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ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO, QUANTO CI COSTI?! RISCATTO, è ora! 11/10/17

E se provassimo a prendere una lente di ingrandimento per vedere con chiarezza quanto l’alternanza scuola lavoro, oltre che sfruttare gli studenti in percorsi di studio non formativi, viene a ...



E se provassimo a prendere una lente di ingrandimento per vedere con chiarezza quanto l’alternanza scuola lavoro, oltre che sfruttare gli studenti in percorsi di studio non formativi, viene a costarci? Basta un giro nei luoghi dell’alternanza e qualche calcolo per scoprire quanto ci costa, oggi, sostenere le 200 e 400 ore di alternanza scuola- lavoro.

Partiamo da Napoli. Siamo all’ITN Duca degli Abruzzi di Bagnoli, periferia napoletana, dove gli studenti sono stati costretti a pagare per sostenere le ore obbligatorie di alternanza scuola-lavoro. Il percorso di alternanza prevedeva dei corsi di formazione durante la navigazione: gli studenti che hanno frequentato il corso di ufficiale di coperta hanno dovuto pagare 250 euro per la divisa e 300/350 euro per il viaggio, inoltre chi ha svolto il corso di macchinista ha dovuto spendere 180/200 euro di divisa e 300/350 euro per il viaggio. Il percorso in questione prevedeva dalle 10 alle 15 ore di viaggio in pullman e 30 ore totali di navigazione, agli studenti partecipanti al percorso di alternanza in questione.

Risultato? Sono state certificate solo la metà delle ore totali!

Arriviamo ad Avellino. Anche qui la situazione non è troppo diversa, gli studenti sono costretti ad uscire dalla regione Campania per sostenere il percorso di alternanza scuola lavoro, spendendo così la bellezza di €200 a testa. Ma non è finita qui…

Fermiamoci anche a Campobasso, dove gli studenti e le studentesse della città hanno dovuto pagare  €150 per andare a fare alternanza scuola lavoro alla Banca Intesa di Roma per tre giorni.

Ma spostiamoci anche più a nord, a Trieste, dove al limite dell’immaginabile ogni studente è costretto a spendere €500 per assolvere all’obbligatorietà delle ore di alternanza.

Attenzione: questi sono solo alcuni esempi di costi esorbitanti dell’alternanza scuola – lavoro ma lo studente in alternanza ad oggi non ha nessuna garanzia rispetto alla gratuità totale dei percorsi: mensa, trasporti, sostenibilità nel periodo di alternanza sono interamente a carico delle famiglie, sempre più vessate da una scuola sempre meno pubblica.

Il Ministero dell’Istruzione, intanto, di fronte all’esigenza impellente di rispondere nel merito non solo sulla qualità formativa dei percorsi di alternanza ma anche sulla sostenibilità economica di queste ore obbligatorie, nasconde dietro la falsa retorica dell’innovazione una Carta dei Diritti e dei Doveri che per noi risulta essere carta straccia: oltre alla mancanza di un Codice Etico per le aziende che si iscrivono al Registro Nazionale dell’alternanza scuola-lavoro, di criteri di monitoraggio costante circa la qualità dei percorsi, di tutele per gli studenti che intraprendono le attività, non esiste un piano stabile di finanziamenti su questo modello di alternanza scuola- lavoro: la Buona Scuola prevedeva di investire sui progetti di alternanza (al comma 39 della legge 107) 100 milioni di euro.

Ma vediamo davvero qual era il piano del Miur… Dal 2017 avviene un primo taglio di 1,6 milioni; dopo questa prima erosione delle risorse è previsto un secondo taglio pari a 2 milioni di euro nel 2018, un terzo taglio di 3 milioni per il 2019 e una definitiva stabilizzazione, a partire dal 2020, che taglia ogni anno 3 milioni di euro sull’alternanza scuola lavoro. E’ come se ci stessero offrendo di mangiare un grappolo d’uva, togliendo man mano ogni acino e lasciando solo i rametti secchi!

Il Miur non è il solo attore in questo gioco delle forbici.

Se con la Legge di Stabilità 2017 il Governo aveva già un ruolo centrale, le cose peggiorano con la Legge di Stabilità 2018: oltre all’assenza totale di finanziamenti sull’istruzione pubblica e sul diritto allo studio, incrementano gli incentivi per le aziende che ospitano studenti in alternanza scuola – lavoro. In parole povere, la manovra finanziaria anche quest’anno non restituisce alla formazione quanto le è stato tolto in anni di tagli e di contrazione della spesa pubblica, ma piega ulteriormente i saperi alle esigenze del mercato.

