Abbiamo vinto noi, non provate a fregarci! 06/13/11
Quella di oggi è stata una grandissima vittoria popolare. La vittoria di milioni di italiani e di italiane che hanno avuto la possibilità – per una volta – di decidere ...
Quella di oggi è stata una grandissima vittoria popolare. La vittoria di milioni di italiani e di italiane che hanno avuto la possibilità – per una volta – di decidere nel merito, senza essere intrappolati nelle gabbie dei partiti delle coalizioni e del voto utile. La maggioranza assoluta degli italiani, residenti all’estero compresi, ha scelto l’acqua pubblica, le energie rinnovabili, l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Il quarto quesito, quello sul legittimo impedimento per il presidente del consiglio, è il colpo più immediatamente distruttivo per gli equilibri politici del governo, smentendo il dogma “Il popolo è con me” con cui Silvio Berlusconi da 10 anni giustifica le sue vergognose leggi ad personam. Il popolo italiano, nella sua maggioranza assoluta, non è con Berlusconi, non lo è più, non ne può più delle forzature plebiscitarie e autoritarie a cui sono state sottoposte le istituzioni repubblicane.
Ma i dati più dirompenti sul piano politico sono sicuramente quelli legati all’acqua e al nucleare. Fino a pochi mesi fa, infatti, l’investimento sull’energia nucleare era condiviso in maniera pressoché bipartisan, e la privatizzazione dei servizi pubblici – acqua in primis – poteva contare sull’assoluta unanimità delle forze politiche parlamentari. La straordinaria mobilitazione di questi mesi, in evidente continuità con il movimento studentesco dello scorso autunno, è riuscita in un risultato senza precedenti: far diventare legge dello stato ciò che fino all’inizio della primavera era considerato un obiettivo ambizioso di pochi idealisti, cioè la ripubblicizzazione del servizio idrico. Non per niente proprio su questo argomento si sono già scatenate le lobby neoliberiste e tecnocratiche trasversali agli schieramenti. Sabato scorso il Sole 24 Ore ha pubblicato un articolo di Ginevra Bruzzone e Stefano Micossi (presidente del Gruppo Cir, la holding di De Benedetti) in cui si denunciava che «il vero effetto del referendum […] è di consentire alle camarille locali di rinviare il cambiamento e continuare a mungere i loro piccoli feudi ancora per un poì» e che «il prevalere del sì lascerà gli utenti con servizi sempre più scadenti» con «l’intervento sussidiario di fornitori privati, spesso anche di origine malavitose», mentre tra gli ambienti accademici gira una petizione, firmata da Antonio Massarutto, Alessandro Petretto, Pippo Ranci, Luigi Spaventa, Tito Boeri, Claudio De Vincenti, Mario Sebastiani, Andrea Boitani, Marco Ponti e altri, secondo cui «il referendum sta distraendo l’opinione pubblica distorcendo i problemi e prospettando false soluzioni» e c’è bisogno di «soggetti comunque guidati da una razionalità economica e non più enti erogatori privi di vincolo di bilancio», perché «la soluzione per finanziare costi e investimenti nel settore idrico non sono la fiscalità generale e la spesa pubblica».
Insomma, neanche il tempo di iniziare ad annusare l’odore del quorum, e già i soliti noti hanno iniziato a preoccuparsi di come distorcere la volontà popolare. Non è un caso che l’editoriale con cui Eugenio Scalfari su Repubblica invitava a votare 4 sì non dicesse una sola parola sul merito delle questioni legate all’acqua e al nucleare, limitandosi all’appello alla spallata antiberlusconiana. È evidente: questo risultato, la scelta politica per le energie rinnovabili e per la ripubblicizzazione fatta dalla maggioranza assoluta degli italiani, non era voluto e non era previsto, perché mette in crisi il quadro politico degli ultimi anni, e svela la distanza siderale tra rappresentanti e rappresentati: in parlamento l’unanimità per la privatizzazione, nella società la maggioranza assoluta per la ripubblicizzazione. Per questo il voto di oggi rappresenta un punto di svolta nella storia recente del nostro paese: ciò che sosteniamo da anni, cioè che un sistema politico chiuso e autoreferenziale non rappresenta le reali istanze dei cittadini, è stato inequivocabilmente dimostrato.
