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Appello per un’assemblea nazionale per costruire una manifestazione della e per la scuola pubblica. 04/02/15

La scuola e la democrazia sono nelle nostre mani. Appello per un’assemblea della e per la scuola pubblica per valutare l’opportunità di costruire tutti assieme una manifestazione nazionale unitaria. Vediamoci ...


La scuola e la democrazia sono nelle nostre mani.

Appello per un’assemblea della e per la scuola pubblica per valutare l’opportunità di costruire tutti assieme una manifestazione nazionale unitaria. Vediamoci il pomeriggio di sabato 11 aprile a Roma, a partire dalle 15.30, presso Spin Time Labs in via Statilia 15.

 

A tutti i soggetti sociali, sindacali e politici,
A tutti i singoli che credono ancora nella scuola pubblica e nella democrazia,

La Buona Scuola ha iniziato il suo percorso parlamentare. Un percorso che si preannuncia denso di insidie e che potrebbe ritardare la conversione in legge agli inizi dell’estate. Al di là delle tante considerazioni che si potrebbero fare, ciò significherebbe che tante delle promesse del Governo sulle assunzioni e sull’implementazione degli organici cadrebbero nel vuoto. Difatti il 31 maggio, termine ultimo per permettere al Miur di attivare il complesso meccanismo delle immissioni in ruolo, è vicino. Per questo le tanto acclamate assunzioni, cavallo di battaglia di Renzi, o verranno salvate mediante un decreto legge o resteranno unicamente sulla carta delle 136 pagine patinate diffuse a settembre.

Da mesi tantissime voci hanno provato a dire la loro sulla scuola. Voci inascoltate, delegittimate da una consultazione tendenziosa e di conseguenza scarsamente partecipata. Voci che però non si sono rassegnate, ma che hanno costruito negli ultimi mesi centinaia di momenti di confronto e mobilitazione, l’ultimo dei quali quello del 12 marzo, giornata che ha visto un’inedita mobilitazione studentesca diffusa su 40 città italiane. Abbiamo occupato le scuole e costruito momenti di mobilitazione non per rappresentare una ritualità stanca o il solito déjà vu, ma per mostrare il senso dei sapere, funzionale alla comprensione e alla presa di posizione e non al silenzio acritico. La riforma rispetto alle premesse iniziali è cambiata in peggio e, nonostante le forti critiche, il Governo, forte dei risultati della consultazione, ha deciso di procedere a tappe forzate, imponendo dei tempi stringenti alla discussione parlamentare.

Al di là della pessima gestione antidemocratica, sulla quale occorrerà aprire un dibattito serio nel Paese, è utile far emergere le principali linee politiche sulle quali si inscrive questa riforma. A cinque anni dalla sconfitta del movimento universitario e dalla messa in campo della legge Gelmini, si vuole frantumare il sistema scolastico pubblico al pari di quello universitario. La valutazione e il merito diventano strumenti di selezione feroce per far competere sulla miseria, la gestione viene centralizzata nelle mani del preside-manager, lasciando che i clientelismi imperversino, e il contesto territoriale, sociale ed economico, determina la qualità di ogni singola scuola. Non che ora la scuola sia perfetta, non che ora il sistema riesca a garantire a tutti pari opportunità indipendenetemente dal contesto. Di certo però il Governo non ha come priorità una risoluzione positiva delle disuguaglianze. Semplicemente le accetta e le inasprisce, senza garantire cospicui investimenti a livello centrale e legando tutto alla capacità di ogni singola scuola di rendersi appetibile agli interessi dei privati. E allora il dato è tratto: sarà legittimato pienamente un sistema binario diviso tra scuole di qualità e scuole “parcheggio” o di serie B. Basta guardare la situazione universitaria e si capisce qual è la direzione che si vuole intraprendere. Una cosa accumunerà scuole di serie A, B e Z: i costi sempre più alti che ogni famiglia dovrà sostenere – anche attraverso il 5 per 1000 – se vorrà garantire semplicemente l’attività ordinaria. Dietro l’evocazione di una nuova autonomia scolastica, completamente svilita e distorta, si nasconde la legittimazione della gerarchizzazione tra scuole ed un inasprirsi del classismo. Se ci si addentra poi sul tema del rapporto tra scuola e lavoro si palesa ulteriormente l’idea distorta che si ha dello stesso, tristemente evidenziata dalle parole del Ministro Poletti che legittimavano lo scaricare delle cassette un’esperienza formativa. Nel corso degli ultimi mesi nulla sono serviti i solleciti per far fronte alle grandi priorità assenti dal testo della riforma, dal diritto allo studio ai finanziamenti per rilanciare l’autonomia in chiave democratica, da una nuova alternanza scuola lavoro ad una riforma radicale dei cicli, della didattica e della valutazione. In tanti dall’inizio hanno riscontrato queste mancanze che, oggi confermate, denotano un’assenza di un complesso progetto educativo fondato sull’inclusione, la laicità e la gratuità dell’accesso ai saperi.