Su richiesta esplicita di Confindustria, il Governo Gentiloni ha accettato di estendere infatti gli sgravi contributivi al 100% alle aziende che “assumono” gli studenti che hanno svolto il 30% delle ore di alternanza scuola-lavoro nelle imprese stesse.

Il Governo ha preferito ascoltare Confindustria, le aziende e le multinazionali, ignorando noi studenti e demolendo la concezione positiva di alternanza come innovativa metodologia didattica, come ponte tra il sapere teorico e il sapere del fare, trasformandola in una politica attiva per il lavoro.

Provando a fare un calcolo sulle stime della Ragioneria di Stato circa le assunzioni di studenti da un lato e gli sgravi fiscali dall’altro, ne emerge un quadro terrificante.

Si prevede per il 2018 che 18.900 studenti vengano “assunti” per fare alternanza scuola lavoro nelle aziende: basandoci sui dati dell’anno precedente, l’esonero contributivo medio per ogni studente “assunto”, è di €2430 euro; facendo due calcoli,  lo Stato, quindi,  farebbe un regalo alle imprese che assumono gli studenti in alternanza pari a €45.927.000, mentre (come dicevamo su) vengono tolti 3,5 milioni di euro al finanziamento dell’alternanza.

Tutto questo, oltre che inaccettabile, è scandaloso!

Ma l’alternanza è solo l’ultimo, anche se il più eclatante, errore della Buona Scuola: oggi, più che mai, dobbiamo essere pronti a richiedere l’abrogazione assoluta della Legge 107, ce lo confermano anche le ultime manovre sul diritto allo studio che decretano la morte della scuola pubblica statale, a vantaggio dei pochi che possono permettersi di studiare, e completano il progetto di restaurazione neoliberista, ultra competitiva, di “eccellenza” ed “innovazione”  della scuola invece di pensare, agire e aggredire la base del sistema di istruzione italiano, fornendo risposte concrete alle vere esigenze di uno studente.

Da anni rivendichiamo una Legge nazionale sul diritto allo studio che stabilisca i Livelli Essenziali delle prestazioni (LEP) ma con questa nuova Legge di Bilancio con questa nuova Legge di Bilancio che investe solo 30 milioni sul diritto allo studio, le forze di Governo hanno dimostrato di non essere veramente interessate in diritto allo studio, chiudendo nel cassetto, nuovamente, la possibilità di introdurre una legge organica sul diritto allo studio.

La delega della 107 sul diritto allo studio approvata quest’anno rispecchia una visione meritocratica, ben lontana dall’obiettivo di abbattere le disugualianze presenti nella scuola, ma introducendo semplicemente dei premi per gli studenti “meritevoli” e creando dunque un modello di welfare studentesco ipercompetitivo.

In Italia il 17% di studenti lascia gli studi prima di aver concluso il percorso formativo, con vette al sud del 30%, valori drammatici che richiederebbero risposte importanti ed immediate: il Governo ed il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca preferiscono giocare con questi valori, mettendo uno studente contro l’altro, nella guerra tra poveri in cui nessuno vince se non gli interessi dei piani alti.

Per raggiungere la gratuità dell’istruzione sarebbero necessari 14 miliardi di euro, che potrebbero essere recuperati con una tassazione progressiva che aggredisca le grandi ricchezze, redistribuendo dall’alto verso il basso le risorse. 14 miliardi sarebbero necessari anche per raggiungere livelli minimi di sicurezza per quanto concerne l’edilizia scolastica, ma, anche in questo caso, le risorse messe a disposizione sono scarsissime.

Poco importa se una scuola su tre è inagibile; se le condizioni igieniche e di sicurezza raggiungono livelli drammatici; se negli ultimi 4 anni si sono verificati 156 crolli, di cui 44 soltanto nell’a.s.2016/2017; se ogni studente spende €522 per corredo scolastico e €462 per i libri di testo (Federconsumatori): la manovra dedica soltanto 900 milioni agli Enti Locali, dei quali soltanto 400 interessano l’edilizia scolastica.

Alternanza scuola-sfruttamento, edilizia scolastica precaria e diritto allo studio negato: questo è il modello di Paese immaginato dal Governo e che viene raccontato dalla manovra.

Noi non ci stiamo, non ci fermiamo. Il 13 ottobre 200 mila studenti sono scesi in piazza per l’alternanza degna e un’istruzione gratuita e di qualità; conosciamo la nostra forza.

Abbiamo lanciato l’appello per gli Stati Generali dello sfruttamento e il 24 novembre scenderemo in tutte le piazze del Paese.

Siamo le tute blu, e stiamo tornando!

 


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