Guerra alla scuola pubblica: inizia il quarto anno 09/01/11
da il Manifesto – Nel quarto anno della guerra contro la scuola pubblica è arrivato il tempo di interderci sulleparole. Quando il ministro dell’Istruzione Gelmini sostiene, com’è avvenuto ieri in ...
da il Manifesto – Nel quarto anno della guerra contro la scuola pubblica è arrivato il tempo di interderci sulleparole. Quando il ministro dell’Istruzione Gelmini sostiene, com’è avvenuto ieri in occasione dellaconferenza stampa sull’inizio dell’anno scolastico, che sarà «regolare» significa che è confermato il blocco degli scatti di anzianità che colpisce docenti e personale amministrativo.
Quando Gelmini afferma che la scuola è stata risparmiata da un nuovo tsunami di 11 miliardi di tagli alle spese dei ministeri previsto dalla manovra correttiva non dice il vero, salvo correggersi in tempo reale: il taglio all’istruzione ci sarà, ma non inciderà sugli organici e sul funzionamento delle scuole. Verrà riassorbito da una razionalizzazione della spesa: 700 milioni di euro ottenuti dalla digitalizzazione e 300 dalla rescissione dei contratti con le ditte esterne delle pulizie.
Non è la prima volta che questa cifra viene rivendicata dal ministro. Ammesso che sia vera, e non il consueto gioco delle tre carte, si può concludere che il «risparmio» sulla scuola sarà di un miliardo e andrà ad aggiungersi agli otto tagliati da Tremonti dal 2008. Ma non è finita qui. Sempre ieri Gelmini ha rivenduto alla stampa l’assunzione degli oltre 66.300 docenti (30.300) e personale Ata (36 mila). La cifra è vera, ma nasconde un’altra realtà inquietante: le assunzioni annunciate nel biennio 2012-2013 verranno autorizzate dal ministero dell’Econonia. Quindi il numero massimo di assunzioni preventivate, 29 mila tra docenti e personale Ata, all’anno è solo una previsione e dipenderà dai capricci di Tremonti.
Il Ministro non si è soffermata nemmeno su un aspetto forse per lei minore, ma di sicurosostanziale per i nuovi assunti: per effetto del blocco dei contratti per il pubblico impiego e del blocco degli scatti di anzianità, i nuovi docenti percepiranno un salario differenziale. Dovranno cioè aspettare sei anni prima di avere un aumento di stipendio. Per la prima volta nella scuola ci sarà una categoria di insegnanti, assunti regolarmente, che percepirà meno dei colleghi pari grado.
Quella dei neo-assunti è una vicenda che nasconde particolari ancora più imbarazzanti. E’ come se il governo avesse fatto una concessione e, dopo averla dovuta ingoiare, ha iniziato a vendicarsi complicando sempre di più modalità e condizioni vessatorie. Tra gli oltre 66 mila posti elargiti, almeno 10 mila docenti verranno assegnati sulla base delle vecchie graduatorie.
Si tratta di una norma di dubbia legittimità costituzionale destinata ad aumentare il caos durante le operazioni di inizio d’anno. E non basta ancora: i docenti immessi in ruolo a partire dal 1. settembre non potranno spostarsi di provincia per i primi cinque anni.
Sempre nel saluto di inizio anno Mariastella Gelmini ha sottolineato che l’accorpamento degli istituti scolastici contenuto già nel decreto sviluppo non comporta la riduzione di 3 mila dirigenti scolastici, ma solo di mille. Per capire questo concetto bisogna ricorrere ad un’equazione.
Se saranno mille i presidi ridotti, e si sopprimono allo stesso tempo 1100 scuole, mentre quelle che non avranno un preside saranno almeno il doppio – è la stima della rivista Tutto Scuola – il risultato è il seguente: ci saranno dirigenti che seguiranno due scuole allo stesso tempo. Se invece la riduzione fosse di 3 mila, il numero di scuole per dirigente scolastico potrebbe aumentare.
La vera chicca del discorso di ieri è stato l’augurio che Gelmini si è fatta a proposito del «rafforzamento del patto tra le generazioni, sperando che i ritocchi alle pensioni non penalizzino i giovani». Questa frase è stata pronunciata poco dopo l’affondamento della norma che sopprimeva il riscatto della laurea. «Non commento la retromarcia dell’esecutivo – ha commentato Gelmini – l’importante però è non creare un dislivello pensionistico». Se ne faccia una ragione, il Ministro: quel «dislivello» resta, con o senza norma. In compenso, gli spin doctor di Viale Trastevere avrebbero potuto suggerirle che, almeno su questo punto, Gelmini aveva visto giusto. A nessuno però è venuta in mente un’idea così balzana.
di Roberto Ciccarelli
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Contro la violenza e il terrorismo gli studenti invitano a reagire.
La violenza cieca e criminale del terrorismo ha colpito ancora. Colpisce vittime innocenti, ragazzi, studenti nella loro scuola, presidio di legalità e spazio di giustizie e libertà, luogo in cui dovrebbe nascere la speranza di un futuro migliore, e che invece oggi è stato teatro di una orribile tragedia.