Quella di oggi è la nostra vittoria, la vittoria dei soggetti sociali organizzati che sul tema dei beni comuni, attraverso tutte le mobilitazioni degli scorsi mesi, hanno saputo costruire una coalizione sociale ampia, in grado di essere maggioranza e di cambiare realmente le cose. Nessun estremismo, nessuna nicchia identitaria, nessuna chiusura settaria, ma la volontà di intercettare ed esprimere istanze reali e condivise, in una parola popolari. C’è una maggioranza, in Italia, che vuole che i beni comuni siano gestiti in maniera pubblica e democratica, che non accetta la militarizzazione dei territori provocata dal nucleare, che rivendica, restituendo dignità all’istituto referendario, il diritto e il desiderio di farsi legislatrice dal basso, di non volersi rassegnare alle ingiustizie e stanca di subire passivamente scelte così importanti da parte di una politica oramai incapace di affrontare i veri problemi provocati dalla crisi. Bene è proprio il caso di dirlo, questo voto referendario, mette anche in crisi un sistema di potere. E’ l’ennesima dimostrazione che il popolo non è un gregge da ammaestrare ma anzi è la base da cui ripartire per una vera e propria riscossa civile e sociale. Questa vittoria è un monito per chi governa, ma è anche un monito per un’opposizione troppo spesso balbuziente sui grandi temi che riguardano la vita concreta di tutti e di ciascuno.
Il legame con questo è successo nelle scorse settimane in Egitto, in Spagna o in Grecia, o con il movimento studentesco contro la legge Gelmini, è evidente: siamo noi, siamo il popolo che fa la legge, e non smetteremo di rivendicare e praticare il nostro ruolo. Oggi abbiamo vinto, ma non ce andiamo: la battaglia per la ripubblicizzazione dei beni comuni, dei saperi, del lavoro, per la dignità di ogni essere umano, non è finita.
Non tentate di fregarci, noi siamo qui e non ce ne andiamo!
Both comments and pings are currently closed.


Contro la violenza e il terrorismo gli studenti invitano a reagire.
La violenza cieca e criminale del terrorismo ha colpito ancora. Colpisce vittime innocenti, ragazzi, studenti nella loro scuola, presidio di legalità e spazio di giustizie e libertà, luogo in cui dovrebbe nascere la speranza di un futuro migliore, e che invece oggi è stato teatro di una orribile tragedia.
Il fatto che si possa morire a scuola è per noi inconcepibile da sempre, ma il fatto che questo accada in una dinamica folle ed omicida è un dato preoccupante che non può lasciarci in silenzio. Proprio in una scuola, che ha il nome della moglie del giudice Falcone, vittima di una violenza mafiosa, proprio in contemporanea al passaggio in città della carovana antimafia. Poco importa quale sia la pista, certo è che la violenza in questi territori, nel Sud Italia, è figlia di una cultura che deve essere distrutta e cancellata.
Indipendentemente dall'esito delle prime indagini, quello che oggi è successo è un atto gravissimo, senza precedenti. La risposta delle studentesse e degli studenti deve essere immediata, come quella di tutta la cittadinanza italiana, colpita ancora una volta al cuore, aggredendo al futuro del Paese, agli studenti. Per chi oggi è morto, per chi è ferito, senza motivo, solo perchè era uno studente con dei sogni, con delle passioni, con dei desideri, con un futuro di libertà per cui lottare.
