Diritto allo studio: ecco cosa vogliamo! 09/28/11
Se parliamo di diritto allo studio,ci riferiamo a quel principio fondamentale secondo cui ogni persona, al di à delle sue condizioni etniche, anagrafiche, sociali ed economiche, deve avere la possibilità ...
Se parliamo di diritto allo studio,ci riferiamo a quel principio fondamentale secondo cui ogni persona, al di à delle sue condizioni etniche, anagrafiche, sociali ed economiche, deve avere la possibilità di accrescere il proprio bagaglio culturale sviluppando così al massimo le sue potenzialità cognitive. Questo sacrosanto principio è risulta indispensabile per il futuro di qualunque democrazia, e rappresenta un ambito che nessun governo può permettersi di non sostenere , economicamente e politicamente, e che, nel nostro Paese, è in uno stato di semi-abbandono.
La formazione, che rappresenta una delle poche strade per uscire da una crisi che è sociale e politica, oltre che economica, è vista purtroppo come una voce di bilancio da tagliare per fare in modo di rientrare nei conti e cancellare quel famigerato debito pubblico che non fa piacere al dio “mercato finanziario”.
Per affrontare infatti un discorso generale sul diritto allo studio in Italia si deve partire da questo triste dato di fatto, e cioè che la gamma, ampia, di diritti e tutele in difesa il percorso formativo degli individui, sono considerati dai governanti una spesa, e non un investimento; questa premessa ci permette di capire il perché ogni anno le leggi regionali, pochissime, promosse in tempi recenti, di avanguardia sul piano dei diritti, non vedono finanziamenti adeguati, ma anzi tagli continui.
Altro grande problema a cui dobbiamo far fronte è quello della enorme disprità tra le regioni d’Italia; è inconcepibile, eppure è un dato di fatto, che da regione a regione ci sia un cambiamento di diritti nell’ambito della formazione. Ad esempio molte regioni presentano leggi regionali precedenti al 1990, come quella del Piemonte datata 1985 o quella della Basilicata che risale addirittura al 1979, mentre solamente in 7 regioni abbiamo leggi regionali varate dopo l’anno 2000.
Questo denota non solo una disparità “anagrafica”, ma soprattutto una rispetto ai diritti che, evidentemente, sono maggiori e in forma diversa nelle leggi più recenti. In ogni caso non è ammissibile che da regione a regione questi cambino, e mentre nella regione X c’è ad esempio possibilità di comodato d’uso di libri di testo o la possibilità di usufruire di una carta di cittadinanza studentesca, nella regione Y ci si ritrova col sistema del Buono Scuola che, di fatto, mette in forte disparità lo studente della scuola pubblica da quello della suola privata.
Ciò denota non solo la prosecuzione del trend negativo che vede tutelati solo coloro che pagano per potersi formare, ma anche un notevole calo di possibilità di sbocchi lavorativi e di formazione di qualità per chi non può permettersi il lusso di una scuola privata.
L’Unione degli Studenti, sin dalla propria nascita nel 1994, denuncia fortemente questa realtà dei fatti, chiedendo non solo il riconoscimento del diritto allo studio come elemento fondamentale per la democrazia del Paese, ma anche che in tutte le regioni ci sia parità di diritti.
Questo obbiettivo, per nulla impossibile e lontano dalla realtà, lo si può raggiungere solamente attraverso una Legge Quadro Nazionale che vada a regolamentare in egual modo il percorso dei soggetti in formazione in tutta la Penisola, evitando così che ci siano inutili disparità.
Evidentemente però una legge nazionale non basterebbe a risolvere tutti i problemi. Appare di fondamentale importanza ricorrere a misure di finanziamento maggiori rispetto a quelle che vengono prese attualmente, che facciano in modo che il diritto allo studio sia una realtà di cui tutti possano usufruire, non leggi ottime sulla carta, ma inapplicabili per la mancanza di soldi. Esempio lampante di ciò è la Campania con una delle leggi regionali più recenti e all’avanguardia rispetto al diritto allo studio, ma che non vede mai finanziamenti.
E’ inoltre fondamentale sfatale il mito dello studente come cittadino-parassita senza diritti: le studentesse e gli studenti devono vedere riconosciuta la validità formale della formazione anche fuori dalle aule scolastiche, ricevendo tutti i mezzi per accedere a tutti i canali formativi, come sono ad esempio cinema, teatro, libri, musica etc. Per far sì che tutto ciò sia possibile è necessario che venga garantita a tutte e tutti una carta di cittadinanza studentesca che superi la formula della carta ioStudio, rivelatasi un vero e proprio fallimento, e venga vista come un vero passe-par tout per accedere a quei canali culturali extra-scolastici.
Assumendo per certo che questo modello di diritto allo studio e di stato sociale sono ormai obsoleti per le necessità con le quali abbiamo a che fare, e assumendo anche il fatto che la formazione è alla base di ogni evoluzione, c’è da affermare che senza l’avanzamento di progetti come la carta di cittadinanza studentesca e la legge quadro nazionale sul diritto allo studio, non sarai mai possibile passare ad un modello di stato sociale nuovo, basato sulla formazione e sull’apprendimento, il learn-fare, che riporti lo stato delle cose ad un livello quantomeno costituzionale, permettendo a tutte e tutti il libero accesso all’istruzione come sancito dagli articoli 33 e 34 della costituzione italiana.
