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Caro Corriere della Sera, stavolta scriviamo noi! 12/21/17

Caro Corriere della Sera, Abbiamo letto il tuo tentativo di screditare le proteste degli studenti a Roma il 16 Dicembre per gli Stati generali dell’Alternanza Scuola-Lavoro: scrivi che la nostra ...


Caro Corriere della Sera,
Abbiamo letto il tuo tentativo di screditare le proteste degli studenti a Roma il 16 Dicembre per gli Stati generali dell’Alternanza Scuola-Lavoro: scrivi che la nostra protesta è sbagliata e che il lavoro operaio non è una schiavitù. Proviamo a parlare di sostanza e non di strumentalizzazioni…

Oggi ti scrivono i figli e le figlie degli operai, che conoscono bene lo sfruttamento e comprendono cosa significhi utilizzare una tuta blu come simbolo di lotta.

Nel Paese in cui si vive dell’economia della promessa dei pochi che si arrogano il diritto di decidere per tutti, di lavoro povero, di disoccupazione giovanile costante, di dispersione scolastica insopportabile, gli studenti e le studentesse che da 5 mesi sono in mobilitazione permanente in scuole e città di tutta Italia contro lo sfruttamento in alternanza, contro l’entrata precoce nel mercato del lavoro che sfama gli interessi dei Confindustria e subordina la formazione al lavoro, noi siamo quelli che hanno messo in crisi non solo l’attuale sistema di alternanza sul quale lo stesso Ministero dell’Istruzione ha dovuto dare delle risposte sui temi del Codice Etico, del monitoraggio dei percorsi, della tutela di diritti dello studente in alternanza, ma anche le fondamenta più profonde, risultando ancora più scomodi: partendo dalla necessità di ripensare l’alternanza come metodologia didattica innovativa, libera dal ricatto del mondo del lavoro permeato dalla logica del Jobs Act, abbiamo messo in crisi l’intera impostazione neoliberale della Buona Scuola, rigettandola in toto. Ma sappiamo bene che essere scomodi, ed esserlo dalla parte giusta, comporta critiche costanti e strumentalizzazioni per nulla funzionali all’obiettivo.

La verità è che le tute blu si sono unite a tutte le altre catene dello sfruttamento per combattere la stessa schiavitù che voi accostate al lavoro operaio, che noi invece sappiamo bene essere responsabilità di chi ci costringe al ricatto di quella promessa mai mantenuta.

Il 16 Dicembre anche noi eravamo al Ministero dell’Istruzione per presentare i nostri 10 punti di ridefinizione dell’alternanza Scuola-Lavoro e per portare alla Ministra Valeria Fedeli il simbolo degli studenti che hanno pagato per le ore obbligatorie di alternanza, che hanno vissuto percorsi assolutamente non formativi ma obbligatori, che sono stati strumento nelle mani delle aziende per giustificare i licenziamenti dei lavoratori, che con la scusa della formazione hanno dovuto cucirsi un vestito che non stava bene, quello delle politiche attive sul lavoro e dell’occupabilità dei giovani…

Quindi vogliamo farti leggere l’intervento completo, che non abbiamo mai concluso ma che avremmo voluto snocciolare quel 16 Dicembre davanti alla Ministra che, con la tuta blu poggiata sulle gambe, era obbligata ad ascoltare le nostre parole assordanti:

Salve a tutte e a tutti,

Siamo l’Unione degli Studenti, a partire dall’inchiesta nazionale, abbiamo denunciato le criticità dell’attuale sistema di alternanza scuola-lavoro inserito nella legge 107. Il 13 ottobre, il primo grande “sciopero” degli studenti in alternanza ha portato in piazza oltre 200.000 studenti che ancora oggi sono in mobilitazione, nelle scuole occupate e autogestite per dare un segnale: questa alternanza, sottratta dal suo ruolo pedagogico si è rivelata spesso mero sfruttamento.

Abbiamo visto studenti costretti a spalare letame o friggere patatine, altri casi emblematici e vergognosi come quello di La Spezia, in cui uno studente ha rischiato la vita guidando un muletto. Situazioni di questo genere non sono affatto isolate, ma si verificano a causa della totale assenza di diritti e tutele per noi studenti.

L’alternanza deve essere una metodologia didattica e non uno strumento per falsare i dati sull’occupazione giovanile, non una finta promessa per il nostro futuro. Gli Stati Generali di oggi arrivano con ritardo e poco coinvolgimento di chi le scuole le vive ogni giorno. Per questo abbiamo scritto, diffuso e fatto firmare, 10 punti per un’alternanza accessibile a tutti, partecipata e di qualità. Vogliamo ripartire, dalla ridefinizione di uno strumento che unisca sapere e saper fare con una didattica innovativa e che non lasci indietro nessuno.

