Fisciano uno sportello cogestito da Arcigay, Link e Cgil tutela i diritti delle persone LGBTQI, garantendo, oltre ai servizi, momenti di proposte programmatiche per l’Ateneo attraverso i rappresentanti di Link presenti negli organi di governance dell’ateneo.
Sempre a Salerno a partire da questa settimana saranno attivi militanti di Arcigay e della Rete nel far vivere nella città l’esperienza del Pride Park al parco Pinocchio, costruendo un percorso sociale e culturale forte nel capoluogo di provincia, che vada oltre la giornata del 17, e che vedrà il suo culmine nella parata del 26 maggio. All’università di Siena il 16 maggio un’intera giornata dedicata ai diritti LGBTQI, attraverso assemblee, workshop e cineforum promosse sempre in modo congiunto dalle due associazioni; a Bari il 15 e il 16 lezioni in piazza su diritti e omofobia: il 17 sarà inaugurata una targa al comune in memoria delle vittime dell’omocausto, e la sera verrà rilanciato il cross-kissing nelle strade della città. Le bandiere arcobaleno coloreranno le finestre di tante scuole da Piacenza a Campobasso, da Vimercate a Latina e tante altre ancora, con assemblee e dibattiti a tema. A Torino il 17 maggio verrà promosso un flash mob sotto l’Inps dalla Rete della Conoscenza come Alter Eva, Laboratorio Last e Studenti Indipendenti, per denunciare il modulo ICD9 chiedendo provocatoriamente la pensione in quanto omosessuali egodistonici.
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Non rassicurano affatto le ultime dichiarazioni di Profumo sul fatto che la scuola "ha già pagato tanto e non deve dare ancora", se l'alternativa è l'entrata dei privati nella gestione delle scuole come prevede la 















