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Docenti Nord vs Sud, annullato l’emendamento. Paura del Governo? 06/15/11

Notizia fresca è l’eliminazione all’interno del DL sviluppo dell’emendamento proposto dall’On. Paola Goisis, la quale pretendeva che i docenti residenti nel territorio in cui decidevano di insegnare ricevessero 40 punti ...


Notizia fresca è l’eliminazione all’interno del DL sviluppo dell’emendamento proposto dall’On. Paola Goisis, la quale pretendeva che i docenti residenti nel territorio in cui decidevano di insegnare ricevessero 40 punti in graduatoria in più degli altri docenti che avevano intenzione di insegnare in quello stesso territorio, ma avendone un’altro di provenienza.

Ma l’obiettivo di escludere dalle scuole del Nord Italia i docenti meridionali è tutt’altro che nuovo. Già in precedenti occasioni la Lega Nord aveva dato dimostrazioni grottesche di questo tipo che, nonostante facciamo inorridire qualsiasi persona civile, hanno ormai smesso di sorprendere.

Come si diceva, l’emendamento sarebbe dovuto essere inserito all’interno del ‘DL sviluppo’, uno dei tanti decreti legge in cui il governo inserisce di tutto e di più, per far passare norme che garantiscono grandi e piccoli interessi, di lobby o di partito, così che le leggi passino ma non se ne accorga nessuno per la quantità di elementi che tengono assieme. Il ‘DL sviluppo’ infatti è stato fatto passare con un voto unico per ben 130 emendamenti che variavano dall’arruolamento dei docenti scolastici alla concessione demaniale delle spiagge.

Anche nel caso delle concessioni demaniali l’emendamento è stato ritirato. Anche in questo caso si trattava di una norma scandalo che prevedeva concessioni per 90 anni dei tratti di costa all’offensivo prezzo di 0,93 euro al metro quadro. Offensivo perchè mettere in mano ai privati un bene naturale cui tutti hanno diritto di accedere, che viene esposto a rischio di cementificazione e stupro naturalistico è un’offesa all’umanità.

Il governo però ha avuto paura. I referendum hanno espresso una posizione chiara, ma soprattutto hanno dato avvio a un motore di cambiamento. Un motore di una pacifica riappropriazione dei beni comuni, della voglia di dire basta a 20 anni di neoliberismo, della possibilità di invertire la rotta sul piano politico. Il referendum ha prodotto un risultato politico, la vittoria dei movimenti dal basso, dell’espressione della democrazia. Il governo trema di fronte al terreno che gli scompare sotto i piedi. Evita che vengano approvate norma rilevati per nascondere i pasticci che nonostante tutto continuano ad avvenire.

Infatti resta il mistero sull’inserimento dell’agenzia per il controllo dei servizi idrici che viene definita da parlamentari del PD come “un gioco di poltrone” che va contro l’espressione popolare dei referendum, mentre Germanà del PDL la definisce semplicemente come “un’agenzia di controllo”. Un dato rimane certo, gli equilibri politici interni alla maggioranza hanno ricevuto uno scossone ancora più forte che dalle elezioni amministrative, il consenso di Berlusconi nel paese è ai minimi storici, partendo dai temi e dai contenuti, per una volta, si sta riuscendo ad incrinare un modello di potere rovesciando concretamente e mettendogli paura.


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