Il Ddl, inoltre, non assegna tutti i temi alla discussione parlamentare, delegandone tantissimi al Governo. Un atteggiamento inaccettabile, considerando peraltro i temi importanti e nodali come quello del diritto allo studio o della riforma del Testo Unico del ‘94. E’ in atto una forzatura democratica troppo forte che merita risposte altrettanto forti e quanto più unitarie e di massa. Occorre continuare a farsi sentire e contemporaneamente costruire dal basso un’altra idea di scuola e di Paese. Dal canto nostro ci stiamo provando da tempo attraverso la lotta per la messa in discussione della Legge d’Iniziativa Popolare (LIP), finalmente abbinata nella discussione della Commissione Cultura al ddl governativo, insieme alle decine di comitati per la riproposizione del Ddl, e l’apertura di un dibattito sulle 7 priorità per un’Altra Scuola. Crediamo però sia necessaria una presa di responsabilità da parte di tutti, perché stiamo giungendo ad un punto di non ritorno. A fronte di una deriva aziendalista del sistema formativo pubblico e ad una sua sostanziale perdita del carattere “pubblico” dello stesso, accompagnato da uno strapotere del mercato del lavoro nel determinarne obiettivi e contenuti dell’apprendimento, non possiamo sottrarci ad una forte presa di posizione che sappia far emergere voci diverse unite non soltanto per difendere, ma soprattutto per rivendicare la riapertura di un dibattito democratico su una nuova idea di scuola alternativa a quella del Governo.

Crediamo sia opportuno considerare la possibilità di una grande manifestazione nazionale, magari a Roma, per la prima metà di maggio, in concomitanza del probabile approdo del Ddl al Senato, per rivendicare un’idea alternativa di scuola, pubblica, gratuita, di qualità, non fucina di precarietà ma palestra di cittadinanza e democrazia. Una manifestazione nazionale sulla scuola e non soltanto della scuola, perché pensiamo che ora più che mai si debba abbandonare ogni approccio corporativo e concepire il tema dei saperi come un tema di ordine generale sul quale il Paese intero deve sentirsi chiamato a dare una risposta. Una risposta tesa alla liberazione dei saperi, variabile indipendente dalle logiche del mercato, in grado di cambiare il modello sociale, di sviluppo e di lavoro. Dopo le giornate di mobilitazione del 10 ottobre, del 14 novembre, del 12 dicembre e del 12 marzo, ci sentiamo addosso la responsabilità di allargare quanto più possibile il fronte dell’opposizione a questo provvedimento. Noi, che siamo “poveri in incubazione”, che subiamo un’esclusione quotidiana dalla cittadinanza, che subiamo una dispersione scolastica altissima nelle nostre classi, ci sentiamo una fetta di un’ampia condizione di precarietà e subalternità diffusa che reclama risposte a partire dal sistema d’istruzione. Vogliamo dire la nostra insieme a tutti i lavoratori, i precari, i docenti, i genitori che vivono la scuola o che, da fuori, pensano che la scuola sia un bene collettivo da difendere e sul quale investire. Vediamoci tutti assieme il pomeriggio dell’11 aprile a Roma per identificare un percorso di lotta che valuti l’opportunità di costruire una manifestazione nazionale in grado di rivendicare il ritiro de La Buona Scuola ma anche di opporre delle valide alternative, connesse ad una nuova idea di società. Vogliamo che ci siano veramente tutti, dai sindacati alle associazioni, dai singoli ai collettivi delle scuole e delle città sino ad esponenti della politica. C’è il bisogno di tutti per costruire una manifestazione in grado di parlare al Paese intero e di avviare una riscossa democratica sempre più necessaria. Non abbiamo la presunzione di mettere d’accordo tutti, crediamo però sia possibile unirci tutti assieme con lo scopo di contrastare questa riforma e fissare anche dei punti basilari condivisi per costruire un’azione unitaria. E’ tempo di coalizzarci e di far sentire la voce di chi crede realmente in una scuola libera in un Paese libero dalla precarietà e dall’austerità.

Non abbiamo fatto passi indietro finora, ma siamo rimasti divisi. E’ il momento di farne avanti tutti assieme!

Per confermare la propria partecipazione all’assemblea vi chiediamo cortesemente di inviare una mail di conferma a unionedeglistudenti@gmail.com e comunicare il numero dei partecipanti per esigenze di natura logistica.

 


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