Il fatto che si possa morire a scuola è per noi inconcepibile da sempre, ma il fatto che questo accada in una dinamica folle ed omicida è un dato preoccupante che non può lasciarci in silenzio. Proprio in una scuola, che ha il nome della moglie del giudice Falcone, vittima di una violenza mafiosa, proprio in contemporanea al passaggio in città della carovana antimafia. Poco importa quale sia la pista, certo è che la violenza in questi territori, nel Sud Italia, è figlia di una cultura che deve essere distrutta e cancellata.
Indipendentemente dall'esito delle prime indagini, quello che oggi è successo è un atto gravissimo, senza precedenti. La risposta delle studentesse e degli studenti deve essere immediata, come quella di tutta la cittadinanza italiana, colpita ancora una volta al cuore, aggredendo al futuro del Paese, agli studenti. Per chi oggi è morto, per chi è ferito, senza motivo, solo perchè era uno studente con dei sogni, con delle passioni, con dei desideri, con un futuro di libertà per cui lottare.
Per chi aveva dei sogni che oggi sono stati spezzati dalla follia della cieca violenza. Perché non si può morire così, entrando a scuola. Non ci faremo terrorizzare, non possiamo darla vinta a chi vuole, attraverso la violenza e il terrorismo, mettere in scacco la democrazia nel nostro Paese e mettere a rischio la vita di innocenti.Non abbiamo paura di urlare, di opporre la conoscenza e la voglia di libertà alla vile azione violenta.
Come studenti non possiamo restare fermi. La solidarietà attiva, umana è una necessità senza la quale si rimane soli, senza la quale si perde il senso collettivo di una tragedia come questa. Chiediamo quindi di mobilitarci sin da subito, nelle piazze, davanti ai Comuni. A Brindisi saremo in piazza alle 18.00. Vi chiediamo di fare lo stesso in tutta Italia. Lo chiediamo, come studenti a tutta la cittadinanza italiana. Non restiamo fermi, bisogna reagire a questa violenza.
Contro la violenza e il terrorismo, scendiamo subito in piazza, insieme, uniti da un solo spirito e da quella voglia di libertà e democrazia che ancora una volta hanno provato a scalfire, ma che non potranno mai soffocare.
Martina Carpani, Presidente della Consulta Provinciale di Brindisi
Francesca Rossi, Studentessa di Brindisi, coordinatrice dell'UdS Brindisi
Giuseppe Campanelli, Portavoce regionale Rete della Conoscenza Puglia


a della pevenzione dei fenomeni discriminatori nell’ambiente classe; tutto questo mediante una sostanziale riforma di riqualificazione degli spazi scolastici pomeridiani ben oltre la tradizionale didattica frontale.
Si moltiplicano nelle Università iniziative per la promozione della prassi del doppio libretto - piccola soluzione - per studentesse e studenti in transito come provvedimento che tuteli il loro percorso di cambiamento, assicurando così un sereno percorso di studi: attualmente più di dieci gli atenei (Bari, i tre atenei di Roma, Salerno, Pisa, Napoli, Milano etc) in cui la proposta è in corso di discussione nei Comitati Pari Opportunità - in via di chiusura - o nei Senati Accademici, sul modello virtuoso inaugurato dall’Università di Torino. All’università di Fisciano uno sportello cogestito da Arcigay, Link e Cgil tutela i diritti delle persone LGBTQI, garantendo, oltre ai servizi, momenti di proposte programmatiche per l’Ateneo attraverso i rappresentanti di Link presenti negli organi di governance dell’ateneo.
Sempre a Salerno a partire da questa settimana saranno attivi militanti di Arcigay e della Rete nel far vivere nella città l’esperienza del Pride Park al parco Pinocchio, costruendo un percorso sociale e culturale forte nel capoluogo di provincia, che vada oltre la giornata del 17, e che vedrà il suo culmine nella parata del 26 maggio. All’università di Siena il 16 maggio un’intera giornata dedicata ai diritti LGBTQI, attraverso assemblee, workshop e cineforum promosse sempre in modo congiunto dalle due associazioni; a Bari il 15 e il 16 lezioni in piazza su diritti e omofobia: il 17 sarà inaugurata una targa al comune in memoria delle vittime dell’omocausto, e la sera verrà rilanciato il cross-kissing nelle strade della città. Le bandiere arcobaleno coloreranno le finestre di tante scuole da Piacenza a Campobasso, da Vimercate a Latina e tante altre ancora, con assemblee e dibattiti a tema. A Torino il 17 maggio verrà promosso un flash mob sotto l’Inps dalla Rete della Conoscenza come Alter Eva, Laboratorio Last e Studenti Indipendenti, per denunciare il modulo ICD9 chiedendo provocatoriamente la pensione in quanto omosessuali egodistonici.
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Non rassicurano affatto le ultime dichiarazioni di Profumo sul fatto che la scuola "ha già pagato tanto e non deve dare ancora", se l'alternativa è l'entrata dei privati nella gestione delle scuole come prevede la 