Per chi aveva dei sogni che oggi sono stati spezzati dalla follia della cieca violenza. Perché non si può morire così, entrando a scuola. Non ci faremo terrorizzare, non possiamo darla vinta a chi vuole, attraverso la violenza e il terrorismo, mettere in scacco la democrazia nel nostro Paese e mettere a rischio la vita di innocenti.Non abbiamo paura di urlare, di opporre la conoscenza e la voglia di libertà alla vile azione violenta.
Come studenti non possiamo restare fermi. La solidarietà attiva, umana è una necessità senza la quale si rimane soli, senza la quale si perde il senso collettivo di una tragedia come questa. Chiediamo quindi di mobilitarci sin da subito, nelle piazze, davanti ai Comuni. A Brindisi saremo in piazza alle 18.00. Vi chiediamo di fare lo stesso in tutta Italia. Lo chiediamo, come studenti a tutta la cittadinanza italiana. Non restiamo fermi, bisogna reagire a questa violenza.
Contro la violenza e il terrorismo, scendiamo subito in piazza, insieme, uniti da un solo spirito e da quella voglia di libertà e democrazia che ancora una volta hanno provato a scalfire, ma che non potranno mai soffocare.
Martina Carpani, Presidente della Consulta Provinciale di Brindisi
Francesca Rossi, Studentessa di Brindisi, coordinatrice dell'UdS Brindisi
Giuseppe Campanelli, Portavoce regionale Rete della Conoscenza Puglia


a della pevenzione dei fenomeni discriminatori nell’ambiente classe; tutto questo mediante una sostanziale riforma di riqualificazione degli spazi scolastici pomeridiani ben oltre la tradizionale didattica frontale.
Si moltiplicano nelle Università iniziative per la promozione della prassi del doppio libretto - piccola soluzione - per studentesse e studenti in transito come provvedimento che tuteli il loro percorso di cambiamento, assicurando così un sereno percorso di studi: attualmente più di dieci gli atenei (Bari, i tre atenei di Roma, Salerno, Pisa, Napoli, Milano etc) in cui la proposta è in corso di discussione nei Comitati Pari Opportunità - in via di chiusura - o nei Senati Accademici, sul modello virtuoso inaugurato dall’Università di Torino. All’università di Fisciano uno sportello cogestito da Arcigay, Link e Cgil tutela i diritti delle persone LGBTQI, garantendo, oltre ai servizi, momenti di proposte programmatiche per l’Ateneo attraverso i rappresentanti di Link presenti negli organi di governance dell’ateneo.
Sempre a Salerno a partire da questa settimana saranno attivi militanti di Arcigay e della Rete nel far vivere nella città l’esperienza del Pride Park al parco Pinocchio, costruendo un percorso sociale e culturale forte nel capoluogo di provincia, che vada oltre la giornata del 17, e che vedrà il suo culmine nella parata del 26 maggio. All’università di Siena il 16 maggio un’intera giornata dedicata ai diritti LGBTQI, attraverso assemblee, workshop e cineforum promosse sempre in modo congiunto dalle due associazioni; a Bari il 15 e il 16 lezioni in piazza su diritti e omofobia: il 17 sarà inaugurata una targa al comune in memoria delle vittime dell’omocausto, e la sera verrà rilanciato il cross-kissing nelle strade della città. Le bandiere arcobaleno coloreranno le finestre di tante scuole da Piacenza a Campobasso, da Vimercate a Latina e tante altre ancora, con assemblee e dibattiti a tema. A Torino il 17 maggio verrà promosso un flash mob sotto l’Inps dalla Rete della Conoscenza come Alter Eva, Laboratorio Last e Studenti Indipendenti, per denunciare il modulo ICD9 chiedendo provocatoriamente la pensione in quanto omosessuali egodistonici.
[caption id="attachment_3395" align="alignnone" width="561" caption="utilizza questa immagine come copertina facebook"]

Non rassicurano affatto le ultime dichiarazioni di Profumo sul fatto che la scuola "ha già pagato tanto e non deve dare ancora", se l'alternativa è l'entrata dei privati nella gestione delle scuole come prevede la 
















