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Contro voto di condotta e 50 Assenze 10/03/11

Verso il 7 Ottobre Reportage 50 assenze e voto di condotta Mentre i dati dell’Ocse Pisa ci parlano di una qualità formativa che segue di anno in anno un effetto ...


Verso il 7 Ottobre

Reportage 50 assenze e voto di condotta

Mentre i dati dell’Ocse Pisa ci parlano di una qualità formativa che segue di anno in anno un effetto discendente nel nostro Paese, le metodologie educative che i governi in questi anni hanno messo in campo hanno peggiorato non solo il grado della nostra formazione, ma hanno un vero proprio indirizzo autoritario e ideologico. E’ l’ideologia di chi, non solo nelle scuole, vuole creare processi di controllo del dissenso e di repressione del pensiero critico. Negli ultimi anni abbiamo vissuto un vero e proprio passo indietro rispetto ai diritti conquistati alla fine degli anni ’90 con lo statuto delle studentesse e degli studenti e il riconoscimento del loro protagonismo attivo nelle scuole. Ha iniziato il centro sinistra che, utilizzando il tema del bullismo, ha inasprito lo statuto delle studentesse e degli studenti. In seguito il centro destra ha utilizzato una scure pesantissima sul diritto ad esprimere le proprie opinioni (come recita lo statuto delle studentesse e degli studenti). Trasformando il voto di condotta, facendolo tornare a fare media nella valutazione nelle scuole, hanno abolito una valutazione distaccata dei docenti sulle conoscenze e le competenze, dando un potere in mano di autoritarismo che viene esercitato nelle scuole come continua minaccia. Tralatro sono sempre esistite delle misure di controllo e di punizione qualora nelle scuole fossero avvenuti atti di vandalismo, o di danneggiamento o di lesione della persona altrui; l’inasprimento, quindi, delle norme disciplinari all’interno dello statuto e il voto di condotta rappresentano un chiaro disegno politico, che governi di centro sinistra e centrodestra hanno realizzato a danno delle studentesse e degli studenti e della loro libertà di poter manifestare liberamente il proprio dissenso. L’obiettivo è chiaro: condizionare e limitare le espressioni di dissenso del movimento studentesco. Il fioccare dei voti di condotta nelle scuole ha prodotto tralatro un risultato disastroso. Il punto di vista che assumiamo non è però soltanto quello studentesco, quello di chi fa il movimento studentesco nella sua scuola, ma quello generale di come si costruisce la valutazione nelle scuole. Sia i voti alti che i voti bassi di condotta condizionano il reale andamento scolastico. Si premia non chi studia, come studia, ma quante volte è presente, se manifesta in piazza, se occupa la scuola o se invece segue la lezione in silenzio senza fare domande. Oltre l’autoritarismo di una scuola che vuole educare ad avere la schiena piegata alle regole, in vista di un mercato del lavoro ancora più cannibale, si dequalifica anche lo strumento della valutazione. La valutazione diviene un giudizio, seguita da una griglia improbabile di elementi per valutare. L’ultima norma sulle 50 assenze è la cifra ultima con cui distruggono la valutazione nelle scuole e creano un vero sistema di schedati, di controllo della vita scolastica tramite la presenza, come se fosse una prigione, come se si dovesse timbrare il cartellino come in una fabbrica o come se la presenza assidua corrispondesse inevitabilmente ad un calo delle competenze e delle conoscenze. La battaglia a cui vogliamo dare vita è una battaglia culturale costruendo un altro modello di valutazione capace di smontare nelle scuole l’idea di giudizio, di schedatura e di costruire una vera e propria narrazione della valutazione, intesa come processo, in cui oltre ad un diverso modo di valutare del docente vi sono anche modi diversi di stimolare processi di autovalutazione. Per questo pensiamo che ogni mese, superando l’incontro quadrimestrale o trimestrale tra la scuola e la famiglia vi possa essere un confronto individuale tra studente e docente, provando ad individuare non solo le nozioni non imparate, ma le competenze, ovvero il metodo di studio e di apprendimento. Nel tempo delle classi pollaio diventa sempre più urgente l’interazione tra studenti e docenti in termini di conoscenza reale delle studentesse e degli studenti. Pensiamo che queste siano pratiche in grado di sostituire sin da subito il limite di 50 assenze e del voto di condotta. Ci batteremo per tutto l’autunno per eliminare questi provvedimenti iniqui che vogliono reprimere le studentesse e gli studenti e per creare anche da questi provvedimenti una critica capace di costruire una vera alternativa a questo modello di scuola. Senza una società critica non si esce dalla crisi, non c’è un vero sviluppo per tutte e per tutti. Educare all’omologazione, alla competizione e all’obbedienza è una stortura fascista, che da anni dimostriamo non essere possibile nelle scuole, luoghi dove la socializzazione, la critica e il dissenso sono i fondamenti dell’essere umano, oltre che di ogni studente.


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