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Contro la violenza e il terrorismo gli studenti invitano a reagire.
La violenza cieca e criminale del terrorismo ha colpito ancora. Colpisce vittime innocenti, ragazzi, studenti nella loro scuola, presidio di legalità e spazio di giustizie e libertà, luogo in cui dovrebbe nascere la speranza di un futuro migliore, e che invece oggi è stato teatro di una orribile tragedia.
Il fatto che si possa morire a scuola è per noi inconcepibile da sempre, ma il fatto che questo accada in una dinamica folle ed omicida è un dato preoccupante che non può lasciarci in silenzio. Proprio in una scuola, che ha il nome della moglie del giudice Falcone, vittima di una violenza mafiosa, proprio in contemporanea al passaggio in città della carovana antimafia. Poco importa quale sia la pista, certo è che la violenza in questi territori, nel Sud Italia, è figlia di una cultura che deve essere distrutta e cancellata.
Indipendentemente dall'esito delle prime indagini, quello che oggi è successo è un atto gravissimo, senza precedenti. La risposta delle studentesse e degli studenti deve essere immediata, come quella di tutta la cittadinanza italiana, colpita ancora una volta al cuore, aggredendo al futuro del Paese, agli studenti. Per chi oggi è morto, per chi è ferito, senza motivo, solo perchè era uno studente con dei sogni, con delle passioni, con dei desideri, con un futuro di libertà per cui lottare.
Per chi aveva dei sogni che oggi sono stati spezzati dalla follia della cieca violenza. Perché non si può morire così, entrando a scuola. Non ci faremo terrorizzare, non possiamo darla vinta a chi vuole, attraverso la violenza e il terrorismo, mettere in scacco la democrazia nel nostro Paese e mettere a rischio la vita di innocenti.Non abbiamo paura di urlare, di opporre la conoscenza e la voglia di libertà alla vile azione violenta.
Come studenti non possiamo restare fermi. La solidarietà attiva, umana è una necessità senza la quale si rimane soli, senza la quale si perde il senso collettivo di una tragedia come questa. Chiediamo quindi di mobilitarci sin da subito, nelle piazze, davanti ai Comuni. A Brindisi saremo in piazza alle 18.00. Vi chiediamo di fare lo stesso in tutta Italia. Lo chiediamo, come studenti a tutta la cittadinanza italiana. Non restiamo fermi, bisogna reagire a questa violenza.
Contro la violenza e il terrorismo, scendiamo subito in piazza, insieme, uniti da un solo spirito e da quella voglia di libertà e democrazia che ancora una volta hanno provato a scalfire, ma che non potranno mai soffocare.
Martina Carpani, Presidente della Consulta Provinciale di Brindisi
Francesca Rossi, Studentessa di Brindisi, coordinatrice dell'UdS Brindisi
Giuseppe Campanelli, Portavoce regionale Rete della Conoscenza Puglia


a della pevenzione dei fenomeni discriminatori nell’ambiente classe; tutto questo mediante una sostanziale riforma di riqualificazione degli spazi scolastici pomeridiani ben oltre la tradizionale didattica frontale.
Si moltiplicano nelle Università iniziative per la promozione della prassi del doppio libretto - piccola soluzione - per studentesse e studenti in transito come provvedimento che tuteli il loro percorso di cambiamento, assicurando così un sereno percorso di studi: attualmente più di dieci gli atenei (Bari, i tre atenei di Roma, Salerno, Pisa, Napoli, Milano etc) in cui la proposta è in corso di discussione nei Comitati Pari Opportunità - in via di chiusura - o nei Senati Accademici, sul modello virtuoso inaugurato dall’Università di Torino. All’università di Fisciano uno sportello cogestito da Arcigay, Link e Cgil tutela i diritti delle persone LGBTQI, garantendo, oltre ai servizi, momenti di proposte programmatiche per l’Ateneo attraverso i rappresentanti di Link presenti negli organi di governance dell’ateneo.
Sempre a Salerno a partire da questa settimana saranno attivi militanti di Arcigay e della Rete nel far vivere nella città l’esperienza del Pride Park al parco Pinocchio, costruendo un percorso sociale e culturale forte nel capoluogo di provincia, che vada oltre la giornata del 17, e che vedrà il suo culmine nella parata del 26 maggio. All’università di Siena il 16 maggio un’intera giornata dedicata ai diritti LGBTQI, attraverso assemblee, workshop e cineforum promosse sempre in modo congiunto dalle due associazioni; a Bari il 15 e il 16 lezioni in piazza su diritti e omofobia: il 17 sarà inaugurata una targa al comune in memoria delle vittime dell’omocausto, e la sera verrà rilanciato il cross-kissing nelle strade della città. Le bandiere arcobaleno coloreranno le finestre di tante scuole da Piacenza a Campobasso, da Vimercate a Latina e tante altre ancora, con assemblee e dibattiti a tema. A Torino il 17 maggio verrà promosso un flash mob sotto l’Inps dalla Rete della Conoscenza come Alter Eva, Laboratorio Last e Studenti Indipendenti, per denunciare il modulo ICD9 chiedendo provocatoriamente la pensione in quanto omosessuali egodistonici.
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Non rassicurano affatto le ultime dichiarazioni di Profumo sul fatto che la scuola "ha già pagato tanto e non deve dare ancora", se l'alternativa è l'entrata dei privati nella gestione delle scuole come prevede la 















