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Anche l’OCSE boccia la bocciatura 08/09/11

Bocciare un alto numero di alunni non è solo una pratica che rischia di emarginare quelli con meno mezzi culturali ed economici, senza peraltro produrre in loro un miglioramento dei ...


Bocciare un alto numero di alunni non è solo una pratica che rischia di emarginare quelli con meno mezzi culturali ed economici, senza peraltro produrre in loro un miglioramento dei risultati, ma alla lunga crea anche un danno alle casse dello Stato: a sostenerlo è l’Ocse, autore di uno studio sul Programma di valutazione dei sistemi educativi (Pisa), dal quale risulta che bocciare un alunno comporta un aggravio di costo sociale non indifferente legato sia alla ripetizione dell’anno scolastico (in Italia il Miur spende tra le 7 e lo 8mila euro l’anno a iscritto), sia al ritardo con cui il giovane si presenterà nel mondo del lavoro. “Nei Paesi in cui un maggior numero di studenti ripete gli anni scolastici – spiega l’Ocse nel rapporto finale – la performance globale tende ad essere inferiore, e il background sociale ha un impatto maggiore sui risultati di apprendimento che in Paesi in cui meno studenti ripetono”. Ma non solo: secondo l’Ocse le bocciature eccessive creano anche “una segregazione nel sistema scolastico”, perché gli “studenti originari di contesti avvantaggiati finiscono in scuole con risultati migliori mentre quelli di origini svantaggiate finiscono in scuole peggiori”.

Non ci volevamo noi per ribadirlo ancora una volta, le statistiche parlano da se. Dopo anni di spauracchi e feticci portati avanti ideologicamente dal Ministero, secondo il quale bocciare sia uno strumento utile per riportare la scuola alla “serietà” e al “rigore”, l’ennesiama stangata arriva dall’OCSE di Pisa.

Allarmante pensare che in Italia il 18% circa degli studenti ripeta almeno una volta l’anno scolastico e che l’abbandono dei percorsi formativi coinvolga circa uno studente ogni cinque. Parlando di questi numeri si parla di milioni di studenti cui non viene garantito un diritto. Parliamo di fette di società che vengono tagliate fuori dalla possibilità di essere liberi istruendosi e formandosi. Queste persone, che la Gelmini considera semplicemente come “chi non farà parte della classe dirigente” sono invece studenti come tanti altri cui vengono tagliate le gambe in partenza.

Illuminante notare come mentre in Italia la Gelmini faccia dichiarazioni del genere, non lontano da noi – in Austria – lo stato abolisca lo strumento della bocciatura e non come dichiara il giornale Libero a favore di un 6 politico di massa, ma sostituendolo con corsi di recupero nelle materie deficitarie. Questo non è il primo caso, poichè un sistema del genere esiste anche in Islanda, Norvegia e Gran Bretagna.

L”idea è diametralmente opposta a quella che cominiciava a farsi spazio in Italia a partire 2007, quando venivano appesantiti i debiti formativi come condizione per la bocciatura senza adeguati strumenti di recupero, passando per il 5 in condotta e il limite massimo di 50 assenze.

Non ci arrendiamo neanche all’idea per cui lo studenti sia forza lavoro da immettere sul mercato e debba uscire per questo il prima possibile dalla scuola come l’OCSE vorrebe. Pensiamo invece che la conoscenza sia uno strumento di profonda liberazione personale ed emancipazione sociale. La conoscenza libera tutti.

Per questo da settembre faremo partire nelle nostre scuole una campagna in grado di invertire il dogma per cui la valutazione sia uno strumento punitivo, trasformandolo in uno strumento di reale crescita e partecipazione, introducendo nei consigli di classe ed istituto la valutazione narrativa abolendo i rigidi ed insostenibili schemi di incasellamento e schedatura quadrimestrale o trimestrale.


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