Come primo punto, vogliamo uno Statuto delle studentesse e degli studenti in alternanza-scuola lavoro che garantisca e tuteli la qualitá dei percorsi con una coerenza tra l’indirizzo di studi e i percorsi stessi; criteri di sicurezza che tutelino gli studenti durante le ore di alternanza; riduzione del numero di ore obbligatorie.

Come secondo punto vogliamo l’elaborazione di un Codice Etico per gli enti pubblici, le aziende, i privati e le associazioni che sono coinvolti dalle scuole nell’alternanza: possiamo svolgere i percorsi  solo ed esclusivamente in luoghi educativi che non licenzino i lavoratori, che siano liberi dalla criminalitá organizzata e muniti di certificati antimafia; che non inquinino i territori; che siano attenti alla paritá di genere.

Vogliamo dire a tutti i presenti che queste rivendicazioni sono già realtà: in 20 scuole da Nord a sud del paese abbiamo approvato uno statuto scritto dal basso, così come in Sardegna, Puglia e Molise stiamo portando avanti delle leggi regionali per un’alternanza degna e pochi giorni fa abbiamo firmato un accordo con la Lamborghini di Bologna per migliorare le condizioni degli studenti che in quell’azienda fanno alternanza. Ma tutto questo ancora non basta, abbiamo rilevato infatti, che, in assenza di una reale garanzia dell’accessibilità dell’alternanza, questa non solo si configura come sfruttamento ma addirittura costituisce un’ulteriore barriera di accesso all’istruzione, in un paese in cui studiare è un lusso, migliaia di studenti ogni anno sono costretti ancora ad abbandonare gli studi. L’obbligatorietá dell’alternanza, senza conferire gli strumenti di accesso, altro non fa che aumentare le disparità e le disuguaglianze. Per questo riteniamo imprescindibile come terzo punto che si garantisca la totale gratuità dei percorsi, dai trasporti alle mense, che mai più l’alternanza scuola- lavoro sia a pagamento, e che il Ministero dell’Istruzione si impegni per abbattere le disuguaglianze. in ogni loro forma, verso la gratuità dell’istruzione e il reddito di formazione per tutte e tutti gli studenti.

Come quarto punto crediamo che gli studenti non debbano essere utilizzati come manodopera gratuita e creare profitto per le aziende, dunque vogliamo che i percorsi si svolgano fuori dalla catena produttiva e che abbiano come unico scopo la formazione dello studente: obiettivo che ogni azienda, ente o soggetto ospitante deve osservare.

In stretta connessione rivendichiamo inoltre il quinto punto: l’abolizione immediata degli sgravi decontributivi alle aziende che “assumono” studenti in alternanza. Tali sgravi sono un incentivo per lucrare sulla nostra formazione!

Vogliamo decidere sulla nostra formazione e sui nostri percorsi di studio con l’istituzione di commissioni paritetiche partecipate.

Per porre davvero fine a questa completa distorsione dell’alternanza pretendiamo il monitoraggio permanente dei percorsi che garantisca l’intervento immediato nelle situazioni in cui i criteri di qualitá e gratuitá non vengono rispettati.

Riteniamo necessari dei corsi di formazione finanziati dal Miur, per i tutor; dei corsi sulla sicurezza per gli studenti e le studentesse.

In ultimo, ma non per importanza, pretendiamo il ritiro dell’accordo tra il Ministero dell’Istruzione e i “Campioni dell’Alternanza” tra cui Mcdonald’s, Eni, Intesa San Paolo, Fiat: veri campioni dello sfruttamento. queste infatti sono  le multinazionali e le grandi aziende che strumentalizzano l’alternanza per usufruire di manodopera gratuita.

Allo stesso modo vogliamo il ritiro dell’accordo con le Camere di Commercio per l’erogazione di voucher alle aziende e privati che assumono studenti provenienti dai percorsi di alternanza.

 

Solo a partire da questi presupposti sottrarremo gli studenti al ricatto e si potrà costruire uno strumento davvero innovativo ed efficace per la formazione e per il mondo del lavoro.

Partendo da queste 10 proposte, ci auguriamo che un segnale arrivi già prima delle vacanze di Natale, momento in cui gli studenti saranno costretti ad assolvere ad altre ore obbligatorie di alternanza che accorciano i tempi di studio di ognuno, per ridefinire con attenzione ed innovazione il sistema di alternanza scuola-lavoro.

Ci rivolgiamo, quindi, alla Ministra Valeria Fedeli per consegnarle il simbolo di queste lotte e rivendicazioni che anche oggi qui fuori dal Ministero gli studenti indossano: una tuta blu per il riscatto di tutti gli studenti e le studentesse;

 


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