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CONTRIBUTO VOLONTARIO? “E IO PAGO” – PARTONO GLI SPORTELLI S.O.S! [TUTTI I MATERIALI] 01/23/18

L’Italia è tra paesi che investe meno risorse in istruzione a livello Europeo. Vediamo come ormai sia difficile studiare in scuole dove sono sempre più rari i progetti extracurriculari, dove ...


L’Italia è tra paesi che investe meno risorse in istruzione a livello Europeo. Vediamo come ormai sia difficile studiare in scuole dove sono sempre più rari i progetti extracurriculari, dove è presente un’edilizia fatiscente che non permette il regolare svolgimento delle lezioni.

Tutto ciò è la diretta conseguenza di politiche che mirano solo al risparmio economico e non all’effettiva qualità dei percorsi che andiamo ad intraprendere. Dalla riforma Gelmini, che ha iniziato in modo chiaro e deciso la destrutturazione del mondo della formazione con 7 miliardi di tagli, al post Buona scuola la situazione è solo peggiorata. Esempio lampante è il liceo breve, che portando dei gravi peggioramenti nella didattica, farà risparmiare un miliardo e 400 milioni di euro, a causa della perdita di circa 35 mila cattedre e migliaia di posti Ata.

Attualmente il governo non sembra preoccuparsi di tutto ciò, ma ancora una volta preferisce mettere al centro le aziende, fornendo il cento per centro di sgravi fiscali a quelle che ospitano le studentesse e gli studenti in alternanza. In questa fase di grave definanziamento delle scuole, spesso queste obbligano il pagamento del contributo volontario, il quale è nato come forma di contributo che le famiglie versano per ampliare l’offerta formativa scolastica, ma in molti casi viene destinato al funzionamento ordinario delle scuole.

Il contributo volontario è, come suggerito dalla stessa denominazione, una contribuzione economica arbitraria delle famiglie introdotta nel 2007 dal DL 40/2007 del Ministro Fioroni con l’obiettivo di ampliare l’offerta formativa tramite l’organizzazione di attività laboratoriali, gite, corsi di recupero e potenziamento. Nel tempo però il contributo volontario ha assunto il carattere di una tassazione obbligatoria, al pari della tassa di iscrizione o di frequenza perdendo di fatto la sua natura e le stesse finalità di investimento. Ad oggi di fatti i bilanci scolastici attestano quanto le scuole ricavino i fondi necessari  principalmente da quelle che sono le entrate dei contribuenti, e che questi vengano poi spesi in maniera totalmente differente, promuovendo l’acquisto di badge o altri materiali destinati né alla didattica né all’ampliamento formativo.

Il contributo scolastico volontario è una somma richiesta dalle scuole alle famiglie degli studenti: si tratta per l’appunto di un contributo totalmente volontario di cui non può essere imposto il pagamento per alcun motivo. In una contesto scolastico nazionale caratterizzato da un forte definanziamento determinato dalle riforme che negli ultimi 15 anni hanno privatizzato e depotenziato la scuola, il contributo volontario rappresenta l’esasperazione di una scuola in crisi, quella italiana, che cerca di sanare i deficit economici con le somme versate dalle famiglie. Il che è inammissibile se si considera che in Italia non tutti possono accedere all’istruzione pubblica: non vi è infatti una legge nazionale per il diritto allo studio e molti non possono acquistare il corredo scolastico né possono pagare i trasporti. Una situazione, questa, che non solo impedisce a molti l’accesso all’istruzione ma anche di poter pagare un eventuale contributo scolastico, spesso spacciato per obbligatorio. Talvolta il contributo volontario viene usato come ricatto, diventando escludente per tutti gli studenti che non lo hanno versato per attività o iniziative e non è raro che si azionino anche meccanismi di retorica in cui si accusano gli studenti della ristrettezza di fondi per il mancato versamento della quota. 

Purtroppo sono all’ordine del giorno i casi di scuole che utilizzano il contributo scolastico come strumento di ricatto per l’accesso ai viaggi d’istruzione o a servizi che normalmente dovrebbero essere disponibili per tutti: “se non paghi il contributo non puoi partire in gita” oppure “se non paghi il contributo non puoi usufruire della fotocopie”. Il denaro che proviene dalle somme versate dalle famiglie per il contributo volontario nel bilancio scolastico è sotto la voce di “fondi delle famiglie non vincolati”: questi possono essere utilizzati soltanto per l’ampliamento dell’offerta formativa e per l’organizzazione e la realizzazione di progetti, anche insieme agli studenti. In realtà questo molto spesso non accade e la somma racimolata viene spesa per acquisto di materiali come carta igienica o fogli.

Ciò non è possibile e, dunque, diviene fondamentale informarsi e sensibilizzare le studentesse e gli studenti alla reale natura e ai possibili utilizzi del contributo scolastico, che non può non deve né essere spacciato per obbligatorio né costituire uno strumento di ricatto, come più volte evidenziato nella circolare ministeriale 0000312.

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